OTTAVIO D’ARAGONA TAGLIAVIA

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 OTTAVIO D’ARAGONA TAGLIAVIA Di Palermo.

1565 – 1623

 

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1579

 

 

Vive a Castelvetrano nel palazzo del padre Carlo, duca di Terranova, marchese d’Avola, principe di Castelvetrano, Gran Connestabile e Gran Ammiraglio di Sicilia. Alla morte della madre, che avviene sulla fine dell’anno, il padre Carlo lo chiama a sé. Completerà gli studi in Spagna ed a Milano.

1587 Spagna Orange
Combatte nelle Fiandre agli ordini di Alessandro Farnese. Ha il comando di una compagnia di uomini d’arme. Prende parte all’impresa di Ecluse (Sluis).

…………………

Spagna

Francia

Diviene cavaliere dell’ordine di Alcantara. Combatte i francesi del re Enrico IV al comando di un corpo di cavalli. La pace di Vervins lo coglie in Savoia.

1599      

Settembre ottobre

 

 

Trascorre tre anni in Lombardia dove ha il comando della cavalleria del ducato. Fronteggia le truppe del duca di Savoia e prende parte alla battaglia di Bricherasio, in val di Moira, nel corso della quale si impadronisce di 10 bandiere nemiche. Ritorna nelle Fiandre al fianco dell’arciduca Alberto: è ferito alla testa da un colpo di archibugio. Rientra in Sicilia alla morte del padre Carlo (settembre). Ad ottobre il re di Spagna Filippo III gli assegna una provvigione annua di 2000 scudi a valere sulle gabelle siciliane. Ottavio d’Aragona rientra nell’isola ed ottiene il comando di 300 cavalli leggeri.

1604

Spagna

Corsaribarbareschi

il viceré di Sicilia, il duca di Feria, dà il comando della squdra delle galee di Sicilia al conte di San Godea, Adelantado di Castiglia. Ottavio d’Aragona lascia ogni incarico militare di terra e sale su tale flotta. L’ammiraglio si dirige a Malta per congiungersi con la squadra dei cavalieri e con la squadra di Napoli; saputo che queste sono già salpate, deve limitarsi ad effettuare il periplo delle coste siciliane senza, peraltro, imbattersi in alcun legno barbaresco.

1605    
Il viceré spedisce in soccorso di 3 galee maltesi, arenatesi presso l’isola del Cimbalo (Zembrach), le 7 galee di Sicilia ed un galeone costruito a Palermo chiamato “L’Arca di Noé”. Sono respinti gli attacchi portati da numerose fuste barbaresche e le 3 galee sono condotte in salvo a Palermo.
1606      
Estate    
L’Adelantado di Castiglia compie un’incursione sulle coste maghrebine: muore durante un attacco improvviso degli avversari, mentre i suoi uomini stanno mettendo a sacco la città di Mahometa (Hammamet). Ottavio d’ d’Aragona prende parte a tale operazione. A causa della esperienza e della sua recente nomina di consigliere del regno di Sicilia gli è affidato dal duca di Feria l’incarico provvisorio di comandante della squadra.

1607

 

 

 

Gennaio

 

 

La corte spagnola lo destina alla carica di governatore di Messina. Tale incarico comporta l’obbligo di risiedere nella città: il fatto sembra incompatibile con la simultanea carica di capitano generale delle galee. Il nuovo viceré, il marchese di Vigliena, opta, al contrario, per la compatibilità del cumulo delle due cariche suscitando con ciò il malumore dei messinesi. Ottavio d’Aragona è insediato nel mese nella carica di governatore: presto viene accusato di esercitare troppo rigore nell’esercizio delle sue mansioni.

1608

 

 

 

Dicembre

Sicilia

Corsari barbareschi

Salpa da Palermo la nave “Bellona”, carica di denaro e di prezioso vasellame inviati al re di Spagna dal marchese di Geraci. Il vascello è catturato dai corsari barbareschi: tra i sopravissuti condotti schiavi in Barberia vi è anche un figlio naturale dello stesso viceré, Diego Fernandez, che più tardi abiurerà la fede cristiana. Il marchese di Vigliena ordina ad Ottavio d’Aragona di salpare da Messina, di assumere il comando di 4 galee e di intercettare con tali navigli una galeotta diretta da Tunisi a Costantinopoli (Istanbul) con il bottino ed i prigionieri. La nave sfugge alla ricerca del d’Aragona; si impossessa, in ogni caso, di alcuni garbi carichi di mercanzie che conduce a Palermo.

……………………..

 

 

Viene sostituito al comando della flotta siciliana dall’inglese Antonio Scarlai.

1609    
Si porta a Cartagena per sorvegliare i movimenti dei moriscos espulsi dalla Spagna.

1610

 

 

Prende parte ad una spedizione contro i corsari barbareschi. Si segnala negli attacchi condotti ai danni di Larache: il suo comportamento viene elogiato dal maestro di campo generale, il marchese di San Germano. Pietro di Leyva ha il comando della flotta isolana: costui non può venire in Sicilia ed Ottavio d’Aragona è scelto a ricoprire tale incarico al suo posto.

1611      

Settembre

 

 

Viene inviato con 9 galee da Barcellona a Napoli: a bordo non vi sono né vettovaglie, né munizioni, né armati. 3 navi sono messe in disarmo e non lo possono seguire in Sicilia, dove deve mettersi agli ordini del viceré don Pedro Giron, duca di Ossuna. Riceve 9000 ducati per mettersi in ordine e, agli ordini del marchese di Santa Cruz, comandante della squadra di Napoli, prende parte all’impresa di Gerbe (Djerba) con 8 galee. Muove sulle coste africane; opera un’incursione alle isole Cherchell a fianco del Santa Cruz e ritorna in Sicilia carico di bottino.

1612      

………………

 

 

A Messina; sollecita i lavori dell’arsenale, tesi alla costruzione di una galea a 32 banchi e di altre galee minori. Gli equipaggi dei vogatori sono rafforzati con i condannati comuni.

Estate    
Si porta a Trapani. Affianca con le 6 galee di Sicilia il Santa Cruz (7 galee di Napoli) in un’azione condotta nel porto di La Goletta, nel cui corso sono date alle fiamme 9 navi corsare; prosegue, indi, su Biserta (Banzart) e ne saccheggia il porto. Di seguito scorre in Levante con 8 galee siciliane. Lotta con 10 galee turche e se impadronisce di 7. Nel corso della navigazione si imbatte in un galeone veneziano, forte di 40 cannoni, che non ammaina la sua bandiera in segno di saluto nei suoi confronti. Ordina alle sue galee di prepararsi all’attacco. Il capitano del galeone è in tal modo obbligato a rendere omaggio allo stendardo reale con una salva di tre pezzi di artiglieria ed a inviare una scialuppa alla sua capitana con un messaggio di scuse ufficiali per l’incidente. Nella continuazione delle sue scorrerie il d’Aragona cattura 3 vascelli tondi ed altre 7 galee da fanale.

1613

 

 

 

Marzo

 

 

Ha il comando delle 8 galee di Sicilia (la “Conception”, la capitana; la padrona; la “Milicia”; la “San Pedro”; l'”Escalona”; la “Fortuna”; l'”Osuna”; e la “Penafiel”) dal nuovo viceré d Sicilia Pedro Giron, duca d’Ossuna, conte di Urenna e marchese di Penafiel. Si sposta con la flotta a Palermo. Vengono imbarcati 3000 fanti per assalire Biserta (Banzart). La città, messa all’erta per il prossimo attacco, provvede alla sua difesa con 4000 cavalli e molti più fanti. Ottavio d’Aragona sbarca allora sulla costa algerina e conquista il castello di Chicheri; nell’azione rimangono uccisi il governatore e 800 uomini. La località ed il porto sono messi a sacco con l’incendio di 4 battelli. Al ritorno, a Palermo, viene accolto dal duca di Ossuna.

Agosto

Napoli

Impero ottomano

Effettua nuove scorrerie in Levante, dove è già presente la squadra di Iacopo Inghirami con 6 galee. Salpa con 8 galee; a bordo vi sono 800 soldati. A Capo Spartivento e nelle vicinanze di Stampalia, viene avvistato a 15 miglia un vascello d’alto bordo: la nave proviene da Venezia ed è provvista di falsi documenti che attestano come sua meta sia Messina. Nella realtà è diretta a Tripoli ed a Modone (Methoni) ed  ha preso a bordo alcuni turchi e mori. Il vascello è catturato con il carico ed è spedito a Palermo. A fine mese Ottavio d’Aragona si trova a Cerigo (Kithira); viene a conoscenza del passaggio della flotta ottomana di 50 galee di Mehemet Pascià (uomo di nessuna esperienza militare) che da Costantinopoli (Istanbul) sta puntando su Alessandria (Al Iskandariyah). Si deve fermare per cinque giorni a causa dei venti contrari nell’isola di Nio. Con il miglioramento del tempo si trasferisce nel canale di Samo (Samos) ove si imbatte in un bastimento greco: viene, ora, informato del fatto che una squadra turca sta navigando nelle stesse acque dalla Morea a Costantinopoli con a bordo i tributi raccolti in quella regione; sa, inoltre, che 2 galee si sono distaccate dalla squadra e che altre 8, toccata Segacich in Anatolia (Anadolu), devono ridursi a Chio (Khios). Ottavio d’Aragona si indirizza a Capo Corvo per aspettare al varco i nemici. Giuntovi, spedisce in avanscoperta una feluca; sono scorti i turchi (10 galee, 5 in avanguardia, 2 al centro dello schieramento e 3 in retroguardia). Mette in prima linea 6 galee e dietro esse 2 di riserva. La sua capitana si avventa sulla capitana ottomana, una galea di 25 banchi; le altre galee siciliane si gettano su altrettante navi nemiche. L’ammiraglia avversaria viene conquistata in un’ora; lo stesso avviene per altre 5 galee da 26 banchi ciascuna. Delle rimanenti, una, inseguita dalla sua “Scalona”, si incaglia sulle secche; altre 3 prendono il largo (una di queste, peraltro, affonderà in breve tempo). Ai rais di due di tali imbarcazioni, il sultano farà tagliare la testa. Il d’Aragona rimorchia le prede ed arriva all’isola di Nicaria: 500/600 sono i prigionieri turchi; fra essi vi sono anche il capitano Sinan Pascià, che morirà a Milazzo per le ferite riportate presso il Capo delle Mortelle, ed il bey di Alessandria Mahaceret, figlio di Piali Pascià. Sono liberati 1200 cristiani; il bottino è ingente, sia in termini di merci che di denaro contante, ed è valutato in 600000 scudi. Alla sua caccia si muovono inutilmente 33 galee ottomane.

Settembre

 

 

Approda a Milazzo ed è accolto nella città con salve di artiglieria. Rimane sette giorni nella rada: nell’attesa alcune galee danno la caccia ad un brigantino barbaresco che viene catturato. Naviga verso Palermo; viene colto da una burrasca a Cefalù e 4 galee, spinte dalle onde, si arenano sulla spiaggia: saranno recuperate più tardi con notevoli sforzi. Ottavio d’Aragona entra nel porto di Palermo ed è accolto in trionfo nella città: vi è una processione in cui, al suono delle fanfare delle galee, sfilano i turchi catturati ed i cristiani liberati che recano rami di ulivo in mano. Una messa di ringraziamento viene celebrata nella cattedrale dall’arcivescovo di Palermo Giannettino Doria Al termine delle feste il d’Aragona si riconduce a Messina. Le galee turche saranno riadattate per essere utilizzate nelle squadre spagnole.

1614

 

 

 

Aprile

 

 

Ha il titolo di governatore generale della cavalleria leggera; il viceré Ossuna gli dà l’incarico di riordinare tale corpo. Nella primavera esce con le galee di Napoli e di Malta (26 galee) al fine di spiare i movimenti della flotta ottomana. Una fiera tempesta disperde la flotta; Ottavio d’Aragona ripara a Messina. Allorché viene a conoscenza che 5000 turchi sono sbarcati a Malta, vi si dirige e mette a terra le sue truppe. I nemici si reimbarcano; li insegue, raggiunge 2 galee, ne affonda una e cattura l’altra: 500 sono gli schiavi risultanti dall’azione e 70 i cristiani liberati dal remo. Il d’Aragona rientra a Messina dove è, nel frattempo, arrivata la flotta spagnola guidata dal principe Filiberto Emanuele di Savoia. Le varie squadre si ricongiungono a Napoli; escono dal porto, entrano nel mare Jonio; in avanscoperta è Diego di Pimentel, comandante delle galee di Napoli, con 2 galee sottili. Un combattimento avviene presso l’isola di Prodano; il Pimentel supera la resistenza di 2 galee nemiche grazie all’ammutinamento dei vogatori cristiani. Il d’Aragona ed il Pimentel si collocano davanti a Navarino (Pilos): non viene ingaggiato alcun combattimento per cui la flotta rientra in Sicilia.

1615

 

 

 

Giugno

Sicilia

Impero ottomano

Scorre in Levante con 14 galee, 6 galeoni, 6 vascelli e 3 galeotte. Jacques Pierre si colloca alla testa della flotta con 2 galeoni e 3 galee; Vincent Robert gira, invece, nell’arcipelago con 2 galeotte per controllare i movimenti dei nemici. Ottavio d’Aragona sa dal Robert che da Alessandria devono partire 10 caramussali con a bordo un milione di ducati e che nel convoglio vi sono anche 3 vascelli carichi di buone mercanzie. I medesimi ragguagli riceve anche da 2 navi francesi, che procedono pure esse da Alessandria . Si mette alla loro ricerca. 3 sue galee inseguono una galeotta di Hassan Mariolo: questa si getta sui lidi calabresi e l’equipaggio (200 uomini) è ridotto in schiavitù; sono liberati dalle catene 160 cristiani.

Settembre

 

 

Viene finalmente avvistato il convoglio di Alessandria. Ottavio d’Aragona cattura alcune imbarcazioni; subito dopo rientra a Messina. L’accoglienza questa volta è meno festosa della precedente a causa delle minori prede.

Ottobre

 

 

Il viceré Ossuna si reca a Messina per assicurarsi la sua parte di bottino.

1616

 

 

 

Luglio

Sicilia

Corsari barbareschi

L’Ossuna viene sostituito nel suo incarico di viceré di Sicilia per divenire viceré di Napoli. Ottavio d’Aragona, con 10 galee, si batte con grande valore contro 12 galee del corsaro algerino Hasan Agà. Si trova all’alba in mezzo alla flotta nemica; sfugge alla caccia dell’avversario ed affronta il combattimento con il resto della sua squadra. Lo scontro dura sette ore. I turchi subiscono l’affondamento di 5 galee, l’incendio di altre 2 ed il danneggiamento di altre. Fra i siciliani vi sono 368 morti, tra marinai, soldati e galeotti; 2 galeoni sono disalberati; tutte le navi della squadra, peraltro, sono ridotte in cattive condizioni dal fuoco dell’artiglieria nemica.

Ottobre Sicilia Impero ottomano
Naviga con 9 galee sulle coste turche. Passa al largo dell’isola di Candia (Kriti), di Corone (Koroni), di Modone e di Negroponte (Ewoia) e si presenta davanti ai Dardanelli (Canakkale Bogazi) dove si trovano 60 galee ottomane. Vi penetra nottetempo e danneggia alcune imbarcazioni. Con il vento in poppa punta su Alessandria, mentre gli avversari inseguono una sua nave che si è allontanata con i fanali accesi verso Candia. Si impadronisce sul litorale egiziano di 10 caramussali ben armati. Prima di giungere a Napoli si impossessa di una nave mercantile veneziana come atto di rappresaglia per l’aggravio da parte della Serenissima di alcune imposte a valere sulle navi spagnole.

1617

 

 

 

Marzo

 

 

Vive a Napoli. Gli è concessa una provvigione di 2000 ducati l’anno dal re Filippo III a valere sul fisco napoletano.

Aprile Napoli Venezia
Si dirige con le galee di Sicilia verso il mare Adriatico per sostenervi l’azione di Francisco de Ribera ai danni della Serenissima. Il passo gli viene bloccato da una squadra veneziana che naviga sopravvento. Deve rientrare al porto di partenza accontentandosi della sola cattura di un battello carico di spezie (valore del bottino, 200000 scudi).
Giugno luglio    
Si muove nell’Adriatico con la flotta spagnola comandata da Pedro de Leyva. Ha il comando di 4 galee di proprietà dell’Ossuna, comandate nominalmente dal figlio di quest’ultimo. Incrocia nelle acque di Lesina (Hvar). Affianca Francisco de Ribera nelle sue incursioni sulle coste dalmate.

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Napoli

Corsaribarbareschi

L’Ossuna lo invia con le galee di Sicilia contro i corsari barbareschi. Dà alle fiamme nel porto di La Goletta a 10 navi ed obbliga il bey di Tunisi, che è a bordo di una galea, a rifugiarsi precipitosamente nella fortezza. Ottavio d’Aragona riprende la navigazione e dopo undici giorni si imbatte in 12 galee turche; si scontra con queste e ne cattura 7, compresa la capitana. A bordo vi è un pascià: l’alto dignitario sarà trattato con ogni rispetto dall’Ossuna, che permetterà anzi ad un figlio di costui di recarsi a Costantinopoli per provvedere all’incasso del riscatto. Avutolo, il viceré di Napoli concederà la libertà a 15 schiavi al servizio del pascià senza chiedere per essi alcun riscatto. Il d’Aragona, nel rientrare verso la Sicilia, alla Fossa di San Giovanni, avvista una galeotta di 22 banchi. Se ne impadronisce; fa issare lo stendardo turco e fa vestire alla turchesca gli equipaggi di 2 sue galee. Si avvicina ad una galea turca di 22 banchi carica di ricche mercanzie e la conquista facilmente senza alcuna resistenza. In un’altra scorreria si mette all’ inseguimento di 5 galee corsare; guadagna il vento; alla testa di 3 galee e di un petacchio, sul quale si trova a bordo, affonda 2 navi e ne cattura 3.

1618      
……………… Napoli Corsari turchi
Ha l’incarico di contrastare i corsari turchi ritornati ad impeversare nel Mediterraneo in occasione della guerra fra spagnoli e veneziani. Si mette all’inseguimento di 10 grossi battelli del bey di Tunisi e dà loro la caccia fino a La Goletta. Scorre in Levante con 7 galee ed abborda una nave di Alessandria (cattura di 84 uomini). E’ affrontato da 12 galee turche: sconfigge gli avversari, conquista 3 galee che stanno navigando isolate e ne affonda altre 2.
Aprile Napoli Corsari turchi e barbareschi
A fine mese salpa nuovamente da Napoli con 6 galee; naviga prima lungo il canale dei Dardanelli (Canakkale Bogazi); successivamente, incrocia sulle coste barbaresche e, da ultimo, su quella di Valencia. Si collega con la squadra del duca di Lerna. In breve cadono in suo potere una galeotta, 2 saettie, 4 fregate e 3 velieri. Durante le operazioni riesce a liberare un vescovo ed alcuni religiosi, fatti in precedenza prigionieri dai mori, che stanno per essere condotti ad Algeri. Ottavio d’Aragona incarica il Lezcano di continuare la crociera con 2 galee, mentre egli con le rimanenti 4 affronta altri corsari barbareschi la cui presenza gli è stata segnalata da una nave genovese. Il combattimento si svolge nelle acque di Valencia e dura nove ore; abborda la capitana nemica, in cui il d’Aragona salta sul suo ponte armato di scudo e di spada. Con lui si trova anche il cavaliere di Malta Garcia Lope , venuto a trovarlo sulla sua nave, che si batte a duello con il comandante avversario. Nello scontro viene affondata una nave nemica, un’altra è catturata; sono pure fatti prigionieri molti moriscos, già espulsi dalla Spagna. Da ultimo, entra nel porto di Valencia con il Lezcano ed un altro corsaro spagnolo: è accolto dalle campane che suonano a stormo e dalle salve dei cannoni della fortezza cittadina. Viene cantato un solenne Te Deum in suo onore.
Maggio     Ha il comando delle galee di Napoli.
1619      

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Napoli

Impero ottomano

Esce da Napoli al comando dei galeoni e dei vascelli per continuare a combattere i veneziani; il Santa Cruz conduce le galee e Francisco de Ribera le navi corsare di proprietà dello stesso viceré. Ottavio d’Aragona sbarca truppe spagnole sulle spiagge di Vado, in Istria.

Estate    
Salpa da Napoli con 6 galee e prende parte ad un attacco ai danni di Susa (Susah) inserito nella flotta comandata dal principe di Savoia. Respinto dagli avversari, compie una scorreria in Levante, sempre al fianco dei pontifici, delle navi del granduca di Toscana e di quelle maltesi agli ordini di Filiberto di Savoia. Incrocia nelle vicinanze di Cerigo (Kithira) senza attaccare i turchi a causa della presenza della peste nelle loro squadre. fa ritorno a Napoli.
Novembre    
Naviga verso Corfù (Kerkira) sempre con 6 galee. Nelle acque di Cefalonia (Kefallinia) avvista la galea capitana del sangiacco di Santa Maura (Levkas) armata con 40 bocche da fuoco. La abborda con i suoi uomini e la conquista in tre quarti d’ora. Sono liberati 180 cristiani ed avviati al remo 60/70 turchi, i soli rimasti vivi dopo il cruento combattimento. Le sue perdite ammontano a sette morti ed a otto feriti.

1620

 

 

 

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E’ inviato dall’Ossuna a Madrid per cercare di corrompere il conte di Benavente che presiede il consiglio reale sulle cose italiane. Offre a quest’ultimo la somma di 300000 scudi.

Giugno

 

 

Il viceré è arrestato con l’accusa di avere cercato di ribellare il regno di Napoli agli spagnoli ed è sostituito nel suo incarico dal cardinale Borgia. Ottavio d’Aragona lo accompagna a Marsiglia (Marseille) con 6 galee; lo fa sbarcare per non essere responsabile del suo imprigionamento in Spagna e rientra a Napoli con la scusa che gli mancano le vettovaglie per proseguire il viaggio sino a Cadaques. Rientra in Sicilia.

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Il consiglio reale non tiene conto delle sue benemerenze del passato e, per il suo atto di insubordinazione, decide il suo imprigionamento in un castello siciliano.

1621

 

 

 

Gennaio     Si trova a Palermo.
Settembre Napoli Impero ottomano
Scorre un’ultima volta in Levante con 8 galee. Effettua un’esibizione di forza davanti ai Dardanelli ed uno sbarco nei pressi di Modone terminato con alcune piccole scaramucce con gli avversari.

Dicembre

 

 

Con l’avvento del nuovo viceré di Napoli, il principe Filiberto Emanuele di Savoia, si ritira a vita privata in un convento di cappuccini.

1623

 

 

 

Settembre

 

 

Muore ai primi del mese. E’ sepolto nello stesso convento dei cappuccini.

CITAZIONI