Delfini Flaminio

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1874

FLAMINIO DELFINI Di Roma. Di famiglia nobile.

1552 – 1605 (ottobre)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………….

Spagna

 

Giovane milita nelle guerre delle Fiandre agli ordini di Alessandro Farnese. Si distingue nell’attacco ad Utrecht: nella circostanza, circondato dagli avversari, sfonda le linee nemiche e si apre il passo a viva forza.

………….

Francia

Nobili

Combatte al servizio del re di Francia Enrico IV.

1593

Chiesa

Briganti

Con Celso Celsi ha il comando di 5000 uomini (tra cavalli, fanti ed artiglieri) per dare la caccia ai briganti che infestano le Marche, l’Umbria e la Campagna romana: nomi allora notissimi, quali Marco Sciarra, Prete da Guarcino, Francesco Alfani, Curzio d’Ascoli, Angelo Boncambi, i fratelli Attavanti ed altre bande.

1601

 

 

 

Maggio

Chiesa

Impero ottomano

Si imbarca ad Ancona sulla flotta di Cesare Magalotti per prestare soccorso in Ungheria alle truppe dell’imperatore Rodolfo d’Austria impegnate con i turchi.

1602

 

 

 

Giugno

 

 

Alla morte di Cesare Magalotti viene nominato luogotenente generale della flotta pontificia. Si dirige a Civitavecchia e ne assume subito il comando.

……………

Chiesa

Corsari barbareschi

Conduce a Napoli il duca di Feria, viceré di Sicilia, con la moglie contessa di Lemos. Di seguito scorta in varie missioni il nunzio di Napoli, il vescovo di Bovino, il principe di Stigliano, il duca di Mondragone, il duca di Sessa, il cardinale Aldobrandini, Ascanio Sforza, il duca Cesarini. Si porta, fra l’altro, a Finale Ligure e vi cattura Fabrizio Sforza, un cavaliere dell’ordine gerosolomitano che ha l’incarico di priore di Venezia. Lo conduce a Malta con 5 galee perché vi deve essere giudicato dal gran maestro dei cavalieri di Malta. Flaminio Delfini prende congedo dopo tre giorni; si dirige verso le coste meridionali della Sicilia ed ha il suo primo scontro in mare con i corsari barbareschi. Si imbatte in 2 galeotte algerine, di 20 banchi ciascuna, pari di forza alla sua capitana, ma superiori in agilità. Ordina la caccia per speronarle. Gli avversari lo pongono in mezzo ed ogni galeotta punta su un lato della sua nave. Il conflitto dura mezz’ora; è salvato, alla fine, dalle altre 4 galee pontificie che mettono i corsari in fuga. Nel breve lasso di tempo in cui dura il combattimento nella sua galea sono uccisi due ufficiali, cinque gentiluomini del suo seguito, 40 uomini tra marinai e soldati; dei restanti membri dell’equipaggio quasi tutti, alla fine, risultano feriti. Flaminio Delfini scende a terra in Sicilia per dare sepoltura ai morti e per fornire le prime cure ai feriti; naviga verso Messina.

……………

Chiesa

Impero ottomano

Rimane per più tempo bloccato nel porto di Messina dalla flotta ottomana di 70 galee comandata dal rinnegato Sinan Pascià (Scipione Cicala). Con il cessare del pericolo lascia la città. Negli ultimi mesi dell’anno è sempre impegnato in operazioni di trasporto. Riporta così a Villafranca (Villefranche), nel nizzardo, il vescovo di Bovino, trasferisce armi e munizioni nei porti spagnoli; spedisce Carlo Jacovacci con 2 galee a Genova per sorvegliare l’allestimento di 2 nuove galee; invia il Bisaccione, cavaliere di Santo Stefano e suo collega in passato nelle guerre delle Fiandre e d’Ungheria, con le altre 2 a caccia dei corsari barbareschi tra le isole del golfo di Napoli.

1603

 

 

Sulla fine dell’anno si trattiene a Roma;  chiede di essere sostituito nel suo incarico.

1604

 

 

Viene nominato governatore di Ferrara.

1605

 

 

 

Ottobre

 

 

Muore a Ferrara a fine mese. E’ sepolto a Roma nella chiesa dell’Aracoeli.

CITAZIONI

-“Questo Flaminio chiude la serie di quei celebri condottieri romani, dei quali si è poscia perduto lo stampo: capitani prodi, che schivando le sale di corte, gli spettacoli del teatro e i ritrovi degli oziosi, si educavano sul campo agli assedi, alle difese, alle battaglie in ogni parte di Europa, dovunque fosse giusta causa e generosa a difendere.” Guglielmotti

-“Ha veduto lungamente la guerra, ed acquistato gran riputazione, ed è romano di casa onoratissima.” Da una relazione del 1598 dell’ambasciatore Dolfin al senato veneziano.

 

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