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TARTANA Piccolo veliero da carico che va bene con qualsiasi tempo. Ha prua slanciata a violino e poppa a cuneo. Uno o più alberi. Nel primo caso è dotato di vela latina e fiocco; nel secondo sono usate velature miste. IL bastimento viene usato particolarmente in Provenza. Ha una sola coperta e la stazza varia da 150 a 600 salme. Le più grosse tartane sono armate con 2/4 cannoni di buon calibro ed una decina di petrieri.

TATTICA DI COMBATTIMENTO Nel periodo in oggetto la tattica della galea non si discosta da quella utilizzata dalle navi greche e romane, il che fa molto dubitare sull’abilità manovriera dei comandanti. Il combattimento riproduce in mare quello che avviene a terra. Nel Medio Evo più volte è segnalato l’uso di legare tra loro le navi: con questo mezzo si tende ad impedire che il nemico, penetrando nella propria formazione, possa dividerne le ali e battere il centro. Un espediente utilizzato riguarda la creazione di squadre di riserva, da fare intervenire al momento opportuno per decidere l’esito di uno scontro. Norma del combattimento è quella di tenere la prua sul nemico, per colpire il più possibile ed essere meno offesi: tanto nelle battaglie navali, che negli assalti alle fortezze, infatti, obiettivo comune è quello di nascondere il fianco della nave e di presentare la parte più forte all’avversario. Oltre che con lo strumento dell’arrembaggio, all’epoca è possibile avere la meglio nelle battaglie navali mediante opportune manovre nautiche, quali lo speronamento delle imbarcazioni nemiche o la rottura dei loro remi in modo da ridurle all’impotenza. L’l’impiego crescente delle armi da getto e delle artiglierie, tuttavia, imporranno sempre più a tralasciare l’uso del rostro. Anche le formazioni assunte nel Medio Evo non variano molto da quelle antiche; così pure gli stratagemmi. Con l’avvento del vascello, la tattica varia e consisterà specialmente nel manovrare in modo di “guadagnare la posizione di sopravvento” a poppa; cioè di mettersi dalla parte che sta più vicina all’origine del vento rispetto alla flotta nemica, quindi fare impeto su di essa con bordate dirette a colpire le navi avversarie sotto la linea di galleggiamento, con l’obiettivo di poterla affondare in poco tempo. I pirati ed i corsari, spesso, usano altre tecniche volte al disalberamento delle navi avversarie: il loro scopo precipuo, peraltro, è quello di immobilizzare l’imbarcazione che vogliono catturare al fine di poterla saccheggiare. Così preferiscono sparare speciali palle incatenate che distruggono l’alberatura della preda e ne bloccano ogni possibilità di manovra. Con l’avanzare dei secoli si allungano i tempi della battaglia navale, appunto per il desiderio comune di guadagnare la posizione di sopravvento. Dopo l’arrembaggio, lo scontro tra gli attaccanti ed i difensori si trasforma in una terribile mischia, fatta di tanti corpo a corpo e combattuta sul ponte della nave oggetto dell’aggressione. In questo tipo di lotta le armi da fuoco servono relativamente e sono sostituite dalle armi bianche, da taglio come sciabole o scimitarre, in genere curve o semicurve. Le sciabole, inoltre, vengono utilizzate anche per tagliare il cordame e per distruggere il più possibile le sovrastrutture delle navi nemiche. Con il tempo, come si è detto, gli arrembaggi diverranno sempre più rari; accrescerà, invece, di molto l’uso dei brulotti.

TERZAROLO Riforma tattica che consiste nell’aumentare il numero dei vogatori al remo per aumentare la celerità delle navi a remi. I veneziani coniano anche il verbo “interzare”, cioè aumentare un remo per banco.

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