Musetto/Muscetto

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MUSETTO/MUSCETTO (Mugetto, Mujahid al Muwlfaq, Mujahid al-Amiri, Abu-Geix-el-Muafek) Di Denia.

960 – 1044

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Saraceni Spagna

Liberto di origine slava. Fa parte della cerchia dei favoriti di Abd-er Rahman, figlio di Almanzor (al-Mansur). Si fa onore da giovane nelle marinerie del califfato di Cordova. Scorre le coste spagnole del Mediterraneo e le Baleari. Alla morte del suo padrone costituisce un califfato tra Valencia ed Alicante che chiama Denia. Si impossessa di parte della penisola iberica.

1000

Saraceni

Sardegna

Sbarca presso Torres (Porto Torres), occupa alcune terre ed infierisce orrendamente sugli abitanti torturandoli, impalandoli, crocifiggendoli vivi sulle mura e dando fuoco ad ogni cosa. Si impadronisce della Sardegna nonostante la resistenza dei sardi capitanati dal re Parasone e dai Giudici. Gli abitanti riescono a scacciarlo dall’isola grazie alla vittoria di Tharros (ad opera del giudice d’Arborea Bosone e del suo luogotenente Paoleso) e di Porto Torres (giudice di Torres Comita e del genero di quest’ultimo Artemio). 2000 saraceni cadono sul terreno nell’occasione.

1002

Saraceni  Spagna

Sardegna

Ritorna ad assalire la Sardegna con forze maggiori. Riconquista l’isola di cui si fa incoronare re. E’ signore di Cagliari. I sardi con il loro re Parasone si rifugiano nelle montagne da dove continuano la loro resistenza. Gli abitanti ricorrono inizialmente all’aiuto dei barbaricini (abitanti della Barbagia), indi ai pisani. Costoro, agli ordini dell’ammiraglio Vittore Ricucchi, sbarcano di sorpresa nel porto di Santa Lucia o nel Portus Luguidonis dell’attuale San Giovanni di Posada nelle vicinanze di Siniscola, si indirizzano parte nell’Ogliastra, parte nelle marine di Fausania (Olbia). Dopo averne saccheggiato i borghi e tentato invano l’assalto di quel castello, portano le loro devastazioni in altri siti. Musetto,  ripiega silenziosamente verso ovest in direzione di Limbara, si muove verso Tempio Pausania per poi raggiungere Porto Torres. I  pisani lasciano l’isola. L’emiro-corsaro ha così modo di trasformare la Sardegna nella base di lancio del dominio  musulmano nel Mediterraneo occidentale.

1005

Saraceni Spagna

Pisa

I pisani rispondono all’appello del papa Giovanni XVII a seguito delle incursioni saracene lungo le coste italiane. A giugno la flotta pisana lascia la foce dell’Arno agli ordini di Pandolfo Caponesi e di Ugone Visconti per volgersi su Reggio Calabria, controllata al momento dai musulmani. Viene occupato il porto e sono sequestrate le navi ivi ancorate. Si dà inizio all’assedio della città. Ad agosto quando i difensori stanno per cedere giunge la notizia che Musetto è diretto con la sua flottiglia di navi corsare  su Pisa. Con il favore della notte supera gli sbarramenti fortificati ed entra nella foce dell’Arno, ponendo il proprio campo  nei pressi di San Piero a Grado. Lo sbarco sorprende i cittadini nel sonno. Non è difficile per i saraceni depredare, uccidere e incendiare le case del quartiere di Kinzica sul cui “piaggione” sono approdati con le barche a remi.    Musetto può mettere a sacco solo questo quartiere perché, secondo la leggenda,  gli abitanti sono avvertiti da una giovinetta di nome Chinzica Sismondi, che, alla vista del pericolo, fa suonare le campane della chiesa di San  Martino. I cittadini accorrono alla difesa e costringono i saraceni a ritirarsi. Sono, tuttavia, fatti da questi ultimi numerosi prigionieri; sostanzioso è pure il bottino.

1012

Saraceni Spagna

Sardegna Pisa

Agli inizi dell’estate assale nuovamente la Sardegna. I pisani vengono ancora in soccorso degli isolani. Salpano dalle foci dell’Arno con una flotta  di 120 legni (che inalberano la bandiera della repubblica, rossa con la croce bianca), comandata da Bartolomeo Carletti. L’armata saracena è sconfitta alle Bocche di Bonifacio. A terra i sardi vincono gli avversari  in numerosi scontri che si svolgono a Solci, Osea, Cagliari e Tharros. Musetto è costretto a rifugiarsi in Barberia.

1013

Rientra in Sardegna. Salpa da Pisa una flotta che agli ordini di Raimondo Seccamerenda si ferma sulle coste corse a Bonifacio. Musetto si trova a Cagliari al comando di numerose navi giunte in suo soccorso dalla Spagna e dalla Barberia. Lascia tale porto al fine di affrontare gli avversari: il combattimento avviene a Portoconte nei pressi di Bonifacio. Dopo due ore il Seccamerenda si impadronisce della galea da lui combattuta e ne affonda un’altra. Musetto si dà alla fuga. Molte navi sono catturate dai pisani; gli schiavi cristiani trovati ai remi sono rimessi in libertà. Con il ritorno degli avversari in Toscana Musetto fa ritorno in Sardegna.

1015

Pisa

Mentre le guerre civili affliggono la Spagna allestisce una flotta e con questa si impadronisce di Maiorca. Salpa da tale porto con 110 navi sulle quali sono imbarcati 10000 uomini e 1000 cavalieri. Conquista e mette a sacco l’isola d’Elba. A settembre sbarca nella Sardegna nord-occidentale nel territorio del giudicato di Torres. Sconfigge ed uccide il giudice Malitto (Malut), che cerca di opporglisi sulla spiaggia. Sottopone l’isola ad una feroce devastazione.

1016

Saraceni Spagna

Pisa            Genova

Lascia la Sardegna, sbarca in Toscana e mette a sacco Luni sul fiume Magra. La città è data alle fiamme; gli abitanti, sopravvissuti alla strage, fuggono sui vicini Monti Apuani. Di Luni non ne rimarrà più traccia se non nel nome della diocesi omonima avente la propria sede in Lunigiana. Il fatto spinge al’alleanza pisani e genovesi. Contrariamente alla sua consueta tattica di veloce assalto e di rapido ripiego, Musetto si ferma nel posto. E’ qui intercettato dagli avversari. Dopo tre giorni e tre notti di aspri scontri subisce una nuova dura sconfitta. Pochi tra i musulmani sono i superstiti, che riescono a riprendere il mare. Musetto ripara a Porto Torres dove, secondo le cronache pisane, fa crocifiggere molti sardi per rappresaglia o per rabbia. I genovesi attaccano tale località con l’aiuto dei ribelli sardi; dopo tre giorni Musetto è ancora sconfitto; riesce a stento a salvarsi; diversa è la sorte  della moglie che lo ha accompagnato, passata invece per le armi. La capigliatura della donna, ricca d’oro e di gioielli, è inviata in dono al papa Benedetto VIII, che in precedenza ha chiamato alle armi le due repubbliche per affrontare i pirati e scacciarli dalle loro basi in Toscana. Musetto  si rifugia precipitosamente nella rocca di Cagliari. Anche in questa occasione per vendicarsi fa crocifiggere sulle mura alcuni abitanti della città affinché muoiano come il Cristo.

1017

La flotta pisana, agli ordini di Bindo Benigni, si dirige verso la Sardegna. Lo scontro navale avviene nei pressi dell’isolotto di Montorio che sarà chiamato dai musulmani “isola dei martiri” a ricordo del rilevante numero di marinai uccisi nei pressi di tali acque. Musetto riesce sempre a sfuggire alla cattura.

1019

Dal 1017 al 1019 è chiamato a reggere la taifa di Valencia con Labib al-Saqlab, signore di Tortosa. Nei due successivi anni terrà da solo tale reggenza.

1021/1022

Ricostituisce una piccola flotta da guerra. Approfitta della negligenza dei pisani e si spinge nuovamente lungo le coste meridionali della Sardegna. E’ ancora una volta sconfitto da pisani e genovesi. I primi cedono la loro parte di bottino ai secondi.

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Saraceni Spagna

Pisa

Allestisce una nuova squadra di fuste. Si getta sulle coste della Toscana. E’ nuovamente sconfitto dai pisani.

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Saraceni Spagna

Costantinopoli

Ripara nel Lazio. Si nasconde in una grotta presso Serapo nel litorale di Terracina.

1025

Abbandona Serapo a seguito delle minacce delle truppe bizantine del duca di Napoli Sergio IV. Quest’ultimo si avvale di mercenari normanni comandati da Raynulfo Drengot-Quarrel, futuro conte di Aversa.

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Anche se la buona sorte lo ha abbandonato Musetto riesce a rimanere attivo come corsaro assaltando navi solitarie ed impegnando i suoi uomini in piccole e rapide scorrerie a terra. In Spagna è costretto a cedere i suoi possedimenti maggiori, tra cui Deina, Alicante, l’isola di Maiorca al vescovo di Barcellona Guisalberto.

1033

Con il ricavato allestisce una nuova flotta.

1044

Saraceni Algeria

Pisa             Genova

Pisani e genovesi sferrano un attacco congiunto alla sua roccaforte di Bona (Annaba) in Algeria. Gli alleati gli distruggono la flotta e mettono a ferro e fuoco la città. E’ promessa una grossa taglia a chi catturi Musetto. L’emiro viene scoperto da un sardo e, dopo essere stato riconosciuto, è decapitato. La sua testa, secondo gli storici pisani, è issata sull’albero di maestra dell’ammiraglia della flotta cristiana per essere poi  gettata in mare in un punto lontano dalla costa africana. Nel 1050/52 la Sardegna viene una volta di più attaccata da Musetto: in questo caso si tratta di un figlio o di un nipote.

 CITAZIONI

-“Che il primo Musetto fosse d’animo forte, di fine sagacia, assai intraprendente, attivo e consumato dall’ambizione, si ricava dall’essersi potuto elevare al governo di Denia e dalla sua conquista delle isole Baleari. Avvenimenti che si ricollegano alle guerre civili che nei primi lustri dell’undicesimo secolo cominciarono a martoriare la Spagna araba. Tre usurpatori vi si contendevano i califfati e, nel frattempo, i governatori delle province, animati dallo spirito di rivolta e di indipendenza, convertivano i loro feudi in altrettanti principati sovrani. Non è dunque da stupirsi che Museto, vinto dall’ambizione e potente nelle armi, adocchiata la Sardegna l’abbia più volte invasa e le sue stesse sconfitte lo abbiano reso più ostinato e fermo nel pensiero di impadronirsene e di vendicarsi, sia di quei popoli indomabili e prodi che delle genti cristiane venute in loro aiuto.” Martini

-“La storia di Mujahid si è mischiata alle leggende da lui stesso sostenute, alle cronache faziose dei nemici e alle informazioni di fonti affidabili. Fu indubbiamente un grande comandante di mare e di terra e un astuto stratega, di levatura non comune. Oltre che combattente fu certo un sovrano illuminato e un politico che condusse una abile opera per garantire il dominio islamico nel Mediterraneo. Il suo valore militare era riconosciuto anche dagli avversari. L’influenza militare di Mujahid fu tale da far nascere leggende, tra cui alcune che gli attribuiscono l’invenzione dei disegni arabescati (usati per riconoscere il proprio grado sul bavero della giubba), e l’invenzione degli alamari, il cui nome (secondo una facile e falsa etimologia) deriverebbe da Mujahid al-Amiri.” Wikipedia

 -“Il complesso fronte delle lotte cristiano-musulmane nel Mediterraneo si spostava intanto nel quadrante di nord-ovest, dove protagonista attivo di esso era l’emiro di Denia e delle Baleari, il cui nome onorifico musulmano era al-Mujahad (il Combattente del Jjhàd), graziosamento corretto dai cronisti latinofoni in Musetto.” Grandangolo

-“L’émir de Denia et des Baleares, qui prend le titre explicite d’al-Mujahid, fait de la conquete de la Sardeigne, lancée en 1015, le fondament de sa légitimité permettant de se présenter comme le continuant de la tradition de guerre meritime qui avait fait la réputation d’al-Andalus depuis le Xe siècle.” Picard