Flor de Ruggero

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RUGGERO DE FLOR (Roger Blum, Rudger Blum, Ruggero da Brindisi) Di Brindisi. Cavaliere dell’ordine dei templari.

+1305 (maggio)

Anno, mese Stato, in proprio Avversario Azioni intraprese ed altri fatti salienti
………………

Il padre, maestro falconiere di origine tedesca, si trasferisce a Brindisi al tempo dell’ imperatore Federico II.

……………… Templari Egitto

Quando Ruggero de Flor ha otto anni si ferma a Brindisi frà Vassallo, un templare originario di Marsiglia (Marseille). Costui conosce il ragazzo e lo prende a bordo della sua nave come mozzo. A quindici anni Ruggero de Flor è già padrone dell’arte della navigazione. Diviene con il tempo cavaliere templare; ha il comando di una nave dell’ordine, acquistata dai genovesi, “Il Falcone”, a ricordo del padre falconiere;  si dà alla guerra di corsa. Attacca gli avversari appropriandosi di tutto il carico, “de bona guerra”, senza infierire sugli equipaggi; requisisce le merci trasportate; ai sudditi catalani, ai loro alleati ed ai neutrali, rilascia delle carte debitorie che consentiranno loro di ottenere il risarcimento dei danni dall’ordine alla conclusione del conflitto in corso.

1287 Templari Egitto

Prende parte alla gloriosa resistenza di San Giovanni d’Acri (Acri). Allorché la città sta per cadere in potere dei saraceni accoglie a bordo della sua galea donne ed uomini con i loro beni e li trasporta a Monte Pellegrino in cambio di considerevoli somme di denaro. Con tali viaggi accumula grandi ricchezze: viene accusato davanti al gran maestro dell’ordine di essersi tenuto per sé parte dei beni guadagnati in tal modo. Gli vengono confiscate le sue proprietà; si cerca di catturarlo. Ruggero di Flor è costretto ad abbandonare la sua nave nel porto di Marsiglia ed a fuggire a Genova.

……………… Genova

Si pone al servizio dei genovesi e si dà ancora alla guerra di corsa: riuscirà, ancora una volta, ad accumulare una discreta somma con alcune fortunate rapine.

1301
……………… Sicilia Napoli

Compra la galea “Olivetta” da Ticino Doria e l’arma a dovere; veleggia successivamente a Catania e si offre a Roberto d’Angiò. Dopo che per quattro giorni non è riuscito ad ottenere alcuna risposta comprende che il suo servizio è stato rifiutato. Passa allora agli stipendi del re di Sicilia Federico d’Aragona. La settimana successiva si accomiata e si dirige verso la Puglia: durante la navigazione cattura una nave carica di vettovaglie, inviata a Catania da Carlo d’Angiò al figlio Roberto. Ruggero de Flor la spedisce a Siracusa; si impossessa pure di 10 piccoli bastimenti, anch’essi navi rifornimento per le milizie angioine, le dirotta su Siracusa e sfama in tal modo la città colpita, a causa delle operazioni di assedio, da una grave carestia. Approvvigiona con la sua galea i difensori del castello di Augusta; fa anche vendere a buon mercato in Siracusa le vettovaglie e ne spedisce parte a Messina. Con il denaro ricavato da tali operazioni viene pagato per sei mesi il soldo alle guarnigioni di Siracusa, di Augusta e di Lentini parte in denaro e parte in derrate. Del bottino a lRuggero de Flor restano 8000 once in oro. Torna a Messina, spedisce al sovrano 1000 once con le quali saranno saldate le paghe ad altri soldati. Oltre la sua galea ora ne ha a disposizione altre 4. Le arma e riprende la strada delle Puglie: ad Otranto cattura la nave a tre ponti di Berlinghieri Samuntada, di Barcellona, carica di granaglie appartenenti al re di Napoli, dirette anch’esse a Catania. Ruggero de Flor vi fa salire i suoi uomini, la invia a Messina dove vende il carico. Compra 50 cavalcature e forma una propria compagnia di altrettanti armati composta da fanti catalani ed aragonesi, detti almogavari, un termine arabo equivalente all’italiano “scorridori”. La caratteristica di tale fanteria è quella di non costituire la tradizionale barriera contro la cavalleria e di attendere l’assalto del nemico, bensì quella di attaccare per prima con irruenza gli avversari per scompaginarne le file. Ruggero de Flor si incontra con Federico d’Aragona a Piazza Armerina e gli versa più di 1000 once in oro. Il re lo nomina viceammiraglio di Sicilia, lo chiama a far parte del suo consiglio, gli concede il castello di Tripi, quello di Licata e le rendite di Malta. Salpa da Messina con 5 galee ed una nave appoggio, depreda le coste della Basilicata, quelle del Lazio, della Toscana, della Liguria, della Provenza (Provence), della Catalogna e della Barberia: immenso è il bottino che viene da lui trasportato in Sicilia.

………………

Roberto d’Angiò assedia Messina. Nella città impera  la carestia. Ruggero de Flor si trova a Siracusa con 10 galee, di cui 4 comprate dai genovesi tra Palermo e Trapani; carica a Sciacca del frumento. Salpa da Siracusa ed entra nello stretto di Messina con 10 galee, supera il blocco angioino approfittando di un fortunale e di una forte sciroccata. Vende il frumento a 30 tarì la salma, anche se a lui è venuto a costare più di 40. Il giorno seguente gli angioini abbandonano l’assedio della città per rientrare a Catania.

1302
Agosto

Con la pace di Caltabellotta spedisce una galea con suoi ambasciatori in Grecia per avviare trattative con l’imperatore Andronico II Paleologo: è pronto a passare al suo  servizio  con la compagnia degli almogavari. Ruggero de Flor chiede in moglie all’imperatore la nipote Maria, figlia del re di Bulgaria Azan, il titolo di megaduca (granduca), la quarta tra le supreme dignità dell’impero, che comporta il comando dell’esercito e della flotta, e per i suoi uomini un soldo anticipato di quattro mesi (4 once mese per cavaliere ed un’oncia per fante).

1303
Settembre Almogavari Genova

Ritorna da Costantinopoli a Messina. Si incontra a Palermo con il re Giacomo d’Aragona: gli vengono consegnate 10 galee e 2 navi; le fa armare; ne ha 8 di sua proprietà per cui dispone di una flotta di 18 galee e di 2 navi. Noleggia poi 3 grandi navi, molte barche e navigli. Il re, pur di allontanare Ruggero de Flor, regala a ciascun catalano o aragonese che lascia la Sicilia (uomo o donna che sia) un cantaro di biscotto, dieci pezzi di formaggio ed ogni quattro persone un barile di carne salata, aglio e cipolle. Ruggero de Flor salpa  da Messina alla volta di Costantinopoli con 1500 cavalieri, 4000 fanti almogavari ed altri 1000 fanti in gran parte siciliani. Per strada le sue truppe saccheggiano Corfù (Kerkira); tocca terra a Malvasia (Monemvasia);  giunge a Costantinopoli dove viene accolto dall’imperatore Andronico Paleologo e dal figlio di Michele con tutti gli onori. La sua presenza desta risentimento nei genovesi che temono di perdere a favore dei catalani la loro posizione dominante nei commerci dell’ impero. Durante la cerimonia delle sue nozze, davanti al palazzo dei Blaquerni, genovesi e catalani vengono a contesa; nasce un sanguinoso scontro in cui gli almogavari hanno la meglio e sono uccisi 3000 genovesi. Ruggero de Flor saccheggia Chio (Khios); i suoi uomini si apprestano ad assediare i rivali in Pera: deve intervenire l’ imperatore per farlo desistere dalle operazioni.

……………… Costantinopoli Turchi

Fa nominare il catalano Ferrante d’Annes come ammiraglio dell’impero. Dopo un congruo periodo di riposo trasporta circa 5000 cavalieri e 4000 fanti oltre la Propontide; lo affiancano le truppe nazionali greche al comando del Marulés ed i cavalieri alani (arcieri a cavallo del Caucaso e di Turcopoli, figli di turchi e di fede musulmana) condotti dal Georgios. Ruggero  de Flor si batte contro i turchi che si stanno sforzando di superare lo stretto di Abidos. Si accampa sotto Cizico (Artaki) ove le truppe del coimperatore Michele Paleologo (12000 cavalieri e 100000 fanti) sono da tempo bloccate dai turchi. Ruggero de Flor entra subito in azione: gli almogavari si lanciano contro la cavalleria leggera turca colpendola con i giavellotti. I turchi, sorpresi da tale tattica offensiva, subiscono perdite enormi; si danno alla fuga e si arrestano solamente in Frigia: sono uccisi 3000 cavalieri nemici e più di 2000 fanti. Entra nel campo avversario e, tra coloro che vi sono sorpresi, sono ammazzati tutti coloro che hanno più di dieci anni. Ritorna ad Artaki, carica le galee di schiavi e di mercanzie di cui gran parte sono destinati al tesoro imperiale. Suo nemico si rivelerà sempre più Michele Paleologo.

Novembre

Delibera di non proseguire nell’azione a causa dei freddi invernali. I suoi soldati vengono alloggiati a spese degli abitanti di Artaki che li provvedono oltre che dell’alloggio anche del vitto. Le truppe spogliano la popolazione e violentano le donne; Ruggero de Flor sembra incapace di frenare la loro furia.

1304
Marzo

Raduna i suoi uomini; parte per Costantinopoli al fine di ricondurvi la moglie e di prendere commiato dall’imperatore per una nuova campagna. Gli vengono saldate le paghe dell’esercito per quattro mesi per cui può rientrare ad Artaki con le sue 4 galee. Anche gli abitanti vedono riconosciuti i loro crediti.

Aprile agosto

Penetra nuovamente in Anatolia (Anadolu). Lo precede dalla Caramania (Karaman) Alì-Shiri che occupa Tripoli di Siria sul fiume Meandro; i turchi ora minacciano Filadelfia, la più importante fortezza bizantina in tale area. Tra gli almogavari e gli alani scoppiano frequenti risse; in una di queste viene ucciso il figlio dello stesso Georgios. Ristabilita la calma, Ruggero de Flor dà inizio alla marcia verso sud, attraversa la Misia e la Lidia e riporta il dominio imperiale fino alle rive del Meandro. Alì-Shiri lo assale con 8000 cavalieri e 12000 fanti e lo sorprende ad un giorno di marcia da Filadelfia. Il de Flor muta questa volta la tattica di scontro e fa caricare la cavalleria turca dai suoi cavalieri catalani ed alani che riempiono i nemici di frecce; intervengono, da ultimo, gli almogavari che con i loro giavellotti fanno strage degli avversari. Nella battaglia si salvano solo 1000 cavalieri e 50 fanti musulmani; le perdite tra gli almogavari ammontano ad 80 cavalieri ed a 100 fanti. Ruggero de Flor si impadronisce del campo;  questa volta il bottino risulta di molto inferiore rispetto alla volta precedente. Dopo una settimana entra in Filadelfia dopo averla liberata dall’assedio; viene accolto con applausi e gesti di cordialità. Vi si trattiene per quindici giorni; di seguito conquista Sardi, Ninfeo, Magnesia, Culè, Tira (Thyrra), Lissa. Spedisce il suo siniscalco Corberano d’Aleto (20 cavalieri e 1000 fanti) contro un contingente turco apparso nei pressi di Thyrra. Il condottiero catalano, che è anche suo genero, si scaglia contro di essi e li vince: cade ucciso sul terreno. Tra i turchi le perdite seno sempre notevoli, 300 cavalieri e molti fanti. Ruggero de de Flor nomina ora come suo siniscalco Berlinghieri di Rucaforte, un altro catalano con cui ha combattuto in Sicilia: costui giunge dall’ isola con 200 cavalieri ed alcune centinaia di almogavari, in apparena  in suo soccorso, in realtà con l’obiettivo di sottentrare a corte al suo posto. Ruggero de Flor gli va incontro con manifestazioni di gioia, gli dona 10 cavalcature e fa versare ai suoi uomini quattro mesi di soldo. Si dirige, poi, ad Ania ed a Efeso (Ayaluk); ad Ania ha un nuovo scontro con i turchi: degli avversari sono uccisi altri 1000 cavalieri e 2000 fanti. Dopo due settimane abbandona Ania e si porta al passo detto la Porta di Ferro che separa l’Anatolia dall’Armenia. Affronta nella nuova situazione 10000 cavalieri e 20000 fanti (agosto): si getta loro contro in testa alla cavalleria, mentre Berlingieri di Rucaforte ha il comando della fanteria degli almogavari. Con la vittoria, terminata con le solite depredazioni nel campo nemico, riceve l’appellativo di liberatore dell’Asia: presto, tuttavia, i “liberatori” si abbandonano a furti, rapine e violenze inaudite. Riprende la guerra contro i turchi, li sconfigge e, sempre con il Rucaforte, spinge la sua avanzata fino al Monte Taurus. I musulmani tentano di sorprenderlo nella pianura ; vengono una volta di più annientati. Ruggero de Flor prende la via del ritorno invece di proseguire la sua marcia fino all’ Eufrate. A Magnesia è informato che la cittadinanza si è ribellata al presidio catalano ed ha massacrato i suoi uomini. Cinge d’assedio la città, la assale con le macchine ossidionali. Un ordine dell’imperatore, in conseguenza delle minacce dei bulgari, lo richiama a Costantinopoli per cui deve abbandonare le operazioni di assedio.

Autunno

Raggiunge Gallipoli (Gelibolu) dove si acquartiera la compagnia degli almogavari. Da Gallipoli si trasferisce a Costantinopoli. Chiede all’imperatore una forte somma al fine di potere dare la paga alle truppe e di avere una compensazione per la perdita del suo tesoro personale subita con la caduta di Magnesia: deve accontentarsi di un risarcimento tutto sommato modesto.

…………………

Sbarca nel Bosforo Berengario d’Entenza, altro condottiero catalano, da Ruggero de Glor già conosciuto in Sicilia. L’imperatore Andronico Paleologo nomina megaduca anche quest’ultimo: Ruggero de Flor protesta minaccioso; gli viene allora assegnato il titolo di “cesare” e gli è offerta in feudo la parte asiatica dell’ impero, con un sussidio di frumento e di denaro, alla condizione di ridurre le truppe a sua disposizione a 3000 uomini. Si prepara a ritornare in Anatolia.

1305
Maggio

Prima di lasciare l’Europa è invitato dall’imperatore a prendere congedo da lui ad Adrianopoli. Vi si reca con la scorta di 300 cavalieri e di 1000 fanti. Michele Paleologo lo ospita facendo mostra di calda amicizia; per sei giorni le feste in suo onore si ripetono a corte. Il settimo, giungono ad Adrianopoli (Edirne) il capitano degli alani Gircone ed il capitano dei turcopili Melich con 9000 cavalieri. Durante un convito Gircone assassina Ruggero de Flor a colpi di spada; gli alani, nel contempo, massacrano gli uomini della sua scorta peraltro intorpiditi dalle lunghe libagioni alle quali si sono abbandonati durante i festeggiamenti. Sfuggono allo sterminio solo tre uomini che trovano rifugio su un campanile: assaliti, si difendono; alla fine Michele Paleologo concede loro un salvacondotto. A Gallipoli gli almogavari restanti sono assaliti dagli alani ed uccisi in gran parte. Per vendetta i superstiti della compagnia catalana (3307 uomini, tra fanti e cavalieri) si scateneranno in Tracia agli ordini di Berengario d’ Entenza e rovineranno tutto ciò che cadrà nelle loro mani prima di muoversi verso ovest e verso sud nella Grecia peninsolare.

CITAZIONI

-“Era stato successivamente templare, apostata, pirata, divenendo infine il più ricco e potente ammiraglio del Mediterraneo.” Gibbon

-“Uomo di grande animo e desideroso di gloria militare.” Pagano

-“Uomo abile e deciso.” Ugurgieri della Berardenga

-“Questo frate Ruggero fu l’uomo più generoso che venisse al mondo…Non vi fu nobile o cavaliero che non assaggiasse i suoi regali, e in quante fortezze capitava, pagava ai soldati gli stipendi per sei mesi.” Muntaner

-“ Si era dato alla pirateria, acquistando molta rinomanza.” Bragadin

-“Poderoso en la mar, valiente y estimado soldado, practico y bien afortunado marinero.” Condeminas Mascarò

-“Comenzo a ser conocido y temido en todo el mar…Era “hombre de frontera” en un mundo de innumerables fronteras, el mas apto, per lo tanto, para la accion y la aventura.” Sola

-“Fue tan valeroso que en breve tiempo fue capitan de una nave que aquel caballero (il cavaliere provenzale Vassallo) llevaba a corso.” Zurita

-“Già templare, capo mercenario e uomo di mare che vantava buona fama di condottiero.” Heers

-“A humble falconer’s son who captained the famous Catalan Grand Company..was the last man to have the title of Caesar conferred to him by the Emperor of Byzantium.” Stonor Saunders

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_da_Fiore#/media/File:RogerdeFlor.jpg

 

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