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PALANDARIA Nave coperta, a vela latina, a fondo piatto, ad un solo ordine di remi, atta ad inseguire nei loro nascondigli i pirati ed i corsari ed a scortare i convogli. Viene usata in Levante dai turchi anche per il trasporto della cavalleria. PALISCHERMO Piccola barca da remo, al servizio di un bastimento più grande. … Leggi tutto

PIRATI, CORSARI E LORO CACCIATORI NEL MEDITERRANEO (XIII° SECOLO – XVII° SECOLO)

Fusta portoghese, incisione colorata a mano dall'Itinerario di Jan Huygen Linschoten.

“Al pari dell’omicidio, la pirateria è una delle più antiche manifestazioni umane di cui si conservano tracce.” Philip Gosse

  PREMESSA

Per David Albulafia il Mediterraneo è noto in inglese e nelle lingue romanze come il mare “tra le terre”; per i romani è il “mare nostrum”, per i turchi il “mar bianco” (Akdeniz), per gli ebrei il “grande mare” (Yam gadol), per i tedeschi il “mare di mezzo” (Mittelmeer) e, forse, come “grande verde” è chiamato dagli egizi. Per la maggior parte della storia dell’uomo  il Mediterraneo è stato il mare fondamentale della civiltà. Nel contempo,  pressoché da sempre, esso è pure stato il centro di molteplici attività, tra le quali, sin dall’inizio, un intenso traffico piratesco ai danni del commercio marino, congiunto  con razzie a terra finalizzate al traffico degli schiavi. Recenti ricerche storiche rivelano che verso il 1200 A.C. il Mediterraneo orientale è stato tormentato da instabili alleanze di mercenari e pirati, all’occorrenza capaci di schierare flotte ed eserciti atti a saccheggiare i centri costieri della Grecia e della Siria come Pilo e Ugarit. Omero, in un brano dell’Odissea, narra di una sfortunata azione compiuta da Ulisse sulle coste egiziane, alla maniera “dei pirati che, come ricorda Tucidide, svolgevano un’attività a quel tempo non indegna di uomini dabbene.” (Bettalli).

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