Pagano Doria

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PAGANO DORIA (Paganino Doria) Di Genova.

1290 ca. – 1360 ca.

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1351

Luglio

Milano

Venezia

A metà mese salpa da Genova con 64 galee, di cui 3 di Savona. Compie una rapida scorreria nell’ Adriatico.

Agosto settembre

Si addentra nell’Egeo. Indisturbato, sottomette diverse località. Si scontra nei pressi di Macronisto con 14 galee veneziane comandate da Niccolò Pisani. La flotta nemica sta navigando dall’isola di Negroponte (Evvoia) verso Modone (Methoni). Il Pisani riesce ad entrare nel porto di Negroponte: qui affonda alcune imbarcazioni perché non cadano in mani avversarie e si prepara ad esservi assediato da Pagano Doria. A metà settembre i genovesi sono costretti a rinunciare alle operazioni e si ritirano a Chio (Khios).

Dicembre

Lascia Chio; attraversa lo stretto dei Dardanelli (Canakkale Bogazi), si impadronisce di Eraclea ( messa a sacco), naviga davanti a Costantinopoli e raggiunge Pera nel Mar Nero.

1352

Gennaio

Milano

Venezia Re d’Aragona Costantinopoli

Si muovono anche i veneziani guidati da Niccolò Pisani e da Pancrazio Giustinian. La flotta avversaria si collega con quella aragonese condotta da Ponzio di Santa Pace (Ponç de Santa Pau).  Pagano Doria lascia la Sicilia. L’armata degli alleati è colta nell’arcipelago da una furiosa tempesta che fa naufragare 9 navi (di cui 7 veneziane); l’armata avversaria ripara a Modone (Methoni). Pagano Doria si dirige allora verso l’isola di Negroponte; Niccolò Pisani prevede la sua mossa ed obbliga i genovesi al reimbarco. Il Doria punta allora su Costantinopoli.

Feb.

La flotta veneto-aragonese attraversa lo stretto dei Dardanelli e la Propontide ed entra in contatto con Pagano Doria che, nel Bosforo con 64 galee, tenta di sbarrarle il passo. Gli avversari hanno a loro disposizione 75 navi (37 di Venezia, 30 catalane ed 8 bizantine dell’imperatore di Costantinopoli Giovanni Cantacuzeno). Le correnti spingono Pagano Doria sulle coste dell’ Asia Minore. La sua reazione non è prevista dai suoi avversari. Infatti, anziché sostenere l’impatto delle loro galee, apre all’improvviso il suo sbarramento; nel varco prodotto in tal modo le navi avversarie spinte dal vento sono incapaci di rallentare la loro corsa e s’infilano nello schieramento genovese senza potere prendere contatto con le loro galee. Le imbarcazioni del Doria compiono un rapido dietro- front ed attaccano alle spalle veneziani ed aragonesi ormai in preda al panico. Inizia lo scontro che dura dalle prime ore dela sera all’alba del giorno seguente. Sugli scogli sono spinte alcune galee genovesi che vengono assalite dai catalani; la stessa capitana del Doria deve combattere contro 3 galee della Serenissima. L’ammiraglio genovese riesce a superare il momento di crisi con l’aiuto della tempesta, riconquista il vantaggio della corrente e riprende il combattimento. 6 navi greche si ritirano dal campo per riparare a Costantinopoli. Quasi tutte le galee sono disalberate, 13 genovesi si incagliano nelle secche, 6 sono trascinate dalla corrente verso il Mar Nero, altre sono abbandonate dagli equipaggi. I genovesi perdono 23 galee, i veneziani 14, i catalani 10, i greci 2. Muoiono 4000 uomini tra veneziani e catalani; tra i genovesi 700. E’ gravemente ferito Ponzio di Santa Pace che morirà il mese seguente a Costantinopoli; viene pure ucciso Bernardo de Ripoll;  la nave di quest’ultimo è affondata; tra i veneziani sono uccisi Pancrazio  Giustinian, Tommaso Gradenigo, Stefano Contarini, Giovanni Steno e Benedetto Bembo. Veneziani ed aragonesi si rifugiano nel porto di Trapezunte (Trebisonda), i genovesi in quello di Pera. Per il Villani spetta ai genovesi la vittoria nella battaglia del Bosforo; per le fonti greche e quelle catalane, al contrario, è Pagano Doria ad essere sconfitto. L’ammiraglio genovese si riprende presto e dopo non molto tempo assedia  Costantinopoli inducendo alla pace Giovanni Cantacuzeno.

1353

………………..

Milita al servizio di Bernabò Visconti. Scorre i litorali della Liguria e della Catalogna con 36 galee, di cui 10 agli ordini di Visconte Grimaldi. Niccolò Pisani naviga nelle acque sarde; Pagano Doria punta, al contrario, a scorrere in Adriatico. Saccheggia le coste istriane e preda le navi mercantili; prende e dà alle fiamme Parenzo (Porec): nell’occasione si appropria dei corpi dei Santi Martino ed Eleuterio le cui spoglie saranno più tardi deposte a Genova nella chiesa di San Matteo. Sempre in tali acque si impadronisce di un carico il cui bottino è valutato in 800000 ducati. Il Pisani si decide a rientrare verso l’Adriatico;  getta l’ancora nel porto dell’ isola di Sapienza (Sapientza) con l’obiettivo di disarmare alcune navi. Pagano Doria si trasferisce prima nell’arcipelago e, successivamente, naviga verso Genova. E’ informato da una sua vedetta, inviata in avanscoperta, che i veneziani sono sempre fermi all’isola di Sapienza. Niccolò Pisani fa legare insieme i suoi legni e blocca l’entrata del porto: lascia, nel contempo, 15 galee libere di manovrare per assalire a loro volta gli attaccanti.

Novembre

Pagano Doria entra nel porto dell’isola di Sapienza e provoca Niccolò Pisani. L’ammiraglio veneziano è colto impreparato al combattimento. Il nipote di Pagano Doria, Giovanni, riesce a penetrare coraggiosamente in uno stretto tratto di mare tra la costa e l’ultima nave veneziana; lo segue il figlio di Pagano con altre 11 galee. Il Doria, nel contempo, attacca al centro; Giovanni Doria arriva in fondo al porto dove si trovano le navi disarmate del Morosini, luogotenente del Pisani, e le investe con il fuoco. 4000 sono i morti nella battaglia, più di 5000 i prigionieri tra i quali il medesimo capitano generale veneziano che verrà condotto a Genova. 30 galee sono catturate, altre 5 sono incendiate, ed una sesta è in grado di prendere il largo per le acque della Morea; anche questa sarà catturata più tardi da Visconte Grimaldi. Pagano Doria riunisce la sua flotta ora forte di 50 galee; ne lascia 15 ad incrociare in Levante, 5 alla guardia di Chio (Khios) e con le rimanenti 35 conduce a Genova le prede senza più insistere nella sua azione. A ricordo della vittoria, ogni dicembre, nella città, sarà consegnato un palio d’oro alla chiesa di San Matteo.

1354

E’ accolto trionfalmente a Genova. Gli viene consegnato del denaro per costruire un palazzo nella contrada di San Matteo.

1357

E’ fatto incarcerare dal doge Simone Boccanegra con il quale è entrato in conflitto. Verrà, in un secondo momento, inviato in esilio.

1360

Muore. E’ sepolto nella chiesa di San Domenico a Genova a spese della comunità.

CITAZIONI

-“Capitano di moltissima fama e di stupenda avvedutezza nelle cose marinaresche.” Varese

-“Verum enim vero fortuna ipsa omnia mutabili pede varians, et semper viris bonis iniqua, ac in primis quidem illustrium virorum meritis ac virtutibus aemula et infesta, Auriae tantam a grata patria gloriae felicitatem collatum invidit. Quandoquidem haud diu tantis honoris frui potuit, eum ipse cum incredibili omnium dolore fato sublatus, mirum sui desiderium toti suae patriae ac memori posteritati reliquerit.” Bizari

-“Capitaneus preclare probitatis.” Stella

-“ Questo è quel Pagano grandissimo sprezzator delle ricchezze, in tanto che non lasciò denaro per la sepoltura del corpo suo.” A. Giustiniani

-“Huomo ne i fatti d’arme celeberrimo.” Foresti

-“Si distinse pel disprezzo delle ricchezze, e per non aver trasferito a guadagno ciò che la patria gli avea permesso a decoro.” Grillo

-“Et perché per la grandezza dell’animo suo (havendo tutto l’animo alla vera gloria rivolto) non lasciò tanto, che si potesse secondo i meriti suoi il corpo suo seppellire: fu dal Publico a quello con la Pompa, che se gli convenia dato nel Tempio da San Domenico Marmorea sepoltura.” Interiano