Nino Pero

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PERO NINO (Pedro Nino) Di Cigales, nella regione di Valladolid. Corsaro. Conte di Buelna.

1378 – 1453

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1390-1403

In proprio

 

Figlio della piccola nobiltà castigliana è allevato insieme con l’infante Enrico di Castiglia, nato un anno prima di lui, di cui la madre è nutrice. La sua ascesa è legata all’avvento al trono di Enrico III avvenuta nel 1390. Si sposa con la cognata del connestabile Lopez Davalos. Si fa notare nei conflitti che oppongono il sovrano con i nobili ribelli e con Giovanni I di Portogallo. La sua fama deriva, in particolare, da alcune crociere ai danni dei mori. Nel 1403 rimane ferito a Tunisi. I medici vorrebbero imputargli un arto: si rifiuta; preferisce farsi cauterizzare la ferita.

1404

 

 

 

Maggio

Castiglia

Corsari

Conduce una campagna contro i corsari che infestano il Mediterraneo attaccando le navi mercantili castigliane. La intraprende quando viene informato della presenza di Arnau Aymar e di Juan de Castrillo lungo le coste catalane. Si dirige verso Siviglia (Sevilla) dove si trovano le 2 galee di cui ha il comando;  conduce la capitana mentre la seconda è guidata dal fratello Fernando Nino: a bordo vi sono anche 30 giovani cavalieri castigliani. Salpa da tale porto: la sua scarsa esperienza marinara, come quella del fratello, viene al momento compensata dalla perizia del genovese Nicola Bonel (proprietario di una nave) e da quella del sopracomito sivigliano Juan Bueno. Lo affianca un’altra nave condotta da Pedro Sanchez. Dopo una breve puntata a Coria, dove è invitato ad un banchetto da un nobile locale, Pero Nino penetra nell’Oceano Atlantico. Tocca Sanlucar de Barramela, Cadice (Cadiz), le isole di San Pietro e di Tarifa; si dirige alla foce del Guadamal ed entra nel Mediterraneo puntando su Algeciras e Gibilterra sulle cui coste conduce una scorreria. Quando compaiono sui litorali delle due località molti armati a piedi ed a cavallo Pero Nino preferisce desistere anche perché, al momento, sono cordiali i rapporti tra i due regni di Castiglia e di Granada. Si dirige su Malaga e visita la città; punta su Cartagena;  un furioso temporale lo costringe a rifugiarsi nel porto di Aguilas. Riparate a Cartagena le 2 galee, rimaste entrambe danneggiate dalla tempesta, riprende il mare. La sua presenza provoca l’allarme sulle coste catalane. Decide allora di scorrere i litorali barbareschi. Costretto a scendere a terra alla ricerca di acqua fresca è attaccato dagli avversari. I danni subiti lo convincono a rientrare a Cartagena. E’ informato della presenza dei due corsari Arnau Aymar e Juan de Castrillo che stanno saccheggiando le coste della Catalogna e le acque contigue le Baleari. Con la sua squadra si pone al loro inseguimento.

Giugno luglio

 

 

Salpa da Cartagena con le sue 2 galee, l’imbarcazione di Pedro Sanchez ed un’altra nave più piccola. Si mette alla caccia di Juan de Castrillo e di Arnau Aymar. Costeggia la penisola iberica, supera i capi di Palos e di San Martino, Barcellona, Blanes e San Feliu de Guixols; prosegue verso Marsiglia (Marseille) dove si sono riparati i due corsari. Entra nel porto superando uno stretto passaggio chiuso da grosse catene di ferro. Juan de Castrillo ed Arnau Aymar, avvisati del pericolo, levano subito le ancore per dirigersi in alto mare. Pero Nino taglia loro la strada con le sue navi. Dal porto esce, nel frattempo, una galea pontificia seguita da una ventina di imbarcazioni armate in tutta fretta. La galea pontificia  si accosta a Pero Nino e chiede, a nome dell’ antipapa, di non assalire i due corsari in quanto entrambi militano al servizio di Benedetto XIII. Acconsente malvolentieri e scende a terra ospite dell’antipapa. Viene alloggiato nel monastero di Saint Victor ed è ossequiato con un ricevimento ed un banchetto: la festa è celebrata il giorno di San Giovanni Battista. Arnau Aymar e Juan de Castrillo, durante la notte, si allontanano prudentemente riprendendo il mare. Pero Nino cade infermo durante la sosta sicché viene a conoscenza della loro fuga solo alcuni giorni dopo. Guarito, punta su Tolone (Toulon) dove costoro sono passati.  Ha qui modo di osservare le 3 navi di Diego de Barrasa fatte incagliare a terra dai genovesi anni prima; si avvicina agli scafi e mette in fuga i corsari che le stanno sorvegliando. Da ultimo si dirige verso la Corsica e la Sardegna cui si sono indirizzati Juan de Castrillo ed Arnau Aymar. Ai primi di luglio naviga lungo la costa occidentale della prima isola, ne controlla porti ed insenature; transita vicino alle isole di Capraia e di Pianosa; supera le bocche di Bonifacio e fa rotta su Longobardo ed Alghero. Nel secondo porto trova 3 navi corsare comandate dal castellano della città Nicolas Jimenéz. Chiude l’imboccatura dello scalo con le sue 2 galee. Già si prepara ad attaccare i corsari aragonesi allorché interviene il capitano della città. Costui gli fa presente, a nome del re Martino il Vecchio, che essi agiscono per conto di tale sovrano e sono alla guardia delle coste sarde. Si trova un accordo: Nicolas Jiménez sale sulla nave di Pero Nino ed il castigliano promette di non fare alcunché ai danni della città. Nel frattempo viene informato che una nave corsara ha catturato ad Oristano un’imbarcazione di alcuni mercanti di Siviglia diretti dalla Sicilia a Valencia. Salpa in tutta fretta da Alghero (senza neppure salutare Nicolas Jiménez) ed a Oristano si impadronisce di tale imbarcazione.. Questa viene trainata a Cagliari per esservi venduta con il carico: il ricavato è utilizzato per le paghe dei suoi soldati e dei suoi marinai. Per le merci catalane vendute a Cagliari rilascia una polizza in cui riconosce il proprio debito per un ammontare pari al danno fatto sopportare. A metà mese si impossessa ad Oristano della nave di Giovanni Olzina che si trova nel porto: la conduce a Cartagena. Tenta una seconda spedizione sulle coste barbaresche ai danni del re di Tunisi. Si ferma alcuni giorni all’isola di Cimbalo (Zembrah).

Agosto settembre

Castiglia

Tunisi Orano

Si mette in agguato nei pressi nell’attesa che rientrino a tale base le navi da corsa armate dai saraceni. Dopo dieci giorni lascia la località e punta verso il porto della capitale. Sorprende al largo una galea e se ne impadronisce; i marinai, fatti prigionieri lo informano che nella rada è ancorata la galeazza reale. Irrompe nel porto;  sorge un contrattempo non previsto. Una caracca genovese vi entra anch’essa e si colloca vicino all’imbarcazione tunisina. La squadra di Pero Nino si impossessa di entrambe dopo un lungo combattimento notturno nel cui corso rimangono preda delle fiamme entrambe le  navi oggetto dell’ assalto dei castigliani. Si allontana e va alla ricerca di altre imbarcazioni moresche lungo i litorali di Bona (Annaba) e di Bougie (Bejaia). L’azione si rivela sostanzialmente sterile  in quanto termina con la sola cattura di un mercantile che trasporta panni d’oro e di seta, datteri, sego, frumento, orzo ed altre derrate. Rientrato a Cartagena viene diviso il bottino (compresi gli schiavi) tra i membri degli equipaggi: è pure riconosciuta la sua parte al re di Castiglia. A fine mese, dopo un periodo di riposo, riprende la navigazione. Ora viaggia di conserva con una galeotta di Cartagena ed un’altra catalana da lui noleggiata. Punta direttamente su Orano (Oran); decide di assalire di sorpresa a terra gli accampamenti dei beduini di Arzew nei pressi di Orano. Ordina ai suoi soldati di fare solo prigionieri (da vendere sul mercato come schiavi, oppure uomini di taglia per i quali richiedere un riscatto) e di uccidere tutti coloro che, durante la ritirata, non siano in grado di seguirli. La scorreria non ha successo; migliore risultato ha l’azione ai danni dell’accampamento di Muley Abenagi che sta assediando Arzew. In esso si trovano donne, bambini e salmerie: il bottino consiste ora in un buon numero di tappeti, in piume di struzzo ed in pellame vario, oltre che in generi di prima necessità quali pane, frumento, carni secche ed affumicate, datteri e mandorle. Di seguito Pero Nino conduce una sortita su Orano ed una su Mazalquivir (El-Marsa el Kebir): le due località vengono bombardate dal mare. Scende a terra a Las Cuevas de Alcocévar per rifornirsi d’acqua;  il successivo reimbarco si presenta oltremodo difficile. Nel viaggio di ritorno si imbatte in una galeotta aragonese diretta a Maiorca (Mallorca): confisca la nave con il pretesto che essa è stata noleggiata da mercanti berberi. Il carico (schiavi africani, cera, panni, gioielli ed altre mercanzie) cambia di proprietario. Punta le prue su Cartagena: un improvviso temporale lo obbliga a fermarsi diversi giorni nelle isole disabitate di Habibas.

Ottobre

 

 

Raggiunge Cartagena. Licenzia le 2 navi che lo hanno accompagnato e si trasferisce a Siviglia: nella città, secondo i patti, è sbarcata la parte del bottino spettante al re di Castiglia che ha finanziato la spedizione.

1405

Francia

Inghilterra

Salpa da Santander con Martin Ruiz de Abendano (40 navi castigliane) alla testa di 3 galee biscagline comandate oltre che da lui, dal fratello Fernando e da Gonzalo Gutiérrez de la Calleja. Viene inviato dal re di Castiglia Enrico III in soccorso dei francesi impegnati contro gli inglesi nella guerra dei Cent’anni. Dopo una breve sosta a Laredo, Castro-Urdiales, San Vicente de la Barquera, giunge a La Rochelle; le due divisioni si separano presto. Si collega con 2 galee armate a Marsiglia da Charles de Savigny per dare la caccia ad un convoglio inglese all’ ancora nella Gironda. Segue il corso del fiume e dà alle fiamme, nonostante la sorveglianza di 100 navi inglesi, a 150 case dei sobborghi di Bordeaux nonché a numerosi magazzini pieni di frumento; lascia alle sue spalle un gigantesco incendio. Rientra a La Rochelle dove è raggiunto ancora da Charles de Savigny. Con quest’ultimo punta  verso l’Inghilterra. Viene respinto dal maltempo un loro primo tentativo di attraversare la Manica; la tempesta lo costringe a trovare rifugio nel fiordo di Abervrach. Rientra a Saint-Malo per riparare i danni subiti dalle sue imbarcazioni e per fare riposare i suoi uomini. Più successo presenta la manovra quando viene ripetuta la seconda volta; ha, infatti, la possibilità di sbarcare sulla costa della Cornovaglia (Cornwall). Attacca alcune barche di pescatori ed ottiene le informazioni necessarie per la sua incursione. Assale Chita (Looe, o forse Ceton); incendia 27 navi che si trovano nel porto, fa prigionieri diversi abitanti ed invia le prede (2 navi) ad Harfleur. Si sposta a Falmouth; respinto, punta ad est su Plymouth dove si trova un ponte di barche. I vascelli inglesi si ritirano verso il ponte all’apparire della squadra franco-castigliana. Un violento incendio obbliga Pero Nino ad allontanarsi. Sfugge all’artiglieria costiera e saccheggia il territorio circostante; mette a ferro e fuoco l’isola di Portland, attacca Poole dove si trova l’arsenale di Harry Pay, che anni prima si è impadronito di un crocifisso venerato a Santa Maria del Finisterre. Pero Nino fa irruzione nel munito porto, supera la resistenza degli arcieri inglesi e sottopone la località ad un duro trattamento per vendicare le precedenti razzie di Harry Pay sulle coste galiziane e basche: sono uccisi i prigionieri, non vengono rispettate le chiese e coloro che vi si sono rifugiati, sono stuprate le donne ed incendiate le case degli abitanti. Charles de Savigny si rifiuta di aiutarlo ulteriormente; il corsaro castigliano si attesta su una testa di ponte mentre gli inglesi, rafforzatisi, gli tagliano ogni via di ritirata da terra e da mare. Con un’audace sortita riesce a superare il blocco; scorre ancora nel Tamigi che vorrebbe rimontare fino a Londra con lo scopo di dare fuoco ad una caracca conquistata dagli inglesi: ritorna indietro non appena viene a conoscenza che tale nave è stata restituita ai proprietari. Tocca Southampton: anche questa località viene data alle fiamme. Di seguito sbarca nell’isola di Wight; da qui ritorna sulla costa normanna, entra nella Senna e giunge a Rouen. Gli abitanti, dubbiosi, lo pregano di fare depositare le armi dei suoi uomini sulla riva sinistra del fiume. L’ammiraglio di Francia Renaud de True dissipa ogni malinteso; Pero Nino e Charles de Savigny diventano degli eroi da accogliere con tutti gli onori. I due corsari sono invitati dall’ammiraglio nel suo castello di Sérifontaine; i suoi 800 marinai spagnoli rimangono a Rouen a svernarvi. Si invaghisce di lui la moglie di Renaud de True ritenuta la più bella dama di Francia. L’ammiraglio ne muore per il dolore. Pero Nino non approfitta  della situazione, lascia il castello e si prepara a nuove spedizioni.

1406

 

 

 

Estate

 

 

Lascia Rouen con un’eclissi in corso e si sposta ad Harfleur; la sua squadra di 5 galee, comprese quelle di Charles de Savigny, viene ora rafforzata anche da 3 baleniere. Sorprende subito alcune località dell’Orwell; un forte vento però lo obbliga a rientrare sulla costa fiamminga verso Sluys. I francesi vorrebbero che Pero Nino attacchi alcune navi portoghesi giunte in soccorso degli inglesi: si rifiuta, perché esiste un trattato di non belligeranza tra il Portogallo ed il re di Castiglia. Prosegue pertanto per Calais;  tenta di penetrare in tale porto per incendiare le navi che vi sono all’ancora. Fa lanciare un brulotto contro gli avversari; una baleniera con un’esperta manovra si getta contro una nave, spezza il suo bompresso e la disalbera; il fuoco dei cannoni dei forti  costringe Nino Pero alla ritirata. Mentre naviga nei paraggi si imbatte nella flotta inglese a bordo della quale si trova la figlia del re d’Inghilterra. Viene da questa vanamente inseguito; una baleniera francese gli protegge la via di fuga permettendogli di superare indenne ogni insidia. Senza perdere un solo bastimento la squadra franco-castigliana riesce a riparare a Gravelines.

……………..

 

 

Con l’allontanamento degli avversari, e rafforzato da 6 nuove baleniere di Harfleur, attacca Jersey. 1000 uomini sbarcano nell’isolotto dell’ Ermitage, dal quale, durante la bassa marea, si può agevolmente raggiungere l’ isola. Invano 2000 fanti inglesi cercano di sbarrargli la strada. La bandiera con la croce di San Giorgio è abbattuta e la popolazione deve riconoscere ai corsari il pagamento della taglia di 2000 corone, pena il saccheggio. Dopo tale impresa Pero Nino riprende la via per la Spagna superando alcune burrasche che mettono in grave pericolo le sue galee.

1420-1421    
Si porta a Madrid per sostenere al trono di Castiglia l’infante Enrico. Quest’ultimo  lo arma cavaliere e lo insignorisce di Buelna con il titolo di conte. Gli sarà data in sposa una figlia dell’infante don Giovanni. Evita, in ogni caso, la ribellione fiducioso nella protezione del connestabile Alvaro de Luna influente consigliere del re Giovanni II. 
1422

In proprio

Re d’Aragona

Le sue azioni corsare provocano gravi rimostranze da parte del re d’Aragona.

1423

In proprio

Re d’ Aragona

Giunge ad Alghero e desola le coste della Sardegna.

1431

Castiglia

Grenada

Combatte i musulmani nella guerra di Granada. Si impadronisce dell’accampamento dell’emiro Muhammad IX. Si ritira nei suoi possedimenti di Cigales.

1453

 

 

Muore a Valladolid.

CITAZIONI

-“Le avventure di Pero Nino sono sensazionali.” Pietrostefani

-“(Nella cronaca El Victorial) è descritto come un angelo vendicatore animato da alti ideali e sete di giustizia.” Simbula

-“Un mercenarie espagnol, tient plus de l’aventurier que du franc guerrier.” Toussaint

-“Muy apreciado por el rey Enrique, con quien se habia criado, buen caballero e impetuoso” Ferrer I Mallol

“Jeune capitaine castillan..nous est connu par les mémoires de son porte-bannière Gutierre Diaz de Gomez.” Wismes

-“Esforzado caballero de Castilla.” Condeminas Mascarò

-“Noble castellano prototipo del caballero medieval.” Masia de Ros

“Although it is probably the case that his cruise in the Channel in the summer of 1406 has little strategic importance, however much more trouble it caused locally.” Rose

-“Chef de guerre de la première moitié du XV siècle..Courtisan et séducteur, dans l’espoir de contracter un second  mariage qui lui soit favorable. Ses ambitions l’obligent plusieurs fois à s’exiler ou à retirer, en particulier lorsqu’il séduit l’infante Beatriz de Portugal, ou encore Jeannette de Sérifontaines, veuve de l’Amiral de France…Célebre corsaire, la notorieté de Pero Nino repose essentiellement sur ses expéditions de 1404-1406.  Ayant pour mission de sécuriser les lignes commerciales castillanes face à la course ennemie, tant sur la Manche qu’en Méditerranée occidentale, il est actif sur toutes les mers bordières. En Méditerranée, il apprend l’art de la course et du raid cotier, avant de mettre à profit cette expérience dans l’Atlantique où il se révele un meneur d’hommes ferme et un commandant audacieux, assuré par une grande capacité à manoeuvrer sa flotte à la faveur du jusant (c’est-à-dire du reflux, des marées descendantes)…Les aventures de don Pero Nino nous ont connues par les relations de la guerre de Cent Ans, mais surtout par la chronique intitulée “Le Victorial”, rédigèe par Gutierre Diaz de Gamez, porte- bannière de Pero Nino. Le récit, favorable et précis sur les élements nautiques des expéditions, insiste sur le comportament loyal et  vertueux du héros qui avait semé la terreur parmi les populations littorales.” P. Prétou

“Le biografie dei cavalieri erranti illustravano in dettaglio lo svolgersi di una vita esemplare. Non appena quel modello di comportamento fu adattato ai gusti dei castigliani, non sussisté più alcun dubbio sulla strada da percorrere. Il pioniere di questa nuova visione della vita del tutto in linea con le lettere dell’epoca, fu in Castiglia, Pero Nino conte di Buelna…Pero Nino è un professionista della guerra come intesa negli ideali cavallereschi del Quattrocento; le sue gesta sono giunte sino a noi grazie al suo alfiere Gutierrez  Diez de Games, in una narrazione che denota circostanze politiche ben precise e che, nella smania di fornire una rappresentazione di Pero Nino, lega indissolubilmente questa figura ai cambiamenti politici in atto.” Ruiz-Domènec

 

 

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