Montauto da Giulio

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GIULIO DA MONTAUTO (Giulio Barbolani) Cavaliere di Santo Stefano. Conte di Montauto. Cugino di Ottavio.

1585 ca. – 1641

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1609

 

 

 

Maggio

 

 

Entra a far parte dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano. Naviga per due anni nella galea capitana agli ordini di Iacopo Inghirami.

1611

 

 

 

Maggio

Toscana

Impero ottomano

Ha il comando della fanteria da sbarco. Segue Iacopo Inghirami alla conquista di Porto Bufalo e di Disto (Dhistos), piccola fortezza nell’isola di Negroponte (Evvoia). Alla difesa di quest’ultima vi sono 60 uomini con 6 cannoni. Sbarca con le sue truppe: la resa dei turchi avviene senza alcun contrasto. Sono ridotti in schiavitù 45 uomini: l’artiglieria viene inchiodata perché il castello si trova a cinque miglia dal mare e le strade sono impraticabili per il loro trasporto.

1613

 

 

 

Marzo maggio

 

 

Salpa da Civitavecchia; affianca ancora Iacopo Inghirami nella sua spedizione contro Acliman (Aghà Liman), località della Caramania (Karaman) difesa da 400 uomini. Sbarca di notte sulle coste della Cilicia alla testa delle truppe di terra a due miglia dal centro. Divide i soldati in tre schiere: la prima con l’Epernon ed i venturieri francesi; la seconda composta dai cavalieri dell’ordine di Santo Stefano e da 2 compagnie di fanti da sbarco; la terza, dai rimanenti soldati. Investe la fortezza con una manovra avvolgente su tre colonne. Nonostante che le sentinelle si accorgano del loro avvicinarsi i suoi uomini riescono ad appoggiare le scale alle mura; viene fatta saltare con una mina la porta; l’emulazione facilita i risultati ed i toscani irrompono all’interno di Acliman; 150 turchi si asserragliano in un fortilizio ed aspettano i soccorsi. La cavalleria nemica viene posta in fuga. E’ pure conquistato il castello. Al termine delle operazioni si contano 318 schiavi e 237 cristiani liberati; si imbarcano costoro su 2 galee predate nel porto e sono inviati a Livorno con sedici pezzi di artiglieria e quattro bandiere. Tra morti e feriti le perdite toscane assommano a 60 uomini.

1616

 

 

 

Aprile

 

 

Ha il comando della galea padrona dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano. Si scontra nelle acque di Negroponte con 6 galee della guardia di Rodi (Rodhos) comandate dal nipote di Amurat Rais. La sua nave,  colpita dalle bordate dell’artiglieria avversaria, è costretta a fermarsi a causa di una falla allo scafo prodotta dal preciso tiro del nemico. Effettuata d’urgenza la riparazione riprende la navigazione dopo un’ora; investe la padrona avversaria, condotta da Mustafa, figlio di Mami Rais, e la conquista. Anche  Iacopo Inghirami si impadronisce della capitana avversaria mentre le altre 4 galee nemiche si danno alla fuga. Il bottino, non tenendo conto del valore delle navi, è stimato in 200000 scudi; sono fatti ridotti in schiavitù 216 uomini e vengono liberati dalla catena 418 cristiani. Tra i toscani le perdite risultano di 30/36 morti e di 314 feriti.

1617

 

 

 

Aprile

 

 

Esce da Livorno con 6 galee, si trova tra Capo Spartivento e Capo Stilo, costeggia i lidi calabresi, avvista un vascello ed una tartana. I 2 legni ottomani preferiscono allontanarsi prendendo due diverse direzioni. Giulio da Montauto insegue la tartana con la sua capitana mentre le altre galee si gettano sul vascello. In cinque ore di navigazione raggiunge la nave e se ne impossessa: il capitano tenta la fuga a terra con un caicco, ma viene catturato. Affonda la tartana e si rivolge contro il vascello  presto circondato dalle sue galee. Ordina una scarica di artiglieria a palle incatenate da parte di tutta la squadra. Il vascello turco resiste un’ora; l’equipaggio si arrende quando l’imbarcazione sta per andare a fondo. Il bottino consiste in 25 pezzi di artiglieria ed in molti schiavi (otto morti tra i cristiani contro 40 fra gli avversari).

Agosto

Toscana

Corsari barbareschi

Presso l’isola di Pianosa si imbatte 5 galee corsare di Biserta (Banzart). Si mette alla loro caccia; le navi gli sfuggono.

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Toscana

Impero ottomano

Giunge a Messina dove si trova Pietro di Leyva con 30 galee. Si collega con la sua flotta e viene posto all’avanguardia dell’armata cristiana. La spedizione si conclude con un nulla di fatto. Carica, allora, a Messina le sue galee di sete e rientra a Livorno. Di seguito lascia in tale porto le 2 galee più lente e si rimette a scorrere in Levante.

1618

 

 

 

Aprile maggio

 

 

E’ inviato con la sua squadra in Spagna. Tra le altre galee vi è anche la “Santa Maria Maddalena”, molto vecchia, comandata da Giovan Paolo del Monte a Santa Maria. All’altezza dell Corsica è informato che tale nave non regge il mare e che si sbanda; ordina al capitano di portarsi a Bonifacio per riparare le avarie. Ai primi di maggio, nel golfo del Leone, la galea, viene sorpresa da una libecciata e si capovolge. 450 persone muoiono affogate, tra esse vi sono due capitani di fanteria e sette cavalieri di Santo Stefano. Giovan Paolo del Monte a Santa Maria, dopo avere trascorso quasi trenta ore in acqua aggrappato ad una catena, può afferrare il caicco, staccatosi dai paranchi della nave, e salvarsi su tale imbarcazione con tre cavalieri, due ufficiali e sette marinai. Giulio da Montauto si collega con la flotta spagnola comandata dal principe Emanuele Filiberto di Savoia e prende parte all’attacco ai danni di Sousse.

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Toscana

Corsari barbareschi

Giulio da Montauto si impadronisce di 2 bertoni corsari di Tunisi scoperti fra l’isola di Capraia e la Corsica. Lo scontro dura cinque ore; esso ha termine con l’acquisto di 158 schiavi e la liberazione di 7 cristiani.

1619

 

 

 

Febbraio

 

 

Si trattiene per qualche tempo a Messina.

Marzo maggio

Toscana

Corsari barbareschi Impero ottomano

Salpa da Livorno per una nuova crociera nelle acque calabresi con 6 galee. Tra Capo Spartivento e Punta Stilo si scontra con un grosso galeone (o un bertone) di Algeri, detto Bravo, armato con 25 cannoni ed una tartana di Tunisi: le 2 navi stanno viaggiando di conserva. Si appropria del primo a seguito di un furioso combattimento in cui tutte le galee dell’ordine di Santo Stefano riportano gravi danni. La cattura frutta 80 schiavi e porta alla liberazione di venti cristiani. Le perdite sono di otto morti per i toscani e 40 per quelli di parte barbaresca. Il rais della tartana, prima di essere raggiunto e fatto prigioniero a sua volta, cerca di fuggire su un caicco con quattordici membri (sugli iniziali 25) del suo equipaggio: raggiunge la spiaggia e qui viene intrappolato dagli abitanti. Giulio da Montauto rientra a Messina con a rimorchio le prede onde effettuare le opportune riparazioni alla sua squadra e per sbarcarvi i feriti. Si rimette in corso, prende la velatura alla turchesca per sfuggire alla vigilanza dei nemici; arrivato presso l’isola di Schiatti (Skiathi), nel gruppo delle Sporadi, si imbatte nella galea di Mustafa Pascià governatore di Negroponte. La nave avversaria viene investita dalle galee “Santa Cristina” e dalla “San Carlo”; tenta la fuga e cerca di rifugiarsi sotto la protezione dei cannoni del forte. Interviene Giulio da Montauto con la sua capitana,  riesce ad abbordarla. Giungono le altre galee in suo soccorso ed i turchi si arrendono: sono uccisi il pascià e 60 turchi; le perdite per i cavalieri ammontano a sei morti ed a 23 feriti. Continua la campagna ed ha ancora la meglio alle isole Stanfane su 2 galeoni d’Algeri armati con 50 cannoni ciascuno. A questo punto le fonti sono controverse, anche se è probabile che Giulio da Montauto, almeno stando al computo delle navi che sono condotte a Livorno, si sia impossessato di entrambe nonostante un principio d’incendio alla santabarbara della “San Carlo”. La crociera si conclude con la cattura di 3 brigantini turchi sorpresi tra Santa Maura (Levkas) e Cefalonia (Kefallinia). Naviga ancora nell’arcipelago a maggio. Allorché è informato che a Chio (Khios) sono approntate 14 galee per dargli la caccia e che a queste si devono unire altre 7 navi del bey di Tunisi decide di rientrare a Livorno. A fine mese fa il suo ritorno con al traino la galea di Mustafa Pascià ed altri 5 legni: il bottino consiste in 15000 pezze di tessuto e in 226 schiavi; sono  liberati dalla schiavitù 235 cristiani. Tra questi ultimi vi sono molti spagnoli: costoro sono accolti con particolari festeggiamenti e vengono accompagnati a Siena.

……….

 

 

Si reca a Messina, su ordine del gran maestro, per collegarsi con la flotta spagnola ferma a Messina agli ordini del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Si pensa di attaccare Susa (Susah) con 76 galee. Vari ritardi, a seguito di liti tra i genovesi ed i cavalieri di Malta per ragioni di prestigio, procrastinano le operazioni. I toscani sono posti all’avanguardia. Giulio da Montauto muove verso le Conigliere, piccole isole all’estremità del golfo di Hammamat. Si stacca dal resto della flotta e punta su Susa; invia in avanguardia su una feluca due suoi ufficiali ed il pilota della padrona di Spagna per cercare un opportuno punto d’approdo. Le ricerche si rivelano infruttuose; il principe dispone affinché lo sbarco avvenga in una cala scoperta dai suoi collaboratori; Giulio da Montauto non dà alcun ordine e lascia che i suoi uomini se ne restino inattivi. Le armi cristiane vengono sconfitte: al momento della ritirata Emanuele Filiberto di Savoia comanda ai cavalieri di Santo Stefano di aprire il fuoco contro alcuni vascelli che molestano il reimbarco delle truppe. Poiché per giungere a tiro utile il Montauto corre il pericolo di fare incagliare la sua squadra nelle secche,  ripiega senza sparare alcun colpo.

Settembre

 

 

Segue un infelice tentativo della flotta cristiana nelle acque di Cerigo (Kithira), Zante (Zakinthos) e Cefalonia (Kefallinia). Si ritira scontento da Messina.

1620

 

 

Gli succede al comando delle galee il cugino Ottavio da Montauto.

1621/ 1622

 

 

Ricopre l’incarico di governatore di Livorno.

1623

 

 

 

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Spagna

Protestanti

Combatte nella guerra dei Trent’anni. Ha un comando di truppe nelle Fiandre. Viene nominato consigliere di guerra e di camera alla corte imperiale.

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Si fa notare in un’azione dall’imperatore Ferdinando II d’Asburgo. Gli viene conferito il titolo di gentiluomo della Chiave d’Oro e gli sono confermati i suoi diritti sulla contea di Montauto.

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Viene richiamato in Toscana.

1633

 

 

Si ritira dall’ordine dei cavalieri di Santo Stefano.

1635

 

 

Il granduca Ferdinando dei Medici lo sceglie come governatore e comandante della flotta di Livorno.

1641

 

 

Ancora in carica muore a Livorno. E’ sepolto nella chiesa della fortezza vecchia della città.

CITAZIONI

-“Signore di gran nome per i pregi della sua famiglia, e per i pregi sella sua persona.”Fontana

-“ Esperto nel comando delle galere e temprato alla lotta in terra e in mare.” Panetta