Ward John

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JOHN WARD (John Warde, John Wart, Capitan Ward, Iusuf Rais, Capitano Wardiyya, Garde, Uguarde), Di Feversham, nel Kent. Rinnegato. Eroe di numerose ballate popolari.

1553 ca. – 1623

 

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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In proprio

 

Figlio di un povero pescatore nasce a Feversham nel Kent; si trasferisce a Plymouth. Si segnala come un ubriacone ed assiduo frequentatore delle taverne di questa località. Tra il periodo di Feversham e quello di Plymouth, nell’ultimo anno della regina Elisabetta e nei primi di quelli del re Giacomo Stuart, svolge l’attività di corsaro nelle Indie Occidentali.

1597

In proprio

Venezia

Con il suo bertone si collega con un altro bertone, quello del corsaro inglese Ugo Whitbook: insieme attaccano il galeone veneziano “Emo”, inseguono la marcigliana “Cattanea”, battente pure essa la bandiera di San Marco, e causano danni molto gravi a diversi altri vascelli.

1602

In proprio

Danimarca

E’ incarcerato in Plymouth con l’accusa di avere depredato una nave danese in acque spagnole.

1603

 

 

 

Estate

In proprio

 

Si trova senza denaro a Plymouth dove vive in povertà con una lunga carriera di corsaro alle spalle. Cinquantenne, è costretto ad arruolarsi in marina ed a prestare servizio a bordo del “Lion’s Whelp”, un’imbarcazione di 50 tonnellate addetta alla vigilanza delle coste della Manica di proprietà del duca di Nottingham. La nave è comandata dal capitano Thomas Sockwell, che – più tardi – si dedicherà anch’egli alla pirateria. Insofferente della disciplina che vige nella marina regia, John Ward dopo sole due settimane convince una trentina di suoi compagni malcontenti della dura disciplina di bordo a darsi alla pirateria. Ormeggiato accanto al suo vascello, nel porto di Portsmouth, vi è un brigantino a palo di 25 tonnellate che deve partire per Le Havre. Esso appartiene ad un cattolico che sta per fuggire per la Francia con i suoi beni, circa 2000 sterline ed alcuni gioielli. Il tutto è nascosto nell’imbarcazione. John Ward con i suoi compagni di avventura ottiene il permesso di scendere a terra per le usuali baldorie; ruba una barca, rema fino al battello, si impossessa del natante;  a bordo vi trova solamente delle provviste. Il cattolico, infatti, insospettitosi di alcuni movimenti ha preferito prendere il largo la sera precedente con un’ altra barca. I marinai decidono di ammutinarsi e di fare vela verso l’Oceano Atlantico. Naviga verso l’Irlanda settentrionale, probabilmente verso Bearehaven o Baltimore, piccoli porti conosciuti per la loro ospitalità verso i pirati.

Novembre

In proprio

Inghilterra Francia

Ha il ruolo di luogotenente di Edward Fall. Incrocia la “Violet” di Londra al largo dell’isola di Wight e se ne impadronisce. Ridiscende la Manica;  raggiunge le isole Scilly, ad una trentina di miglia della punta sudoccidentale della Cornovaglia e si imbatte in un vascello francese di 70/80 tonnellate  armato con cinque/sei cannoni. John Ward si propone di appropriarsene  con l’astuzia. La maggior parte dei corsari si nasconde sotto coperta mentre alcuni dei loro compagni sul ponte attaccano discorso con l’equipaggio della nave transalpina. I colloqui sono portati avanti per alcune ore finché i corsari riescono ad avvicinarsi ad una distanza sufficiente per un abbordaggio con il quale sono in grado di ridurre all’impotenza gli occupanti del vascello. John Ward battezza tale nave “Little John”. Ritorna clandestinamente a Cawsand Bay, noto centro di contrabbando, nei pressi di Plymouth, e vi completa l’equipaggio; naviga per qualche tempo lungo le coste dell’Irlanda meridionale per fare vela da ultimo verso il golfo di Biscaglia.

1604

 

 

 

Estate

In proprio

Portogallo

Con la cattura del capitano Fall, giustiziato nel maggio precedente, ottiene il comando della nave pirata. Durante il viaggio verso sud, al largo di Capo San Vincenzo (Cabo de Sao Vocente) cattura un vascello a flauto di 100 tonnellate a nord di Lisbona: ne fa la propria ammiraglia (armamento 32 cannoni e equipaggio di 100 uomini)  affiancandola al “Little John”. Alla ricerca di una base logistica per le sue navi giunge nel Marocco meridionale: non trova buona accoglienza a Larache (al-Lariche) nella parte ovest della costa. Salpa da tale località, attraversa lo stretto di Gibilterra, cattura una saettia ed una nave mercantile a due alberi; punta su Algeri. L’accoglienza in tale porto è gelida a causa del recente tentativo del corsaro Richard Gifford di dare alle fiamme la flotta algerina nello stesso porto. Parecchi dei suoi uomini, scesi a terra, sono arrestati e vengono liberati solo dietro il pagamento di un riscatto. Punta allora su Salé porto marocchino nei pressi di Rabat controllato dai moriscos emigrati dal Portogallo. Non può rimanervi a causa della loro ostilità. A Salé incontra, peraltro, Richard Bishop, capitano del “Blessing” un vascello inglese in forte difficoltà a seguito di un combattimento con una nave da guerra spagnola. John Ward non ha difficoltà a reclutarlo con altri 23 uomini.

 

 

 

 

Dicembre

In proprio

Venezia

Si trova nelle acque di Zante (Zakinthos): cattura la “Santa Maria”, un vascello veneziano carico di sete e di uva passita. Il giorno di Natale assale una nave fiamminga e la depreda del suo carico di cera, pepe ed indaco.

1605

 

 

 

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Dopo avere ceduto il bottino in vari porti del Mediterraneo John Ward riattraversa lo stretto di Gibilterra per approvvigionarsi e riparare la sua nave. Le sue forze aumentano ulteriormente ad al-Lariche dove un altro equipaggio inglese decide di unire i propri destini al suo. Il capitano di questi uomini, Michael, ritornerà presto in Inghilterra; non così il suo luogotenente, Anthony Johnson che rimarrà con John Ward divenendone uno dei suoi uomini più fidati. Continua a navigare lungo le coste africane, supera le basi corsare di Tabarca e di Biserta (Banzart), doppia Capo Farina ed entra nel golfo di Tunisi. Con 300 uomini si trasferisce in tale porto controllato dal capo dei giannizzeri Kara Othman Dey (noto anche come Kara Osman, Osman Bey, Crosomord e Crossyman) che esercita il potere assoluto in Tunisi dal 1594. La massima autorità di tale reggenza usa abitualmente investire nelle spedizioni corsare ed assegna ad ogni capitano corsaro, ovvero rais, truppe, cannoni e denaro; agisce pure in modo che ai suoi giannizzeri tocchi una parte dei profitti facendo loro prestare servizio come forza combattente in tutti i legni corsari. John Ward si lega con Othman Dey. Gli è concesso di alloggiare nel palazzo del tesoriere del dey, Hasan il Genovese, con l’incarico durante le assenze di quest’ultimo di vigilare sul denaro del dey. Nella sua permanenza a Tunisi insegnerà ai barbareschi l’arte moderna delle costruzioni navali e della  navigazione a vela. John Ward raduna attorno a sé una forza considerevole. La sua capitana, ribattezzata “Gift”, è un vascello a flauto olandese, veloce, da 200 tonnellate o più di stazza, armato con 32 cannoni e con un equipaggio di 67 cristiani tra inglesi, olandesi e spagnoli e 28 turchi, probabilmente giannizzeri reclutati in Marocco e nei porti nordafricani. Oltre il “Gift” accompagnano John Ward nelle sue scorrerie tutte le prede di guerra che vengono ritenute utili alla guerra di corsa.

Ottobre dicembre

In proprio

Inghilterra Francia

Le sue scorribande continuano per tutti i mesi dell’autunno e dell’inverno tra le isole dell’Egeo e lo Ionio. A novembre naviga nelle acque antistanti l’isola di Cipro (Kypros): rapina il veliero “John Baptist”, di 50 tonnellate, appartenente ad alcuni mercanti londinesi, proveniente da  Messina e diretto all’isola di Chio (Chios) con un carico di sete, velluti e damaschi per un valore di 5500 sterline. La raggiunge poco dopo la mezzanotte appena fuori del porto ottomano di Corone (Koroni) sulla costa nordoccidentale del Peloponneso. Il comandante John Keye di Limehouse si arrende; gli uomini di John Ward salgono a bordo, caricano le sete nella pinaccia che  accompagna il corsaro. L’imbarcazione, al cui comando si trova Anthony Johnson, fa vela su Tunisi; gli uomini del corsaro  si impadroniscono della nave inglese ed obbligano il capitano ed i suoi ufficiali ad unirsi al suo equipaggio. Negli stessi giorni si impossessa, nella rada di Modone (Methoni), anche di un vascello francese che trasporta spezie, droghe e cotone.

1606

 

 

 

Aprile

In proprio

 

Si appropria al largo della Sardegna di una nave fiamminga carica di tessuti.

Agosto

 

 

Le cronache riportano che vive a Tunisi e che aiuta alcuni marinai inglesi momentaneamente in difficoltà. 30 marinai delle sue ciurme fuggono, al contrario, con una parte delle sue prede.

Novembre

In proprio

Venezia

A metà mese intercetta un galeone veneziano di 300 tonnellate, il “Rubi”, di ritorno da Alessandria (Al Iskandariyah) con un carico di spezie (pepe, cannella, indaco ed oggetti di lusso). Il “Gift”, che batte bandiera olandese, avvista il “Rubi” a quaranta miglia al largo delle coste del Peloponneso. La nave viene abbordata.

1607

 

 

 

Gennaio

In proprio

Venezia

Si impadronisce di un altro vascello veneziano, il “Carminati” salpato da Napoli di Romania (Nauplia) e diretto a Venezia con un carico assortito di ghiande, noci di galle, coperte, sete e granaglie. La nave, spinta dai forti venti, è intercettata presso l’isola di Milo (Milos). Questa volta John Ward batte la bandiera fiamminga; il suo equipaggio è composto di 110 uomini per lo più inglesi e da un contingente di giannizzeri. La “Carminati” viene abbordata. Capitano, equipaggio e passeggeri sono trasbordati in una scialuppa con una provvista di gallette per permettere loro di puntare su Venezia.

Febbraio

 

 

Rientra a La Goletta con il “John Baptist”, il “Rubi” ed il “Carminati.

Marzo

 

 

Fa liberare nell’occasione John Keye ed altri 140 inglesi. Prepara le sue prede per la guerra di corsa con il sostegno economico di Othman Dey che si assume una partecipazione del 25% nell’impresa fornendo ai corsari armi, polvere da sparo, micce e palle di cannone tratti dall’armeria turca. Non sono imbarcati mori o turchi sulle navi. Sul “Rubi”, riconvertito in nave da guerra (40 cannoni) vi sono a bordo 140 uomini.

Aprile

In proprio

Venezia

Riprende il mare con il “Gift”, il “Rubi”, il “Little John”, già “John Battist”, ed il “Carminati”. Una tempesta disperde i 4 legni corsari prima che possano arrivare nell’Adriatico settentrionale ove si propongono di assalire le navi mercantili veneziane di ritorno dai porti orientali. John Ward perde contatto con la “Little John” e con la “Carminati”; spinto fuori rotta  porta il “Rubi” ed il “Gift” nel Mediterraneo orientale. A fine mese mentre sta veleggiando tra Cipro e la costa turca si imbatte in un galeone veneziano di 1400/1500 tonnellate, il “Reniera e Soderina”  proveniente dalla Siria. Il mercantile è raggiunto grazie alla bonaccia che sorprende l’imbarcazione nel golfo di Satalia (Antalya). Il carico della nave consiste in indaco, sete, sale,  cotone ed altre mercanzie per un valore di almeno 100000 sterline (anche se da alcuni il valore complessivo del bottino è valutato esageratamente in due milioni). I corsari bersagliano per tre ore il mercantile troppo pesante per manovrare con venti deboli. Sono aperti squarci nella carena ed incendiate alcune balle di cotone utilizzate come riparo dall’equipaggio. E’ ordinato l’abbordaggio. Nella nave veneziana vi sono 150 uomini che il capitano colloca con i passeggeri parte nel cassero di poppa, parte nel ponte e a poppa. Le 2 navi sparano sei salve di palle incatenate mirando alla velatura ed all’equipaggio. Terrorizzati i sopravissuti si ammutinano e si arrendono.

Giugno

In proprio

Venezia

Rientra a La Goletta, il porto di Tunisi, con un bottino valutato in 400000 corone. John Ward non desidera sbarcare il bottino perché Kara Othman gli offre un prezzo, a suo modo di vedere, troppo basso: si allontana dal raggio di gittata dei cannoni del forte e tiene le sue vele al riparo fino alla conclusione della transazione. Alla fine John Ward e Kara Othman si accordano sulla cifra di 70000 corone, un pò meno di un sesto del reale valore delle merci predate. Ad ogni membro del suo equipaggio viene riconosciuta una quota del bottino variabile dalle 15 alle 80 sterline. Il corsaro trasforma la “Reniera e Soderina” nella sua ammiraglia adattandone lo scafo a bertone; vi dispone 40 pezzi di artiglieria di bronzo nel ponte inferiore e 20 in quello superiore.

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John Ward per le sue scorrerie nel Mediterraneo si collega talora anche con Simon de Danser. Militano (o militeranno) ai suoi ordini numerosi corsari inglesi quali  Sampson, cui è affidato il comando delle navi catturate, Richard Bishop di Yarmouth che diviene suo primo luogotenente, James Procter di Southampton e John Smith di Plymouth: gli ultimi due con l’incarico di capocannoniere. Più tardi l’ultimo di questo elenco si trasferirà in Virginia e diventerà famoso per il suo sfortunato amore con la principessa indiana Pocahontas; in precedenza ha combattuto i corsari ottomani dai quali è stato catturato, ridotto in schiavitù ed inviato in catene ad Adrianopoli ed a Costantinopoli al servizio della favorita di Bogall Pascià. Sarà anche autore di un’autobiografia intitolata “The true travels, adventures, and observations of Captaine John Smith in Europe, Asia, Africa, and America from Anno Domini 1593 to 1629”.

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In proprio

Francia Venezia Malta

John Ward ha tanto successo nelle sue incursioni che il re di Francia invia a Tunisi una missione speciale per protestare contro le incursioni dei pirati inglesi ai danni della sua marina. Da questo momento cessa di molestare il naviglio transalpino per privilegiare nella sua azione le navi veneziane e quelle dell’ordine dei cavalieri di Malta.

Dicembre

In proprio

Venezia

Riprende il mare con 4 bertoni e giunge sino al porto di Zante: gli equipaggi ammontano a 400 uomini tra inglesi e turchi. Dopo uno scambio di cannonate con la fortezza dell’isola salpa per Modone e Corone dove lo aspettano altri suoi vascelli armati. Si appropria di una nave e, sentendosi insicuro, vi si trasferisce.

1608

 

 

 

Gennaio

In proprio

Venezia

Ai primi del mese affonda al largo di Cerigo (Kithira) la “Reniera e Soderina”, con la perdita di quasi tutto l’equipaggio (composto da rinnegati inglesi, francesi e fiamminghi) e di 350 giannizzeri con il capitano Croston (o Grafton): la nave, infatti,  appesantita dall’armamento eccessivo oppure a causa del mal posizionamento dei cannoni vede compromessa la stabilità in una delle tante tempeste che caratterizzano nella stagione il Mediterraneo orientale; anche il fasciame della chiglia  è risultato, secondo testimonianze successive, inadeguato alla navigazione. Quattro uomini ed un bambino turchi, avvistati aggrappati ad una zattera da una nave francese a circa centosettanta chilometri dall’isola di Citera (Kithira), sono gli unici sopravissuti del naufragio. John Ward non è a bordo della “Reniera e Soderina” quando il bertone affonda; circola la voce che abbia fatto in tempo a trasferirsi in una preda francese di 22 cannoni appena si sia accorto che l’imbarcazione faceva acqua da tutte le parti. In ogni caso il corsaro prosegue nella sua campagna. A metà mese si impossessa del galeone “Balbi” e lo rimorchia a Navarino (Pilos). Lo fa armare al fine di unirlo con la sua flotta: appena esce dal porto anche tale nave è vittima di un naufragio. John Ward cattura successivamente nei pressi di Modone il galeone (sempre battente bandiera della Serenissima) “Spelegato”. Preferisce non attardarsi nello Jonio e puntare verso Levante. Dopo l’affondamento della “Reniera e Soderina” a Tunisi, a causa delle forti perdite finanziarie ed umane, cresce talmente il risentimento popolare nei confronti di John Ward che deve intervenire a suo favore il protettore Kara Othman.  Solo l’aiuto di quest’ultimo gli permette di reclutare nuovi equipaggi, seppur privi per qualche tempo di turchi disposti di navigare ai suoi ordini. Il re d’Inghilterra Giacomo Stuart propone ai veneziani il soccorso di 2 o 3 navi da guerra: l’offerta è rifiutata. La Serenissima vieta ai suoi mercantili di navigare ad est di Corfù (Kérkira) senza scorta ed ordina che 3 grandi galee accompagnino i convogli diretti o partenti da Alessandria e dalla Siria/Libano.

Marzo

In proprio

Venezia

La flotta veneziana intercetta al largo di Modone un bertone ed una nave minore facenti parte della sua squadra: entrambe le imbarcazioni sono condotte da Jan Casten. I veneziani uccidono 50 corsari, compreso il Casten, e ne fanno prigionieri altri 44. Costoro sono tutti impiccati a Corfù e lì lasciati appesi per qualche tempo a titolo di monito.

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In proprio

Inghilterra

Cattura nei pressi di Gibilterra una nave di Plymouth.

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In proprio

Spagna

Entra in Algeri con una preda spagnola carica di vino. Si incontra con un altro corsaro inglese, John King di Limehouse, che ha appena catturata una nave carica di birra. John Ward scambia un barile di vino contro uno di birra.

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Avvia trattative per ottenere l’indulto del re d’Inghilterra Giacomo Stuart. Offre 200 sterline ad un suo conoscente perché porti del denaro in Inghilterra al fine di fare le opportune pressioni sul lord ammiraglio; sono, pure, promessi alla medesima finalità 30000 scudi all’ambasciatore veneziano. Il sovrano non accetta. Trattative per negoziare il suo ritiro, con esito altrettanto infruttuoso, sono pure avviate con il granduca di Toscana. L’ambasciatore veneziano si oppone al condono; il re, da parte sua, impone agli ufficiali della marina inglese di fare tutto quanto sia in loro potere per catturare John Ward; nello stesso proclama si minaccia la morte a qualsiasi suddito che gli fornisca munizioni.

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In proprio

 

Sulla fine dell’anno non dispone che di 2 navi. 50 marinai disertano dalla sua squadra con la “Little John” per offrire i propri servizi ai cavalieri di Malta.

1609

 

 

 

Gennaio

In proprio

 

Salpa da Tunisi alla testa di 9 bertoni; lo affiancano anche due capitani turchi. Negli stessi giorni il re d’Inghilterra Giacomo Stuart menziona il suo nome in un proclama riguardante la cattura dei pirati. Nel periodo le sue ricchezze sono valutate in 500000 scudi.

Luglio

Tunisi

Spagna

E’ segnalato nelle vicinanze dell’isola di Favignana. Nello stesso mese non riesce ad evitare le gravi perdite inflitte alle sue navi ed alle altre imbarcazioni tunisine dalla forza spagnola di Luis Fajardo penetrato con successo nel porto di La Goletta. Nell’occasione viene affondato o è incendiato anche il galeone “Balbi”; riesce a sfuggire alla furia dell’assalto avversario perché al momento si trova a terra per addestrare i suoi uomini all’uso delle artiglierie.

Settembre

In proprio

Inghilterra

Incrocia nello stretto di Gibilterra; si impadronisce della nave londinese “Husband” dietro insistenza dell’ equipaggio turco; libera il capitano Fisher di Redcliffe e gli consegna 100 sterline per consegnarle a sua moglie rimasta in Inghilterra; anche Anthony Johnson  consegna a costui  altre 100 sterline per recapitarle alla propria congiunta.. Fisher tradisce la loro fiducia. All’ incontro successivo John Ward depreda la nave del Fisher, lo cattura e lo fa ripeturamente gettare in mare legato ad un pennone fino al suo annegamento. Gli altri marinai inglesi per evitare la medesima sorte si uniscono con i corsari.

Ottobre

 

 

In visita a Munster con Richard Bishop.

Novembre

In proprio

 

Punta verso i mari d’Irlanda con 11 navi corsare: a bordo vi sono 1000 uomini. Naviga davanti alla costa della contea di Cork.

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Sempre nell’anno si tratta seriamente a Firenze di dare asilo a John Ward nel granducato di Toscana. Nel frattempo il corsaro rinnega la propria fede facendosi chiamare Iusuf Rais. Si sposa anche con una rinnegata, una donna di Palermo di nome Jessimina il cui nome da cristiana è Francesca: ciò non gli impedisce di continuare ad inviare denaro alla moglie rimasta in Inghilterra. Anthony Sherley, inglese, già corsaro al servizio del re di Spagna,  invia a lui una lettera, come ad  altri rinnegati, con cui lo esorta a prendere le armi contro i turchi anziché  schierarsi al loro fianco. John Ward gli risponde che si sente più sicuro con i turchi che non con i cristiani. Lascia libera una caravella con gli uomini dell’equipaggio a patto che costoro si impegnino a cercare Anthony Sherley ed a riferirgli che se ha voglia di combattere lo  aspetta all’imboccatura dello stretto di Gibilterra.

1610

 

 

 

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In proprio

 

Si imbarca da Tunisi per una nuova spedizione. Il lord ammiraglio inglese invia una nave in Barberia al comando del capitano Pepwell per persuaderlo ad abbandonare la vita del corsaro. La missione non solo fallisce, ma tutti i marinai inglesi del Pepwell disertano per unirsi con John Ward.

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Trasferisce ad un cugino della moglie la proprietà di 1400 ducati  dovutigli da un cittadino di Palermo per una nave ed il suo carico.

1611

 

 

Vive sempre a Tunisi. Othman Dey gli dona un castello in rovina in cui il corsaro edifica un suntuoso palazzo.

1612

In proprio

 

Salpa da Tunisi per una scorreria.

1616

 

 

Si incontra a Tunisi ed accompagna ad Algeri il viaggiatore scozzese William Lithgow. Si veste da turco e beve solo acqua. Abita a Tunisi in uno splendido palazzo ricco di marmi e di alabastri ed ha come domestici una quindicina di rinnegati inglesi. E’ molto interessato al problema dell’incubazione delle uova di pollame in escrementi di cammello.

1618

In proprio

 

Effettua una nuova scorreria con partenza da Tunisi.

1620

In proprio

Inghilterra

Si impadronisce delle le navi inglesi “Elizabeth”, “Anne” e “Judith”: libera parte dell’equipaggio probabilmente dietro il pagamento di un riscatto.

1622

 

 

 

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In proprio

Venezia

Prende parte alla cattura di un vascello veneziano. Un mercante inglese, Thomas Bespich, riconosce un debito di 250 pezzi d’oro spagnoli che sono serviti per il pagamento di un riscatto.

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In proprio

Francia

Con  Sampson si scontra al largo di Siracusa con le navi francesi di Théodore de Mantin.

1623

 

 

Muore di peste a Tunisi. Viene sepolto in mare.

 CITAZIONI 
-“Ward’s name is probably best known as that the hero of the ballad “Captain Ward and the Rainbow”… There was a Captain Ward, there was a King’s ship Rainbow, but that the two ever ht is a balladmonger’s fictio.”
Dictionary of National Biography

 ” Ward ebbe il privilegio di essere rappresentato come “il ” malfattore nel famoso successo teatrale del 1612, A Christian Turn’d Turke. Ward si meritò anche due libelli diffamatori e due balla te popolari..probabilmente pieni di errori e menzogne bell’e buone, anche se dipingonoun quadto interessante…. Ribattezza la nave (francese presa alle isole Scilly) “Little John”, cosa questa che ci offre un prezioso spaccato sulle sue idee e sull’immagine che aveva di sé: chiaramente si considerava una specie di Robin Wood dei mari. Abbiamo prove che desse ai poveri ed era sicuramente determinato a rubare ai ricchi.” Wilson

 -“Molto basso, con pochi capelli e quelli completamente bianchi, calvo davanti; scuro di carnato e di barba. Parla poco e quasi sempre bestemmiando. Ubriaco da mane a sera. Generoso e coraggioso all’estremo. Dorme moltissimo, spesso a bordo quando è in porto. Le abitudini di un “lupo di mare” stagionato. Un pazzo idiota a causa del suo mestiere.” Da una descrizione del capitano inglese Henry Pepwell, conosciuto da quest’ultimo a Tunisi, riportata dal Senior.

 “ A Tunisi in Barberia/ Ora costruisce un imponente/ Palazzo splendido e un posto reale./ Addobbato di delizie finissime,/ Più adatto a un principe che a lui/ Cosa che finirà per dimostrarsi la sua sventura.”Da una ballata riportata dal Wilson

 -“I contemporanei di Ward in Inghilterra non mancarono di criticare aspramente sia lui sia gli altri rinnegati inglesi, che vedevano in una luce quasi medioevale, come se avessero abbandonato la cristianità per abbracciare la religione islamica. E tuttavia non si può non simpatizzare col pragmatismo di questi pirati in contrapposizione al dogmatismo del loro tempo. Certamente Ward fece guerra al naviglio cristiano, senza alcuna eccezione per le navi inglesi, ma le voci che non avrebbe esitato a rapinare il suo stesso padre se l’ avesse incontrato in mare appaiono pure e semplici malignità. Esisteva anche un altro lato del suo carattere. Si sa che per lo meno in due casi egli liberò degli inglesi che si erano ritrovati schiavi a Tunisi e Lightow, che lo aveva conosciuto di persona, parlava di lui col nome del generoso Ward.” Senior

 -“Ward non fu l’unico inglese a contribuire alla ricostruzione e al riarmamento delle navi tunisine. Collaborò con un marinaio di Dartmouth chiamato Samsun Denball. Da allora in poi i loro nomi furono associati all’alto grado di efficienza e capacità operativa raggiunto dalla flotta corsara tunisina, che cominciò ad avvalersi di imbarcazioni e tattiche di stampo nordeuropeo. Nel primo studio turco-tunisino sull’argomento, scritto in arabo una cinquantina di anni dopo, Ward e Samsun (Denball) sono, a parte Simon Danzer…gli unici europei citati tra i marinai della flotta tunisina modernizzata…Il popolo inglese fu molto colpito dalla storia di Ward, e non solo allora. Tre secoli dopo, nel periodo di massimo fulgore dell’imperialismo marittimo britannico, tra il giubileo della regina Vittoria e il 1914, lo storico della marina Julian Corbett vide in John Ward l’improbabile araldo della potenza navale inglese nel Mediterraneo, un’estensione dell’egemonia della sua patria che Corbett accettava e guardava con favore. In questa versione del primo Novecento della sua storia, Ward non è un traditore della religione protestante e della corona inglese.. A promuovere improvvisamente Ward a eroe nazionale fu uno dei massimi propagandisti della potenza navale inglese prima e durante il conflitto mondiale, che lavorò per il ministero della marina britannica per oltre vent’anni. Mezzo secolo dopo il crollo della potenza navale inglese, il giudizio di Corbett suona bizzarro e anacronistico… La sua carriera suggerisce che all’epoca l’Islam offriva a un rinnegato possibilità che la società gerarchica cristiana gli negava.” Partner

 “ Gli uomini della sua terra natia,/ Maltratta sempre con vigliaccheria;/ Schiena a schiena li getta fra i flutti; ne prende alcuni e li taglia a pezzetti,/ Altri ne fucilerà contro un muro,/ E non ne salverà quasi nessuno.”Da una ballata riportata da Partner

 -“Allorché sentiamo parlare di lui per la prima volta, egli ci viene presentato come ubriacone cencioso, assiduo frequentatore delle taverne di Plymouth, dove era giudicato un tipo scontroso e immusonito, quasi sempre ubriaco e che passava il suo tempo “a lamentarsi dei propri mali e delle fortune altrui”. Aveva cominciato la sua carriera come pescatore e aveva servito verso la fine del regno di Elisabetta come corsaro. Quando re Giacomo salì al trono con la sua idea originale della pace con la Spagna, Warde si trovò, al pari di tanti altri, senza lavoro…Egli non era un marinaio modello: mal sopportava la disciplina e la paga non bastava ad assicurargli le comodità cui spirava. Si diede così a diffondere lo scontento tra i suoi compagni ricordando i bei tempi di Elisabetta, “quando potevano cantare, bestemmiare, bastonare e ammazzare il prossimo come fanno i vostri pasticcieri con le mosche; quando il mare intero era il nostro Impero dove potevamo saccheggiare a volontà e quando il mondo era il nostro Giardino che ci divertivamo a scorrazzare”. Con questo genere di discorsi Warde fece breccia tra alcuni dei suoi compagni sino a far loro accettare l’idea di qualsiasi avventura.” Gosse

 “No private enjoyed greater notoriety in his own day than Captain Ward. The hero – or anti-hero – of three ballads, two blackletter pamphlets and a play by Robert Osborn, “A Christian turn’d Turke”, he is seldom heard of today. a good deal of his career is obscured by legend, but its outlines may be pieced together from the numerous complaints about him in the Venetian State Papers and the citations in the records of the High Court of Admiralty. Since he only operated in the Mediterranean, he escaped the censure of the formidable judge of that court, sir Julius Caesar, and since he made a success of his career, the last we hear of him is living in a palace at Tunis and enjoying his hobby of rearing chicks from incubators.” Lloyd

 -“He was known for a sullen, foul-mouthed, hard-drinking ruffian, who was seldom sober, and who would sit at his cups all day long and “speak doggedly, complaining of his own crosses and cursing other men’s luck”, quarrelsome too at his drink, yet always ready to take a cudgelling rather than fight.” Corbett

 -“Questa terra frutto del male/ben misero piacere a lui procura,/la terra consuma quanto per mare hanno preso,/ in ubriachezza ed in lascivia,/ in sozzi peccati di sodomia,/ i loro beni mal guadagnati son sperperati.” The Seaman’s Song of Captain Ward, the Famous Pyrate of the World. Citato da Senior

  -“Converti à l’islam, il faut partie de ces rénegats qui, à l’instar de Danser, enseignent aux Barbaresques les techniques utilisées dans l’Atlanrique Nord, avec l’apport des vaisseaux ronds à gréement mixte ou bertons (galeons, pinques, polacres ou pataches)…Une description de l’époque montre Ward comme étant un homme de petite taille, basané et barbu, parlant peu sauf à jurer, buvant du matin au soir, mais généreux et courageux. Converti a l’islam en 1610, il a pris, selon les sources vénitiennes, le nom de Yusuf Rais et selon les sources tunisiennes celui de capitaine Wardiyya. Enrichi, il se fait batir un très beau palais de marbre et d’albatre.” P. Hrodej

  -“Metà uomo, metà leggenda, John Ward era l’arcipirata, il re corsaro del folklore popolare. Autori di ballate londinesi raccontavano per le strade che il “più famoso pirata del mondo” terrorizzava i mercanti di Francia e di Spagna, Portogallo e Venezia, e metteva in rotta i potenti Cavalieri di San Giovanni con la sua intrepidezza e astuzia. Genitori spaventavano i loro figli con i racconti del demone “che non temeva né Dio né il diavolo e le sue azioni sono perfide, maligni i suoi pensieri”, e si spaventavano a vicenda raccontando che coloro che finivano nelle sue grinfie venivano legati dorso a dorso e gettati in mare, oppure fatti a pezzi, o spietatamente uccisi a colpi di arma da fuoco. Dai pulpiti, ecclesiastici proclamavano che Ward e i suoi rinnegati avrebbero finito i loro giorni in ebbrezza, lascivia e sodomia nei sibaritici ambienti del loro palazzo tunisino…Si diffusero racconti sul suo stile di vita stravagante ed amorale, che ad ogni versione si facevano più oltraggiosi. Si diceva che ogniqualvolta andava per mare la sua cabina era vigilata dalla sua guardia personale di 12 giannizzeri. A terra teneva corte come un nobiluomo..Aveva a propria disposizione due cuochi, un uomo che assaggiava le vivande per lui ed un entourage di rinnegati che dovevano essere corrotti se un visitatore voleva essere ammesso alla sua presenza..Si diceva perfino che ebrei facessero la coda per offrirgli i loro figli per soddisfare la sua lussuria contro natura. Con il diffondersi di racconti sull’esotico stile di vita di Ward, il pirata finì per crearsi una propria nicchia nella cultura popolare”. Tinniswood  Coerente con tale filone risulta l’opera pubblicata da Anthony Nixon “Notizie dal mare, di due notori pirati, Ward l’inglese e Danseker l’olandese, con una veridica relazione delle peggiori piraterie da essi commesse fino a questo 6 aprile 1609”. Il lavoro verrà ripreso dopo breve tempo con il titolo “Ward e Danseker, due notori pirati”; seguiranno ad esso, sempre nello stesso anno, “La canzone marinaresca del capitano Ward” e, da parte di Andrew Barker, un opuscolo sullo stesso argomento intitolato “veritiero e certo rapporto”. Alla notizia della conversione di John Ward all’islamismo (dicembre 1610) il tono dei racconti sulle sue imprese cambia di tono, passando da un’ambigua ammirazione ad un’aperta riprovazione. Il poeta Samuel Rowlands gli dedicherà il poema “A un malvagio pirata che ha rinunciato al Cristo e si è trasformato in turco”. Ward si guadagnerà altre maledizioni nella commedia sull’inferno di Thomas Dekker “Se non c’è il bene il diavolo è presente”, apparsa, come il precedente poema, nel 1612. Anche Robert Daborn con la sua commedia “Un cristiano divenuto turco” lo condannerà all’inferno.

 

 

 

 

 

 

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