Picenino Ali

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ALI PICENINO (Alì Biçnin, Bicenin, Bitchnin, Pitchnin, Pegelin, Pichlin, Alì Pegelino, Alì Piccanino, Alì Celebi Pizzenin) Di Venezia. Rinnegato. Per altre fonti figlio di un soldato turco e di una concubina di quest’ultimo. Corsaro di Algeri. Genero di Osta Morat.

+ 1645 ca.

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Il suo cognome è Piccinio. Giunge ad Algeri al comando di una nave pirata proveniente dall’ Adriatico. Si converte all’Islam;  sale rapidamente nella gerarchia dei corsari per il suo coraggio e per la sua audacia.

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In proprio

Spagna

Conduce un giorno nel porto di Algeri un bastimento spagnolo i cui marinai sono quasi tutti morti o feriti in combattimento. Un moro fanatico, desideroso di guadagnarsi il paradiso uccidendo un cristiano, lo implora per avere il privilegio di assassinare uno di tali schiavi. Ali Picenino acconsente; fa, tuttavia, consegnare di nascosto una spada ad uno spagnolo suo prigioniero ed un bastone al maomettano. I due sono condotti in un frutteto. Il moro vede lo spagnolo armato e fugge;  si lamenta con Ali Picenino; la risposta derisoria è che se proprio vuole ammazzare un cristiano deve ucciderne uno che si possa difendere non un uomo disarmato. Un altro aneddoto che lo riguarda è quello di uno schiavo che gli consegna un diamante “trovato”; il Picenino rimarca la follia del suo interlocutore perché non ha approfittato della possibilità avuta per liberarsi dalla schiavitù con la sua vendita.

1621

 

 

Ha il comando della flotta di Algeri: manterrà tale carica fino alla morte.

1625

 

 

Opera con base Algeri assieme con altri corsari quali Suliman Bey, Ambagi Ibrahim Rais, Sadi Mehemet Culogli, Curt Celebi.

1638

 

 

 

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In proprio

Toscana

Ha il comando di 8 galeotte. Si collega con il Suppader corsaro di Biserta (altre 8 galeotte);  insieme obbligano alla fuga la squadra dei cavalieri dell’ordine di Santo Stefano comandata da Ludovico da Verrazzano. I due corsari approdano a Nicotera, in Calabria, vi fanno grandi devastazioni e riducono in schiavitù molti abitanti tra cui alcune monache. Entrano successivamente nel basso Adriatico; Ali Picenino semina il terrore sui lidi pugliesi facendo numerossissimi prigionieri tra donne, uomini e bambini nelle sue continue escursioni a terra.

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In proprio

Venezia

I due corsari attraversano l’Adriatico; giunti nei pressi di Cattaro (Kotor) vi catturano un vascello mercantile veneziano: nei giorni seguenti altre 3 navi subiscono la medesima sorte. Una tempesta obbliga Ali Picenino ed il Suppader a non poter avanzare nell’ Adriatico ed a rifugiarsi a Valona (Vlona). La flotta veneziana, informata dei fatti, lascia l’isola di Candia (Kriti) e si dirige a sua volta nell’Adriatico agli ordini di Antonio Capello.

Luglio agosto

 

 

Ai primi di luglio Ali Picenino tenta di uscire dal porto di Valona con il Suppader; viene inseguito e costretto a rientrare nel porto turco. I forti sparano contro la flotta ddella Serenissima. L’assedio dei veneziani dura un mese. Ali Picenino ha così il tempo di informare l’ammiraglio turco Bechir Pascià della sua situazione: quest’ultimo si muove in suo soccorso con 22 galee, 2 maone e qualche vascello. Antonio Capello decide di attaccare il porto, fa sparare le galeazze contro la fortezza e la moschea; alcuni marinai di Perasto tagliano ancore e catene e conducono fuori dal porto di Valona  tutte le  galeotte appartenenti ai due corsari (16); queste vengono rimorchiate a Corfù (Kerkira) e 15  sono affondate per rafforzare un molo. Sono liberati 1634 schiavi. Solo la capitana di Algeri viene risparmiata per essere inviata all’arsenale di Venezia. Più tardi, nella composizione che avrà seguito tra turchi e veneziani tale nave sara trainata dai veneziani a Navarino (Pilos) per essere consegnata al sultano.

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In seguito alla sconfitta riportata a Valona è condannato ad Algeri dal dey alla decapitazione.

1641

 

 

Ha sempre il comando delle galee di Algeri. Si racconta nei suoi confronti un altro aneddoto riguardante un francese che vuole diventare corsaro e che decide di propria iniziativa di vestirsi allla turca e di darsi il nome di Mustafa. Ali Picenino prende atto che non è circonciso e lo rimanda al remo dopo averlo fatto bastonare.

1643

In proprio

 

Il sultano progetta un assalto contro Malta. Ali Picenino si rifiuta di permettere alla forze navali algerine di partire a meno che non gli sia riconosciuto dalla Porta in anticipo un sussidio per la sua squadra navale. Da Costantinopoli (Istanbul) viene inviato un messaggero ad Algeri affinché ritorni nella capitale con la testa del Picenino. Il messaggero ed il dey devono fuggire in una moschea per sottrarsi alla furia dei seguaci del corsaro. A questo punto il dey si rifiuta di pagare il soldo dei giannizzeri; i soldati pretendono di essere pagati dallo stesso Ali Picenino. Colto impreparato il corsaro deve fuggire verso i territori del suocero mentre i giannizzeri razziano i suoi palazzi in città ed il quartiere ebreo.

1645

 

 

La Porta, timorosa di un suo assalto ad Algeri alla testa dei berberi, si riconcilia con Ali Picenino. Gli invia del denaro, un indulto ed onorificenze appena inferiori a quelle del pascià. Ali Picenino ritorna ad Algeri con il messaggero del sultano: presto si ammala e muore. Il suo funerale è celebrato con pompa quasi reale; molti sospettano che sia stato fatto avvelenare per ordine del sultano.

CITAZIONI

-“Le sue spoglie di guerra lo resero ricco e le reinvestiva in nuovi vascelli corsari, finché la sua flottiglia non gli guadagnò il titolo di ammiraglio d’Algeri. Era proprietario di due palazzi in città, di una villa in periferia, di diverse migliaia di schiavi, gioielli, vasellame prezioso e di un’enorme ricchezza in mercanzie. Fece costruire un suntuoso bagno pubblico e una grande moschea quali regali alla città. Aveva la sua guardia privata di fanti e cavalieri, reclutati in maggioranza nella tribù dei koukou, il cui sultano divenne suo suocero. Nel 1630 i padri redenzionisti che scrivevano da Algeri consideravano lui, e non il pascià, la vera guida della città.” Wolfe

-“Nel suo “bagno”, il famoso Khan della Casbah, erano rinchiusi 600 schiavi cristiani ai quali egli concedeva ogni giorno due o tre ore di libertà affinché andassero in giro a procurarsi con qualsiasi mezzo il nutrimento, non intendendo spendere nulla per il loro mantenimento. In tal modo egli rimase celebre per avere creato la più grande scuola di ladri del Mediterraneo.”Panetta

-“Duquel il y a encore aujourd’huy en Alger un bagne où prison qui porte son nom, parce qu’il l’avoit fait bastir, où il mettoit ses esclaves.” Dan

” Toute sa vie il reva de devenir pacha, et c’est peut-etre là son caractère principal: l’ambition. Il s’enrichit considérablement, au point qu’on le disait l’homme le plus riche de la Régence d’Alger. Ce négrier de talent de classe inférieure aux Kheir ed-Din et Dragut avait cependant leur courage, leur audace et un amour de la richesse qui peut-etre dépassait ses prédécesseurs. Il fallait ajouter à ses qualités de corsaire, celles d’un grand marin et d’un amour pour le danger jusqu’à la folie…En plus de ses qualités maritimes et guerrières, les chroniquers de son temps le considèrent comme le marchand d’esclaves le plus irréducible, l’homme à la philosophie la plus découcertante qui soit passé par la régence d’Alger.” Coulet du Gard

“Divenuto…uno dei più potenti corsari d’Algeri.” Lenci

“Was easily the richest man in the country, but, being the native-born son of a Turkish soldier, he could not be an active member of the army. It was his ambition to be made bashaw, as at least one of his predecessors and successors was during the century.” Fisher