Romegas Mathurin

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MATHURIN ROMEGAS (Mathurin d’Aulx de Lescaut-Romegas, Maturino di Lescut). Guascone.

Nasce nel castello di famiglia di Mansonelle. Cavaliere dell’ordine gerosolomitano. Appartenente ad un ramo cadetto della famiglia d’Armagnac, diocesi di Lertora.  Commendatore di Borderas, di Dondant e di Saint-Felix. Priore d’Irlanda e di Tolosa.

1528 – 1581 (novembre)

Anno, mese Stato, in proprio Avversario Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1546
Dicembre A fine mese entra nell’ordine dei cavalieri di Malta; ha  diciotto anni. Si obbliga in tal modo, con giuramento, all’osservanza della castità, della povertà,  dell’obbedienza ai suoi superiori, nonché a quella di combattere sempre gli infedeli. La vita per il giovane corsaro trascorrerà quasi tutta in mare: sveglia al suono della tromba; preghiere il mattino, mezzogiorno e sera; Ave Maria finale.
1547/1554 Malta Impero ottomano Tripoli Partecipa a fortunate imprese in Ponente. Il suo periodo di apprendistato in mare dura tre anni, diviso in almeno quattro periodi di sei mesi, su una galea dell’ordine. La sua prima uscita avviene nell’aprile 1547 agli ordini del capitano Aly. E’ conquistata una galeotta a 18 remi guidata da Qara Musa Rais. L’evento avviene al largo di Capo Spartivento in Calabria. 55 turchi sono fatti prigionieri e 60 cristiani sono liberati dal remo. Nel 1548 i cavalieri con i quali è aggregato si impossessano di 2 vascelli; sono ridotti in schiavitù 100 uomini tra turchi e mori. Nello stesso anno nei pressi di Capo Misurata, sulla costa libica, sono catturati nei pressi di Tripoli un terzo vascello (40 musulmani a bordo) ed un caramussali (150 africani e 40 turchi). Nel 1549 prende parte all’assedio di Mahdia e, più tardi, al saccheggio del villaggio di Rapita sulla costa barbaresca (70 persone tratte in schiavitù). Nel 1550 la squadra maltese si impadronisce di due vascelli presso l’isola di Djerba (Gerbe) con 170 marinai tra turchi e mori. Tra giugno e settembre prende parte alla spedizione ai danni di Mehedia capitanata da Andrea Doria. Prende parte alla conquista della città ed al successivi saccheggio del piccolo villaggio di Rapita dove sono catturate, e ridotte in schiavitù, 70 persone. Sempre nell’anno prende parte all’occupazione di Zuara sulla costa libica.  Nel 1551 ha il comando  della galea “Maddalena” facente parte della squadra  guidata da Jean Parisot de la Vallette, anch’egli guascone. Un forte vincolo di amicizia legherà presto i due uomini. Nella crociera i cavalieri di Malta si impossessano di due caramussali, di due vascelli e di una germa che procurano nel complesso la cattura di 170 uomini tra turchi e mori.  Nel 1552 affianca il priore di Capua Leone Strozzi in una scorreria sulle coste libiche. Si segnala all’occupazione di Zuara nel cui corso 300 persone sono rese schiave. Gli è poi affidato il comando di un galeone della squadra di Claude de la Sengle e di Jean Parisot de la Vallette. Nella spedizione sono ridotte solo in schiavitù 22 persone; notevole è invece il bottino consistente in gemme quali rubini, diamanti e smeraldi che ora fanno parte del Tesoro di Malta.
1555
Ottobre

A fine mese si trova nel porto di Malta a bordo di una galea. Sta dormendo nella zona poppiera della sua nave quando una tromba d’aria si abbatte sull’isola; alle navi in porto sono strappate gli alberi delle galee. All’alba tutte e 4 le galee dell’ordine galleggiano capovolte sull’acqua:  giunge il Gran Maestro dell’ordine gerosolomitano Jean de la Vallette a visionare nella rada il disastro. I soccorritori, accorsi con barche nel tentativo di cogliere segni di vita, riescono a sentire un rumore che proviene dall’interno di uno scafo e liberano dalle catene alcuni forzati al remo. Mathurin Romegas viene tratto in salvo con diversi cavalieri: tutti hanno passato la notte aggrappati alle travi con l’acqua fino al mento giungendo all’estremo limite delle loro forze. Il primo essere ad uscire dalla nave è la mascotte, una scimmia. Quando le imbarcazioni sono capovolte con l’impiego di botti galleggianti risulta evidente l’entità del disastro. Sono recuperati i cadaveri di 300 schiavi musulmani, morti annegati, ancora incatenati ai banchi. Il papa fa aprire la prigione di Napoli per colmare i vuoti derivanti dalla perdita di tanti rematori e fornisce un aiuto economico per la ricostruzione della squadra di galee dell’ordine. A seguito di questa esperienza il sistema nervoso di Mathurin Romegas rimarrà permanentemente lesionato: da quel momento, si dice, che le mani gli tremino al punto tale che non riesce a bere da un bicchiere senza versarne il contenuto.

1556
Luglio agosto Malta Corsari barbareschi

E’ inviato in Levante con una galeotta ed una fusta per controllare i movimenti della flotta ottomana. Rientra dopo avere catturato 2 ricche navi mercantili. Ad agosto ha il comando della capitana nella squadra condotta del cavaliere Melac (Pierre de Gozon). A fine mese  quest’ ultimo lascia Napoli con 5 galee e naviga verso l’isola di Gerbe (Djerba).

Settembre

Giunge all’isola di Stromboli con la flottiglia del Melac. Sono avvistate 3 galeotte (di cui la maggiore è a 22 banchi) comandate da Succuli Rais. Costui finge di arrendersi; quando vede che i maltesi vogliono investirlo con il rostro urla che i rematori sono cristiani. Nel contempo il corsaro fa cambiare ritmo di voga alle sue navi e si dà alla fuga approfittando della relativa diminuzione di voga dei suoi antagonisti.  Il Melac conquista 2 galeotte, una condotta dal turco Deli Nasuf ed una dal rinnegato Morat Rais. Sono liberati dal remo 200 cristiani; molti mori e turchi prenderanno il loro posto al remo.

1557
Giugno Malta Impero ottomano

Ricopre ora l’incarico di luogotenente di Antonio di Tezan detto Venasque. Arma una galeotta e scorre in Levante. Con la sua presenza spaventa gli equipaggi di 2 grosse navi turche cariche di mercanzie; si impossessa di entrambe dopo che i marinai sono fuggiti a terra con la scialuppa di salvataggio.

Luglio Rimorchia a Malta i 2 bastimenti.
1558
Gennaio marzo

A fine gennaio si collega con Gil d’Andrade, priore di Castiglia e di Leon, che naviga con la galea “Santa Fe”; il Romegas ha invece il comando della galeotta “Santa maria del Soccorso”. Insieme i due corsari scorrono in Levante alla ricerca di imbarcazioni che trasportino frumento, derrata necessaria per gli abitanti di Malta. Fa rientro a metà marzo.

Maggio Malta Tripoli

Sempre con Gil d’Andrade sbarca a Malta alcune compagnie di fanti arruolati in Italia. Scorre lungo le coste tripoline;  fa buone prede.

1559

A metà maggio ottiene il permesso di scorrere in Levante con la galeotta “Santa Maria del Soccorso”. Desola le coste africane ai danni di Dragut; presta soccorso agli avversari del corsaro barbaresco come al re di Kairouan. Si impossessa di 3 navi musulmane. Dai prigionieri viene informato della possibilità di sbarcare a solo quattro miglia da Tripoli  per catturare un alto ufficiale di Dragut. Prosegue la navigazione verso Ponente. Prende terra in Grecia allo scopo di approvvigionarsi d’acqua per i suoi equipaggi. la popolazione locale si affretta a portargli sulla spiaggia pollame, formaggi, uova e frutta. Lo accompagnano in tale spedizione i corsari La Lussan ed il Saint-Gilles.

1560
Giugno Malta Impero ottomano

Si imbarca per Messina con 2 galee;  in tale località inizia ad armarne un’altra. Giunge a Capo Passero ed alla volta di Siracusa. Alla Torre Longina sono appostate 2 galeotte turche comandate da Barbarossa e da Ionus Rais. I maltesi della galea “Santa Marta” vengono colti alla sprovvista; l’intervento di Mathurin Romegas con la “Corona” vale a respingere i turchi. I due corsari barbareschi si nascondono nei boschi. Prosegue per l’isola di Djerba. Al ritorno una sua galeotta si collega con le 2 galee del cavaliere provenzale Bennes. In Levante. Sulle coste della Caramania (Keraman) fa sue 2 navi mercantili ottomane con 70 uomini a bordo. A duecento miglia ad est di Malta si impadronisce del grande caramussali condotto dal rinnegato Masun di Lante Rais con a bordo un carico di lino e riso (80 sono i turchi ridotti in schiavitù). Cade poco dopo in suo potere anche una germa moresca con un equipaggio di 50 uomini i quali subiscono la medesima sorte. Al rientro a Malta viene informato del disastro subito dalla flotta imperiale di Giovanni Andrea Doria nelle acque di Djerba.

Luglio

A Messina. Arduino di Castillion, che comanda le 2 galee con le quali ha viaggiato di conserva, sta per morire a causa di alcune ferite. Mathurin Romegas teme che il fratello di quest’ultimo voglia appropriarsene: informa il gran maestro dei suoi sospetti.  Da Malta giungono 4 galee per prenderne possesso perché esse sono di proprietà dell’ordine. Mathurin Romegas vara negli stessi giorni la “San Gabriele”;  a fine mese rientra a Malta con le 7 navi.

Agosto dicembre

A fine agosto viene spedito a Rodi (Rodhos) con Gil d’Andrade. I due corsari viaggiano con 2 galee, la “San Gabriele” e la “Santa Fe” nelle quali sono imbarcate alcune spie che devono scendere nell’isola: nello stesso tempo devono esserne prelevate  altre da Rodi per avere informazioni sui movimenti della flotta turca. A settembre, al momento della partenza,  Romegas litiga con Gil Andrade per chi debba avere la preminenza nella spedizione: il gran maestro dà ragione al più anziano dei due cavalieri, l’Andrade. I due corsari salpano da Malta; raggiungono le acque di Rodi; durante la navigazione catturano solamente uno schierazzo all’isola di Milo (Milos). Riparano ad Otranto dopo avere patito molto freddo. A fine novembre, a causa del cattivo raccolto di frumento in Sicilia e della conseguente carestia in Malta, è inviato in Francia con de denaro per acquistare e trasportare nell’isola un notevole quantitativo di tale derrata.

1561
………………………… Malta Impero ottomano

Si dirige con la “San Gabriele” (di proprietà del Gran Maestro) sulle coste africane. Investe il caramussali turco di Osman Rais carico di legname atto alla costruzione di galeotte; lo disalbera. La nave avversaria affonda dopo un’estrema resistenza tanto  che rimangono in vita solo nove turchi. Mathurin Romegas rientra a Malta. Riprende il mare e cattura un altro caramussali carico di merci proveniente da Tripoli: sono ridotti in schiavitù 32 uomini per lo più mori.

Marzo

Avute notizie sulla cattura di Vincenzo Cicala e sui movimenti di Dragut rientra a Malta.

Agosto Riprende il mare con altre cinque galee maltesi agli ordini del Melac. A fine mese è eletto gran maestro dell’ordine Jean Parisot de la Vallette, priore di Sant’Egidio e luogotenente del defunto Claude de la Sengle. Il Romegas ha il comando di una galea dei proprietà del nuovo gran maestro, mentre una seconda è affidata a Pierre La Roccalaure Saint-Aubin. Tutti e due sono guasconi, coraggiosi ed audaci.
Settembre

Scorre isolatamente in Levante mentre il resto della squadra si congiunge in Sicilia con gli spagnoli di Marcantonio del Carretto principe di Melfi. Compie un’audace azione dal Capo Buonandrea fino alla foce del Nilo. Mette a sacco vari vascelli e se ne appropria di uno, senza alcun carico a bordo, spedito da Kara Mustafa, capitano delle galee della guardia di Alessandria (Al Iskandariyah), per imbarcare  frumento. Quando Mathurin Romegas viene informato che nelle  stesse acque sta per dirigersi lo stesso Kara Mustafa con 3 galee preferisce allontanarsi. Naviga ora alla volta di Cipro (Kypros) e della Caramania con la guida del pilota siracusano Cicco Pisano. Si impadronisce di vari vascelli mercantili con le stive ancora vuote; cattura gli equipaggi e vende i relativi marinai come schiavi ad alcuni greci. Si rifornisce d’acqua potabile ad Antiochia;  abborda un caramussali turco che poco tempo prima ha recuperato uno dei vascelli da lui conquistati in precedenza. Incrocia sempre le coste della Caramania;  tra Scandaloro e l’Alia si imbatte nella germa di Dormus Rais di Satalia (Antalya), distanziatasi, a causa del vento contrario, dal convoglio mercantile che da Alessandria è diretto a Costantinopoli (Istanbul). La germa è difesa da 150 turchi e da 90 mori armati di archibugi ed archi. Allorché gli ottomani si accorgono di essere assaliti da una sola galea decidono a loro volta di abbordare l’imbarcazione di Mathurin Romegas. I maltesi colpiscono con le loro artiglierie la germa; la nave inizia ad affondare. Alcuni turchi, saliti in una barca per raggiungere terra,  sono catturati; altri cercano di salvarsi a nuoto. Nella nave vengono uccisi dall’artiglieria 40 uomini e molti altri sono feriti.  Romegas carica i feriti, le donne e gli anziani su una barca e li lascia liberi; gli altri, 300 uomini, sono ridotti per qualche tempo in schiavitù in attesa del pagamento del loro riscatto. Tra i personaggi catturati vi sono due ambasciatori alla corte di  Costantinopoli con ricchi doni per Rostan Pascià. Il carico della germa supera il valore di 100000 ducati; poiché il corsaro non ha spazio nelle stive affonda la nave con il suo carico. Permette ad uno degli ambasciatori di inviare a terra un suo messaggero per raccogliere il riscatto di alcune migliaia di ducati: il denaro non giungerà mai. Tra i prigionieri vi è pure una donna, favorita della sultana, che sta ritornando da un pellegrinaggio dalla Mecca.

Ottobre

Lascia il Levante ed a fine mese si porta a Mazara del Vallo per acquistare  frumento da trasportare a Malta.

1562
Luglio

Naviga con 2 galee  per caricare frumento in Sicilia. Giunto a Pozzallo di notte viene a conoscenza che verso Capo Passero si trova una galeotta corsara turca di 23 banchi. Invia in avanscoperta una fregata per farsi avvistare ed inseguire dagli avversari. La galeotta si accorge della presenza delle 2 galee maltesi per cui  si dà alla fuga. L’inseguimento dura per centottanta miglia; la notte seguente Mathurin Romegas persevera nell’azione e con l’aiuto del vento può avvicinarsi alla nave barbaresca con la galea “Santa Marta”. Alla galeotta, condotta dal rinnegato calabrese Cociuf Isuf, si rompe l’albero per lo sforzo sostenuto. Il corsaro barbaresco non si perde d’animo, si getta contro la prima galea e viene ucciso mentre tenta d’abbordarla. Il cadavere del rinnegato è fatto a pezzi; carne ed ossa diventano un trofeo per gli schiavi cristiani liberati dal remo. Periscono nello scontro venti turchi; altri 130 si arrendono solo dopo la minaccia del Romegas di consegnarli agli ex-schiavi al remo in caso di resistenza.  Il giorno seguente  Romegas entra in Malta con al traino la galeotta. Sono liberati nell’occasione anche altri 150 schiavi cristiani destinati al serraglio di Costantinopoli (Istanbul).

1563
Maggio

Si porta in Levante con il cavaliere Gaspare la Motte per spiare ancora una volta i movimenti della flotta ottomana. A fine mese dà alle fiamme una nave di Lindo (Lindhos) con a bordo un carico di vino, che sta conducendo a Rodi numerosi turchi.  Si dirige nelle acque di Scarpanto (Karpathos) e si imbatte in un galeone di Satalia, appartenente a Seyd Mohamet Ogli, che da Alessandria si sta recando a Costantinopoli assieme ad  una germa carica di riso. La seconda nave è catturata; il galeone si appresta alla difesa e combatte molte ore. Il vascello è preso solo con il favore della bonaccia a seguito di un lungo bombardamento; affonda, infine, con le sue ricchezze. A bordo è catturato il sangiacco del Cairo; sono fatti più di 400 schiavi, di cui 250 turchi, il resto, mori. Giunto a Malta è imposto al sangiacco un riscatto di 18000 ducati, parte in denaro e parte in beni trasportati da Alessandria a Messina. Una volta liberato il sangiacco stimolerà il sultano ad agire contro Malta.

Estate

Sempre con il  La Motte si unisce con 4 galee di Sicilia di Luigi Osorio;  si colloca nei pressi dell’isola di Favignana per assicurare la navigazione nelle acque di Trapani.

Settembre

Le sue 2 galee salpano da Malta; presso Crotone danno la caccia a 2 galeotte di Caragiali: il corsaro avversario si salva nella maggiore delle 2 navi; la minore, di 19 banchi, comandata dal rinnegato albanese Memi Caragia, è catturata con 80 turchi. Vengono liberati dalla catena molti cristiani; questi ultimi conducono la galeotta a Malta. Mathurin Romegas procede verso Navarino (Pilos).

Ottobre

Incontra un grosso caramussali di Mehedin Rais che sta trasportando in Levante schiavi negri e molte merci: il bastimento è catturato ed è avviato alla volta di Malta con 150 schiavi.

1564
gennaio marzo

Salpa con 2 galee, di proprietà del gran maestro, per controllare nel Mediterraneo orientale i movimenti della flotta ottomana. A marzo, sempre  con le 2 galee, scorta più volte a Gozo Jean Parisot de la Vallette ed alcuni balivi in  ispezione alle fortificazioni dell’isola.

Aprile

Salpa ancora una volta per il Levante. Cattura un vascello presso Cerigo (Kithira) e 2 caramussali turchi caricati a Costantinopoli con munizioni ed  altri materiali per armare vascelli da corsa. Le navi sono dirette a Tripoli. A fine mese è con il Saint-Aubin in perlustrazione in Levante.

Maggio

Sempre alla testa delle 2 galee, ed affiancato dal corsaro Gaspare la Motte (“San Giovanni”), si impadronisce di 3 caramussali carichi di remi, di stoppa e di munizioni diretti a Tripoli e di una nave turca di 1300 salme partita da Tripoli per Costantinopoli con a bordo 113 mori. La nave viene condotta a Siracusa, i caramussali a Napoli.

Giugno

Si collega con la flotta dei cavalieri guidata da Pietro di Gioù (nel complesso 7 galee). I maltesi vengono a conoscenza che nelle vicinanze di Corfù (Kerkira) è passato un galeone  di 4000 salme di portata, chiamato la Sultana, partito da Costantinopoli e diretto a Venezia con un carico di mercanzie pregiate per un valore di 80000 ducati. La nave è dotata di venti cannoni di bronzo ed ha a bordo 200 soldati turchi per lo più archibugieri.

Luglio agosto

Il galeone, accompagnato da un caramussali, è avvistato tra le isole di Zante (Zakinthos) e di Cefalonia (Kefallinia). L’attacco non risulta bene organizzato ed è, in sovrappiù, ostacolato dall’ emulazione che divide Pietro di Gioù da Mathurin Romegas. La capitana del primo subisce gravi perdite; un fatto analogo si ripete per la capitana del secondo dove un solo colpo di cannone uccide 22 uomini dell’equipaggio. Le altre galee maltesi, tra cui quella di Gil d’Andrade, fattesi più caute dall’esperienza circondano il galeone e fanno in modo che il loro tiro intervallato sia continuo. I maltesi si preparano all’abbordaggio;  il comandante Bairan Ogli, sfiduciato, si arrende dopo cinque ore di furioso combattimento (uccisi 80 turchi). Il bottino è valutato in 80000 ducati.  Romegas si avvia con il galeone verso Siracusa e Malta;  prosegue poi per Capo Passero dove sono avvistate 2 galeotte. Si getta al loro inseguimento. Un turco si getta in mare; raccolto dal capitano della “San Giacomo” gli fa sapere come  Dragut sia nei pressi con la sua squadra pronto a tendere un agguato alle galee maltesi ed al galeone trainato. A malincuore il cavaliere francese volta la prua; le 2 galeotte sono salve. La notizia di quella cattura provoca un gran fermento a Costantinopoli anche perché il vascello appartiene a Qapù Aga capo degli eunuchi negri del Gran Serraglio. Romegas riprende il mare dopo che il galeone è stato condotto a Malta. Lungo le coste dell’Anatolia affonda una grossa nave mercantile armata impadronendosi dei passeggeri di alto rango fuggiti dall’ imbarcazione. Tra costoro vi sono il governatore del Cairo (che porta ricchi doni a Rostan Pascià) e l’ex-nutrice della figlia del sultano Solimano, Mihrimah (di 107 anni), reduce con il figlio dal pellegrinaggio alla Mecca. Al primo è fissata una taglia di 25000 zecchini che il sultano si rifiuta di pagare; per la donna, il figlio viene lasciato andare per raccogliere il denaro del riscatto. Costui abbandona la madre al suo destino. La donna morrà pochi mesi dopo in stato di non libertà. Tre giorni dopo il corsaro francese cattura il governatore di Alessandria diretto a Costantinopoli su ordine del sultano. A Malta con 300 prigionieri. Le sue catture destano tanta indignazione a Costantinopoli che il sultano Solimano decide di preparare un’azione diretta ai danni dei cavalieri di Malta.

Settembre ottobre

Alla testa di 2 galee, della galeotta conquistata a Cociuc Isuf, di 2 brigantini e di una fregata si trasferisce nelle acque di Cerigo. E’ agli ordini del nipote  del gran maestro; la loro guida consiste in un anziano greco di Malvasia (Monemvasia). Fatto rifornimento d’acqua alla Cala del Cerigotto (Antikithira) la squadra è colpita da una forte tempesta; galee e galeotta ne sono rese malconce, i 2 brigantini e la fregata naufragano. La flottiglia dei cavalieri a metà mese giunge nei pressi di Malvasia sulla costa sud-orientale del Peloponneso; i corsari maltesi si appropriano di 2 barche di proprietà di alcuni greci; al fine di avere informazioni è fatto prigioniero un rinnegato. La guida conduce gli uomini della squadra sotto le mura della rocca di Malvasia: i comandanti della missione trovano pericoloso scalarne di notte le mura soprattutto perché mancano vie di fuga in caso di eventi negativi. Per tale motivo la missione termina con un nulla di fatto. Al suo rientro a Malta (ottobre) il giovane de la Vallette viene ripreso aspramente dallo zio.

1565
………………… Malta Impero ottomano

Mathurin Romegas prende parte alla difesa di Malta a fianco del gran maestro alla testa di 500/800 cavalieri, di 100 sergenti, di 1350 soldati, di 500 schiavi delle galee. Sono pure armati gli abitanti per cui i difensori ammontano ad 8000/9000 uomini. Il  Romegas si colloca alla posta delle Guve con i marinai ed i soldati della sua galea ancorata all’imboccatura del porto principale.

Maggio giugno
Esce in perlustrazione con con il capitano delle galee Pietro di Giou per verificare l’avanzata della flotta nemica. A metà mese si presenta nelle acque di Malta l’armata ottomana forte di 180 galee, con a bordo 38000 uomini dotati di un considerevole numero di pezzi di artiglieria. Il comando delle truppe di terra è affidato a Mustafa Pascià, quello della flotta a Piali Pascià. A fine giugno il forte di Sant’Elmo sta per cedere di fronte all’attacco nemico dopo una resistenza durata quasi un mese. Il gran maestro permette a cinque capitani, tra cui il  Romegas, di affrontare il mare nell’oscurità al fine di introdurre nel forte difensori e vettovaglie. Il tentativo si rivela vano per la sorveglianza della flotta di Piali Pascià di fronte al promontorio su cui sorge il forte. Sant’Elmo è conquistato dagli ottomani. Tutti i difensori sono uccisi. I feriti che riescono a trascinarsi in chiesa subiscono la medesima sorte.  Nove prigionieri sono allineati al muro come sagome da tiro per essere uccisi dagli arcieri. I cadaveri sono impiccati ad anelli di ferro nelle arcate: sono mozzate loro mani e teste, i petti sono loro squarciati, i cuori strappati. La festa del patrono di San Giovanni è celebrata come al solito nel resto dell’isola. Subito dopo il gran maestro decide un immediato atto di rappresaglia. Tutti i prigionieri della guarnigione di Medina sono uccisi, uno al giorno. Più tardi i cannoni del castello di Sant’Angelo apriranno il fuoco ed una raffica di teste umane investirà i turchi al di là del braccio di mare. Romegas ha il comando della guardia che deve vigilare sulla vita del gran maestro (222 uomini).
Luglio ottobre
Alla morte di Francisco Zangonara, che con Melchor de Robles comanda la guarnigione posta su uno sperone che difende il porto, accorre in soccorso dei difensori alla testa di 50 uomini. Costoro con i loro archibugi riescono a respingere l’attacco in corso. All’azione partecipano pure don Federico di Toledo, Vincenzo Carafa ed il nipote del gran maestro Jean Parisot de la Vallette. Ad ottobre terminano le operazioni di assedio. Romegas è il cavaliere che innalza la bandiera dell’ordine sui resti del forte di Sant’Elmo. Secondo cronisti contemporanei tra gli ottomani sono uccisi 30000 uomini; tra i difensori rimangono sul terreno 221 cavalieri (83 francesi, 50 spagnoli, 79 italiani e 9 tedeschi), più di 2500 soldati, 7000 abitanti e 500 schiavi). Negli stessi mesi (maggio) gli è affidata la commenda di Borderas in Provenza, che potrà raggiungere solo al termine del conflitto.
1566 Gennaio febbraio A metà gennaio con la capitana e 2 galee cerca di impadronirsi di 3 navi mercantili che riescono a trovare scampo nel porto di Djerba. A fine febbraio è informato che un galeone maltese, proveniente dalla Spagna,  300 passeggeri, con a bordo una notevole somma di denaro, nonché  gioielli ed argenterie per un valore complessivo di 150000 scudi, è fermo nel porto di Trapani a causa del cattivo tempo. Si muove subito in soccorso di tale nave. Imbarca  capitano, passeggeri e carico sulle 2 galee e rientra a Malta, non senza essersi impadronito di 2 brigantini ottomani.
Maggio

Viene inviato con la galea capitana incontro a 12 fregate spedite dal re di Francia in soccorso dei maltesi ancora minacciati dagli ottomani. Si imbatte in costoro a Capo Passero; imbarca in una galea molti avventurieri transalpini che salgono a bordo  per essere condotti a Malta.

Giugno

Scorta con 2 galee a Messina Giovanni Andrea Doria giunto a Malta per incontrarvi il gran maestro.

Luglio

Imbarca nelle sue 2 galee i numerosi avventurieri francesi (Brissac, Filippo Strozzi e Bellegarde) giunti due mesi prima in soccorso di Malta: il pericolo  cessa definitivamente.

Settembre ottobre Malta Impero ottomano

A settembre effettua le solite scorrerie in Levante.  Si muove nell’arcipelago; è segnalato nelle vicinanze di Nasso (Naxos); nel proseguimento della sua missione, vicino a Candia, si impadronisce  di 2 galeotte  e di un brigantino. Rientra a Malta con la notizia della morte del sultano Solimano e dell’ascesa al sultanato di Selim. Nel periodo gli è riconosciuta la commenda di Saint-Felix.

1567
Febbraio marzo Malta Corsari barbareschi

Giunge a Trapani per visionare i lavori di riparazione di un galeone maltese che ha corso il pericolo di naufragare a causa di una tempesta. Nel rientrare a Malta si impadronisce all’isola di Favignana di 2 brigantini appartenenti ad Hassan Rais ed a Domus Rais. Tutti i marinai sono ridotti in schiavitù. Rientra a Malta per i primi di marzo.

Aprile

Vaga lungo le coste africane con 2 galee ed una galeotta guidata dal Lussan: ha il compito di mettere a sacco Zuara. A bordo vi sono 500 uomini tra cavalieri e marinai. Il Saint-Aubin comanda le truppe di terra. Un moro conduce i maltesi nella città: sono catturate 60 persone, per lo più donne e bambini che in un periodo successivo saranno quasi tutti battezzati. A metà mese si muove con il du Puysubran ed il Douzaine. Si impadronisce  di una galeotta di Mami Arnaut. 60 turchi sono fatti prigionieri e 70 cristiani liberati dal remo. Al ritorno,  nei pressi delle secche di Palo, si impossessa di  un garbo con un carico di barracani e di altre mercanzie moresche. Ritorna a Malta con tale nave al traino.

Maggio Malta Impero ottomano

Viene inviato alla volta delle isole Strofadi con 2 galee. Tocca il mare di Cerigo: invia in avanscoperta Andrea Bagnasco (capitan Fantone) con un caicco per verificare se in una cala dell’isola vi siano galeotte turche. Ne sono avvistate 2, una di 18 banchi ed una di 20. Andrea Bagnasco si fa inseguire ad arte;  le 2 imbarcazioni incappano nelle 2 galee in attesa delle prede. Il Saint-Aubin si impossessa della galeotta più piccola nella quale è imbarcato il corsaro Kara Borno; è pure fatto prigioniero,  un nipote di Dragut. Mathurin Romegas si avventa sulla galeotta maggiore: i turchi resistono ed uccidono 60 uomini della sua galea tra cui lo stesso Andrea Bagnasco con altri tre cavalieri. Anch’egli è ferito al volto da una freccia. Tayx Mami, che la comanda, si accorge del disordine sorto nella nave maltese a causa di un incendio e cerca, a sua volta, di passare all’offensiva. Ne va all’abbordaggio: interviene il Saint-Aubin in soccorso della capitana; è sparato un colpo di cannone ed è investita la galeotta ottomana. A fine mese Mathurin Romegas rientra a Malta; per sua volontà entrambe le galeotte vengono portate al traino dal Saint-Aubin. Sulle due navi sono ridotti in schiavitù solo 94 turchi; tutti gli altri sono caduti in combattimento. Sono liberati dalle catene 300 cristiani.

1568/1570

Una nuova missione si verifica alla fine del marzo 1568. In Levante con 2 galee e la capitana. Si impossessa di una o più imbarcazioni musulmane. In sintesi tra il 1557 ed il 1568, senza tener conto delle sue spedizioni a titolo privato, conduce dieci operazioni di guerra corsara in nome dell’ordine, sia in Levante che sulle coste barbaresche. A fine agosto muore il gran maestro Jean Parisot de la Vallette. Viene eletto al suo posto l’italiano Pietro del Monte. A fine settembre riesce a scambiare la commenda di Banderas nel priorato di Toulouse con quella più remunerativa di Dondant. Nel giugno 1570 il papa Pio V lo invita a combattere gli ottomani imbarcato sulla squadra pontificia.

1571
Luglio agosto Chiesa Impero ottomano A luglio salpa da Napoli per Messina a bordo della capitana di Marcantonio Colonna di cui ha il comando; si tratta di una sua scelta, nonostante le pressioni  del re di Francia Carlo IX che, per averlo al suo servizio gli promette il governo di alcuni distretti tra Bordeaux ed Armagnac e le richieste degli stessi veneziani per averlo al loro fianco contro gli ottomani.  A bordo si trovano anche Ascanio della Corgna, appena nominato maestro generale di campo, e Gabrio Serbelloni capitano generale dell’artiglieria.
Ottobre

Ai primi del mese naviga per spiare i movimenti della flotta ottomana; avvista l’avanguardia avversaria che sta uscendo dal porto di Lepanto (Navpaktos). In un consiglio di guerra sulla “Real” spinge don Giovanni d’Austria a cercare il combattimento. Prende parte alla battaglia a bordo della galea capitana dello stato della Chiesa. E’ inserito nella squadra azzurra. Mette fuori combattimento una galea avversaria ed interviene a favore della “Real”, l’ammiraglia di don Giovanni d’Austria. Dopo la vittoria interroga i prigionieri; è inviato da Marcantonio Colonna a Venezia con Prospero Colonna.

1572
Agosto Affianca Marcantonio Colonna in uno scontro a Zante con la flotta avversaria. Nel 1573 ha l’incarico di commissario dei convogli dell’ordine gerosolomitano.
1574/1576 Francia Malta Protestanti Corsari barbareschi

Nel 1574, come priore d’Irlanda, ha modo di distinguersi in Provenza nella guerra che vede contrapposti in Francia cattolici e protestanti. Milita agli ordini di Biagio di Monluc. Ha il compito di proteggere la città di Lecture nella provincia di Gers. In breve tempo vince la resistenza degli avversari ad Agen ed in un assalto alla fortezza di Mont Marsan nella provincia del Drome. Rientra a Malta nel febbraio 1575; nello stesso mese  ottiene il comando generale della flotta dei cavalieri nel triennio; prende parte alla spedizione del marchese di Santa Cruz all’ isola di Kerkenna. Depreda una germa ed una maona barbaresche con un ricco bottino di schiavi e di mercanzie.  Con le sue 3 galee affianca, di seguito, 4 galee del granduca di Toscana, comandate da Prospero Colonna, con le quali si impadronisce di una galeotta e di 2 caramussali. Al termine della spedizione all’isola di Kerkenna carica sulle sue navi un grosso quantitativo di frumento da trasportare a Malta. Nell’ambito dell’ordine gerosolomitano, nel periodo, è eletto commendatore e grande priore di Tolosa (Toulouse). Nel marzo 1576 riceve l’ordine di recarsi a Licata e di scortare successivamente  a Malta un convoglio con a bordo 6000 salme di frumento. A Capo Passero impedisce che una nave del convoglio scarichi parte delle merci a Messina come previsto nei piani iniziali.

1577-1580

Viene eletto luogotenente del Gran Maestro Jean de la Cassière a seguito di una rivolta dei cavalieri della lingua di Castiglia.

1581
Settembre ottobre

Giunge a Malta dopo un periodo di turbolenze in seno all’ordine il delegato apostolico, monsignor Gaspare Visconti. I cavalieri hanno l’ordine di obbedirgli in quanto rappresentante della Santa Sede. Mathurin Romegas presenta le dimissioni dalla sua carica ed il gran maestro la Cassière (che negli ultimi anni è stato praticamente esautorato dallo stesso Romegas) riprende il suo posto. Il corsaro viene invitato a recarsi a Roma per discolparsi. Si imbarca con i suoi fautori in una galea mentre il Gran Maestro lo segue con 300 cavalieri su 3 galee. Sbarca a Pozzuoli ed è ricevuto con pochi attestati di stima. Molto diversa è, viceversa, l’accoglienza riservata al suo rivale.

Novembre

Muore a Roma ai primi del mese in solitudine abbandonato non solo dai partigiani del suo partito, ma anche costretto dal papa ad umiliarsi di fronte al la Cassière. Si sospetta che sia stato avvelenato. E’ sepolto nella chiesa di Trinità dei Monti. Il mese successivo morrà a Roma anche il Gran Maestro.

CITAZIONI

-“Uomo audacissimo e famoso per le continue battaglie navali sostenute coi barbareschi.” Manfroni

-“Guascone di patria, detto Romegas, uomo potente nella congregazione, e segnalato in battaglie navali.” Maffei

-“Cavalliero di Malta e valente soldato.” Pantera

-Con il Thémérincourt “Sont devenus de véritables personnages de légende dont la tradition orale a gardé le souvenir” Fontenay

-“L’un des plus remarquables marins de l’ordre au XVIe siècle.” Engel

-” Il était généreux, splendide, magnifique et libéral et pour entretenir sa splendeur, libéralité et magnificence, s’avisa d’armer deux galères de soi, outre celles de la Religion…Ce fut grand dommage de ce grand capitaine, car après le grand maitre Parisot, ç’a été le premier des siens, que s’il eut été grand maitre, il eut fait de grandes choses.” Brantome

-“Prince of knights-errant, scoured the seas in search of prey.” Lane-Poole

-“Romegas accomplit au sein de son ordre une carrière brillante et rapide, s’illustrant autant dans les hauts faits d’armes que dans des épisodes corsaires nombreux qui lui valent la gloire de son vivant et le fait d’etre considéré comme le symbole de la perfection corsaire chevaleresque, en un temps où cette activité domine les relations entre les rives de la Méditerranée occidentale. A tel point qu’il devient difficile de démeler la réalité de la légende…Il est toutefois certain que Romegas fut l’un des plus célèbres chevaliers corsaires de l’Ordre de Malte de la seconde moitié du XVI siècle…Au XVIe siècle, le plus célèbre (corsaro dell’ordine gerosolomitano) est Frà Mathurin d’Aux de Lescout, dit Romegas, qui après l’accomplissement de ses quatre caravanes, entame une carrière maritime ininterrompue depuis les années 1550 jusqu’à sa mort, conduisant la plupart des courses publiques en Barbarie et au Levant entre 1555 et 1570, sans compter tous ses départs à titre privé. Guerrier intrépide, il se distingue particulièrement durant le siège de Malte et la bataille de Lèpante.” A. Brogini

“Il più esperto comandante navale dell’ordine (gerosolomitano)…(Godeva) di una terribile reputazione di marinaio abile, coraggioso e violento. Le madri musulmane lo evocavano come un babau per indurre i figli ad andare a letto; agli occhi dei cristiani demoralizzati, Romegas era una fonte di speranza. Le dicerie intorno alle sue improvvise apparizioni sulle coste della Grecia inducevano le popolazioni locali ad accorrere alle spiagge con donativi di ortaggi e pollame.” Crowley

“Celebre corsaro.” Barbero

“The was not anyone who took so many prizes, and so considerable at the same time, as the legendary Romegas. A knight who had followed cruising from his youth; nobody was so well acquainted as he himself, with all the coasts, the ports, and even the smallest creeks in the Mediterranean. He was likewise brave, intrepid and was fearless of danger. Romegas was considered by all one of the greatest mariners of his age.” Bonanno

“Et qui disait alors chevalier de Malte disait brave entre le les plus braves.” De la Graviere

“Romegas became a veritable Christian sea-wolf, more at home on board a galley at sea  haunting the central and eastern Mediterranean for Muslim ships…(Divenne) a redoutable warrior and a terror to the Muslims in countless forays  on land and on sea; a hero to many seaside hamlets in Sicily and Calabria which suffered most from the Muslim corsair depredations; a saviour to many Christian slaves; a close friend of the legendary Grand Master La Valette and the captain of his personal bodyguard during the memorable Great Siege of 1565 where he was wounded on several occasions; an active participant at the famous battle of Lepanto which finally broke the back of Turkish domination in the Mediterranean; the Grand Prior of Ireland; the Captain-General of the Order’s galleys; the pope’s champion in southern France against the Protestant Huguenots; the Head or Pilier of the Langue of Provence in the Order; the Grand Prior of the prestigious and lucrative Priory of Toulouse; and finally, through a twist of fickle Fortune, the leader of a “palace revolution” within the Order.”  Testa

“Among the many brave captains of that time, none was renowned than Captain Romegas who succeeded so well that by himself he brought to Malta more than one thousand Turkish prisoners.” Da “I commentarii” di A.F. Cirmi, riportato dal Testa.

“A la verité, c’est un homme plai de coeur et de courage autant qu’autre que j’aye cogneu.”  Monluc

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