Mari dei Ansaldo

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1852

ANSALDO DEI MARI Di Genova. Ghibellino. Signore di Capo Corso con i castelli di Luri, Cagnano,  Barrettali e Rogliano.

+ 1254

Anno, mese Stato, in proprio Avversario Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1214-1233 Genova Nel 1214 esercita la carica di console a Genova con Giovanni della Volta, Guglielmo Tornelli, Oberto Spinola e Ogerio Pevere. Nello stesso anno è coinvolto in una rissa per le vie cittadine, indice dello stato di tensione esistente, in particolare, nella zona della cattedrale di San Lorenzo, tra le famiglie della Turca e Camilla da un lato e quella dei Pevere dall’altro. Nell’autunno del 1231 è chiamato a far parte dell’ambasceria che accompagna il podestà Ugolino dei Rossi, di Parma, presso l’imperatore Federico II a Ravenna. Ne fanno parte anche Rosso della Volta, Almerio Panzani, Tedisio Fieschi, Ansaldo Di Negro e Giovanni Spinola. Nel 1233 ha l’incarico di podestà a Parma; nel 1239, sempre per conto della fazione imperiale, ricopre il medesimo incarico a Cremona.
1239 Impero Genova

La fazione imperiale genovese, detta dei “Mascherati”, è costretta ad abbandonare la città; Ansaldo dei Mari viene nominato grande ammiraglio di Sicilia dall’imperatore Federico II di Svevia al posto di Nicolino Spinola. Esce da Porto Pisano per prestare soccorso a Savona dagli assalti portati dai guelfi. Si schiera davanti al porto di Genova con 47 galee; si accorge che le mura cittadine sono ben fornite di difensori e riprende il mare. Si dirige verso Albenga e distrugge il castello di tale località. La flotta genovese si porta a Noli per poterlo attaccare; Ansaldo dei Mari ritorna sotto Genova e trova questa volta la città sguarnita di difensori. Gli sono rivolti dalle cime dei monti vicini alcuni segnali che lo invitano a desistere dal suo obiettivo. Rientra a Savona dove è accolto con tutti gli onori. Giunge nel frattempo la flotta genovese nei pressi della città. Gli avversari cercano di introdurre nel porto alcuni brulotti che non riescono, tuttavia, a superare le catene di sbarramento. Una tempesta obbliga gli assedianti a riguadagnare il porto di Noli. Sulla fine dell’anno Ansaldo dei Mari, su richiesta dell’imperatore, lascia in Savona 9 galee che per maggiore sicurezza fa trasportare a terra; delle rimanenti galee ne invia in Sicilia 20, mentre egli con le restanti punta verso la Sardegna.

1240

Ha il comando della flotta dell’imperatore alla morte di Nicola Spinola.

1241
Aprile maggio

Si rende protagonista di un episodio cruciale per il proseguimento del confronto con i genovesi. A fine aprile capitana una squadra  di 27 galee e di alcuni legni pisani. Ai primi di maggio, nelle acque dell’isola del Giglio, si imbatte in 27 galee e tre taride genovesi guidate da Giacomo Marucello. Ciascuna galea ha a bordo 174 uomini, sulle taride ve ne sono 77. Ai primi di maggio Ansaldo dei Mari, con figlio Andriolo e l’ammiraglio pisano Ugo Buzzaccarini riescono ad intercettare il convoglio sul quale sono imbarcati un centinaio di prelati che devono partecipare a Roma al conclave indetto per la morte del papa Gregorio IX. Il Marucello, senza attendere l’arrivo di altre 8 galee provenienti da Genova,  accetta il combattimento. I genovesi sono sconfitti; Giacomo Marucello si salva con sole 5 galee, tra cui la capitana ove si trova. Le altre 22 sono costrette ad arrendersi: 16 ad Andriolo dei Mari e 6 al Buzzaccarini. I morti ed i feriti sono circa 2000, i prigionieri 4000. In potere degli imperiali pervengono due cardinali (il cistercense Giacomo da Pegorara ed Ottone da Tonengo), il legato pontificio e molti altri ecclesiastici tra prelati, vescovi ed abati. I prigionieri, incatenati, ammucchiati nelle stive sono condotti prima a Pisa e poi a Napoli per essere rinchiusi in Castle dell’Ovo. Con la vittoria Ansaldo dei Mari si sposta a Savona. Obbliga 2 galee genovesi a gettarsi a terra verso la spiaggia di Noli: una è messa a sacco ed all’altra è sfondata la carena. E’ armata in tutta fretta a Genova una flotta di 50 navi agli ordini di Ansaldo Soldano e di Giacomo di Levanto. Costoro sorprendono gli imperiali mentre sono intenti all’assedio di Noli. Ansaldo dei Mari avvista gli avversari ed abbandona le operazioni per dirigersi verso la Corsica. Allorché la flotta avversaria lascia le acque di Noli Ansaldo dei Mari ricompare al largo della Riviera di Ponente, occupa l’isola di Gallinaria, nei pressi di Albenga, ed il castello di Cervo. Riappare a Savona, da dove tenta un attacco di sorpresa su Genova. L’azione fallisce per concludersi con una rapida ritirata. Un ulteriore insuccesso avviene quando cerca di colpire gli interessi dei genovesi in Sardegna. Rientra in Sicilia per trascorrervi i mesi invernali.

1242
………………

Si collega con le truppe ghibelline e con quelle del marchese di Monferrato, minaccia Portovenere, si colloca nei pressi di Vado Ligure. Gli abitanti di Diano Marina colgono di sorpresa alcuni suoi marinai, scesi a terra da una galea, e ne fanno strage: la nave viene affondata. Attaccato dai guelfi genovesi Ansaldo dei Mari deve ritirarsi. Sbarca poi  ad Arenzano e devasta il litorale. Rientra a Savona; quando la città viene assalita da 51 galee nemiche preferisce riprendere il mare e sfuggire nottetempo alla caccia dei nemici. Mentre le navi avversarie sono ferme a Noli entra all’alba nel porto di Genova per un’azione dimostrativa. Rientra a Savona senza farsi intercettare; invia alcune galee a scorrere le coste della Provenza (Provence). I nemici alfine si ritirano per cui Ansaldo dei Mari può muoversi per indirizzarsi verso la Sicilia. Durante il viaggio sbarca a Pisa gli ambasciatori della fazione ghibellina che devono incontrarsi con l’imperatore. 

Luglio

Al comando di 70 galee e di 2 grosse navi giunge a Porto Pisano. Si collega con la flotta pisana e si trasferisce nelle acque liguri. Assale invano il castello di Levanto. I genovesi, agli ordini del podestà il bresciano Corrado Concesio, costituiscono una flotta di 97 navi di molto superiore al numero delle navi a sua disposizione. Ansaldo dei Mari fa appena in tempo a disimpegnarsi;  si dirige nottetempo ad Andora con le sue navi; Corrado Concesio si pone al suo inseguimento. L’ammiraglio ghibellino si dirige verso l’isola di Sant’Onorato e la Corsica.

Settembre ottobre
I genovesi disarmano la loro flotta e licenziano gli equipaggi. Alla notizia Ansaldo dei Mari rientra a Savona con 60 galee in attesa dell’arrivo della squadra imperiale condotta da Marino d’Eboli. Insieme i due capitani scorrono la costa ligure e mettono a sacco Cogoleto ed Arenzano. Corrado Concesio è obbligato a riprendere il mare con 70 galee;  si prefigge l’obiettivo di catturare il rivale entro il porto di Savona. Ansaldo dei Mari non accenna a muoversi da tale riparo; fa puntare, anzi, le prue delle sue navi verso terra. I genovesi spingono numerosi brulotti contro le sue galee per dare loro fuoco. Il vento non è favorevole e spinge le navi incendiarie verso il largo frustrando ogni sforzo. Con il mare in burrasca i genovesi si rifugiano a Noli; da qui puntano verso Genova. Durante quest’ultimo tragitto fanno naufragio presso Arenzano alcune galee della repubblica. Da parte sua Ansaldo dei Mari si ritira nel porto di Vado Ligure. Di seguito naviga nelle acque provenzali per scortare un carico di sale destinato a Savona: durante la crociera cattura 2 navi mercantili genovesi provenienti dalla Spagna. Vende parte del bottino a Marsiglia prima di fare ritorno a Savona. A fine ottobre lascia la Liguria e si dirige verso la Sicilia con il figlio Andriolo.
1243

Ripara in Provenza. Sconfitto da 73 galee, 13 galeazze e 3 navi all’isola di Sainte-Marguerite naviga dapprima verso la Corsica; punta successivamente su Savona: è ancora una volta assediato nella città. Con il ritiro dei genovesi si dirige su Albisola. Ha ora 60 navi a disposizione. Gli avversari tentano di sorprenderlo: Ansaldo dei Mari sfugge agli avversari e riesce a riguadagnare il porto di Savona. Con la stagione invernale rifornisce la città di vettovaglie,  di armi e munizioni necessarie per il proseguimento della campagna. da ultimo invia spedisce il figlio Andriolo verso la Puglia con 40 navi mentre egli si reca in Sicilia con il resto della flotta per svernarvi. A giugno fa parte di un’ambasceria inviata a Roma da Federico II per cercare di ottenere un riavvicinamento tra impero e stato della Chiesa. 

1244

Il figlio Andriolo dei Mari è impegnato in alcuni scontri navali nelle acque liguri. Ansaldo dei Mari lascia la Sicilia e si dirige a Pisa con 55 navi; si collega con il podestà della città Bonaccorso della Palude e con 80 galee si avvia lungo le coste liguri. I genovesi abbandonano una volta di più l’assedio di Savona. Spedisce il figlio con 17 galee e le galeazze a scorrere nelle coste provenzali in modo che gli angioini non prestino soccorso a pontifici e genovesi. Ansaldo dei Mari saccheggia le riviere liguri; va a vuoto il suo tentativo di impedire l’ingresso in Genova del nuovo papa Innocenzo IV (il genovese Sinibaldo Fieschi). Nel proseguimento delle operazioni si porta nelle acque di Tunisi con 20 galee per dare la caccia alle navi genovesi che stanno rientrando in Liguria.

1245-1254 Nel settembre 1245 entra con il figlio Andriolo nel porto di Pisa alla testa di una piccola flotta di galee. Si reca a Parma; riceve l’ordine di mettersi al servizio del re Enzo, figlio di Federico II. Si muove con 5 galee verso la Sardegna e la Corsica, mentre una parte della flotta imperiale incrocia lungo le coste della Liguria e della Provenza. Il re Enzo si separa (mediante annullamento del matrimonio deciso dalla Santa Sede) dalla moglie Adelasia di Torres (Lugodoro). Ansaldo dei Mari non riesce ad impedire che la signora si metta in contatto con i genovesi per ottenere il loro sostegno. Maggiori successi ottiene in questi anni in Corsica dove diviene signore di numerosi castelli a nord di Capo Corso. Tra la fine del 1245 ed il 1246, sia attraverso azioni di guerra come per mezzo di acquisti, numerose proprietà immobiliari. Al prezzo di 4000 lire genovesi ottiene dai Pevere i tre castelli di Motti (Luri), Oveglia (Cagnano) e Minerviu (Barrettali). Nello stesso periodo compra anche  dagli Avogari e dai Camilla altri tre castelli all’estremità settentrionale di Capo Corso, tra cui quello di San Colombano (Rogliano). Tre anni dopo, nell’agosto del 1249, un feudatario corso di Luri gli vende per 2000 lire genovesi i suoi possedimenti confinanti a meridione con Pietra Corbara ed a settentrione la costa acquistata in precedenza dallo stesso nobile dai marchesi di Massa e di Rostino, dai Pevere e dagli Avogari. Più tardi nel 1252 membri delle famiglie degli Avogari e dei Camilla gli cedono, sempre al prezzo di 2000 lire genovesi, un vasto territorio intorno a Santa Maria di Chiapella a nord di Rogliano. Nel dicembre del 1250 muore Federico II. Guelfi e ghibellini possono ormai convivere in modo abbastanza pacifico in Genova. In tale contesto Ansaldo dei Mari può rientrare in città. Suo titolo è quello di ammiraglio, che gli viene riconosciuto anche dalla Santa Sede con i relativi e privilegi ad esso legati. Muore nel 1254.

CITAZIONI

-“ Diede prova di un’ammirevole capacità manovriera, con cui riuscì a tenere l’avversario impegnato, senza mai portare all’urto le proprie forze di troppo inferiori.” Bragadin