Bichi Giovanni

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1604

GIOVANNI BICHI Di Siena. Cavaliere di Malta. Priore di Capua. Nipote del papa Alessandro VII.

1613 – 1676 (giugno)

 

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1630

 

 

Viene accolto nell’ordine gerosolomitano.

1642

 

 

 

Aprile

 

 

Si trasferisce a Roma.

1646

 

 

 

Ottobre

Malta

Impero ottomano

Ottiene dall’ordine gerosolomitano il comando della galea “San Giuseppe”. Partecipa alla difesa dell’ isola di Candia (Kriti) contro i turchi.

1648

Malta

 

Raggiunge Messina; gli abitanti lo trattengono come prigioniero per timore che i maltesi intercettino le navi di frumento dirette in Sicilia. Interviene il gran maestro dell’ordine ed egli può ritornare a Malta trascinando a rimorchio una nuova galea costruita a Messina.

1653

 

 

Ha l’incarico di ricevitore dell’ordine a Venezia.

1655

 

 

Viene nominato priore di Capua. L’ordine gerosolomitano lo utilizza come ambasciatore presso il papa Alessandro VIII.

1656

 

 

Ha il compito di armare a Civitavecchia 5 galee destinate a soccorrere la capitale di Candia, Iraklion.

1657

 

 

 

Febbraio

 

 

Ha il comando effettivo della squadra pontificia con il titolo di commissario e di luogotenente generale; dipende, nominalmente, da Mario Chigi, fratello del papa.

Aprile maggio

Chiesa

Impero ottomano

E’ alla testa di 5 galee pontificie; salpa a metà mese da Civitavecchia e si congiunge in Sicilia con Gregorio Carafa, che conduce la squadra di Malta.

Giugno

 

 

Affianca il capitano generale dei veneziani Lazzaro Mocenigo alle isole Spalmadori. Ha il comando della flotta ausiliaria. Incrocia nei Dardanelli (Canakkale Bogazi).

Luglio

 

 

Topal Pascià si muove contro la flotta cristiana con 30 galee, 10 galeazze, 18 navi a vela; scorta molte saiche e barconi sui quali sono imbarcati 50000 uomini. I turchi si ritirano a Capo Crisa dopo un breve scontro. Lazzaro Mocenigo si addentra nei Dardanelli alla testa di 30 galee tra veneziane, maltesi e pontificie, dirette a rifornirsi d’acqua ad una sorgente che si trova a tre miglia lungo la costa turca. Gli uomini addetti a tale incombenza sono assaliti dai nemici; i barili vengono abbandonati ed i fuggiaschi giungono fin quasi sotto le galee, sempre tallonati dagli avversari. Le perdite sono elevate. Le galee ributtano indietro gli inseguitori a colpi di cannone. Tre giorni dopo il Mocenigo ordina di ripetere l’operazione. Stavolta scendono a terra più battaglioni di fanti che occupano le alture circostanti. I turchi sono tenuti a distanza. Il Bichi entra nel canale con un furioso vento di grecale che impedisce alle navi di procedere, alla testa di di 3 galee; il Mocenigo ne ha 6 ed il Carafa 5. Aiuta il Mocenigo ad impadronirsi di una galea sulla quale muoiono 250 turchi ed altri 200 sono feriti o fatti prigionieri; alla fine deve ritirarsi. A metà mese, sempre con i due capitani, respinge 33 galee, che precedono 153 bastimenti turchi carichi di truppe. Il convoglio è atteso fuori dello stretto dei Dardanelli, al riparo della costa, per prenderlo poi sottovento. Il Mocenigo decide di anticipare l’attacco prima che i nemici siano usciti. Il Bichi ed il Carafa lo seguono. Lo scontro è durissimo anche perché le galee alleate si trovano sotto il tiro delle batterie terrestri piazzate sulle colline. E’ tagliata la ritirata a 5 galee ottomane che cercano di rientrare sotto il fuoco di protezione delle fortezze amiche; 4 si gettano sulla costa e la quinta viene abbordata dai veneziani dopo quattro ore di sanguinosa lotta: 70 sono i prigionieri. La nave del Mocenigo, arpionata, nel frattempo, da una galea turca, corre il pericolo di essere rimorchiata verso Gallipoli (Gelibolu). Interviene Giovanni Bichi che scarica i suoi cannoni sull’imbarcazione avversaria; prende al traino entrambi i legni e li conduce a tutta voga fuori del canale. L’equipaggio turco della galea non vuole arrendersi; tutti i suoi membri sono fatti a pezzi. Nei giorni seguenti il Mocenigo, nottetempo, si mette alla testa di 12 galee: queste assumono la formazione di linea e risalgono la costa asiatica del canale. 2 galee, colpite dal fuoco d’artiglieria proveniente dai primi forti, ripiegano; le altre 10 continuano nella medesima direzione. Viene colpita anche la capitana; salta la santabarbara e l’ammiraglio veneziano cade ucciso sulla poppa della sua nave percosso alla testa dall’antenna dell’albero. 800 sono i morti fra gli alleati, Accorsi sul posto, i veneziani recuperano fra i relitti, durante tutta la notte e il giorno successivo, sotto il fuoco nemico, 200 feriti, quasi tutti mutilati o ustionati. La salma straziata dell’ammiraglio della Serenissima, ritrovata per puro caso tra le onde, viene consegnata al fratello Francesco, anch’egli imbarcato sulla flotta veneziana. Le 9 galee rimaste ritornano all’ancoraggio seguite dal resto della flotta che rinuncia a continuare nell’attacco. Con la perdita di Tenedo (Imroz), il Bichi ed il Carafa salpano per rientrare a Messina.

Agosto

 

 

Nel viaggio di ritorno attacca Ali Bey e lo costringe ad abbandonare l’assedio di Parga, nell’ Epiro meridionale. Con il Carafa accompagna a Malta il nuovo gran maestro dell’ordine dei cavalieri di Malta Martin de Redin, già viceré di Sicilia. Gli è concessa la commenda di Palizzi in Sicilia (con la rendita annua di 5000 scudi) e gli viene regalata una catena d’oro con una croce guarnita di diamanti del valore di 1200 ducati.

Settembre

 

 

A Capo Spartivento la squadra pontificia e quella maltese si separano. Il Bichi si porta a Messina con il Carafa.

1658

 

 

 

Gennaio

 

 

Riceve la nomina di commissario generale delle galee.

Mar.

 

 

Viene eletto prefetto e capitano generale della squadra, restando sempre agli ordini del Chigi.

Giugno

 

 

Con 5 galee pontificie si congiunge con le 7 navi di Malta comandate da Demandolx. Viene preceduto da 9 vascelli pontifici agli ordini del cavaliere di Malta Galgano della Civia.

Luglio

 

 

A Cerigo (Kithira), per collegarsi con la flotta veneziana, ora comandata da Francesco Morosini. Litiga con tale capitano ed abbandona l’arcipelago. Non vuole seguirlo nello scontro navale che si svolge davanti a La Canea (Khania). Si porta a Zante (Zakinthos) e con il Demandolx tenta di conquistare Santa Maura (Levkas), nido di corsari. Con le 12 galee ausiliarie si collegano anche 4 galee veneziane ed alcuni legni minori quali galeotte e brigantini.

Agosto

 

 

La squadra giunge a Santa Maura a metà mese: è avvistata dai turchi che si preparano a ricevere gli attaccanti. Sono sbarcati 800 soldati; 2 galee veneziane, con le galeotte ed i brigantini, cercano nel contempo di tagliare il ponte che congiunge l’isola alla terraferma. I fanti si impadroniscono del borgo; il Bichi giudica la posizione poco sicura e fa reimbarcare le truppe, dopo avere subito la perdita di 40 uomini fra morti e feriti.

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Giungono a Messina maltesi e pontifici. I messinesi sparano loro contro alcuni colpi di cannone perché le navi non hanno fatto i doverosi saluti di rito.

1659

 

 

 

Giugno

 

 

Con 5 galee si unisce a Siracusa con la squadra maltese del Demandolx. Alla notizia che nelle acque di Marsa Sirocco sono state scoperte 2 galee barbaresche, si porta nelle vicinanze di Malta.

Agosto

 

 

Tocca Corfù (Kerkira) e Cerigo. Chiamato a Tino (Tinos) da Francesco Morosini, si arresta con  Demandolx a dare la caccia a 3 galeotte turche: una è affondata a colpi di cannoni dai maltesi, una è catturata da Giovanni Bichi ed una si mette in salvo. Sono fatti prigionieri tre rinnegati e liberati sei cristiani. Anche in tale circostanza si dà origine ad una controversia, allora molto frequente per ha spartizione del bottino, fra le forze maltesi e quelle veneziane. Il Bichi fa da paciere fra le parti.

Settembre

 

 

Gli alleati si licenziano dai veneziani; viaggiano di conserva e si separano a Capo Spartivento. Giovanni Bichi fa ritorno a Civitavecchia con al traino la galeotta conquistata.

1662

 

 

 

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Si collega ad Andro (Andros) con Francesco Morosini e scorre senza profitto. Gli è sempre riconosciuto il titolo di capitano generale della squadra ausiliaria.

Agosto

 

 

Rientra in Italia seguito dalle galee dell’ordine gerosolomitano. Al largo di Santa Maria di Leuca sono avvistate 2 galeotte turche di 14 banchi. Una di queste si getta a terra; 38 turchi fuggono nei pressi e ne sono catturati 25; anche l’altra nave si incaglia sulla spiaggia. Si danno alla fuga 34 turchi e costoro sono catturati dal signore di Tricase. Le due squadre toccano Reggio Calabria e si dividono all’altezza di Messina.

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A Roma è implicato in un grave incidente diplomatico sorto tra l’ambasciatore francese duca di Créqui e Mario Chigi: presta un’abile ed intelligente opera di carattere politico per evitare un conflitto voluto dai francesi;  prepara le basi per la pace di Pisa di metà febbraio 1664.

1664

 

 

 

Estate

Chiesa

Corsari barbareschi

Effettua brevi scorrerie nei mari di Barberia. Nella sua crociera cattura una polacca, una fusta e 2 lontri.

1667

 

 

 

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Pochi giorni prima della morte del papa Alessandro VII ottiene un breve che lo libera dall’ obbligo di ogni rendiconto del denaro passatogli per le mani durante la sua carica. Il collegio dei cardinali lo riconferma nel suo incarico.

Giugno

Chiesa

Impero ottomano

Si collega ad Augusta con le galee maltesi di Gilberto dal Bene. Si porta ad Iraklion con Andrea Morosini. Ha il comando di 6 galee pontificie e quello delle unità ausiliarie. Rinforza gli equipaggi con 200 fanti che si imbarcano in Dalmazia. Avanza a Suda (Souda) ed a Standia ove si trovano 10 galee, 6 galeazze della Serenissima e molti altri vascelli. Soccorre Iraklion con il dal Bene.

Luglio

 

 

Iraklion è assediata dai turchi: nella città si trova il Morosini con 17 galee. Oltre a maltesi e pontifici, arrivano in soccorso dei difensori 4 galee di Napoli, guidate da Giannettino Doria e 4 galee di Napoli agli ordini del marchese di Villafranca. La flotta cristiana, che ora consta di 35 galee veneziane e di 20 ausiliarie, si dirige a Capo Sant’Angelo. A fine mese blocca un convoglio turco all’isola di Cerigo e lo costringe a ritornare indietro. Lo insegue e gli alleati fanno propri 5 grossi lontri carichi di truppe e di vettovaglie. Il convoglio, dopo un lungo giro nel mare Egeo, torna verso l’isola di Candia.

Agosto

 

 

Il convoglio turco si rifugia nel porto di La Canea. Il Bichi, che lo tallona da vicino, si accosta e lo prende a cannonate sfidando le batterie costiere. Non riesce, tuttavia, ad ostacolare lo sbarco delle milizie ottomane. Viene sfidata inutilmente la flotta avversaria; i cristiani si portano a Suda. Gli alleati scorrazzano ancora nell’arcipelago e si appropriano di 4 londri carichi di vettovaglie per La Canea. Partono i contingenti di Napoli e di Sicilia e sono seguiti, dopo breve tempo, anche da quelli maltesi e pontifici.

Ottobre

 

 

A fine mese fa rientro in Italia.

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A Roma. Rinuncia nelle mani del papa Clemente IX a tutte le sue cariche e si trasferisce in Toscana.

1668

 

 

Il granduca Ferdinando II dei Medici lo rimanda a Roma quale suo ambasciatore. Viene nominato residente presso la Santa Sede. La carica gli sarà confermata anche dal successore Cosimo III e la manterrà fino al 1673.

1673

 

 

Si ritira a Malta.

1676

 

 

 

Giugno

 

 

Muore a fine mese di peste a Malta. E’ sepolto in una sua villa presso La Valletta.

CITAZIONI