Franceschi Domenico

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Condottieri di ventura

Pirati, Corsari e loro Cacciatori nel Mediterraneo (XIII secolo – XVII secolo) – DIZIONARIO BIOGRAFICO
INDICE ANAGRAFICO – Legenda indice
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DOMENICO FRANCESCHI Corso. Detto Libeccio.

+ 1674

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1647

 

 

Si sposa con Maddalena Dondoli.

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Salpa regolarmente per la fiera di Messina. Trasporta soprattutto pezze di lana.

1671

In proprio

Impero ottomano

Alterna l’attività mercantile con quella di corsaro. Rientra a Livorno con il vascello “Principessa del Cielo”, di 1600 salme di stazza ed equipaggio di 75 uomini. Proviene da Sura e da Malta. A bordo vi sono 56 balle di lino, 24 di seta, 14 di panni di Salonicco, 20 colli di seterie, 100 salme di lenticchie, un sacco di incenso, 36 schiavi e 12 cannoni caricati a Malta.

1672

 

 

 

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Rientra da Messina a Livorno con 170 balle di seta ed altre mercanzie. Nella città siciliana riesce a salvarsi a stento in una rissa nella quale rimangono feriti alcuni marinai. Il suo vascello è armato con 28 cannoni; l’equipaggio è di 60 uomini, cui si sono aggiunti 40 soldati forniti dal vicerè di Sicilia.

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In proprio

Inghilterra
Scorre nell’arcipelago con un vascello di circa 250 tonnellate dotato di 24 cannoni. Nei pressi di Delo si impadronisce di un pinco inglese (Il Lion) che, capitanato da Thomas Parker sta facendo vela da Tunisi a Smirne (Izmir). Dopo ripetute ispezioni a bordo sono scoperti nell’imbarcazione 5 mercanti turchi proprietari di merci valutate 1000 pezze. La nave viene sequestrata da Domenico Franceschi. Sorge una vertenza con l’ambasciatore inglese nel granducato di Toscana. Viene trovato finalmente un accordo che lo condanna a risarcire alla parte lesa 1750 pezze (sulle 3000 richieste in un primo momento), di cui 1500 a carico del mallevadore Giovanni Francesco Cardi.

Dicembre gennaio 1673

In proprio

Corsari barbareschi

Fa vela verso le coste maghrebinecon la “Principessa del Cielo”. A bordo vi sono 41 marinai e 52 schiavi.  Cattura alcune persone, ridotte in schiavitù,  dopo essersi impadronito di un marabutto; getta l’ancora a Porto Farina in una laguna presso Tunisi. Al ritorno da La Goletta avvista un marabutto. Alza la bandiera ottomana; ha quindi modo di intercettare con facilità il vascello “Orologio di Mare”, già predato dai corsari algerini ai danni dei veneziani con a bordo 150 passeggeri. La nave proviene da Algeri ed è diretta ad Alessandria (Al Iskandariah) ed alla Mecca. Il corsaro  sperona ed  abborda il vascello nonostante i tiri di artiglieria provenienti dal forte cittadino. Molti passeggeri e membri dell’equipaggio si gettano in mare per sfuggire alla cattura: il bottino consiste in 32 schiavi tra uomini, donne e bambini. Rientra a Livorno ove è accolto trionfalmente.

1673

 

 

 

 

 

 

 

Luglio dicembre

In proprio

Corsari barbareschi

Affianca le galee dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano comandate da Camillo Guidi. Parte da Lampedusa e scorre  lungo le coste maghrebine. Cattura un’imbarcazione proveniente da Gerba (Djerba); sono fatti 24 schiavi, fra cui alcuni mercanti che saranno più tardi oggetto di riscatto. Ad ottobre si trova ancorato nel porto di Livorno con il vascello “Paradiso” (40 cannoni) battente bandiera genovese. L’imbarcazione prende improvvisamente fuoco; nell’incendio muoiono 30 persone. L’albero di maestro in fiamme cade du un vicino vascello francese, che rimane coivolto nell’incidente seppure in misura notevolmente inferiore. Sempre nel periodo, preda la nave inglese “Mediterraneo” ( con a bordo venti marinai inglesi, danesi, veneziani e francesi, nonchè 120 giannizzeri forniti dal pascià di Tunisi) che sta trasportando gioielli e denaro destinati al sultano ed al gran visir dell’impero ottomano. Il console inglese di Livorno, Finch, interviene immediatamente sulle autorità granducali; anche il pascià chiede la restituzione dei beni sottrattigli. Segue un’energica protesta dell’ambasciatore anglosassone a Firenze (novembre), sempre rivolta ad ottenere il rilascio di alcune mercanzie appartenenti a cittadini del suo paese. Il bottino viene valutato inizialmente in 300000 pezze. E’ ritirata a Domenico Franceschi la patente di corsa; le autorità ordinano al corsaro di restituire la preda a causa degli accordi in essere con la corona inglese. Sorge una controversia sulla consistenza effettiva delle prede. Il corsaro è condannato a rimborsare al pascià di Tunisi 5000 pezze d’argento insieme con gli armatori del vascello, vale a dire i congiunti Bartolomeo e Giovanni Battista d’Angelo e Giovanni Francesco Cardi. Lo stesso granduca si sente in obbligo di restituire al legittimo proprietario la pelliccia di zibellino, il turbante ed altri oggetti che gli sono stati donati nell’occasione da Domenico Franceschi. In ogni caso il corsaro viene prosciolto da gran parte delle accuse perchè il vascello “Mediterraneo” risulta essere stato armato a Livorno e non in Inghilterra ed il suo capitano, il Chapple, non ha alcun permesso di navigazione inglese, se non uno ottenuto a posteriori dopo l’abbordaggio.

1674

In proprio

Corsari barbareschi

Scorre in Levante con 2 vascelli, il “Santa Croce” ed il “Gerusalemme” appartenente a Giovanni Maria Cardi. Si imbatte nelle vicinanze dell’isola di Milo con 6 vascelli corsari algerini. Domenico Franceschi muore quasi subito in combattimento per un colpo di cannone; le 2 navi livornesi, viceversa, riescono a mettersi in salvo a seguito di un duro combattimento, una nell’arcipelago e l’altra a Malta.

CITAZIONI