Contreras Alonzo de

0
1662


ALONZO DE CONTRERAS
(Alonzo de Guillen y de Contreras) Di Madrid. Corsaro.

1582 (gennaio) – 1644 ca.

Anno, mese Stato, in proprio Avversario Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1595
Settembre

E’ il primogenito di una famiglia di sedici figli. Ancora ragazzo, il maestro gli dà una serie di frustate su incarico di un ufficiale giudiziario per essersi recato con il figlio di quest’ultimo ad assistere ai preparativi di un torneo che avrebbe dovuto svolgersi a Madrid dalla parte del ponte di Segovia. Per vendicarsi Alonzo di Contreras assale con un temperino in piazza della Concepcion Jeronimo il compagno di scuola e lo uccide. Condannato ad un anno di esilio lo trascorre ad Avila nella casa di un suo zio parroco della chiesa di San Giacomo; al suo termine rientra a Madrid. Viene collocato dalla madre come apprendista presso un argentiere; rifiuta di fare i servizi di casa e convince la madre a lasciarlo partire come soldato al seguito del principe cardinale Alberto d’Austria. Giunge ad Alcalà de Henares e, subito, perde al gioco delle carte 4 reali, una camicia ed un paio di scarpe di vitellone regatigli dalla madre: per sopravvivere si introduce segretamente nella cucina del cardinale e si improvvisa sguattero di cucina.

………………… Impero Impero ottomano

Soggiorna a Barcellona, si imbarca nella flotta diretta a Genova; si stabilisce a Villafranca (Villefranche) nel nizzardo e da qui si trasferisce a Savona. Vive successivamente a Milano; si aggrega come soldato nella compagnia del capitano Mejia e lo segue verso le Fiandre; per strada diserta con il suo caporale per raggiungere Napoli e la Sicilia. A Palermo si trasferisce come paggio di rotella nella compagnia del capitano catalano Filippo di Menargues. Con la squadra di don Pietro di Toledo prende parte alla conquista di Patrasso (Patrai) dove, benché molto giovane, gli è riconosciuta la sua parte di bottino. Un vecchio camerata, pure lui madrileno, si finge suo amico e deruba sia Alonzo di Contreras che Filippo di Menargues dei loro beni. Il Contreras teme di venire coinvolto nel furto, fugge e si reca a Malta; il Menargues lo perdona e lo riammette nella propria compagnia. Preferisce, al contrario, passare al servizio del commendatore dell’ordine gerosolomitano Gaspard de Monreal. Dopo un anno ritorna in Sicilia; si reca a Messina e si arruola nuovamente come soldato nella compagnia del Menargues. Trascorre un altro anno e si imbarca su una galeotta che, agli ordini di Ruy Perez de Mercado, scorre sulle coste della Barberia. A Lampedusa viene fatto prigioniero il Caradali con altri 90 turchi.

………………… Impero Corsari barbareschi

Prende parte a numerose spedizioni contro i turchi ed i corsari barbareschi in Levante  a bordo di 2 galeoni, il “Galeone d’Oro” ed il “Galeone d’Argento”: come sua parte di bottino gli vengono corrisposti 300 scudi che perderà regolarmente al gioco in poche settimane. Si reimbarca per una seconda spedizione durante la quale sono saccheggiati i magazzini di Alessandretta (Scanderun). In questo periodo acquista grande esperienza sia nel combattimento che nella navigazione; si rivela come esperto cartografo allorché redige una mappa, il portolano di tutta la costa di Levante dall’Anatolia (Anadolu) al golfo di San Vincenzo (Cabo de Sao Vicente). Il principe Emanuele Filiberto di Savoia glielo chiede in prestito e non glielo restituirà più: tale portolano è conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid. Arrivato a Palermo, Alonzo di Contreras viene coinvolto in numerose e sanguinose risse in una delle quali un suo commilitone litiga con un locandiere e lo uccide con un colpo di daga. Si nasconde nella chiesa della Madonna della Grotta; quando viene a conoscenza che il viceré di Sicilia, duca di Maqueda, lo fa ricercare per impiccarlo con alcuni compagni ruba una feluca ancorata nel porto e sorvegliata da un solo mozzo. In tre giorni giunge a Napoli. Il viceré, il conte di Lencos lo fa entrare nella compagnia di bravi del figlio Francisco de Castro che terrorizza la città con risse, liti, furti, sfide. La feluca è rimandata a Palermo con il suo carico di zucchero. Non riesce a stare lontano dai guai; ricercato dalla ronda per un omicidio compiuto da un suo compagno, si dirige al porto e si salva su un galeone di un corsaro maltese, il capitano Betrian; due suoi camerati sono, al contrario, impiccati.

………………… In proprio Impero ottomano

Si dà alla guerra di corsa e naviga a bordo di un galeone e di una fregata appartenenti a Gaspard de Monreal. Scorre in Levante. Dopo due mesi di navigazione è avvistato a Capo Celidonio (Karatas Burun) un caramussali: l’equipaggio abbandona la nave a bordo di una barca. Insegue costoro a terra (sono, infatti, stati promessi 10 scudi per ogni prigioniero da trasformare in schiavo) e si imbatte in un turco molto robusto con una picca in mano sulla quale sventola una bandiera arancione e bianca. Lo ferisce con un colpo di stocco al petto e si impadronisce del vessillo. Alonzo di Contreras si appresta a spogliare il prigioniero di 400 zecchini allorché giungono 2 soldati francesi che pretendono la sua preda; combatte con costoro fino al momento in cui arrivano 4 soldati con 3 turchi catturati. I nuovi arrivati provvedono a dividere i litiganti. Il capitano del galeone gli dà ragione dopo avere sentito il turco ferito; nascono a bordo disordini perché sulla nave sono imbarcati un solo spagnolo e più di 100 francesi. Il caramussali, con il suo carico di sapone di Cipro (Kipros), è avviato verso Malta. La crociera prosegue nelle acque di Alessandria (Al Iskandariyah) dove è avvistato un vascello turco con 400 uomini a bordo e dotato di numerosi pezzi di artiglieria. E’ ingaggiato un furioso combattimento; gli avversari rispondono al fuoco e con una sola cannonata vengono uccisi 17 corsari e feriti altri 30. I maltesi tentano di dare l’arrembaggio alla nave; sono respinti; Alonzo di Contreras ha una coscia trapassata da un colpo di moschetto ed un grande taglio alla fronte procuratogli da una partigiana. Il mattino successivo sono i turchi a tentare l’abbordaggio; dopo tre ore, la vittoria arride ai maltesi. Gli avversari si gettano in mare e sono ripescati dalla fregata con dei rampini. Tutti i superstiti sono ridotti in schiavitù; fra i turchi restano uccisi 250 uomini i cui cadaveri sono gettati in mare. Il Contreras rientra a Malta con ricche prede. Vince davanti al tribunale degli armamenti la causa riguardante lo schiavo turco che ha catturato a Capo Celidonio; gli viene riconosciuto un premio di 100 ducati ed il possesso della bandiera. In tutto, come parte del bottino, gli sono riconosciuti più di 1500 ducati. Depone la bandiera nella chiesa di Nostra Signora della Grazia. Anche nel nuovo frangente non trascorre molto tempo che perde tutti i suoi averi al gioco.

1601

…………………

Malta

Corsari barbareschi

Si imbarca nelle galee dell’ordine gerosolomitano; prende parte ad una spedizione in Morea in cui viene conquistata Platza; dalla fortezza sono trascinate via 500 persone fra uomini, donne e bambini; vengono pure prelevati 30 pezzi di artiglieria di bronzo; fra i prigionieri vi sono pure il governatore della città ed i suoi famigliari. Al rientro Alonzo di Contreras si ferma a Malta e con i cavalieri si volge alla conquista di Ténès: la nave si presenta nel porto battendo bandiera turca; seguono il sacco della cittadina e la schiavizzazione di 700 abitanti. Sopraggiungono in soccorso 3000 mori a cavallo ed a piedi: i corsari danno fuoco alla località. Al ritorno a Malta il corsaro spende la sua parte di bottino in gozzoviglie e nei lupanari.

…………………. Malta Impero ottomano

Ottiene dal gran maestro dell’ordine gerosolomitano Alof de Wigliancourt il comando di una fregata il cui equipaggio consiste in 37 uomini, fra soldati e rematori. Ha il compito di controllare in Levante i movimenti della flotta turca: avvista gli avversari all’isola di Tino (Tinos) e li vede dirigersi verso Chio (Khios). Li segue da lontano a Negroponte (Evvoia) ed al braccio di Maina; capisce che si stanno apprestando ad attaccare le terre imperiali per cui si porta subito a Zante (Zakinthos); passa per Cefalonia (Kefallinia) e prosegue verso la Calabria al fine di avvisare maltesi ed imperiali del pericolo incombente. Costeggia ancora i litorali di tale regione ed informa le autorità di Reggio Calabria del prossimo arrivo di Sinan Pascià. Il governatore della città, il cavaliere di Malta Rotinel, fa in tempo a predisporre un’imboscata ai nemici quando essi sbarcano nella baia di San Giovanni, nei pressi di Reggio: 300 turchi sono uccisi e 60 fatti prigionieri. Gli altri tornano a reimbarcarsi senza fare alcun danno. Alònzo di Contreras ha l’ordine di riprendere il proprio cammino con la fregata per dare l’allarme a Taormina, Siracusa ed Augusta; dà, da ultimo, l’avviso a Malta che, poco tempo dopo, verrà inutilmente attaccata dagli avversari.

…………………. Malta Corsari barbareschi

Riprende il vizio del gioco a Malta. Il gran maestro gli affida un’altra missione e con la sua fregata è inviato all’isola di Gerbe (Djerba) per ispezionare da lontano la fortezza della Cantara. Avvista, a dieci chilometri dalle coste della Barberia, una galeotta di 17 banchi di Santa Maura (Levkas) che si sta portando sulle coste maghrebine per armarsi come nave corsara ed iniziare in tal modo una nuova attività. Alonzo di Contreras sorprende gli aspiranti corsari e li attacca con coraggio; costoro si danno alla fuga. Il mattino seguente li insegue nuovamente, abborda l’imbarcazione sotto la fortezza di Djerba ed obbliga i membri dell’equipaggio a gettarsi in mare. Affranca due schiavi cristiani rimasti a bordo, si appropria delle vele, di alcuni fucili, di archi, frecce, di alcune pezze di stoffa per vestiti e dà fuoco alla nave. Nel viaggio di ritorno fra la Cantara e Tripoli avvista un garbo, fa prigionieri diciassette mori (fra uomini e donne), si appropria del carico ( sacchi di zafferano) e lo cola a picco. Rientra a Malta: oltre gli elogi pubblici gli sono riconosciuti dal gran maestro 60 scudi per ogni schiavo ed il 7% del valore del bottino. In poco tempo si ritrova senza denaro; gli amici, le amiche ed il gioco lo lasciano una volta di più senza un soldo. Riprende il mare. Il giorno di San Gregorio con la sua fregata si mette all’inseguimento di una barca sulla quale vi sono 23 schiavi fuggiti dall’isola: costoro non si vogliono arrendere. Spara con il cannone di corsia (una colubrina) ed abborda l’imbarcazione. Cattura i ribelli e trae a rimorchio tale legno: fa impiccare il semimorente capo della rivolta e recupera anche 12000 ducati trafugati dagli schiavi. Gli sono consegnati 200 reali dal gran maestro: nonostante ciò i padroni degli schiavi gli intentano causa ed il padrone di quello messo sulla forca pretende il risarcimento per il danno subito. Giorni dopo si viene sapere a Malta che un brigantino turco ha catturato 3 cappuccini imbarcatisi in Sicilia. Il gran maestro gli ordina di uscire all’inseguimento di tale imbarcazione con la sua fregata: a Pozzallo è informato che la nave è stata avvistata a Licata; a Licata gli dicono che è a Girgenti (Agrigento); in questa località che è ripartita per Mazzara del Vallo e per l’isola di Marettimo, in rotta per la Barberia. L’equipaggio si ammutina per la mancanza di vettovaglie; Alonzo di Contreras convince i marinai di essere diretto su Lampedusa. Al contrario di ogni impegno preso, si rimette all’ inseguimento del brigantino. Lo intercetta nei pressi di Linosa; lo fa incagliare e 17 mori fuggono a terra: sono trovati a bordo della nave i tre frati, una donna, un ragazzo ed un vecchio. Il mattino seguente fa sbarcare i suoi uomini nell’isola; fa appiccare le fiamme al bosco da tutte le parti ed obbliga i diciassette mori a darglisi prigionieri. Rientra a Malta con la fregata ed il brigantino. L’azione gli vale 300 scudi.

…………………. Malta Impero ottomano

E’ inviato in esplorazione in Levante. Salpa dal golfo Lancado e tocca Zante, controllata dai veneziani. Presso l’isola di Serifo (Sérifos) si imbatte in un brigantino con dieci greci: vede delle padelline usate solamente dai turchi, subodora un inganno e chiede dove abbiano nascosto i loro ospiti. Interroga (e tortura) i vari membri dell’equipaggio e tutti negano il fatto; quando è la volta di un ragazzo di quindici anni lo minaccia di morte con un coltello. Il padre del ragazzo interviene e gli indica dove sono nascosti tre turchi, il padrone e due  servitori. Alonzo di Contreras lascia andare il brigantino con i greci trattenendosi cinque bauli pieni di damasco e di molte pezze di seta. Il signore turco catturato gli offre 3000 zecchini per il suo riscatto e gli promette che al pagamento avrebbero provveduto i figli che abitano ad Atene. Si porta, allora, nei pressi di Atene ed invia uno dei due servi a riscuotere la taglia. Si presentano molti cavalieri all’appuntamento: quando costoro vedono che è ben deciso a volere il convenuto gli fanno avere il denaro in monete nuove di conio. Alonzo di Contreras le fa contare  accorgendosi che sono false; solo il rivestimento è d’argento, il loro corpo è di rame. I musulmani protestano la loro innocenza, accusano del fatto alcuni mercanti veneziani che hanno cambiato loro il denaro e ne mandano a prendere dell’altro ad Atene. Nel frattempo si presenta una galeotta turca, chiamata in precedenza dai musulmani. Ne sbarca il capitano che vuole vedere il prigioniero; viene invitato a bordo della galeotta finché non giungono da Atene gli emissari inviati a prelevarvi il denaro. Vengono offerte a Contreras 2 coperte di stoffa bianca, 2 scimitarre con l’impugnatura d’argento, 2 archi e 2 turcassi con 500 frecce, pane, liquori e 2 vitelli; da parte sua, lo spagnolo restituisce ad essi parte del contenuto dei bauli. Segue una cena; nel suo corso lo spagnolo libera anche i due servi e, a loro volta, i turchi rendono l’emancipazione ad un cristiano che si trova a bordo della galeotta. Il giorno seguente, dopo i reciproci saluti,  Contreras punta verso il canale di Rodi (Rodhos) e giunge all’isola di Stampalia (Astipalaia), governata da un greco. Il corsaro, che non ha mai attaccato una nave di greci cristiani, è bene conosciuto nell’arcipelago: viene bene accolto nell’isola ed è informato che una fregata cristiana, anch’essa dedita alla corsa, ha rapito il loro pope ed ha chiesto un riscatto di 2000 zecchini. Alonzo di Contreras si fa indicare l’isolotto dove è stato condotto il religioso; trova una fregata di 9 banchi con 20 uomini di equipaggio. Ordina al capitano di tale naviglio, Giacomo Panaro, di venire a bordo della sua nave; si accorge che viaggia con una falsa patente di corsa del viceré di Sicilia e lo incarcera con i suoi marinai. Questi ultimi si dissociano dal loro capitano;  Contreras fa togliere loro le manette e sbarca il Panaro sull’isolotto dove lo lascia nudo e senza viveri.  Contreras è ricevuto con tutti gli onori a Stampalia ove sbarca con le 2 fregate. Segue un generoso banchetto durante il quale il pope gli offre in moglie la figlia del governatore. Rifiuta e gli viene impedito di allontanarsi; senonché i suoi uomini armano i cannoni di corsia delle fregate e minacciano di far fuoco. Congedatosi, si porta nell’isola di Amurgo dove lascia libera l’altra fregata; da Amurgo fa rotta su Patmos; si ferma nell’isola deserta di Fourno e qui divide le prede con i suoi uomini. Sue vedette segnalano la presenza di 2 galee del corsaro barbaresco Solimano di Catania.  Contreras fa levare l’ancora e si nasconde in una cala. Viene avvistato, a sua volta, ed incomincia a fuggire; gli sono sparati addosso alcuni colpi di cannone che abbattono le antenne della sua nave. Ricorre ad uno stratagemma: punta su Samo (Samos), in un porto nel quale spesso riparano le galee dell’ordine gerosolomitano e fa fare dei segnali di fumo come a richiedere aiuto. Le galee barbaresche, a tale vista, scompaiono all’orizzonte.  Contreras prosegue per Niceria; nei pressi dell’isola di Micone (Mykonos) si imbatte in una tartana francese, carica di pelli di capra, che proviene da Chio (Khios): è così informato che Solimano di Catania si è rimesso alla sua caccia e che lo aspetta all’uscita dall’ arcipelago. Ritorna prontamente a Malta.

…………………. Malta Corsari barbareschi

Riprende il mare con 2 fregate, una appartenente al gran maestro ed una a Gaspard de Monreal. Ogni nave ha a bordo 37 uomini. Si dirige verso l’Africa, tocca Capo Buonandrea e perviene a Porto Solimano (Sollum) al fine di rifornirsi d’acqua. Gli viene tesa dai mori un’imboscata intorno ad un pozzo; in essa cadono 27 marinai e 16 soldati spagnoli con i loro archibugi; segue uno scontro in cui vengono fatti prigionieri tre soldati e ne sono uccisi altri cinque; i maltesi catturano, invece, due mori. Iniziano delle trattative per uno scambio di prigionieri. Questo, tuttavia, non ha luogo; viene, viceversa, trovato un accordo per cui i corsari hanno 27 barili d’acqua in cambio di biscotto. I prigionieri non sono liberati; l’indomani Alonzo di Contreras si accorge che essi sono stati uccisi; tutti sono senza naso, senza orecchi ed è stato loro asportato anche il cuore. Ritorna dai mori e, davanti ad essi, taglia orecchi e naso ai suoi due prigionieri: legati, poi, i due disgraziati, si reimbarca e li butta in mare davanti ai loro occhi. Volge ora la prua su Alessandria.

…………………. Malta Impero ottomano

Transita al largo di Damietta (Dumyat) ed entra nel Nilo alla ricerca di qualche battello mercantile. A causa dell’esito negativo della ricognizione naviga al largo delle coste della Palestina, giunge ai porti di San Giovanni d’Acri (Acri), di Beirut e di Tiro (Sur) controllati da nemici del sultano di Costantinopoli (Istanbul). Supera Tripoli di Siria (Tarabulus) ed arriva all’isola di Tario di fronte alle coste della Galilea: si impossessa di un sandalo carico di sapone. Deve subire la perdita di 5 uomini per cui il suo equipaggio risulta ulteriormente ridotto: fa 28 prigionieri fra i quali è scoperto un mercante ebreo con tutta la sua mercanzia. Di seguito naviga lungo il litorale fino ad Alessandretta e da qui perviene sulle coste della Caramania; prosegue per Kakava, Castellorizzo (Megisti) e Rodi (Rodhos); si porta all’isola di Scarpanto (Karpathos) e si mette in alto mare fino all’isola di Candia (Kriti). Si incontra con gli amici che ha a Stampalia; nel golfo di Napoli di Romania (Navplion) si imbatte in un sandalo che trasporta frumento, con a bordo sette turchi e sei greci. Sbarcati i greci, prosegue sino al braccio di Maina in Morea. Vende per 800 zecchini a Porto Quaglio il carico di frumento ad un amico; gli è promesso il pagamento della merce per il giorno seguente. Durante la notte sono tagliati i cavi che tengono il sandalo legato alla fregata e l’imbarcazione viene portata a terra. Si ripresenta l’amico per l’acquisto; Alonzo di Contreras lo fa bloccare dai suoi uomini, spogliare e frustare. Quindi, fattegli lavare le ferite con aceto e sale, gli intima di spedire qualcuno a prendere gli 800 zecchini pattuiti. Ricevuto il denaro, parte immediatamente; punta verso l’isola di Sapienza (Sapientza) ed in cinque giornate giunge a Malta. Dopo qualche giorno salpa dall’isola per indirizzarsi verso Salonicco (Thessaloniki) e qui catturarvi il ricevitore delle imposte della Caramania, un ebreo abitante nei pressi di tale città. Arriva nel golfo e rapisce nella sua abitazione il funzionario; sulla via del ritorno incontra una nave greca dalla quale è informato che Solimano di Catania, bey di Chio, è in viaggio per mare ed ha lasciato sola nella sua villa la sua amante. Il pilota della fregata maltese ne conosce il sito;  Contreras sbarca con dieci uomini ed il pilota si fa aprire la porta: sono fatti prigionieri la donna, un’ ungherese rinnegata, due ragazzi, un rinnegato e due schiavi cristiani, uno corso e l’altro albanese. Il corsaro spagnolo si affretta ad uscire dall’arcipelago: la donna ed i ragazzi lasceranno Malta due anni dopo, quando saranno riscattati dal bey divenuto nel frattempo, dey di Algeri. Il pilota sarà invece catturato dai turchi quattro mesi dopo, sarà scorticato vivo per essere, da ultimo, impalato. Alonzo di Contreras viene rimandato in Barberia sempre con la sua fregata. Torna dopo nove giorni con un garbo carico di tela e quattordici schiavi. Chiede licenza al gran maestro per ritornare in Spagna.

1602/ 1603

Si imbarca sul galeone “San Juan” ed in sei giorni giunge a Barcellona. A Madrid è nominato da Diego Brochero alfiere della compagnia del capitano Pietro Xaraba del Castillo, di stanza a Ecija. Si reca a casa della madre, risposatasi, ed a Ecija incomincia ad arruolare dei soldati; si vendica di quattro bravi che lo hanno derubato di 27 reali. Li cattura e li consegna alle autorità: due saranno impiccati per altri crimini commessi in precedenza. Da Ecija si trasferisce nell’Estremadura alla testa di 193 soldati: ad Hornachos scopre in una grotta delle tombe di mori piene di armi. Ne informa le autorità locali. Ad Almendralejo litiga con il suo comandante, che ha insidiato la sua donna, e lo ferisce con una stoccata: viene condannato alla decapitazione. Diego Brochero lo consiglia di recarsi a Madrid e di costituirsi: è rilasciato, rivede la donna a Badajoz ed giunge a Lisbona per raggiungervi la compagnia. Licenziato, si reca a Valladolid, Madrid e Barcellona dove si imbarca per Palermo.

1604 Impero Impero ottomano

Ritorna alla guerra di corsa;  ha il comando di un galeone dal viceré di Sicilia, il duca di Feria. Salpa per il Levante, cattura un caramussali nei pressi di Alessandria ed un piccolo galeone inglese. Alonzo di Contreras ritorna a Palermo ed entra nella compagnia del marchese di Villalba, figlio primogenito del duca.

1606
Agosto Impero Corsari barbareschi

Prende parte ad una spedizione in Barberia comandata dall’Adelantado di Castiglia (7 galee siciliane e 3 maltesi). Sbarca a Maometta (Al Hammamat); sono appoggiate le scale alle mura ed i soldati cominciano a salire per superare la cinta. Viene fatta saltare la porta con l’uccisione dei giannizzeri di guardia; la tromba suona inopinatamente la ritirata, gli attaccanti si sbandano e 1200 uomini si trovano sulla battigia distanti dalle galee. La paura prende tutti; invece di apprestarsi alla difesa, molti si gettano a nuoto per raggiungere le navi. Tanti affogano, non così Alonzo di Contreras che, da buon nuotatore, riesce a raggiungere ed a salvarsi su una scialuppa. Anche l’Adelantado di Castiglia, abbandonato dai suoi, si getta in mare: invece di trovare la salvezza trova la morte per annegamento. Il capitano che lo ha lasciato solo sulla spiaggia verrà avvelenato da un congiunto.  Contreras, in questo periodo, vive a Monreale; conosce una ricca vedova spagnola e la sposa. Dopo un anno e mezzo un suo amico gli insidia la moglie; egli li sorprende insieme ed ammazza entrambi con il suo stocco.

1608

Abbandona la Sicilia per rientrare in Spagna. Il re Filippo III gli fa avere un brevetto di capitano. Il favorito del monarca, Rodrigo Calderon, pretende invece tale incarico per un suo parente e cerca di farlo arrestare da un ufficiale giudiziario e da un notaio. Alonzo di Contreras oppone resistenza, uccide il notaio a colpi di spada; fugge e si dirige per Calatayud, Agreda e Tarazone al monte Moncayo. Qui vivrà per sette mesi come un eremita, vestito con il saio francescano, ed alimentandosi solo con pane, acqua, aglio ed erbe selvatiche. I francescani di Agreda desiderano che entri nel loro ordine;  Contreras rifiuta, preferendo vestire l’abito dei frati di San Vittorio.

1609

Viene fuori la storia che in passato ha nascosto delle armi per i mori in una casa di di Hornachos: è ordinato il suo arresto con l’accusa di connivenza con i moriscos. Viene imprigionato perché considerato il vero capo dei rivoltosi. E’ condotto prima a Madrid e poi ad Hornachos; è torturato al fine di ottenere una sua confessione; riconosciuto innocente, si imbarca per Dunkerque e da qui raggiunge le Fiandre. Entra nella compagnia di Andrea de la Prada.

1610
…………………. Si trova di guarnigione a Cambrai.
Settembre Spagna Inghilterra

Chiede licenza per ritornare a Malta. A Chalons viene scambiato dai francesi per una spia; è riconosciuta la sua buona fede, può proseguire per Lione (Lyon); tocca poi Chambéry, si imbarca a Genova per Napoli e da Napoli si reca a Palermo. Qui si presenta al viceré duca di Ossuna: riceve 100 ducati e si imbarca per Malta.

1611 Spagna Corsari barbareschi

Segue con una fregata la flotta spagnola in Barberia. Al ritorno a Malta è ricevuto nel priorato di Castiglia. Dpo un anno di noviziato  gli è dato l’abito di cavaliere gerosolomitano. Negli stessi giorni ha una controversia con un cavaliere italiano; costui attenta alla sua vita con due colpi di pistola. Alonzo di Contreras chiede di ritornare in Italia; viaggia con le galee dell’ordine e sbarca a Cartagena. Si trasferisce a Madrid e serve nella marina spagnola. Viene incarcerato perché una volta di più implicato in una lite per ragioni di donne; è, tuttavia, presto liberato perché la corte competente a giudicarlo è ora il tribunale dei cavalieri di Malta. Condannato all’esilio per due anni, si arruola nuovamente nella marina spagnola.

1613

Non ottenuta l’aspirata nomina a capitano, decide di rientrare a Malta. Tocca Barcellona; si reca a Genova ed a Roma. Qui si ammala di terzana; va a fare visita a due donne; due gentiluomini italiani lo invitano con le cattive ad andarsene; perde la pazienza e con la spada si getta addosso ai due malcapitati. Si rappacifica apparentemente con gli avversari; uno dei due, con la scusa di farlo guarire dalla terzana, gli fa preparare dal suo medico un potente veleno. Alonzo di Contreras si accorge della trama quando ne ha ingerita metà dose; l’altra metà egli la dà per controllo alla sua mula che muore all’istante. Guarito, grazie alle cure di un medico portoghese, può proseguire il suo cammino per Napoli, Messina e Malta.

………………….

Mentre si trova a Malta viene a sapere che, finalmente, è riuscito ad ottenere il tanto sospirato brevetto di capitano dell’esercito spagnolo. Nel contempo il gran maestro dell’ordine gli dà l’incarico di passare per Marsiglia (Marseille) e di avvertire segretamente il capitano di 2 galee dell’ordine di prelevare a Cartagena 200000 ducati. Parte per Barcellona e Madrid; viene costituita ad Osuna la sua compagnia. Non hanno termine le sue disavventure perché in tale località un cugino alfiere congiura ai suoi danni per defraudarlo del comando.  Contreras lo raggiunge immediatamente; il congiunto cerca di avvelenarlo. Scopre ogni insidia; ma ammalatosi deve subire per due anni le conseguenze del secondo avvelenamento.

1616
Gennaio marzo

Si imbarca a Sanlucar sul galeone “Concepcion” con tre compagnie affidate ai suoi ordini: meta, le Filippine. A Cadice (Cadiz) riceve l’ordine di congiungersi con la flotta del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Il suo galeone urta contro uno scoglio per entrare nel porto e fa naufragio. Il principe lo fa arrestare per cui deve rimanere consegnato per tutta la campagna a bordo di un galeone.

1617

Rimane in Spagna; passa, infine, agli ordini del marchese di Santa Cruz. Gode di uno stipendio mensile di 50 scudi.

1618 Spagna Inghilterra

Dopo sei mesi gli sono consegnati 500 scudi e viene spedito a Siviglia; da qui è mandato a Sanlucar presso il duca di Medina. Si incontra segretamente con il governatore di Cadice e si imbarca con 200 uomini su 2 galeoni diretti alla difesa di Portorico, assediata dagli olandesi. Sulla nave da lui comandata fa punire due soldati particolarmente insubordinati. Naviga per quarantasei giorni prima di imbattersi nelle isole Canarie; continua nel suo viaggio e giunge a Portorico superando il blocco imposto all’isola dal corsaro inglese Walter Raleigh. Con 2 vascelli spagnoli si porta a Santo Domingo e costruisce un piccolo forte sulla foce di un fiume. Da ultimo si mette alla testa di una squadra composta dai 2 galeoni con i quali è venuto dalla Spagna, 2 navi di Portorico ed una nave negriera proveniente da Cabo Verde: con queste imbarcazioni affronta Walter Raleigh che dispone di 5 navi, 3 grandi e 2 piccole. In vista del nemico Alonzo di Contreras finge di fuggire; il corsaro inglese gli viene contro; il Contreras fa voltare le prue ed inizia la battaglia; gli inglesi sono obbligati a ritirarsi. Lo spagnolo è ancora segnalato a Santo Domingo dove finisce la costruzione del forte ed a Cuba, dove è impegnato per la fabbricazione di un’altra ridotta. Salpa, infine, da Santiago di Cuba, trova una nave inglese alla fonda e da questa viene a sapere che Walter Raleigh è rientrato in Inghilterra: si appropria del carico (legno del Brasile e zucchero) di tale legno e fa condurre all’Avana il suo equipaggio (21 inglesi).  Contreras ritorna in Spagna.

 …………….. Spagna Impero ottomano

Giunto a Sanlucar, si reca a Siviglia per incontrarsi con Juan Ruiz de Contreras, un ammiraglio con il quale non ha vincoli di parentela, che sta predisponendo una squadra di 6 galeoni e di 2 petacchi per le Filippine. Non fa in tempo ad avere un colloquio con costui perché la squadra ha lasciato il porto di Cadice; dopo soli tredici giorni una furiosa tempesta fa naufragare a sedici leghe da Cadice la capitana (un galeone di 800 tonnellate con 40 cannoni di bronzo; della nave si salvano solo quattro marinai) e l’ammiraglia (in cui sopravvivono quasi tutti i membri dell’equipaggio). Gli altri 4 galeoni riescono ad attraversare lo stretto di Gibilterra: uno, però, si perde a Tarife, un altro a Gibilterra ed un terzo presso il capo di Gata; trovano scampo solo i 2 petacchi. Alonzo di Contreras viene inviato con 2 tartane a Tarife per recuperare 30 pezzi di artiglieria appartenenti al galeone affondato in tale località; nella stessa direzione si volgono pure 2 galeoni di Algeri. Riesce a precedere i corsari barbareschi, recupera i cannoni e, navigando sempre lungo le coste, raggiunge Cadice. Apprende ora la notizia che Mamora si trova assediata per terra da 30000 mori e per mare da 28 galeoni turchi ed olandesi. Il duca di Medina Sidonia gli dà il comando di 2 tartane cariche di armi e di polvere da sparo con le quali ha il compito di soccorrere i difensori. Fa in modo di arrivare all’alba in tale base  eludendo il blocco navale. La notte stessa riparte per Cadice.

………………….

Pranza con il duca di Medina Sidonia; gli sono consegnati 100 dobloni ed una credenziale per il re di Spagna Filippo III. Giunto a Madrid, si reca a palazzo e viene ricevuto dal sovrano: gli sono fatti consegnare altri 300 ducati ed è nominato ammiraglio. Per avere l’effettivo comando di una squadra navale viene indirizzato al Presidente delle Indie Fernando Carrillo. Il ministro lo congeda e gli fa sapere che avrebbe obbedito all’ordine del re a suo tempo. Alonzo di Contreras attende due mesi senza avere notizie in merito; si reca a corte per protestare; ha uno scontro verbale con Fernando Carrillo; nel suo corso il ministro muore per un colpo apoplettico.  Contreras si ritira finché dopo sei mesi viene a trovarlo un inviato del conte di Olivares. E’ stato scelto fra i capitani dell’armata costituita per la difesa di Gibilterra.

1624
Ottobre Spagna Paesi Bassi

Lascia Madrid; si sparge la voce del suo assassinio a Getafe. La notizia è tanto credibile che subito sono ordinate a suffragio della sua anima 500 messe nella chiesa del Buon Successo. Si imbarca a Cadice con la sua compagnia di 312 soldati sul galeone ammiraglio di Francisco de Ribera. La flotta spagnola è composta di 22 grossi galeoni e di 3 petacchi. Ai primi del mese si scontra al largo di Gibilterra con 82 navi olandesi, non tutte da guerra. Il combattimento incomincia il pomeriggio; alla sera avviene il rientro a Gibilterra. Segue un servizio di scorta ad alcuni galeoni ed il rientro a Gibilterra. Alonzo di Contreras cade ammalato e trascorre la convalescenza a Siviglia. Guarito, è trasferito nella compagnia di Juan Fajardo: alle sue proteste, gli viene dato il comando di 500 fanti che dovrebbero servire nelle galee genovesi di Carlo Doria.

…………………. Spagna Inghilterra

Quando sta per partire è dirottato a Lisbona per imbarcarsi su una flotta che deve opporsi agli inglesi di Tommaso de Larraspur.

1625
…………………. Sta fermo per due mesi in Portogallo, a Cascais ed a Belem.
………………….

Gli inglesi non sbarcano a Lisbona come previsto e minacciano, al contrario, Cadice. Alonzo di Contreras si sposta a Madrid pronto a raggiungere le galee genovesi. Il progetto va a monte cosicché resta a Madrid dove ha modo di conoscere Lope de Vega. E’ suo ospite per otto mesi: il drammaturgo resta tanto ammirato del suo operato che si ispirerà alla sua figura per una commedia, “El rey sino reino”.  Contreras decide, da ultimo, di ritornare a Malta. Le sue condizioni economiche sono sempre cattive. Avuti 30 scudi dal consiglio dell’ordine gerosolomitano per potersi recare in Sicilia, prende la strada di Barcellona; da lì s’imbarca per Genova, Napoli e la Sicilia.

1626

E’ nominato dal viceré di Sicilia, il duca di Albuquerque, governatore di Pantelleria. Eserciterà tale incarico per sedici mesi: ha ai suoi ordini 120 soldati spagnoli. Religioso, fa restaurare nell’isola la chiesa di Nostra Signora del Rosario e fa sì che alla sua morte vi siano celebrate 200 messe in suo suffragio.

1629
………………….

Ha il permesso dal viceré di Sicilia di potersi recare a Roma per quattro mesi; tocca Palermo, Napoli e prosegue per Roma. Ottiene di essere ricevuto in udienza dal papa: gli espone i servizi da lui prestati al cristianesimo. Il pontefice emette un breve affinché sia riconosciuta ad Alonzo di Contreras una commenda dell’ordine dei cavalieri di Malta e sia ricevuto in esso come frate cavaliere. Dopo sei mesi ritorna a Malta: vengono subito eseguite le disposizioni a suo favore.

1630

Ritorna a Roma dopo un mese; l’ambasciatore spagnolo, il conte di Monterrey, gli dà l’incarico di ricevere a Palo i cardinali Albornoz, Sandoval e Spinola, provenienti dalla Spagna e sbarcati in tale porto. Sempre a Roma, riceve a nome del Monterey il marchese di Codreyta, ambasciatore ordinario in Germania.

1631
………………….

Compie una missione urgente a Barcellona, sempre per conto del Monterey. Rimane a Madrid per due mesi; nel periodo vede numerose commedie dell’amico Lope de Vega.

Dicembre

Il Monterey gli dà il comando di una compagnia a Napoli. Inviato dopo due mesi di guarnigione a Nola, assiste ad una violenta eruzione del Vesuvio. I suoi soldati, presi dalla paura, sono sul punto di ammutinarsi per fuggire; egli non si perde d’animo e li convince a prestare le prime opere di soccorso facendo costruire alcuni canali in cui farvi scorrere la lava in modo che la città non corra pericoli.

1632
Gennaio febbraio

Trasferito a Capua, non accetta l’uso comune per cui i soldati sono alloggiati nelle case dei cittadini più poveri: li fa mettere in quelle dei ricchi suscitando vivaci proteste per questa scelta. Per tale fatto è minacciato di scomunica  dall’arcivescovo della città.  Contreras è trasferito dal viceré di Napoli, il Monterey, a L’Aquila con l’incarico di governatore. Ha ai suoi ordini 150 soldati: ha nuovamente modo di segnalarsi perché fa arrestare tutti coloro che sono sospettati di ribellione. Si presentano alla porta di Napoli sei bravi del viceré della provincia, il conte di Chiaramonte: costoro entrano a forza e si pavoneggiano armati nella piazza. Alonzo di Contreras si muove con otto soldati, fa chiudere le porte della città ed arresta i bravi nonostante un loro tentativo di fuga. Li fa processare immediatamente; fa tagliare loro i capelli, li fa salire sui loro somari e fa dare a ciascuno 200 legnate. Scaricatili dagli asini, li fa curare con sale ed aceto, come d’uso nelle galee, ed il giorno seguente li spedisce alle galee di Napoli in quanto condannati a servire come forzati per sei anni. Il conte di Chiaramonte decide di venire ad arrestarlo a L’Aquila; raccoglie per questa evenienza 300 cavalli e qualche decina di fanti; Alonzo di Contreras sceglie 100 soldati spagnoli e si accinge alla resistenza. L’indomani fa arrestare un brigante, di nome Giacomo Ribera, che ha depredato per lungo tempo le campagne del circondario: costui è catturato mentre è a letto nella sua casa. Il brigante viene condotto a L’Aquila e, dopo qualche giorno, sarà decapitato.

Marzo aprile

Durante il periodo pasquale il vescovo ed i magistrati di L’Aquila decidono di boicottare le cerimonie in cui egli sia presente. Alonzo di Contreras, per rappresaglia, fa arrestare i loro servitori ed invia alcuni soldati nelle loro case affinché siano ospiti delle loro cucine. Si fa anche notare dalla popolazione provvedendo a calmierare i prezzi delle derrate.

Giugno

Il Monterey lo richiama a Napoli e gli dà il comando di una compagnia di cavalleria pesante. Litiga con Ettore Pignatelli; i due sguainano le loro spade e sono messi entrambi agli arresti. Interviene il Monterey; Alonzo di Contreras si deve rappacificare con l’avversario.

…………………. Viene nominato governatore di Pescara.
1633
Febbraio

Il Monterey desidera allestire 2 galeoni ed un petacchio per esercitare la guerra di corsa in Levante. Alonzo di Contreras raccomanda al viceré un fratello, che vorrebbe partecipare alla spedizione contro i turchi come capitano del petacchio. La sua richiesta non viene accolta perché il congiunto non ha i titoli richiesti per tale comando.  Contreras litiga con il Monterrey e lascia il suo servizio. Compera una feluca e si dirige con il fratello a Palermo presso il duca di Alcalà, viceré di Sicilia. Nominato commendatore, intraprende nuovi viaggi a Gaeta, a Genova ed a Napoli; il Monterrey lo fa contattare a Napoli e tenta inutilmente di riaverlo al suo servizio per i suoi meriti e per la sua lealtà.

1642

Preferisce ritornare a Madrid dove, per alcune fonti, muore in tale anno. Per altri rientra in Italia ed è nominato ammiraglio dai cavalieri di Malta.

1643 Malta Impero ottomano

Comanda un’ultima spedizione nel golfo di Lepanto (Navpaktos) contro i turchi.

1644 Muore.

 CITAZIONI

-“Belongs to the heroic age of the Holy War in the early seventeenth century. A picaresque and braggadocio Spanish soldier of fortune, our knowledge of him depends entirely on his autobiography. Naturally this is likely to exaggerate his prowess, but nevertheless his description of his activities agrees remarkably well with what one can learn about the corsairs of this period from other sources…He represents to a considerable extent the corsair of fiction, the bold buccaneer.” Earle

-“Famoso aventurero espanol, y comendador de la orden de Malta.” Enciclopedia Universal ilustrada europeo-americana

-“ Un interprete straordinario (che) esce da quel grande paesaggio con figure che è il mondo castigliano del ‘600, si stacca da tutta quella folla di accattoni che chiedono l’elemosina col cipiglio di principi, di frati o di eremiti che dopo averne combinate di tutti i colori impugnano l’astinenza e la disciplina come fossero armi per prendere d’assedio il paradiso, di ruffiani che coltivano l’arte della meditazione con l’orgoglio e il sussiego dei grandi professionisti, di soldati pronti a tutto, rivestiti di cenci che portano con grande disinvoltura come se spettasse di diritto una Grandezza de Espana.” Monti

-“ Gran conoscitore del Mediterraneo, ch’egli navigò in lungo e in largo per anni e anni di rischiose avventure, alla caccia di turchi e di pirati, ma il più delle volte pirata egli stesso.” De Zuani

-“Contreras, lui, en a laissé un récit sans art, sans ficelles et sans la moindre déclamation, un simple récit en une langue rude et forte, dépourvu de tout artifice, de toute littérature comme aussi bien de toute hypocrisie…Il a tout dit, le bien et le pire, sans forfanterie, sans honte, comme si sa vie avait été normale et très quotidienne. A peine parfois s’attarde-t-il à philosopher, et, tout de suite, il reprend le fil de son récit. Ce que décidément il cèle, le contexte nous permet de le reconstituir aisément.” Hubac

“La vie de cet aventurier pourrait figurer dans le roman picaresque, autant que dans les romans d’Alexandre Dumas, ou ceux de Paul Fébal. Ce roman d’aventures, raconté par Contreras dans ses Mémoires, sous une forme autobiographique publiée dans la seconde partie du XVIIe siècle, nous rend sympathique ce chercheur de fortune.. Alonso de Contreras est le type des héros des romans d’aventures qui faisaient la joie de nos pères., les reves de notre enfance; un héros sympathique qui vacille entre sa bonté naturelle, sa recherche du vrai, et son penchant pour la vie du soldat avec ce qu’elle touche de rude, de violent, où la femme, le vin et le jeu forment le parfait équilibre à la religion, à la courtoisie, à l’honneur de l’époque.” Coulet du Gard

-“Soldat et marin devenu chevalier.” Brogini

-“Alonzo de Contreras fut un chasseur d’esclaves et de butin. Ses confessions montrent qu’il écumait les rivages du Maghreb et du Proche-Orient; il s’en vantait sans rougir. “Nous y fimes tant de prises que ce serait  long à compter, l’on revint, dit-il, tous riches..Nous y fimes d’incroyables voleries sur mer et sur terre.” Belhamissi