Hasan Al

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985

AL HASAN Emiro di Palermo.

908-963 (novembre)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

940-950

Saraceni Sicilia

Costantinopoli

I saraceni salpano dalla Sicilia per dilagare in Calabria e Puglia provocando danni incalcolabili. L’imperatore Costantino, da poco salito sul trono, raccoglie un’imponente flotta per affrontare gli avversari. Il comando è affidato all’ammiraglio Malacheno, mentre le truppe di terra si muovono agli ordini del generale Marco Giovanni. Al Hasan lancia un furibondo attacco contro Reggio Calabria. La città resiste. Segue un decennio di guerriglia tra le due parti. Nel 950, infine, le truppe bizantine sorprendono in un’imboscata i saraceni, fortificatisi in Sambatello, oggi frazione di Gallico, e procurano loro gravi perdite. Gli scampati devono imbarcarsi alla volta di Messina.

952

I bizantini preparano una nuova spedizione per colpire Messina dove è in corso di preparazione una forte flotta da parte dei saraceni. La comandano il patrizio Malacheno, lo stratega di Calabria Pascalio e l’ammiraglio Marco Giovanni. Al Hasan riesce a raggiungere la costa calabrese. Lo scontro avviene nei pressi di Santa Ciriaca (Locri). La morte di Malacheno provoca lo sbandamento nelle file cristiane. I bizantini a seguito della sconfitta sono costretti a riconoscere ai musulmani un pesante tributo ed a consentire la costruzione a Reggio Calabria di una moschea con diritto di culto e di asilo. Ordina che nessun cristiano possa mettere piede in tale edificio; minaccia, anzi, di fare diroccare tutte le chiese degli “infedeli” sparse in Calabria.

956

L’inizio della colonizzazione della Calabria induce l’imperatore Costantino a cercare una rivincita nei confronti di Al Hasan. Raduna truppe raccogliticce di traci e di macedoni, al cui comando si trova il patrizio Mariano Argirio. L’esercito è avviato alla volta di  Napoli appoggiato da una flotta agli ordini del Moroleone. La città è bloccata dal mare e da terra; i napoletani sono costretti a riconoscersi vassalli di Costantinopoli. Di seguito l’esercito, guidato ora dal protocarebo Basilio, punta verso sud e minaccia dal mare Reggio Calabria.

957

Primavera

Al Hasan spedisce a Messina per affrontare i nemici il fratello Ammar. I saraceni sono respinti e costretti in breve tempo ad attraversare lo stretto per fortificarsi in Reggio Calabria. Sono richiesti rinforzi ad Al Hasan. Il generale Basilio sbarca le sue truppe, entra nella località e distrugge la moschea con il relativo minareto. Dopo di ciò il protocarebo si indirizza verso la Sicilia ed effettua alcuni colpi di mano a Termini Imerese, presso Palermo, ed a Mazara del Vallo. Al Hasan, dalla capitale, gli spedisce contro alcuni contingenti di uomini che vengono parimenti sconfitti da Basilio. I bizantini, alla fine, lasciano l’isola.

958

Al Hasan salpa con una flotta, si congiunge con il fratello Ammar; si dirige ad Otranto dove si trova Mariano Argirio. Una tempesta fa colare a picco molte navi musulmane, per cui deve rientrare in Sicilia.

962/963

Si reca in Africa a Mahdia dall’emiro al-Muizz, da cui dipende la Sicilia, al fine di avere l’autorizzazione ad assalire nella costa orientale dell’isola Taormina e la Val Demone, controllate ancora dai bizantini. Nel maggio 963 inizia la campagna ai danni di Taormina. Ad agosto invia il fratello alla conquista della Val Demone, in particolare della roccaforte di Rametta, distante 30 chilometri da Messina, il cui assedio avrà fine solo nella primavera del 964.  Agli inizi dell’estate, sempre del 963, diviene imperatore di Bisanzio Niceforo II Foca. Viene raccolto un poderoso esercito composto di mercenari russi, traci, greci e macedoni al fine di spedirlo in soccorso dei difensori della Val Demone. Ne sono alla testa il drungario (ammiraglio) l’eunuco Niceta ed il giovane Emanuele Foca che ha il comando della cavalleria. A metà ottobre è attraversato lo stretto; è occupata Messina. Sono avviati in avanscoperta dal giovane Foca alcuni drappelli verso Termini Imerese allo scopo di tagliare le comunicazioni tra Palermo ed i saraceni coinvolti nell’assedio di Rametta; altri squadroni sono spediti a Taormina, Lentini e Siracusa, da dove sono scacciati gli avversari. Mentre Niceta naviga lungo le coste siciliane, Emanuele Foca passa per Spadafora per giungere a fine ottobre sotto Rametta. Gli assediati escono dalle mura per una sortita; sono ricacciati indietro dai saraceni. Anche i bizantini giunti in loro soccorso vengono inizialmente sconfitti. Il Foca in un secondo momento riesce a sbaragliare i nemici. Commette, tuttavia, l’errore di non inseguire gli avversari in fuga e non è neppure in grado di impedire che le sue truppe si sbandino alla ricerca di bottino. I saraceni, ricomposte le loro schiere, passano al contrattacco. Il Foca si trova isolato in mezzo ai mori; è ucciso a colpi di mazza e di scimitarra assieme a tutti i dignitari al suo fianco. I bizantini si danno alla fuga, inseguiti dai nemici che ne fanno strage. Anche un furioso temporale ostacola i loro tentativi di mettersi in salvo. I morti sono 10000; i superstiti sono molto pochi; quasi tutti sono fatti prigionieri e costretti, specie i patrizi, a pagare un riscatto per essere risparmiati dalla morte o dalla schiavitù. Enorme è il bottino in beni, cavalcature ed armi. Tra queste è trovata una spada, presa dai bizantini ai musulmani durante uno scontro in oriente all’epoca delle conquiste di Maometto. Ammar la invia all’emiro al-Muizz in Africa, unitamente alle teste mozze dei nemici ed a 200 prigionieri russi. Nel suo passaggio per Palermo l’arma viene mostrata ad al Hasan. L’emiro alla sua vista, per la gioia della vittoria conseguita, è preso da un colpo apoplettico che lo porta in breve alla morte a metà novembre. I difensori di Taormina si arrendono il giorno di Natale dopo la scoperta delle condutture d’acqua da parte dei saraceni. Tutto viene confiscato a favore dei vincitori: beni, case, terreni. E’ inviato in Africa un immenso bottino con 1700 prigionieri. E’ pure cambiato il nome di Taormina in onore di al-Muizz, che ora sarà chiamata Al-Muizzyah.

 CITAZIONI

-“Personaggio di alto profilo e fondatore della dinastia dei Kalbiti di Sicilia.” Romeo