Antonio de Oquendo de Zandategui

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ANTONIO DE OQUENDO DE ZANDATEGUI  Basco. Di San Sebastian.

1577 (ottobre) – 1640 (giugno)

Anno, mese Stato, in proprio Avversario Azioni intraprese ed altri fatti salienti
…………… Napoli Corsari barbareschi Impero ottomano Inizia la sua carriera di marinaio a bordo delle galee della squadra di Napoli comandata da don Pietro di Toledo. Nei due anni di servizio viene impegnato alla caccia dei corsari barbareschi. Prende parte allo sbarco degli imperiali in Morea che culmina con la conquista di Patrasso. Rientra a San Sebastian.
1596 Spagna Inghilterra Paesi Bassi Naviga nella flotta oceanica agli ordini di Luis Fajardo. Affronta i corsari inglesi ed olandesi che infestano l’Atlantico. Il suo stipendio è di 30 scudi.
1598 Rientra in Spagna. Ora la flotta è comandata da Sebastian de Aranciba. Si imbatte negli inglesi al Capo di San Vincenzo (Cabo de Sao Vicente).
1601 Ritorna a militare con il Fajardo. Si scontra con 20 imbarcazioni inglesi ed olandesi. Si segnala nell’ occasione impadronendosi di un petacchio.
1604
Luglio agosto Spagna Paesi Bassi Alla morte del Santa Cruz Luis Fajardo ottiene nuovamente il comando della flotta oceanica. Ha il comando di 2 navi, il “Delfin de Escocia” e la “Doblalilla”. Riceve l’ordine di assalire le navi olandesi che dovesse incontrare durante la navigazione e di trascurare al momento quelle inglesi, in quanto è in essere una tregua tra la Spagna e l’Inghilterra. Ai primi di agosto avvista nei pressi di Cadice 2 navi inglesi armate per la guerra di corsa. Attacca le imbarcazioni e costringe la più grande di queste a seguire il “Delfin de Escocia” a Cascais, dove è accolto in trionfo. A seguito di questa operazione il Fajardo gli affida il comando dei galeoni.
1605
Aprile A Valladolid. Ottiene l’incarico di governatore della squadra di Vizcaya al posto dell’ammiraglio Martin de Bertendona. Gli è ora concesso uno stipendio mensile di 150 scudi. Si sposta a Lisbona.
1606 Naviga nell’oceano Indiano di scorta alla flotta delle Indie che sta rientrando in patria. nella notte dell’ultimo dell’anno, a causa di una furiosa tempesta, 4 navi della sua squadra fanno naufragio con la perdita di 800 uomini. Solo 20 persone che sono a bordo riescono a salvarsi. Anche l’Oquendo scampa alla furia del mare con le rimanenti 5 imbarcazioni nel porto di Pesajes.
1607/1608 Spagna Corsari barbareschi E’ mutato il nome della sua flottiglia chiamata ora squadra di Guipuzcoa. I baschi si ribellano a tale cambiamento,  per cui si ritorna alla vecchia denominazione di squadra Cantabrica, comprensiva delle navi di Vizcaya, di Guipuzcoa e delle Quattro città. ne è nominato capitano generale come, a i suoi tempi, il padre Miguel. Durante il periodo di allestimento della nuova flottiglia è inviato a Cadice. Con le sue 5 navi ha il compito di proteggere la flotta delle Indie della scorrerie del corsaro barbaresco Simon de Danser che opera su tali coste.
1609 Nel quadro dell’espulsione dei moriscos dalla Spagna appoggia il de Salazar ai danni dei corsari barbareschi.
1610
Agosto novembre Ha la missione si proteggere lo sbarco della fanteria del marchese di San German teso alla conquista in Marocco del porto di Larache, base dei corsari barbareschi. Sorveglia la costa con 2 navi; a metà agosto si impadronisce di un vascello francese con equipaggio inglese. A metà novembre gli spagnoli sono costretti ad abbandonare l’impresa.
1611
Febbraio E’ nominato capitano generale della flotta delle Indie. Da Sanlucar raggiunge la Nuova Spagna.
1614

Agosto

Al suo ritorno in Spagna viene insignito del collare dell’ordine cavalleresco di Santiago: suo padrino è il marchese delle Sette Chiese Rodrigo Caldéron, un personaggio molto influente a corte.

1616

Si sposa con una ricca ereditiera basca, Maria Lazcano. Nello stesso periodo rifiuta di prendere parte ad una spedizione diretta alle Filippine (8 navi, 2 caravelle ed un petacchio) che deve condurre in tale arcipelago 1600 fanti destinati a rafforzare le locali guarnigioni.

1617

Il suo protettore Luis Fajardo cade in disgrazia; non solo è sostituito nell’incarico di capitano generale della flotta oceanica, ma è anche incarcerato nel castello di Sanlucar. L’Oquendo si rifiuta di prenderne il posto: è licenziato e rinchiuso in prigione, prima nel castello di Fuenterabia e poi nel convento di San Telmo di San Sebastian.

1618 Spagna Corsari barbareschi

Liberato, con la squadra cantabrica si impossessa di 2 navi di moriscos spagnoli che, buoni conoscitori delle coste, si sono dedicati con successo alla guerra di corsa. I nemici resistono con valore al suo attacco; i vinti sono per la maggior parte passati per le armi.

1621 Spagna Paesi Bassi Sale al trono Filippo IV e l’Oquendo viene riabilitato a tutti gli effetti. Alla testa della squadra cantabrica viene aggregato a Lisbona alla flotta oceanica. Ha l’incarico di intercettare le navi olandesi tese alla conquista di un porto nel nord del Marocco.
1623 Con la sua capitana e 2 petacchi scorta un convoglio diretto all’Avana. Lascia Cuba nonostante che alcune sue navi non siano propriamente in ordine, come la sua capitana “Santisima Trinidad”. L’imbarcazione affonda con tutto il suo carico (677 lingotti d’argento, di cui 120 appartenenti alla corona). A settembre viene colto, sempre nei Caraibi, da un uragano che lo costringe a rientrare all’Avana.
1624
Aprile Decide di ritornare in Spagna nonostante gli ordini ricevuti, allo scopo di sfuggire alla caccia dei corsari inglesi che controllano le acque delle Azzorre. Riesce nel suo intento; non può, tuttavia, impedire un nuovo naufragio, quello della “Espiritu Santo”, conclusosi con la morte di 250 uomini. In Spagna viene sottoposto a processo per avere preso il mare pur sapendo di non avere imbarcazioni in ordine; è pure accusato di corruzione. Gli è tolto il comando ed è costretto a risarcire i danni subiti dal convoglio con l’indennizzo di 12000 ducati.
1626
Luglio Ritorna al comando della squadra cantabrica. Decide autonomamente di muovere in soccorso del maestro di campo Diego Escobedo, governatore della fortezza di Mamora, posta sulla costa atlantica del Marocco. Salpa con alcune navi con a bordo 500 soldati. Rifornisce il presidio di vettovaglie e munizioni.
1628 Spagna Inghilterra Il capitano generale dell’armata spagnola, don Fradique de Toledo, lo invia in soccorso del duca di Guisa impegnato a combattere gli inglesi a La Rochelle. A causa dei forti venti non è in grado di superare Capo Finisterre (Cabo Finisterre). Ai primi di settembre dello stesso anno la flotta delle Indie cade in potere degli olandesi condotti da Piet Hein.
1629 Spagna Paesi Bassi Affianca don Fradique de Toledo nel proteggere nei Caraibi le navi mercantili spagnole. Assale gli olandesi nelle Antille tra l’ isola di Nieves e quella di San Cristobal. Si distingue nella battaglia navale che si svolge nei pressi riuscendo a salvare dalla cattura il galeone “Jesus Maria”, arenatosi su alcune secche.
1630
Febbraio L’olandese Henry Lonk occupa Pernambuco sulla costa brasiliana. E’ inviato a contrastare gli avversari con la sua squadra e 26 navi portoghesi.
1631 Salpa ai primi di maggio da Lisbona. Raggiunge la baia di Tutti i Santi e punta su Pernambuco. Risale poi la costa con 20 galeoni con i quali scorta un contingente di fanteria destinato a fronteggiare gli olandesi ora agli ordini di Adrian Hans Pater. Lo scontro avviene a Los Abrojos. Gli avversari assalgono gli spagnoli con 16 navi, mentre questi ultimi, di pari potenza, ne hanno solo 9. L’Oquendo naviga a bordo della “Santiago”; fa imbarcare numerose truppe sulla sua squadra. Inizia il fuoco dell’artiglieria d’ambo le parti, in particolare tra le 2 ammiraglie. Tra gli spagnoli rimane ucciso l’ammiraglio Francisco de Vallecilla a bordo della “San Antonio”; devono pure subire la cattura del galeone “Buenaventura”. La vittoria spetta in ogni caso ad Antonio de Oquendo, che fa sbarcare la sua fanteria e riesce in tal modo a riconquistare Pernambuco.
1634/1636 Spagna Francia Paesi Bassi Incrocia nell’Atlantico utilizzando come base logistica Avana. Il nuovo comandante della flotta oceanica è ora il duca di Medina al posto di don Fradique de Toledo. Rientrato in patria si batte a duello con l’italiano Nicola Giudici. E’ rinchiuso in prigione per qualche tempo. Liberato, è inviato alla guardia di Gibilterra; gli viene poi ordinato di congiungersi nel Mediterraneo con la squadra di Napoli. Nel dicembre del 1636 imbarca trasferisce con le navi molti fanti destinati alla difesa di Minorca.
1637 Sverna a Mahon. Supervisiona i lavori di fortificazione dell’isola di Minorca in particolare le opere legate alla costruzione di un forte nel porto di Fornells. Da fine luglio al gennaio dell’anno seguente coordina i suoi movimenti con quelli della squadra di Napoli.
1638 Rientra a Mahon ed ha modo di litigare con le autorità locali perché queste hanno permesso alle suore del convento dell’Immacolata Concezione di ampliare alcune case nelle vicinanze del forte. A giugno può lasciare l’isola e ritornare a Cadice.
1639
……………
8 squadre spagnole si riuniscono nel porto di La Coruna per imbarcare la fanteria destinata a combattere gli avversari nelle Fiandre. All’appello sono presenti 51 imbarcazioni; le ammiraglie sono la sua “Santiago” e la portoghese “Santa Teresa”. All’armata iberica si accompagnano anche 12 navi inglesi adibite al trasporto delle truppe (9000/10000 uomini). A bordo si trovano pure 2 milioni di ducati in verghe d’argento, denaro destinato al soldo dei fanti del tercio.  Il comando generale è dato all’Oquedo, specie a seguito della rinuncia di Lope de Hoces che ha il comando dei galeoni portoghesi. L’armata si muove verso Santander: all’avanguardia si collocano le più leggere navi della squadra di Dunkerque
Settembre ottobre
E’ avvistata la flotta olandese guidata da Maarten Tromp, un ammiraglio che nel corso dei vari combattimenti si presenta come un formidabile tattico, in quanto al contrario dell’Oquendo riesce a cambiare, secondo le circostanze, più volte il suo schieramento. Gli avversari si dividono in 2 squadre, una agli ordini dello stesso Tromp ed una in quella condotta da Cornelis Evertsen. Lo scontro avviene in prossimità delle Downs (dune). Nell’occasione, come nel caso di Pernambuco, l’Oquendo cerca di utilizzare la stessa strategia (formazione a mezzaluna) consistente nella ricerca dello scontro diretto con l’ammiraglia avversaria. Tromp simula una ritirata di fronte al suo incedere, salvo a farsi trovare con tutte le sue navi in formazione di linea compatta. Segue il bombardamento nei confronti dell’ammiraglia dell’Oquendo e di tutte le imbarcazioni che lo affiancano. Gli spagnoli sembrano destinati alla sconfitta, senonché cambia la direzione del vento, che ora toglie agli olandesi ogni possibilità di movimento. Tromp è costretto a ritirarsi; gli spagnoli non approfittano della situazione; Oquendo ordina a sua volta la ritirata permettendo così alle navi nemiche di procedere lungo il litorale. Gli olandesi riparano a Calais, gli spagnoli prima a Dunkerque e poi a Mardique. Oquendo fa sbarcare le truppe in tale località. Si dirige successivamente verso la costa inglese mettendo l’ancora nella rada che delimita le Downs. Lo può fare in quanto la Spagna è in pace (seppure in modo precario) con l’Inghilterra. Oquendo commette l’errore di non rispondere alle salve di saluto dell’ammiraglio Pennington che si trova nella medesima località. Ciò provoca l’ira degli inglesi che pongono ostacoli al reimbarco degli spagnoli scesi a terra. Gli olandesi si collocano al largo delle Downs ed effettuano un severo blocco alla sua armata per impedire che questa riceva soccorsi dall’esterno. L’arrivo di una nave spagnola con un carico di polvere da sparo provoca l’attacco di Tromp alle sue posizioni in quanto molte navi spagnole risultano incagliate nei bassifondi. Al termine del combattimento riesce a raggiungere Mardique con il “Santiago”, crivellato da 1700 colpi, e sole 6 navi.
1640
Giugno
Rientra in Spagna dichiarandosi vincitore. Muore a marzo a La Coruna.

CITAZIONI

(A proposito della battaglia delle Downs) “Ya no me queda mas que morir, pues que he traido a puerto con reputacion la nave y el estendarte” dicen que exclamò Oquendo. Y lo sorprendente es que llegara editarse una relacion “cantando” su “gran victoria sobra los holandeses. Pero, como senala Fernandez Duro, a pesar de las frases con que se satisfacia por de pronto a la vanitad, vendando las heridas del amor patrio, puedon disimularlo…Con grandes dotes de imaginacion, algunas de las biografias publicadas hacen referencia a la influencia que las hazanas de su padre pudieron tener en el joven Antonio. Sin embargo, es probable que, cuando murio D. Miguel, en 1588, el nino aun no habia estado ausente del domicilio familiar en los anos anteriores, los recuerdos que pudiera tener de él no serian muchos.” Gracia Rival