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NAVE Propriamente bastimento di alto bordo con castelli a prua ed a poppa; da sette a dieci vele, solo una o due latine, il resto quadre; senza remi. E’ adoperata per traffici commerciali; stazza da 3000 a 10000 salme. Nel linguaggio tecnico, il maggiore tra i bastimenti a vela quadra e di alto bordo. Ha la forma grossa dalla parte della prua e nei fianchi; si restringe a poppa, che resta di forma piatta. Ha due/tre coperte poste l’una sopra l’altra: nella prima, sopra la carena, si mettono le mercanzie; nella seconda si tiene l’artiglieria e sono collocati i cavalli quando ne è previsto il trasporto. Le navi ragusee sono le più grandi e le più ricercate: hanno una velatura maggiore delle altre. Praticamente si tratta di un tipo di imbarcazione che non ha mai cambiato nome anche se subisce nel tempo profonde trasformazioni. Riesce a sopravvivere per secoli adottando tutte le innovazioni via via introdotte nella marineria mediterranea.

NAVIGAZIONE Per le galee essa è legata in modo stretto allo studio delle costellazioni ed alla loro posizione nel cielo. Nei mesi invernali è norma prudenziale che le imbarcazioni rimangano nei porti. La navigazione nel Mediterraneo, in effetti, ha inizio il 20 marzo allorché compare la costellazione delle Pleiadi. Da tale data fino al 20 maggio, essa è considerata ambigua, a metà strada tra la sicurezza ed il pericolo a causa di sempre possibili terribili burrasche. Viene viceversa considerata sicura dal 20 maggio al 24 settembre; ritorna poco affidabile, a causa delle tempeste autunnali, dal 24 settembre al 22 novembre. I galeoni ed i vascelli possono invece navigare con minore pericolo in ogni tempo dell’anno. La navigazione, come risulta dalla narrazione coeva dei viaggi, è vissuta come un’attività molto rischiosa; il mare è sempre descritto con timore reverenziale. Oggi il Mediterraneo è poco più che un lago interno attraversabile (seppure con i suoi pericoli) da un battello a motore in poche decine di ore: nel periodo preso in esame dalla ricerca, per una galea o un vascello la cui velocità (talora aleatoria a causa del vento per il secondo tipo di nave) è di pochi nodi orari, esso ha dimensioni sterminate e presenta numerose occasioni di insidie. Di pari importanza sono il regime stagionale dei venti e quello delle correnti che condizionano il calendario della navigazione ed il tipo di velatura utilizzata. I convogli mercantili veneziani (le mude), ad esempio, si radunano a Corfù il cui porto, spesso chiuso, a causa dei venti contrari, offre loro un riparo contro i corsari. Essi lasciano l’isola greca due volte l’anno, a febbraio ed a luglio, con la scorta di galee da guerra, per raggiungere Smirne, Alessandria ed, infine, passare per Beirut e Cipro. Due mesi dopo inizierà il viaggio di ritorno a Corfù. La rotta è studiata in sintonia con i cambiamenti stagionali che determinano la navigazione nell’Adriatico, in modo che all’andata le imbarcazioni godano del maestrale, mentre al ritorno sono spinte dallo scirocco.

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