Forbin Claude

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CLAUDE FORBIN (Claude Forbin-Gardanne)  Di Gardanne (Bouches-du-Rhone). cavaliere di Malta. Conte di Janson.

1656 (agosto) – 1733 (marzo)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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La sua è un’adolescenza irrequieta caratterizzata da litigi e  risse: insofferente ad ogni disciplina si segnala per le continue fughe da casa. Vuole raggiungere Parigi per mettersi al servizio del re; la madre respinge l’idea di soddisfare il suo desiderio. Claude Forbin va a trovare un fratello più anziano, gli ruba alcuni pezzi di argenteria e si reca a Marsiglia (Marseille). Viene fatto arrestare da un orefice cui si è rivolto per vendere tali oggetti; è ricondotto a casa.

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Si imbarca a Marsiglia sulla galea di uno zio che lo trasforma in un esperto uomo di mare. Si fa notare dal maresciallo di Francia Vivonne che ha il comando delle galee reali.

1675

Francia

Spagna Paesi Bassi

Inquadrato nella compagnia dei guardiamarina di Tolone (Toulon), partecipa alla spedizione di Messina. E’ presente nelle battaglie che si svolgono a Stromboli ed al largo di Augusta.

1676

 

 

 

 

Al termine della campagna di Messina scrive ad un altro zio che ha il comando di una compagnia di moschettieri. La sua domanda di essere accolto in tale corpo viene accolta. Combatte nella Franche-Comté e nell’Artois.

1677

 

 

 

 

 

 

Gennaio

 

 

 

 

Ritorna in marina con il grado di alfiere di vascello.

1678

 

 

 

 

E’ nominato ufficiale di un vascello ancorato a Brest. Poiché non riesce ad imbarcarsi ritorna a Tolone; qui incontra il cavaliere de Gourdon con il quale ha avuto un litigio l’anno precedente. Lo uccide in duello. Il parlamento di Aix-en-Provence lo condanna alla decapitazione. Il re Luigi XIV gli concede il perdono: deve, tuttavia, usare l’identità di un fratello per restare nella marina in quanto ne sono esclusi, senza eccezioni, coloro che hanno preso parte ad un duello. I duelli d’altra parte sono per Claude Forbin una tradizione famigliare e sono da tutti considerati come una prova di coraggio: due prozii vi hanno perso la vita. Claude Forbin è segnalato a Brest, a Tolone ed a Rochefort.

1679

Francia

Spagna

Prende parte ad una campagna sulle coste portoghesi.

1680

 

 

 

 

Si imbarca nella squadra del viceammiraglio d’Estrées per un viaggio nelle Indie Occidentali. Approda a Port Gouavo ove ha modo di conoscere il capo dei filibustieri locali, il Grammont, un francese appena tornato dal saccheggio di Maracaibo con un immenso bottino. Fa ritorno in Francia e si ferma a Tolone.

1682

Francia

Algeri

Si imbarca nella flotta di Abraham Du Quesne;  prende parte al bombardamento di Algeri.

1683

 

 

 

 

E’ ancora impegnato lungo il litorale algerino.

1684

 

 

 

 

 

 

Gennaio

 

 

 

 

Ritornato a corte al termine della missione viene nominato luogotenente di vascello. Giunge a Rochefort e si imbarca su una fregata. Gli è assegnato il compito di condurre il marchese di Torcy in Portogallo: il diplomatico deve recarsi in tale nazione per portare le congratulazioni del sovrano francese al re Pietro. Poiché Claude Forbin ama il gioco d’azzardo e non dispone del denaro sufficiente per fare fronte alle sue esigenze non si lascia sfuggire ogni occasione di guadagno. Con un prestito procuratogli da uno zio acquista una partita di zafferano, un tipo di spezia anche allora di grande valore, e la rivende a Lisbona ad un prezzo due volte superiore a quello cui l’ha comperata. Investe il ricavato in una partita di tabacco brasiliano acquistata a Lisbona e cerca di portarla a bordo della sua nave che sta per ritornare in Francia. Il capitano dell’imbarcazione non gli permette di caricare il prodotto per cui deve ripiegare sul “Traversier”, una tartana che si accompagna alla fregata. Durante il viaggio tale bastimento finisce preda di un corsaro della Biscaglia. Claude Forbin si consola della perdita con 200 pistole (circa 2000 lire tornesi) ricevute per condurre in salvo sulla fregata una famiglia ebrea in fuga dal Portogallo dove l’inquisizione in quegli anni agisce in modo particolarmente feroce. Claude Forbin è segnalato poi a Rochefort ed in Provenza (Provence) per affari famigliari; si dirige   a corte per sollecitare il suo impiego.

1685

 

 

 

 

 

 

Febbraio settembre

 

 

 

 

Agli inizi dell’anno si unisce alla missione diplomatica guidata dal cavaliere di Chaumont  diretta nel regno del Siam. Ne fanno parte anche l’abate di Choisy, 6 gesuiti e 4  missionari lazzaristi. A marzo i due vascelli (Claude Forbin è imbarcato sull’”Oiseau”) doppiano il Capo di Buona Speranza; l’arrivo nel paese orientale avviene a settembre sei mesi dopo la partenza da Brest. Lo Chaumont lo invia  in avanscoperta con un missionario nella capitale per annunciare al re siamese l’arrivo della missione francese. I religiosi hanno, infatti, riferito al re di Francia che il sovrano di quel paese vuole convertirsi al cristianesimo e che, soprattutto, dispone di enormi ricchezze. Claude Forbin comprende subito che, al contrario, il paese è povero e che i ricchi doni inviati in Francia non sono altro che un’esca per guadagnare l’appoggio della Francia nella regione indiana. Ha il sospetto che i religiosi siano stati corrotti per sostenere la causa del sovrano siamese: non riesce a nascondere la sua diffidenza. Se ne avvede l’ambizioso primo ministro del re, un greco di Cefalonia (Kefallinia), di nome Constance Phaulcon che, desideroso di consolidare il suo potere, consiglia il re di nominare Claude Forbin grande ammiraglio, generale degli eserciti reali e governatore di Bangkok. Il Forbin oppone inizialmente una certa resistenza al progetto; lo Chaumont, il quale è sostenuto dai gesuiti desiderosi di un’entratura per il proselitismo religioso in Siam anche a scapito della missione lazzarista, gli ordina di accettare. Nelle sue memorie Claude Forbin si dirà scandalizzato da tali intrighi; tuttavia il titolo di ammiraglio del Siam, “Opra Sac Disom Cram”, è un fregio di cui sarà sempre fiero. Riceve in dono 36 schiave, due elefanti e tanti altri regali che sono tutti accettati.

1686

Siam

Portogallo

In Siam si annoia. La caccia con l’elefante, la costruzione delle fortificazioni di Bangkok, qualche scaramuccia con i portoghesi lo tengono occupato, ma non sono sufficienti a soddisfare  la sua ambizione. Gli manca Versailles e teme la corte siamese dove 400 boia sono al lavoro ogni giorno senza interruzioni. Constance Phaulcon incomincia ad odiarlo e cerca di farlo avvelenare. Claude Forbin deve confrontarsi con una rivolta di musulmani; riesce a domarla con la morte di 300 siamesi: viene considerato responsabile della strage compiuta dall’equipaggio di una galea di Macau. Chiede congedo di abbandonare il paese; la sua partenza dal Siam sarà seguita poco dopo dall’uccisione del primo ministro greco. Finisce in tal modo l’influenza francese in tale paese.

1688

 

 

 

 

 

 

Luglio

 

 

 

 

Rientra in Francia. A corte si rivela maestro nell’affabulazione e nel racconto delle sue imprese. Guadagna il grado di capitano ed una pensione di 400 scudi l’anno. Si trasferisce a Brest;  naviga agli ordini di un fratello come suo secondo.

1689

 

 

 

 

 

 

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In proprio

Spagna Paesi Bassi

A Dunkerque, con la patente di corsaro del re di Francia: gli viene affidato il comando di una fregata di 16 cannoni, la “Jeux”. Si imbatte fra Douvres e Calais in 3/4 piccoli bastimenti di Ostenda (Oostende), li intercetta, li conduce a Dunkerque e li confisca a favore del re a causa della guerra in corso tra francesi e spagnoli. Si affianca a Jean Bart che comanda una fregata di 24 cannoni, la “Railleuse”; Forbin naviga invece a bordo della  fregata “Serpant”. La loro prima missione consiste nel recuperare un carico di polvere da sparo, piombo e miccia dai porti di Brest e di Le Havre.  I due corsari sono avvistati all’altezza di Plymouth da 6 fregate olandesi la cui azione è coordinata dal viceaammiraglio Van der Putten  e da 6 vascelli inglesi che incrociano abitualmente nella Manica (Manche). Il comando della squadra spetta a Jean Bart: la convivenza fra i due personaggi non risulta delle più facili anche se entrambi sono uniti dal coraggio e dell’audacia. I due sfuggono alle insidie degli avversari; attaccano poi un corsaro olandese che ha a sua disposizione 14 pezzi di artiglieria: Si impadroniscono della nave e la conducono a Brest con il suo capitano a seguito di un sanguinoso scontro. Si spostano ad Havre-de-Grace;  in tale porto sono informati della dichiarazione ufficiale di guerra della Francia all’Inghilterra ed ai Paesi Bassi.  

Maggio

In proprio

Inghilterra

Jean Bart chiede al Patoulet, l’intendente marittimo di Dunkerque, di aggiungere un terzo vascello  alla coppia già assegnata a lui ed a Claude Forbin. Motiva la richiesta dal punto di vista della tattica di combattimento: i convogli olandesi vengono, infatti, scortati da una o due navi da guerra. Con la disponibilità di 3 vascelli, secondo i due corsari, si sarebbe potuto cercare di catturare le navi nemiche con maggiori probabilità di successo. Il ministro della marina Seignelay non comprende il valore della proposta.  Bart e Forbin non rinunciano al loro progetto e salpano pronti a fare prede; all’uscita del porto di Le Havre devono farsi carico della scorta di un convoglio di 20 navi mercantili. Nei pressi di Casquettes si imbattono in 2 vascelli inglesi, il “Nonsuch” ed il “Sans Pareil”, che dispongono, rispettivamente, di 48 e di 44 cannoni. I due corsari francesi decidono di difendersi; armano i 3 più grossi mercantili, prendono marinai dagli altri bastimenti ed ordinano a questi ultimi di attaccare uno dei due vascelli mentre essi avrebbero assalito l’altro. Claude Forbin e Jean Bart sono sul punto di impadronirsi del vascello inglese preso di mira quando anche il secondo viene loro contro per aggredirli: i tre vascelli mercantili francesi hanno preso la via della fuga anziché scegliere quella del combattimento. Feriti, vengono obbligati alla resa dopo un combattimento che comporta forti perdite ad entrambi i contendenti. I loro equipaggi sono pressocché massacrati, le loro navi distrutte: il convoglio francese, in ogni caso, è riuscito a  sfuggire alla cattura. I due corsari sono condotti prigionieri in Inghilterra e rinchiusi in carcere a Plymouth.

Giugno

 

 

 

 

Jean Bart e Claude Forbin non restano a lungo in prigione: contattano il proprietario di un battello di Ostenda fermo nel porto;  costui procura loro una lima, delle vettovaglie, una bussola ed una barca. Segano le sbarre della loro cella ed evadono dopo undici giorni in una notte senza luna con il medico e due mozzi. Guadagnano la costa francese a remi; sbarcano a Erquy, ad ovest di Sant-Malo.  Mentre Jean Bart si porta a Dunkerque, Claude Forbin si reca a corte a Versailles dal ministro della marina Seignelay: il ministro della marina che ha proposto invano agli inglesi uno scambio di prigionieri per avere ancora a  suadisposizione i due corsari  resta stupefatto quando gli viene riferito che il cavaliere di Forbin gli sta domandando udienza in anticamera. Entrambi i corsari ricevono il grado di capitano di vascello.

Autunno

In proprio

Inghilterra

Arma una fregata, la “Marseillaise” ed incrocia all’ingresso della Manica. Abborda un vascello  mercantile inglese con un carico di zucchero; il mare è in tempesta e la preda gli sfugge di notte. La violenza dellle onde è tale che la sua nave si incaglia su alcuni scogli: affogano i marinai ammalati da Claude Forbin collocati  tra i due ponti. Riesce a liberarsi dalle strette e punta sulle coste irlandesi al porto di Ducanon: su 230 uomini di equipaggio iniziali ne rimangono vivi alla fine  di questo viaggio solo 65. Non potendo continuare la guerra di corsa con così pochi uomini carica la nave di cuoio, sego e lana e trasporta tali prodotti in Francia: ne ricava un utile di 12000 lire. Il suo arrivo provoca stupore a Brest perché nella tempesta la sua fregata è stata data per affondata come peraltro è successo per altre numerosissime imbarcazioni. Riparati i danni, ritorna in mare;  si impadronisce di una nave di Flessingen.

1690

 

 

 

 

 

 

Luglio

Francia

Inghilterra Paesi Bassi

E’ capitano del “Fidèle”, un vascello regio armato con 52 cannoni: alla guida della flotta è  Tourville. Dalle sue memorie si evince il disappunto provato di fronte a quella che ritiene l’imperizia del suo capitano nella battaglia di Béveziers. Nel corso dello scontro insegue una nave olandese a tre ponti e la costringe a riparare in un piccolo porto della Manica.

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A Dunkerque con Jean Bart. Viene incaricato della costruzione e dell’armamento della “Perle”, un veliero forte di 52 cannoni, un vascello di terzo rango.

1691

 

 

 

 

 

 

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Con la morte del Seignelay e la sua sostituzione a ministro della marina con il Ponchartain, Jean Bart ripresenta un vecchio progetto, la creazione di una squadra leggera. Il sovrano approva la proposta. Claude Forbin è spedito a Dunkerque per armarvi 8 piccoli vascelli da guerra.

Luglio novembre

 

 

 

 

Le navi non possono salpare dal porto a causa del blocco nemico. Nonostante tutto Claude Forbin (a bordo della fregata “Comte”) è in grado di uscire di notte con Jean Bart, di cui è secondo. La squadra si compone di 7 fregate; si propone di scorrere nel mare del Nord a dispetto del blocco anglo-olandese. Dopo un giorno, di sera i due corsari si imbattono in 4 vascelli, 3 mercantili ed uno da guerra (che dispone di 44 cannoni) di scorta per i primi: tutte le imbarcazioni sono inglesi.  Attaccano la nave da guerra e se ne impossessano con i mercantili (il bottino è valutato sulle 400000 lire tornesi). Incaricano una loro fregata di condurre le prede a Bergen in Norvegia perché la Francia è in pace con la Danimarca (che controlla tale località). Giorni dopo incontrano una flotta di pescatori di aringhe che viaggia sotto la protezione di un vascello olandese. Catturano la nave  di scorta ed ottengono la resa dei pescatori; costoro verranno tutti trasportati a bordo delle fregate francesi per essere sbarcati, più tardi sulle coste inglesi; le loro barche saranno tutte date alle fiamme.

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I due corsari incrociano lungo i litorali della Scozia, saccheggiano e danno alle fiamme qualche villaggio. Una tempesta separa la nave di Claude Forbin dal resto della squadra; incendia altri 4 bastimenti inglesi durante il viaggio finché ritrova Jean Bart a Bergen che fa baldoria in una taverna. I danesi  hanno confiscato al corsaro francese le prede. E’ Claude Forbin a risolvere il problema; indossa un elegante abito blu,  si spaccia  per un figlio naturale del re di Francia e ne  ottiene la restituzione Si rifornisce di vettovaglie a Bergen e rientra a Dunkerque con il Bart: di seguito si recherà a Versailles per difendere il comportamento del suo capitano accusato di avere fatto mettere ai ferri il viceintendente di bordo. Si assume la responsabilità dell’accaduto; Jean Bart viene premiato con una borsa di denaro.

1692

 

 

 

 

 

 

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Chiede di lasciare Dunkerque e di essere trasferito a Brest perché non vuole più sottostare agli ordini di Jean Bart.

Giugno

Francia

Inghilterra

Sale a Brest nel vascello “Perle” (52 cannoni) e si collega con la flotta di Tourville. Prende parte alla battaglia navale di La Hougue dove la marina francese è sgominata dagli avversari. Claude Forbin, ferito al ginocchio, riesce a mettersi in salvo a Saint-Malo.

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Il suo vascello è riparato: si collega con le navi del Des Angiers e del d’Ivry all’imboccatura della Manica: si scontra con una flottiglia olandese che naviga con la scorta di 2 vascelli da guerra rispettivamente di 44  e  40 cannoni. Le imbarcazioni sono conquistate all’abbordaggio; sono pure catturate 3 navi mercantili. Ritorna a Brest con le prede. Qui incontra il proprietario della barca di Ostenda, che  ha aiutato lui e Jean Bart a fuggire anni prima da Plymouth: il marinaio è stato fatto prigioniero da un vascello francese. Claude Forbin lo fa liberare e gli dona dieci luigi affinché possa raggiungere il suo paese. Anch’egli rientra in Provenza perché la sua ferita si è rivelata più grave del previsto.

1693

 

 

 

 

A Brest con la flotta. L’armata, guidata dal Tourville, forte di 75 vascelli, è in navigazione verso Gibilterra dove ha un appuntamento con la squadra di Tolone comandata dal conte d’Estrées.  Tourville getta l’ancora nella rada di Lagos in Portogallo. A Claude Forbin, che si trova a bordo del “Perle”, vengono affidati compiti di esploratore. Dopo alcuni giorni compare un convoglio mercantile di oltre 150 vele. A suo dire ( il dato lo si desume sempre dalle sue memorie) Tourville commette alcuni errori di manovra per cui la flotta francese affronta il convoglio avversario in svantaggio di vento, dando in tal modo la possibilità ad una parte delle navi nemiche di fuggire: sono distrutti o catturati in ogni caso 2 vascelli da guerra e 73 navi mercantili.

1694

 

 

 

 

Ha l’incarico di sorvegliare le coste di Bayonne.

1695

 

 

 

 

 

 

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Comanda una batteria a Tolone (25 cannoni) dove ora è stato trasferito. Muore suo fratello;  non resta a lungo in tale località.

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Francia

Corsari olandesi

Ha il comando del vascello “Marquis” con il quale contrasta nei pressi di Malta i corsari olandesi di Vlissingen  spintisi nel  Mediterraneo. La sua nave deve unirsi con quelle del Pallas suo superiore di grado. Ha l’ordine di scortare un convoglio in Levante. Il Pallas rifiuta di prendere a bordo un gruppo di cavalieri dell’ordine gerosolomitano e di farlo scendere a terra a Malta sebbene che l’isola si trovi lungo la sua sua rotta. Claude Forbin accetta l’incombenza soprattutto per dimostrare la sua autonomia: quando sbarca costoro è salutato con alcune salve di cannone. Il Pallas s’inalbera perché interpreta la sua condotta come un atto di insolenza nei suoi confronti; il Forbin lo calma passandogli parte del compenso ricevuto per il trasporto. La missione prosegue; i francesi superano le isole ioniche, giungono nel sud del Peloponneso, e si pongono di fronte a Cerigo (Kithira) dove sorge una base fortificata dei veneziani. Incrociano un vascello olandese a 3 ponti attrezzato per la guerra di corsa (68 cannoni e 260 uomini di equipaggio) proveniente da Smirne (Izmir) con un ricco carico. Claude Forbin decide l’abbordaggio della nave; il Pallas si oppone a causa del mare grosso preferendo bombardare gli avversari da lontano. Il tiro nemico è efficace e provoca larghi vuoti nella nave del Forbin. Il capitano decide allora di agire da solo, si porta all’attacco e fa suo il vascello nemico: a bordo è trovato un bottino che vale due milioni. Claude Forbin si beffa del Pallas; l’ammiragliato dichiarerà buona la preda e gli verrà assegnata parte del bottino. Tra i prigionieri è trovata una donna di Ginevra timorosa della sorte del marito; i suoi uomini gli dicono di avere saputo da alcuni ebrei, imbarcati con lei, che la donna nasconde nel suo corpo  ricchi gioielli. Claude Forbin non si  cura di tali voci e fa sbarcare moglie e marito a Cefalonia. Scende anch’egli nell’isola e si incontra con un fratello del primo ministro siamese da lui conosciuto dieci anni prima;  informa costui che il fratello ha depositato in Francia una grossa somma a favore del padre e gli dà alcuni consigli sul come recuperarla. Lo prende a bordo e lo accompagna a Parigi.

1696

 

 

 

 

 

 

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Francia

Corsari barbareschi

Ha l’ordine di armare 2 vascelli al fine di dare la caccia ai corsari barbareschi e di proteggere il commercio francese. Ha anche il compito di recarsi ad Algeri per la stipula di un trattato di pace che, tra le altre cose, proibisce alle navi francesi di accogliere a bordo schiavi cristiani. Durante il viaggio per Algeri fa suo un mercantile inglese e lo spedisce a Tolone. Giunto nella rada di Algeri molti schiavi cristiani si rifugiano a nuoto nel suo vascello; altri annegano; molti altri ancora si  gettano in mare ed implorano il suo soccorso. Claude Forbin fa mettere in acqua un canotto il cui tagliamare è collegato con una cima di 400 braccia  alla sua nave. Quando gli algerini si mettono ad inseguire gli schiavi con i loro natanti vedono la scialuppa fuggire all’improvviso davanti loro a forte velocità senza che nessuno sia ai remi. Gli algerini protestano e reclamano la restituzione dei fuggitivi; egli fa dire loro che hanno avuto la traveggole perché solo un grosso pesce può andare così veloce senza remi e che su un vascello del re di Francia vige la libertà.

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In proprio

Corsari barbareschi

Naviga verso Cefalonia. A metà del canale tra le isole Baleari e la Sardegna riconosce una nave corsara della Barberia. Le dà la caccia e la raggiunge: è un piccolo veliero con un equipaggio di tredici uomini che il tempo cattivo ha spinto al largo dalle coste della Catalogna. Il corsaro ha una regolare patente di Algeri; Claude Forbin prende a rimorchio il corsaro per trasportarlo sulle coste algerine e lo fa curare dal suo medico di bordo. Il corsaro preferisce  troncare la cima che lo lega alla nave francese per darsi alla fuga.  Forbin lo lascia andare al suo destino.

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In proprio

Corsari spagnoli 

Scorre nel Mediterraneo alla ricerca di 2 corsari di Maiorca (Mallorca): un vascello è armato con 24 cannoni, l’altro solo di 8. Claude Forbin inalbera la bandiera inglese per trarli in inganno; costoro non cadono nel tranello e trovano rifugio sotto il forte di Roccella Ionica in Calabria. Si avvicina alle due navi finché gli è consentito dal fondale; sfodera la bandiera gigliata ed inizia a bombardare il nemico. Dal forte partono colpi di cannone contro la sua nave; Claude Forbin ha la meglio e costringe gli equipaggi avversari ad arenarsi sulla spiaggia. Proseguendo nella sua azione si impossessa di un bastimento che proviene da Messina: questo si arrende appena vede sventolare la bandiera inglese. Sale a bordo di tale nave e si fa passare per inglese. Un colpo di cannone colpisce inavvertitamente la santabarbara della possibile preda ed il bottino svanisce. Dai superstiti si scopre che anche tale vascello, che ha a bordo 130 uomini, è una nave corsara di Napoli. Rientra in Francia con il vascello olandese catturato l’anno precedente.

1697/ 1698

Francia

Spagna

Salpa con il vascello “Hereux Retour”. Collabora con il d’Estrées all’assedio di Barcellona. Con la capitolazione della città rientra a Tolone. Il d’Estrées lo invia a Genova di scorta a numerosi mercantili. Con la pace di Riswyck fa ritorno in famiglia. Dopo qualche mese si trasferisce a corte, a Versailles. Si ammala. Il cardinale di Janson, suo parente, gli invia un medico che gli ordina una serie di salassi. Si rifiuta di sottostare alle indicazioni e guarisce; altri, al contrario, che seguiranno il parere dello stesso medico, moriranno.

1699

 

 

 

 

E’ insignito della croce di cavaliere dell’ordine di San Luigi.

1700

Francia

Algeri

Viene armata una squadra per proteggere i convogli mercantili dai corsari algerini. Naviga da Tolone alla volta di Cadice (Cadiz); nei paraggi di Malaga si imbatte in 5 vascelli barbareschi che issano un vessillo bianco. Il francese chiede loro conto di ciò dato che il bianco è il colore della sua bandiera: i barbareschi affermano che sono portoghesi e che hanno un vessillo dal colore simile a quello francese. Claude Forbin li lascia inizialmente andare fino al momento in cui da una nave corsara riesce a gettarsi in mare uno schiavo cristiano che viene tirato su a bordo del suo vascello.

1701

 

 

 

 

 

 

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Francia

Corsari barbareschi

E’ armata a Brest una squadra di 9 vascelli affinché si porti nel  Mediterraneo e dia la caccia ai corsari barbareschi agli ordini del marchese di Villars. Ha il comando della nave “Téméraire”. Incrocia per molti mesi nel  Mediterraneo.

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Agli inizi dei mesi invernali la squadra disarma a Tolone. Nel periodo Claude Forbin risulta vittima di un’avventura sgradevole. Una donna, da lui già corteggiata, lo accusa di rapimento e lo cita in giudizio. Per sua fortuna è in grado di provare che la donna in passato, per farsi sposare, ha lanciato accuse dello stesso tipo ai danni di altri uomini.

1702

In proprio

Impero Venezia Inghilterra

La guerra di successione spagnola gli offre un nuovo trampolino per la ricerca della gloria. Gli è assegnato il compito di intercettare nell’ Adriatico i convogli di vettovaglie destinate al principe Eugenio di Savoia le cui truppe si trovano in Lombardia. Le derrate provengono dai porti di Fiume (Rijeka), di Trieste, di Buccari e di Segna (Sejni). Inizia la caccia con il “La Perle”, una piccola fregata d’appoggio di 16 cannoni ed un’altra piccola fregata con 8 pezzi d’artiglieria. La sua base è Brindisi dove alza la bandiera spagnola. Il Clairon, che comanda la sua nave appoggio, sbarca nell’isola di Queché, controllata dai veneziani;  vi viene ucciso con altri 30 uomini dagli imperiali mentre a terra sta assistendo alla messa. Si salvano solo sei marinai. Claude Forbin si reca dal governatore veneziano e protesta energicamente per ciò che è accaduto; non avendo avuto una risposta soddisfacente si dirige a Venezia, incontra il proprio ambasciatore Charmon e gli riferisce il fatto; si rivolge pure per lo stesso motivo al cardinale d’Estrées. Il prelato lo rimprovera con mala grazia perché si è intromesso in cose che non gli competono giacché il suo compito consiste nel bloccare i rifornimenti agli imperiali. Si reimbarca ed assale tutte le navi, anche veneziane, cariche di vettovaglie destinate ai nemici. Viene raggiunto da altre 2 fregate: i veneziani proibiscono che nei loro porti siano rifornite le navi francesi. Il cardinale di Janson gli fa trovare delle vettovaglie ad Ancona in un momento in cui si trova in particolari angustie. Incrocia ancora a lungo senza potere mai scendere a terra: cattura un vascello imperiale e 2 barche cariche di sale; arresta, pure, diverse navi della Serenissima, di cui fa gettare in mare i viveri e  le munizioni trovati a bordo. Il re di Francia, a seguito delle proteste dei veneziani, lo fa rimproverare ufficialmente per il suo comportamento; in privato gli ordina di continuare nelle sue razzie. Ora non si accontenta più di gettare in mare derrate e munizioni come ha fatto in precedenza; incomincia ad incendiare i bastimenti. Con la sua piccola squadra blocca il porto di Trieste. L’ambasciatore imperiale noleggia un vascello inglese di 50 cannoni ancorato casualmente nel porto di Venezia. Si pensa di fare attaccare Claude Forbin da tale nave e da una fregata veneziana con 26 pezzi di artiglieria. Il Forbin viene avvisato di tale minaccia: non avendo a disposizione che una fregata con 16 cannoni, una con 12 ed una con 10 è fatto ritirare a Brindisi dal cardinale d’Estrées che, per tale fatto, si aspetta una contropartita dai veneziani. Quando l’uomo di chiesa si accorge di essersi ingannato richiama il Forbin nell’alto Adriatico. Giunge, nel frattempo, da Tolone in suo rinforzo una fregata di 50 cannoni con a bordo alcuni esperti artiglieri; Claude Forbin rinvia in Francia le 2 navi più piccole e si muove con tale vascello il cui comando è stato assegnato al Renon des Chiens. Si imbatte in un convoglio che trasporta frumento per le truppe del principe Eugenio di Savoia: cattura 8 vascelli, sia imperiali che veneziani, e li fa condurre a Brindisi; di altri se ne impadronisce il giorno seguente. I marinai fatti prigionieri vengono imbarcati su delle scialuppe e le loro navi sono incendiate. Intercetta una fregata veneziana di 26 cannoni,  diretta a Buccari, e la dà alle fiamme; come risultato di tutte queste operazioni il vascello inglese è lasciato libero dagli imperiali per rientrare nel porto di Venezia. Il Forbin decide di incendiare anche questa imbarcazione il cui capitano ha promesso di tagliargli gli orecchi. Lascia la sua squadra alla fonda nell’isola di Cherso; fa mettere in mare 2 scialuppe ed un canotto; vi imbarca 50 uomini forniti di coccarde bianche; approfitta del mare calmo e del chiaro di luna ed entra nella laguna di Venezia. Inganna due pescatori trovati nei pressi e si fa  indicare da costoro il posto in cui si trova ormeggiato il vascello; nessuno fa caso al passaggio dei 3 natanti, di cui due carichi di uomini. Può così avvicinarsi alla nave riconoscibile per un grande leone dorato collocato a poppa; la abborda. Vengono ammazzate alcune sentinelle trovate semiaddormentate; dopo un breve combattimento Claude  Forbin sale nel castello di prua, entra nella camera del consiglio e costringe il capitano ed i suoi famigliari alla resa. I marinai sopravissuti si gettano in mare; 27 prigionieri, tra cui il capitano ed i suoi parenti, sono fatti salire nel canotto; la nave è data alle fiamme con delle camicie imbevute di zolfo. Il vascello salta in aria e sveglia con il suo scoppio tutta la città di Venezia. Il cardinale d’Estrèes si congratula per scritto per la sua impresa; l’ambasciatore francese (almeno in un primo momento) lo redarguisce con asprezza perché con la sua azione ha messo in pericolo la vita dei suoi concittadini che risiedono nella città lagunare. Le autorità della Serenissima inviano a bordo della sua nave un loro emissario con il console di Francia allo scopo di lamentarsi per l’atto di guerra: alle accuse egli replica con altre accuse. Il  Forbin persevera nella sua strategia: un suo bastimento avvista un vascello veneziano su cui si trova il provveditore del Golfo. Fa intimare a costui di portarsi nella sua nave: lo riceve con cortesia e dà la colpa dell’accaduto al troppo zelo dei suoi ufficiali. Alla partenza di costui lo fa salutare con una salva di nove colpi di cannone; gli è risposto con una pari salva di colpi. Incendia sempre le navi che trova senza salvacondotto francese; alla fine il cardinale gli ordina di desistere da tale misura. Si porta allora davanti a Trieste; gli sparano contro dai forti. Bombarda nottetempo la città con dei proiettili incendiari e distrugge alcune case. Sul molo si trova una batteria con quattordici pezzi di artiglieria; con un canotto ed una scialuppa, nella quale sono imbarcati 40 uomini, avanza verso la postazione e scopre che non vi è nessuno alla sua guardia. Risoluto a prendere vantaggio dallo stato di terrore in cui sono caduti gli abitanti pensa di effettuare un nuovo sbarco per entrare in Trieste. E’ distolto dal progetto dall’arrivo di 2 galeotte e di 2 brigantini che gli sono stati inviati dal viceré di Napoli; con tali navi si dirige a Mesola, sul Po, per distruggervi un castello che serve da magazzino per l’armata imperiale in Italia. Entra nel territorio pontificio e vi provoca una fuga generale; sono incendiari alcuni battelli nel fiume; spedisce in avanscoperta alcuni osservatori che gli riferiscono come il castello sia ben difeso. Ritorna in fretta nell’ Adriatico inseguito dalle proteste diplomatiche dei pontifici; punta su Fiume. Penetra di notte nel porto, si impadronisce di Laurana ed impone agli abitanti il pagamento di una taglia; nel contempo i suoi marinai si danno al saccheggio di alcune abitazioni mentre  il disordine incombe nelle file dei suoi uomini. Stabilisce di mettere a fuoco la località le cui case sono per lo più di legno; brucia anche la chiesa in cui un soldato salva, a rischio della vita, il ciborio con tutte le ostie. Tutto ciò che è stato rubato nella chiesa è da lui fatto restituire. Sale a bordo della sua nave il console francese di Ragusa (Dubrovnik) che ha appena lasciato Fiume: Claude Forbin chiede agli abitanti 100000 scudi per risparmiare la città dal bombardamento a titolo di riconoscimento parziale delle spese di guerra; riduce la richiesta a 40000 scudi e fa portare a Fiume il ciborio con le ostie salvate dall’incendio di Laurana. Durante le trattative gli abitanti ricevono rinforzi dagli imperiali e sparano contro le sue navi rendendo in tal modo inutile la missione del console. A causa della stagione avanzata  Forbin rientra in Francia. Ad Antibes vede 12 galee francesi che trasportano dall’Italia il re di Spagna nei suoi stati: vuole salutare il sovrano nei modi consueti; un suo cannone scoppia ed uccide molti uomini del suo equipaggio. Una scheggia, pesante più di 100 libbre gli passa sotto il mento e gli provoca alcune contusioni. Sbarca a Tolone; qui si incontra con il re di Spagna che gli fa dono di una spada d’oro e di alcuni diamanti. Mentre è a Tolone la corte decide di venire incontro alle proteste dei veneziani nei suoi confronti: gli viene tolto il comando della spedizione nell’ Adriatico  concesso a Du Quesne Monier.

1703

Francia

Corsari olandesi

Si reca a Versailles dove spera in una promozione per i servizi resi ai danni degli imperiali. Si scontra invece con il ministro della marina; è accusato di malversazioni e di essersi trattenuto i denari delle taglie, specie i 100000 scudi di Fiume. Viene allestita una nuova flotta ed il suo comandante, il conte di Tolosa (Toulouse), gli offre il governo di un vascello. Il ministro Pontchartrain interviene e, in un primo momento, gli fa togliere ogni comando; assume nuove informazioni e queste gli fanno comprendere la buona fede di Claude Forbin. In un successivo incontro gli fa consegnare  500 scudi e gli affida il comando del “Témeraire”; è spedito a Tolone. Ha il compito di proteggere in Levante il commercio nuovamente preso di mira dai corsari olandesi di Vlissingen. Si reca più volte a Malta e trasporta in Francia diversi cavalieri dell’ordine gerosolomitano.

1704

 

 

 

 

Salpa da Tolone per proteggere un convoglio di mercantili in partenza da Marsiglia. Si alza una terribile tempesta che disperde le navi; Claude Forbin ripara a Rosas e vi trova una delle imbarcazioni  da lui scortate; viene a conoscenza, inoltre, che altre 2 navi si sono rifugiate a Barcellona; si reca in tale porto, le recupera e le conduce a destinazione. Scorta i mercantili fino a Malta; da qui rientra in Francia con altri vascelli. Giunto a Tolone ha la disposizione di proteggere in Levante la navigazione di un nuovo convoglio. Nell’arcipelago dell’Egeo si imbatte in un vascello di 70 cannoni con 300 uomini di equipaggio. E’ veneziano ed è distaccato dal resto della squadra comandata dal provveditore generale della flotta. Il Forbin chiede che la nave renda il saluto al suo gonfalone; lo ottiene subito allorché il capitano veneziano è informato su chi chi ha di fronte. A bordo della nave di quest’ultimo vi sono imbarcati come membri dell’equipaggio 90 francesi; costoro, secondo i trattati vigenti tra Francia e Venezia non vi dovrebbero essere a bordo. Il capitano della Serenissima ha paura della sua reazione e gli fa consegnare tali uomini. Giorni dopo il Forbin ripete il medesimo intervento con un’altra nave veneziana. Alte lamentele si alzano ancora una volta da Venezia per la sua tracotanza. Riparte per la Francia; una burrasca lo spinge nel porto di Cagliari. Il viceré di Sardegna ha la cattiva abitudine, nonostante che gli sia stato proibito dal re di Spagna, di vessare le navi che entrano in porto con il ricorso a continue ispezioni: Claude Forbin minaccia  rappresaglie nel caso che si verifichino siffatti tentativi. Prosegue per Tolone; riprende il mare e protegge con la sua presenza un nuovo convoglio. A Malta ed ancora a Tolone. Ottiene un congedo di tre mesi per motivi famigliari.   

1705

Francia

Inghilterra Paesi Bassi

Con la morte di Saint-Paul Hécourt, grazie alla protezione del conte di Tolosa e di suo zio il cardinale di Janson, ha il comando della squadra del Nord raccogliendo in tal modo l’eredità di Jean Bart e del Saint- Paul. Si porta a Dunkerque. Si organizza ed inizia la caccia agli avversari con una decina di navi. All’altezza di Ostenda intercetta un convoglio inglese di 40 bastimenti proveniente dai porti olandesi con la scorta scorta di un vascello da guerra e di 2 fregate. Attacca e cattura 10 navi; invia le prede a Dunkerque e prosegue nella guerra di corsa. Presso l’isola di Texel si imbatte in un convoglio olandese protetto da 4 vascelli; si prepara all’assalto quando scorge all’orizzonte una squadra di 15 vascelli da guerra olandesi. Si dà alla fuga e scorre sulle coste inglesi. Impedisce alla flotta diretta in Russia di lasciare i porti; incendia una cinquantina di barche di pescatori di aringhe e si dirige verso un porto norvegese per rifornirsi di vettovaglie e di munizioni. Per sfuggire alla sorveglianza di una squadra inglese di 12 vascelli rientra in Francia seguendo le coste della Scozia e dell’Irlanda. Si impossessa di un vascello olandese di 56 cannoni che trasporta 60000 scudi d’argento e fa altre prede; nei pressi di Brest cattura 2 navi con i loro carichi.

1706

 

 

 

 

 

 

…………..

 

 

 

 

Entra nella Manica; si imbatte nella squadra inglese di 12 vascelli;  si dà ancora alla fuga mettendo le prue verso nord.

Ottobre

 

 

 

 

Esce da Dunkerque con 2 piccoli vascelli; incrocia al largo di Dogger Bank allorché compare il convoglio olandese del Baltico  protetto da 3 vascelli. La scorta accetta il combattimento: di tali navi, quella di coda, il vascello “Hardenbroeck” (52 cannoni), è conquistato all’ abbordaggio dalle fregate leggere dell’Hannequin e di François Bart (figlio di Jean); il “Raaf” salta in aria a seguito delle bordate del “Mars” e del “Blackwall”; il “Groeningen”, danneggiato dal “Jersey” del marchese di Lanquetot, affonda. I bastimenti mercantili, al contrario, riescono a mettersi in salvo.

1707

 

 

 

 

 

 

Maggio

 

 

 

 

Ha il comando di una squadra. Salpa da Dunkerque per un nuovo colpo di mano. Un convoglio inglese, protetto da 4 vascelli di linea, trasporta a Lisbona e nelle Indie occidentali truppe e munizioni. Lo agguanta nella Manica ad ovest di Beachy Head. Claude Forbin dispone di 8 vascelli: questi assalgono le navi di scorta inglesi due alla volta: l’”Hamptoncourt” (70 cannoni) non ha la capacità di resistere, il “Grafton”, di pari forza, viene conquistato, il “Royal Oak” riesce a districarsi dall’attacco, mentre il “Salisbury” è preso dopo che il suo capitano muore nel corso della battaglia. Alla fine le fregate corsare si impadroniscono anche di 22 navi mercantili. La vittoria costa ai francesi la perdita di 220 uomini. Come conseguenza del risultato positivo a Claude Forbin viene riconosciuto ufficialmente il brevetto di caposquadra ed il titolo di conte.

Giugno

 

 

 

 

Il suo obiettivo è quello di colpire i convogli inglesi, olandesi e di Amburgo che partono ogni anno da Sant’Arcangelo, sul Mar Bianco, in Russia, un mare ignoto alle navi francesi. Chiede invano al ministro della marina l’ingaggio di piloti olandesi o di Amburgo che conoscano tali acque. Spera di trovarne lui stesso tra i prigionieri delle prede che cattura. Inganna gli inglesi facendo diffondere false informazioni dalle quali risulterebbe essere diretto a Dunkerque; punta invece sulle isole Faroer e vi giunge con le sue navi a bordo del “Mars”.

Luglio

 

 

 

 

Si impadronisce di 19 navi a Kilduin. Raggiunge Brest dopo un gran viaggio a nord della Scozia ed a ovest dell’Irlanda.

Ottobre

 

 

 

 

Salpa da Brest con  Duguay-Trouin; ciascuno dei due corsari è alla testa di 4 vascelli e di 2 fregate. Attendono nella Manica un convoglio di 125 vele protetto da 2 vascelli a tre ponti da 80 e 86 cannoni, il “Cumberland” ed il “Devonshire”, da un terzo vascello che dispone di 76 pezzi e da 2 fregate con 66 cannoni. I due corsari si prefiggono l’obiettivo di assalire un carico di truppe destinate a trasferirsi in Portogallo per sostenervi l’arciduca d’Austria pretendente al trono di Spagna. Il primo attacco è condotto da Duguay-Trouin che naviga a bordo del “Lys”, 74 cannoni; segue poi Claude Forbin con il “Mars”. Vengono abbordati e catturati dal primo corsaro il “Chester” ed il “Ruby” con l’aiuto del Forbin; un’esplosione di barili di polvere a bordo dell’”Achille” permette al “Royal Oak” di fuggire. Al centro la linea di Du Guay-Trouin assale a poppa il “Cumberland” del caposquadra Richard Edwards; gli inglesi sono obbligati ad arrendersi dopo avere la subito la morte di 172 membri dell’equipaggio;  Tourouvre, che capitana il “Blackwall” della squadra di Forbin, bombarda la “Devonshire”. La nave è abbordata da Du Guay-Trouin: questa salta in aria con la morte di 900 uomini tra marinai e soldati. Su 80 velieri che fanno parte del convoglio 60 cadono in potere dei francesi. Nasce una forte polemica tra i due corsari: essa riguarda a chi  devono andare i meriti per l’affondamento di tale vascello. Il corsaro di Saint-Malo accusa Claude Forbin di avere esitato e di essersi lasciato sfuggire molte altre possibili prede. La corte dà ragione a Duguay-Trouin e gli assegna una pensione annua di 1000 lire.

Novembre dicembre

 

 

 

 

Sulla fine dell’anno muore il marchese Philippe de Villette-Mursay, luogotenente generale della marina. Claude Forbin briga invano a corte per ottenerne il posto: è lo stesso re Luigi XIV ad opporsi alla sua nomina.

1709

 

 

 

 

 

 

Marzo

Francia

Inghilterra

Gli è affidata la missione di scortare in Scozia il pretendente al trono inglese Giacomo III Stuart. Tenta di opporsi al progetto che vede senza reali prospettive; il ministro lo richiama all’ordine e Claude Forbin si porta a Dunkerque per armarvi le navi. Fa tardare l’arrivo delle truppe a Dunkerque; con l’arrivo del pretendente si appresta a mettersi in viaggio con 12 battaglioni (6500 uomini) a bordo. Si ammala di morbillo lo Stuart e tale fatto dilaziona ancora più la partenza; il rinvio consente alla flotta inglese di riunirsi e di aspettare i francesi alle Dune ad appena 12 leghe da Dunkerque. Obbligato ad imbarcare le truppe ed a salpare rende inutile il blocco effettuato ai suoi danni da George Byng. A fine marzo raggiunge le coste scozzesi e getta l’ancora di fronte ad Edimburgo: all’arrivo a Firth of Forth non si presentano all’appello le attese truppe scozzesi; vi è anzi la squadra di George Byng nel porto. Claude Forbin non accetta lo scontro e Giacomo Stuart ordina il rientro in Francia.  Forbin mette in coda, a protezione del convoglio, il miglior vascello della sua squadra, il “Salisbury” agli ordini del Nangis. La nave perviene in potere dei nemici con l’intero stato maggiore del corpo di spedizione, il luogotenente generale, il marchese de Lévis, quattro colonnelli, cinque compagnie del reggimento del Béarn. Claude Forbin è accusato dello scacco e del suo osteggiamento al progetto. Cade in disgrazia e si ritira nei suoi possedimenti.

1715

 

 

 

 

 

 

Gennaio

 

 

 

 

Ammalatosi gravemente lascia la marina dopo quarantaquattro anni di servizio;  si ritira in Provenza nel suo castello di Saint-Marcel nei pressi di Marsiglia.

1722

 

 

 

 

E’ ancora pronto a sguainare la spada per una lite con i vicini.

1730

 

 

 

 

Pubblica le sue memorie che sono redatte dal suo segretario.

1733

 

 

 

 

 

 

Marzo

 

 

 

 

Muore senza eredi ai primi del mese nel castello di Saint-Marcel. Lascia in eredità ai diseredati una importante parte della sua fortuna.

CITAZIONI

-“Jean Bart e Forbin sono due personaggi assolutamente agli antipodi. Forbin, pieno di sé, spavaldo, quasi sfrontato, pensa di poter giocare il burbero e rozzo Jean Bart. Lo prende in giro con sottintesi e allusioni, con le possibilità che offre la lingua francese, che l’uomo di Dunkerque non padroneggia…Sono uomini del tutto diversi, ma uniti in mare contro le bandiere nemiche e in Francia contro i denigratori della guerra corsara.” Pietrostefani

-“Le comte de Forbin tient un rang distingué parmi les officiers de la marine française. Il entendoit très-bien la manœuvre, étoit hardi, entreprenant, et avoit un courage à toute épreuve ; mais sa présumption étoit extreme. Il se croyoit supérieur à tous les marins de son temps.” Richer

-«Il avait bien des défauts : violent, cupide, malhonnete, jaloux, méchant ; compagnon de Jean Bart, il n’a cessé de pursuivre son camarade de ses médisances et de l’égratigner d’une plume acerbe ; mais Forbin est un marin fougueux, intrépide et intelligent. » Nicolas

-“French naval officer notable for his daring exploits in Louis XIV’s wars. These he recorded in his but not always objective Mémoires, first published in 1730.” The New Encyclopedia Britannica

-“Aventurier, courtisan, grand seigneur et excellent marin, tel fut le chevalier de Forbin dont la vie fut un véritable roman.” Wismes

-«  Malgré son détestable caractère, Forbin peut etre considéré comme un de plus brillants marins de sa generation. » www.netmarine.net/bat/ee/forbin/celebre.htm

 -” Incontestablement brave et habile, n’était pas moins ambitieux.” Joubert

 -“Claude Forbin est issu d’une illustre famille provençale établie depuis le XIV siècle..Si l’on rencontre de nombreux Forbin dans la trilogie nobiliare “Eglise, épèe et robe”, ils se distinguent particulièrement dans l’Ordre de Malte. Claude de Forbin est très tot attiré par la mer. Cependant, servi, parfois desservi, par un caractère intrépide et violent – à 10 ans il éventre un chien enragé -, il mène une carrière hors norme tant dans la Marine royale que dans la course.” M.-C. Célerier