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GABBIA Specie di gerla o cofano che gli antichi bastimenti portano alla cima dell’albero, capace di contenere 4 o 6 marinai per avvistare le navi ed anche per combattere dall’alto.

GALEA Bastimento a remi lungo e sottile, due alberi (il maestro ed il trinchetto: il primo porta una vela quadra e tre latine; il secondo, una sola vela latina, che si può restringere per la terza parte in modo da avere il terzarolo. La galea viene usata principalmente come nave di fila. Il termine deriva dal greco, pescespada, da cui ritrae le forme, l’agilità ed il rostro. Presente nel Mediterraneo dall’ 800 al 1800. Nave lunga a vela ed a remi, possiede delle vele da usarsi con il vento a favore; il remo, viceversa, è l’usuale forza motrice in ogni direzione. Buona al combattimento: in procinto di battersi, come le antiche triremi, la galea mette al coperto alberi e vele. Lunghezza 50 metri, larghezza 7, altezza 3, pescaggio 2: sono frequenti le varietà e le mutazioni accidentali nella galea, sin dagli inizi. Armi: oltre il rostro ad una o più punte di foggia diversa, archi e balestre per lanciare verrettoni (specie di frecce a forma di spiedo, che si possono scagliare anche a mano) e frecce incendiarie, fuochi artificiati (pignatte piene di polvere e di fuoco da gettare sul nemico), spade, picche, pugnali, sassi e macchine per gettarli. Per l’assalto alle fortezze si costruiscono delle torri, talora più alte delle mura nemiche, ponti e scale da cui i membri dell’equipaggio utilizzano le loro armi da getto. Solo dalla seconda metà del 1400 è generalizzato l’uso delle artiglierie anche nelle galee. Armamento di una galea verso il 1500-1600: sotto le rambate, la batteria di 5 pezzi grossi, tra i quali il cannone di corsia che lancia palle di ferro da 35 a 50 libbre; alcuni preferiscono utilizzare le colubrine che tirano più lontano palle da 30 libbre, che sono meno pesanti. Sui fianchi, 2 o 4 mezzicannoni ed un grande numero di petrieri o di spingarde da posta. Il veneziano Francesco Morosini nel XVII secolo sostituisce il cannone di corsia con un mortaio da 348 pesante 7000 libbre. Equipaggio: quasi 500 persone, tra rematori, soldati, bombardieri, marinai, ufficiali e carpentieri. Le galee si distinguono per dignità: vi sono, quindi, le imperatore, le reali, le generalizie, le capitane, le padrone (la seconda galea di ogni squadra, dopo la capitana), le sensili o sottili, le grosse, le bastarde. Secondo il ruolo che ricoprono nella flotta le galee si dicono capitane, generalizie, patrone. Di 25, 30 o più banchi; di 2 o 3 remi per banco. Le galee sono anche usate nei traffici marittimi; sono armate per combattere i corsari ed i nemici. Si dicono, inoltre, di Fiandra, di Londra, di Romania, di Alessandria ecc. secondo i viaggi cui sono destinate; hanno anche il nome delle città di provenienza o si ispirano ai santi protettori; nel caso di Venezia e di Genova mantengono il nome delle famiglie armatrici. Fra le galee si distinguono secondo la struttura le bastarde e le sensili o sottili. La differenziazione è dovuta alla forma della poppa: nelle prime, essa si presenta divisa come due spicchi d’aglio, nelle seconde è unita. Le prime vanno meglio a vela (hanno, peraltro, delle vele più grandi), le seconde si muovono meglio a remi. Ogni galea porta a bordo uno schifo o una feluca. Tale tipo di bastimento è il più adatto per le azioni di sorpresa e per quelle di sorveglianza delle coste. Le galee, inoltre, sono utili in battaglia perché più facili a mettere in ordinanza, più manovrabili nei luoghi più vantaggiosi; possono colpire da lontano con le artiglierie ed affrontare il nemico con minori rischi al momento dell’abbordaggio; più facili da manovrare in caso di ritirata o nella caccia agli avversari. Poiché sono basse, non sono molto sottoposte al fuoco dell’artiglieria; sempre perché sono basse, si servono del cannone di corsia ed utilizzano lo sperone per colpire. Il bastimento è efficiente in caso di bonaccia e di buone condizioni di tempo; diventa, viceversa, pericoloso con il mare grosso, specie per quelli a fondo più piano; in caso di burrasca devono essere gettati in mare i pezzi di artiglieria ed ogni altra cosa, con l’eccezione dell’acqua ed il palamento, vale a dire l’insieme dei remi che fa da contrappeso ed aiuta il bastimento a navigare dritto. Alla forma della galea, come genere, si rifanno le galeotte, le galeazze, i galeoni, i galeoncini, le feluche, i brigantini, le fuste, le saettie, i grippi.

GALEAZZA/ GALEA GROSSA Nave simile alla galea, più lunga e larga di circa un terzo. Bastimento da remo, di alto bordo. 32 banchi, sotto coperta. Scafo lungo 70 metri, largo il doppio rispetto alla galea ordinaria. Porta tre alberi latini e tre vele; due castelli di batterie in tre ordini, 36 cannoni grossi, 64 petrieri, 1200 uomini tra marinai, soldati e rematori. Non è nave di fila, né di corso; viene condotta davanti al fronte di battaglia, protegge la linea, disperde l’ordinanza del nemico. La cosiddetta galea grossa può anche essere a 25 banchi come la galea: in tal caso i rematori per banco sono sette.

GALEONE Bastimento simile alle galee ed alle galeazze, di alto bordo, costruito con legname robusto, capace di 30 grossi cannoni e di altrettanti più piccoli. Va a vela con quattro alberi, due quadri e due latini; ha in genere due coperte, i maggiori, tre. Stazza da 2000 a 5000 salme. Serve sia per i traffici marittimi che per la guerra. I galeoni e le navi non sono armati in maniera standardizzata, ma secondo il pensiero dei loro capitani. Alcuni armano tali bastimenti con doppio ordine di pezzi, cioè l’uno e l’altro sotto la tolda; altri in una sola fila, specie quando vengono adibiti al trasporto mercantile.

GALEOTTA Bastimento sottile, da guerra e da corso, a vela ed a remo. Un solo albero, il maestro; spesso manca il trinchetto; una sola coperta; molto veloce; da 14 a 20 banchi, un solo remo ed un solo vogatore per banco. A bordo 60 uomini, fra marinai e soldati. In Barberia si costruiscono spesso galeotte grandi come le galee ordinarie; nondimeno gli armatori continuano a chiamarle galeotte per impedire che siano requisite dalla flotta ottomana.

GARBO. Nave da traffico usata in Levante.

GERMA Specie di bastimento mercantile, utilizzato in Levante, simile a vascello tondo. Largo meno di un terzo della lunghezza, una sola coperta, quattro vele molto grandi e circa 1000 tonnellate di carico.

GIANNIZZERO Soldato a piedi della milizia del sultano di Costantinopoli. Il corpo nasce nel 1362 ed è costituito da bambini cristiani, rapiti in mare a bordo delle navi o sulle coste in seguito a qualche razzia, e portati tra i turchi. Una volta diventati adulti, dato l’indottrinamento meticoloso cui sono sottoposti per lunghi anni, sono destinati a divenire soldati dell’impero ottomano. Sono prestanti di animo, di accentuato spirito di corpo, abili nel maneggio dell’archibugio prima e del moschetto poi, della sciabola, della pistola. Sono tutti fanti; solo il capitano, il bulush-bascì, va a cavallo. Normalmente non praticano alcun esercizio, né la scherma, né giochi, né corse; soltanto in occasione delle due grandi feste annuali dell’Islam, essi praticano la lotta a mani nude, il lancio di canne pesanti e la corsa dei cavalli, due a due. Non litigano mai, non portano coltelli, non giocano ai dadi né a carte, non bestemmiano e non rinnegano mai la loro fede. Una volta divenuti anziani, diventano spahis, e sono passibili di essere ancora richiamati alle armi per spedizioni lontane; in effetti, il loro incarico precipuo rimane soprattutto quello di vigilare a difesa di una città o di una fortificazione. I giannizzeri sono circa 6000, divisi in più guarnigioni; di essi 3500 o 4000 sono di guarnigione ad Algeri. Nell’inverno ed in primavera si organizzano in corpi autonomi, da 400 a 600 uomini ciascuno e percorrono l’entroterra per esigere le tasse. Vivono in tal modo alle spalle delle popolazioni sottomesse: rubano, usano violenza, rapiscono donne e bambini e rientrano nella loro capitale, ad Algeri. L’assassino di un giannizzero viene bruciato vivo; oppure è fatto a pezzi, sempre vivo, a colpi di mazza; in alternativa può essere impalato.

GOLETTA (o Schooner) Di origine ponentina. Celere bastimento a due alberi inclinati verso poppa e due grandi rande. Lo scafo è snello nelle forme.

GRIPPO Nome di grossa nave che, sin dall’antichità, trasporta dall’ India al mar Rosso le spezie. Di seguito i grippi diventano le navi ospedale presso le flotte, in particolare in caso di sbarco o di spedizione lontana dalla sede.

GUERNIRE Mettere in atto; montare cordami, pulegge, vele ecc. per prepararsi alla navigazione.