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VASCELLO Termine generico per nave a vela. Una classificazione dei vari tipi di navi a vela non è facile perché i nomi variano da paese a paese. 

Rispetto alla galea esso presenta il vantaggio che tutto lo spazio occupato dai rematori, nonché dai viveri e dalle botti dell’acqua per i medesimi, rimane libero e disponibile per caricarvi artiglierie, palle, polvere da sparo e viveri per l’equipaggio. Fino al 1700 il vascello può essere piccolo o grande, latino o quadro, militare o mercantile. Dal 1600 il vocabolo perde ogni significato generico ed ha solo quello specifico di nave militare della prima linea di battaglia. Per questo viene inteso come nave grossa, delle maggiori, da guerra e d’alto bordo. I primi vascelli, non essendo altro che navi da carico armate alla maniera militare, mantengono l’aspetto originale: costruzione grossolana, fasciatura e corbame di quercia, grande stiva, solida coperta e due castelli, uno a poppa ed uno a prua; due o tre alberi molto alti, tre pennoni con altrettanti ordini di vele quadre. 30 metri di lunghezza, 8 di larghezza, 7 di punta; capacità 300/400 tonnellate. In genere nella tolda sono collocati 20 cannoni che tirano palle di ferro da 12 libbre, altri 12 sono posti sotto la tolda; altri 6/8 pezzi sono collocati nei due castelli; 100/200 sono gli uomini dell’equipaggio. Lo scafo è costruito in quercia ed in rovere, legni leggeri che mantengono bene il galleggiamento e che si conservano a lungo; l’olmo, l’abete, il faggio, il pino ed il pioppo sono usati per la costruzione delle altre opere, in quanto legni leggeri che non aggravano il peso della nave; per gli alberi e le antenne si utilizza l’abete, per i remi il faggio, per le poppe ed i castelli il noce; poco è il ferro usato, sempre per lo stesso motivo. Nonostante ciò, il vascello è molto pesante, gonfio nei fianchi. Le grandi navi a vela sono limitate nelle loro possibilità di navigazione dalle condizioni del mare e, soprattutto, del vento. Se manca la forza eolica (la cosiddetta fase di bonaccia) i vascelli non sono in grado di navigare. Quando, viceversa, il vento è favorevole, di poppa, ma non troppo forte, le navi alzano sui loro alberi tutte le grandi vele quadre e le altre minori per utilizzarne al massimo la forza di propulsione. Se il vento è contrario, si naviga di bolina, cioè a zig zag, in modo da “stringere il vento” e riuscire a procedere nella direzione voluta, prendendo il vento di traverso. Allorché una nave a vela riceve il vento di lato, è soggetta ad uno scarto della rotta che si chiama deriva. Dal 1600 per proteggere la carena dalle brume, specie di insetti capaci di forarla, si usa rivestire lo scafo di un vascello con uno strato di pece; sopra si sparge un miscuglio di vetro pesto e di peli di bue o di cane, oppure un miscuglio di calce spenta nell’olio; su tutto ciò si inchiodano delle tavole di abete. Prima di essere armati, i vascelli oltre che calatafati (coperti di pece), devono anche essere spalmati per acquistare maggiore velocità in mare (si stima, il 10% in più): l’operazione consiste nel cospargere di sego tutta la parte della nave che sta sott’acqua affinché scorra meglio. I vascelli a vele quadre, ben quartierati (cioè con corpo più grosso a prua, rispetto alla poppa) camminano meglio con il vento che spira a poppa; con venti leggeri non sono agili in quanto pescano molto e sono larghi. Viceversa il vascello più lungo, con poco quartiere a prua, naviga bene con venti leggeri e di sud; diviene pericoloso con le burrasche, perché più facile a piegarsi sui fianchi. Con il tempo si costruiranno vascelli meglio disegnati, di grandezza maggiore, con batterie di cannoni in duplice ordine: tali bastimenti si riveleranno sempre lenti, per cui il ricorso alle navi da traffico non cesserà mai del tutto.

VASCELLO A FLAUTO Altrimenti detto anche flibotto (dall’inglese flyboat o forse dall’olandese frreboater, libero uomo in mare), fluit, flute, liuto. Si tratta di un mercantile progettato allo scopo di facilitare la movimentazione ed il trasporto dei prodotti sfusi come le granaglie ed il legname. E’ una nave a ponte singolo, a basso pescaggio, con tre alberi; dispone di vele quadre ed è costruita in modo da potere essere manovrata da un equipaggio poco numeroso. Di forma allungata, misura in lunghezza da quattro a sei volte la larghezza; questo fatto, unito alla mancanza di sovrastrutture a prua ed a poppa, gli conferisce peculiari caratteristiche veliche. Questo tipo di vascello appare nel decennio 1580-90. I vascelli a flauto sono varati in gran numero durante la tregua di dodici anni tra Paesi Bassi e Spagna (1609 – 1621).

VELOCITA’ (calcolo della) Si fa ricorso ad una funicella di lunghezza conosciuta, cui è attaccato un pezzo di legno gettato in mare come punto di riferimento fisso. 

VERGA Nome generico d’ogni abete minore attrezzato sugli alberi maggiori al fine di sostenere la vela. Comprende, a sua volta, vari termini quali il pennone, l’antenna, la randa, l’asta ecc.

VIRARE DI BORDO Mutare la rotta di una nave a vela in modo da ricevere il vento dal lato opposto.

VITTO DI BORDO Esso è costituito da una razione base, valida per la gente di rango inferiore, ma comunque libera. La razione viene moltiplicata per un coefficiente variabile in funzione del grado ricoperto. La razione base giornaliera è composta di 24 once di biscotto (o 30 di pane fresco), una pinta di vino, una libbra di carne tre volte la settimana, 4 libbre di sardine con olio ed aceto, mezza libbra di tonno due giorni la settimana ed un’altra mezza libbra di formaggio; due once di riso il giorno in cui è data la carne; negli altri, questa viene sostituita dai legumi.

YACHT Piccolo vascello olandese di 80/100 tonnellate, talvolta più piccolo.