Indice Anagrafico dei corsari operanti nel Mediterraneo:
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HADIM HASSAN AGA/ASSAN AGA Sardo. Rinnegato. Corsaro barbaresco.
+ 1544
| Anno, mese | Stato, in proprio | Avversario | Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| …………… | Pastorello dell’isola di Asinara viene fatto prigioniero in un’incursione a terra dai corsari di Barbarossa. | ||
| 1535 | |||
| Luglio | Tunisi | Impero | E’ impegnato alla difesa di Tunisi per conto di Barbarossa. Sulla fine dell’estate è nominato dal Barbarossa vicegovernatore di Algeri. |
| 1536/ 1538 | In proprio | Impero | Con numerose navi algerine si rivolge soprattutto contro le coste della Spagna che mette a ferro e fuoco. In tale paese, come in Italia, si deve provvedere ad innalzare torri di guardia e di difesa che all’apparire delle vele corsare diano l’allarme agli abitanti. |
| 1539 | |||
| Settembre | Con altri corsari conduce ad effetto un’impresa di eccezionale risonanza che vede uno sbarco a sorpresa a Gibilterra in cui viene colta impreparata la guarnigione della piazzaforte. | ||
| 1541 | |||
| Ottobre | Algeri | Impero | Si trova alla difesa di Algeri allorché la città è investita dal mare dalla flotta di Andrea Doria e da terra dalle forze guidate dal duca d’Alba. L’imperatore Carlo V gli invia un ambasciatore per invitarlo alla resa: rifiuta burlandosi degli avversari. Ha a sua disposizione 800 turchi e 5000 mori di cui molti di origine spagnola; confida nel cattivo tempo per avere la meglio sugli avversari. Gli imperiali sbarcano ed effettuano un violento bombardamento delle mura cittadine; i cavalieri di Malta attaccano la porta pensando di entrarvi mescolati con i fuggitivi come è già successo in altra occasione. Hassan Aga la fa chiudere e fa bombardare mori e cavalieri (che si trovano all’esterno delle mura) con i suoi cannoni. 300 sono i morti tra gli assalitori. Si scatena inoltre una tempesta che sorprende gli attaccanti che non hanno atteso lo scarico delle tende e degli approvvigionamenti. Nella notte gli avversari sono costretti a riposarsi nel fango; vengono sferzati dalla pioggia e gelati dal vento di tramontana che soffia dai monti; sono affamati, stremati e demoralizzati; non possono neppure utilizzare gli archibugi perché la polvere da sparo si è bagnata. Le truppe di Hassan Aga effettuano una sortita all’alba; la situazione è tamponata dai cavalieri di Malta che proteggono la ritirata dei fanti. La vittoria arride ai musulmani: i prigionieri sono ridotti in schiavitù. Dopo la vittoria, considerata da Hassan Aga e dai suoi collaboratori un preciso segnale della protezione divina, impone agli staterelli del Maghreb, comprese le tribù berbere dell’entroterra, la sottomissione al sultano Solimano. |
| 1544 | Muore. Gli succede nel governatorato di Algeri il figlio del Barbarossa Hassan, nato da una donna algerina |
CITAZIONI
-“Uffiziale di coraggio, intrepido, ed esperto.” Laugier de Tassy
-“Eunuco, vecchio pirata.” Monterisi
-“Superbo della sua potenza…(da Costantinopoli) ordinava le devastazioni delle terre cristiane, e soprattutto delle spiagge del luogo natio, con tanto più furore in quanto tribolarle barbaramente gli serviva come argomento per provare presso i Musulmani la sua inesorabilità nel combattere i Cristiani.” Martini
-“One of the first of these corsair “Muladies” to achieve the Mediterranean myth through fortune, and whose singular biography was gathered by Antonio de Sosa in Algiers forty years later with the vivacity of details of the remembered mythicized frontier stories..His figure reaches a mithical apex with the expedition of Charles V against Algiers in 1541. This castrated Sardinian had become the victor of the Emperor, which such a commitment to courage and loyalty to his new companies and coreligionists that he evolved into a “vox-populi” something peculiar to the frontier, as is gathered by the varying correspndances of the different chroniclers and narrators of that reality.” Sola -“Era Asan Aga de edad de 56 anos, pequeno de cuerpo pero muy bien proporcionado, de lindos ojos y facciones de cara y muy blanco; fue amantisimo de justicia, y por esta causa uso de muy grandes crueldades, por lo qual fue de todos muy temido; era hombre muy liberal y amigo de hacer bien a los pobres. Esta enterrado en Argel fuera de la puerta de Babaluete, en una cuba grande o sepultura que un renegado suyo mayordomo de su casa le hizo despés de muerto.” A. de Sosa riportato dal Sola

Hasan era certamente sardo, ma l’idea che fosse nativo dell’Asinara è un’invenzione di Luigi Pinelli che non si basa su alcun documento storico. Purtroppo l’idea è stata ripetuta ciecamente da alcuni lavori successivi al romanzo di Pinelli.
Hasan il Sardo non era quindi dell’Asinara, isola all’epoca frequentata praticamente solo dai pescatori di corallo sassaresi, ma di Siniscola:
Un manoscritto spagnolo del XVI secolo, il V, 248 della Biblioteca Nacional, probabilmente scritto da Juan Paez De Castro, ed edito da Édouard Cat nel 1891 nel “Mission bibliographique en Espagne rapport à Monsieur le ministre de l’Instruction publique”, specifica che Hasan nacque a Siniscola, e che era inoltre cugino di un altro importante rinnegato sardo, Alcayde Ali, nativo della vicina Posada.
Il racconto, che è il più specifico ed il più vicino ai fatti accaduti, oltre ad essere attribuito ad uno degli umanisti spagnoli più autorevoli di sempre, il già menzionato Juan Paez De Castro, presenta vari dettagli che ne comprovano la veridicità :
1)I cognomi dei genitori di Alcayde Alì, l’altro rinnegato sardo, nativo della vicina Posada, sono assolutamente realistici (Farres e Pelurço), e appaiono come deformazioni di cognomi sardi (notare che all’epoca i cognomi venivano scritti in maniera diversa anche all’interno dello stesso documento). Farre/Farris e Pilurzu/Pilurzi/Pilurtzu. Notare che mentre il primo cognome è diffuso in quasi tutta la Sardegna, il secondo cognome è abbastanza raro, e oltre il fatto che esiste solo in Sardegna, nella sua variante Pilurzi esiste solamente proprio nell’area di Posada e di altri paesi della zona come Siniscola e Orosei. L’Angius cita un Pilurzu di Posada che ebbe il coraggio di colpire il barone del luogo. Molto realistico anche il cognome del prete Nicolo (Nicolò) Iba il Sardo, un altro personaggio menzionato nel manoscritto spagnolo V, 248. Il cognome Ibba, uno dei cognomi più diffusi in Sardegna, veniva spesso scritto Iba, specialmente in epoca spagnola.
2) Ancora più rilevante, il suddetto prete Nicolao/Nicolò Iba/Ibba, che nel manoscritto già citato come colui che trattò con i corsari barbareschi e che si recò ad Algeri, e che trattò anche con Alcayde Alì il Sardo (da cui probabilmente egli ottenne le suddette informazioni circa la nascita dei due rinnegati sardi, poi plausibilmente riferite a Juan Paez De Castro, forse direttamente) esistette realmente. Nicolao Iba/Ibba è menzionato in una serie di documenti risalenti al XVI secolo, e, cosa ancora più rilevante, è menzionata più volte la sua attività ad Algeri come negoziatore per il riscatto dei sardi rapiti dai corsari barbareschi, proprio come narrato nel manoscritto! Un dettaglio assolutamente reale. Prima che Cat pubblicasse il manoscritto cinquecentesco, l’unica menzione edita di Nicolao Ibba era quella del volume dell’anno 1877 di Historiae patriae Monumenta dedicata ad Iglesias, dove peraltro Nicolaus Ibba è menzionato solo come “sinidicus” di Iglesias. I documenti iglesienti menzionanti la sua attività di negoziatore ad Algeri sono invece stati pubblicati solo di recente (nel 2015) nella tesi di dottorato di Roberto Poletti sul notariato ad Iglesias. Una delle date (1551) in cui Nicolao Ibba era impegnato nel riscatto dei sardi catturati in Nord Africa secondo i documenti editi dal Poletti, coincide perfettamente con il periodo in cui il frate Nicolò era impegnato a negoziare con i corsari di Algeri.
3) ) Siniscola nel XVI secolo venne effettivamente ripetutamente attaccata dai Barbareschi. Per esempio fu colpita da un devastante attacco barbaresco nel 1514, dove furono rapiti molti sardi.
Quindi, il manoscritto cinquecentesco V 248, scritto da un umanista autorevole, ed edito da uno studioso francese anch’egli autorevole, contente un racconto perfettamente realistico e caratterizzato da dettagli specifici comprovati da documenti indipendenti da esso, chiarisce senza ombra di dubbio l’origine siniscolese del famoso rinnegato sardo.
Ora c’è solo da chiedersi come mai un documento talmente importante sia stato totalmente ignorato, e perché sia stata preferita la storia inventata di sana pianta nel secolo scorso da Luigi Pinelli. Forse perché nessuno si è mai preso di scrivere un lavoro storico serio sulla sua figura? L’unica opera seria che ho trovato è:
: “Fernando Fernández Lanza, 2014, El Muladí Hassan Aga (Azan Aga) y su gobierno en Argel. La consolidación de un mito mediterráneo”;
che comunque ignora totalmente l’esistenza del manoscritto V, 248.
Hasan era certamente sardo, ma l’idea che fosse nativo dell’Asinara è un’invenzione di Luigi Pinelli che non si basa su alcun documento storico.
Hasan il Sardo non era quindi dell’Asinara, isola all’epoca frequentata praticamente solo dai pescatori di corallo sassaresi, ma quasi certamente di Siniscola:
Un manoscritto spagnolo del XVI secolo, il V, 248 della Biblioteca Nacional, probabilmente scritto da Juan Paez De Castro, edito da Édouard Cat nel 1891 nel suo lavoro “Mission bibliographique en Espagne rapport à Monsieur le ministre de l’Instruction publique”, specifica che Hasan nacque a Siniscola, e che era inoltre cugino di un altro importante rinnegato sardo, Alcayde Ali, nativo della vicina Posada.
Il racconto, che è il più specifico ed il più vicino ai fatti accaduti, oltre ad essere attribuito ad uno degli umanisti spagnoli più autorevoli di sempre, il già menzionato Juan Paez De Castro, come suggerisce anche una nota del Pellicer nel manoscritto, presenta vari dettagli che ne comprovano la veridicità :
1)I cognomi dei genitori di Alcayde Alì, l’altro rinnegato sardo, nativo della vicina Posada, sono assolutamente realistici (Farres e Pelurço), e appaiono come deformazioni di cognomi sardi (notare che all’epoca i cognomi venivano scritti in maniera diversa anche all’interno dello stesso documento). Farre/Farris e Pilurzu/Pilurzi/Pilurtzu. Notare che mentre il primo cognome è diffuso in quasi tutta la Sardegna, il secondo cognome è abbastanza raro, e oltre il fatto che esiste solo in Sardegna, nella sua variante Pilurzi esiste solamente proprio nell’area di Posada e di altri paesi della zona come Siniscola e Orosei. L’Angius cita un Pilurzu di Posada che ebbe il coraggio di colpire il barone del luogo. Molto realistico anche il cognome del prete Nicolo (Nicolò) Iba il Sardo, un altro personaggio menzionato nel manoscritto spagnolo V, 248. Il cognome Ibba, uno dei cognomi più diffusi in Sardegna, veniva spesso scritto Iba, specialmente in epoca spagnola.
2) Ancora più rilevante, il suddetto prete Nicolao/Nicolò Iba/Ibba, che nel manoscritto già citato come colui che trattò con i corsari barbareschi e che si recò ad Algeri, e che trattò anche con Alcayde Alì il Sardo (da cui probabilmente egli ottenne le suddette informazioni circa la nascita dei due rinnegati sardi, poi plausibilmente riferite a Juan Paez De Castro, forse direttamente) esistette realmente. Nicolao Iba/Ibba è menzionato in una serie di documenti risalenti al XVI secolo, e, cosa ancora più rilevante, è menzionata più volte la sua attività ad Algeri come negoziatore per il riscatto dei sardi rapiti dai corsari barbareschi, proprio come narrato nel manoscritto! Un dettaglio assolutamente reale. Prima che Cat pubblicasse il manoscritto cinquecentesco, l’unica menzione edita di Nicolao Ibba era quella del volume dell’anno 1877 di Historiae patriae Monumenta dedicata ad Iglesias, dove peraltro Nicolaus Ibba è menzionato solo come “sinidicus” di Iglesias. I documenti iglesienti menzionanti la sua attività di negoziatore ad Algeri sono invece stati pubblicati solo di recente (nel 2015) nella tesi di dottorato di Roberto Poletti sul notariato ad Iglesias. Una delle date (1551) in cui Nicolao Ibba era impegnato nel riscatto dei sardi catturati in Nord Africa secondo i documenti editi dal Poletti, coincide perfettamente con il periodo in cui il frate Nicolò era impegnato a negoziare con i corsari di Algeri.
3) ) Siniscola nel XVI secolo venne effettivamente ripetutamente attaccata dai Barbareschi. Per esempio fu colpita da un devastante attacco barbaresco nel 1514, dove furono rapiti molti sardi, ma anche precedentemente, ad esempio nel 1512.
4)Un’altra fonte, il Tratado de las campañas di Martin García Cerezeda, un contemporaneo di Hasan, afferma che egli nel 1535 era trentacinquenne, contraddicendo l’affermazione dell’opera “Topografía e historia general de Argel” – successiva sia al Tratado di Cereza, che al manoscritto V, 248 – secondo cui Hasan morì all’età di 56 anni nel 1543. L’età riferita da Cereza è decisamente compatibile con l’episodio narrato nel manoscritto V, 248, dove viene riferito che egli fu rapito all’età di dieci anni, se immaginiamo che Hasan venne rapito in uno dei noti saccheggi barbareschi di Siniscola nei primi decenni del Cinquecento, specialmente se consideriamo che sino all’Ottocento inoltrato era molto diffuso il fenomeno dell’age heaping, cioè l’approssimazione dell’età, quindi, ponendo che Hasan sia stato rapito ad esempio nel 1512, all’età di circa dieci anni, nel 1535 ne avrebbe avuto circa 33, ma sarebbe stato norme all’epoca sia per Cereza, che per Hasan stesso, arrotondare la sua età a 35 anni, sull’age heaping: “L’ age heaping, è un fenomeno che si verifica quando le persone tendono ad arrotondare le età, specialmente a multipli di cinque o dieci, quando forniscono informazioni sulla propria età o quella di altri. Questo può creare picchi nei dati demografici, specialmente a età che terminano con 0 o 5, distorcendo la vera distribuzione dell’età in una popolazione. ”
Quindi, il manoscritto cinquecentesco V 248, scritto da un umanista autorevole, ed edito da uno studioso francese anch’egli autorevole, contente un racconto perfettamente realistico e caratterizzato da dettagli specifici comprovati da documenti indipendenti da esso, chiarisce senza ombra di dubbio l’origine siniscolese del famoso rinnegato sardo.
Ora c’è solo da chiedersi come mai un documento talmente importante sia stato totalmente ignorato, e perché sia stata preferita la storia inventata nel secolo scorso da Luigi Pinelli. L’unica opera dedicata specificamente a lui che ho trovato, oltre al suo interessante articolo e oltre al libro del Pinelli, è:
: “Fernando Fernández Lanza, 2014, El Muladí Hassan Aga (Azan Aga) y su gobierno en Argel. La consolidación de un mito mediterráneo”,
che comunque ignora totalmente l’esistenza del manoscritto V, 248.
Ulteriori notizie su Nicolao Ibba (o Yba in questo caso), il frate francescano sardo impegnato nelle trattive per il riscatto di sardi rapiti nel XVI secolo si trovano anche in una recente pubblicazione dove si afferma che egli cercò di ordire una trama che avrebbe coinvolto un gruppo di rinnegati sardi ad Algeri per prendere il potere nella capitale corsara.
Nella stessa pubblicazione si fa anche riferimento al fatto che il frate sardo Nicolao Ibba (o anche Iba/Yba) stipulò delle trattative anche con un terzo famoso rinnegato sardo, Ramadan Pascià, governatore di Algeri.
La pubblicazione: Gennaro Varriale, 2020, ¿La frontera mediterránea laboratorio de América? El espionaje contra el Turco en el siglo XVI.