Dragut

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DRAGUT (Dorghut Rais, Durguth Rais,Turghut Rais, Dargut) Di Kharabulak, un piccolo villaggio sulla costa dell’ Anatolia (Anadolu), di famiglia contadina. Viceré di Algeri. Signore di Tripoli e di Mehedia (Al Mahdiyah). Padre di Amurat Dragut.

1485 ca. – 1565 (giugno)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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A dodici anni, mentre pascola il gregge, è notato da un capo dei bombardieri del sultano diretto al Cairo. Il padre e la madre danno il loro consenso affinché entri a far parte della milizia ottomana; poiché questa è preclusa ai turchi la madre viene fatta passare come greca cristiana. Al Cairo impara l’uso delle artiglierie. Alla morte del suo protettore si trasferisce ad Alessandria (Al Iskanderiyah); si imbarca su un vascello barbaresco ed acquista presto fama di buon pilota e di eccellente cannoniere. Naviga agli ordini di Sinan e dello Zoppo. Dopo varie scorrerie diviene proprietario di un quarto di un brigantino che, in pochi viaggi di corsa, sarà tutto suo. Arma una galeotta e con essa batte le acque orientali del Mediterraneo lungo la rotta che collega Venezia con i porti dell’ Egeo. I suoi sottoposti lo temono più della morte.

1520

In proprio

 

Esercita la guerra di corsa con il Barbarossa. Quest’ultimo lo porterà con sè a Costantinopoli (Istanbul) e gli farà avere il comando di 12 galeotte.

1526

In proprio

Spagna

Smantella il forte di Capo Passero.

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In proprio

Impero

Non lascia trascorrere una sola estate senza devastare le coste del napoletano e della Sicilia. Intercetta i vascelli che navigano verso la Spagna e l’Italia.

1533

 

 

 

Maggio giugno

In proprio

Venezia

Naviga con Cifut Rais e Trichut Rais (4 fuste da 18 banchi) nelle acque di Egina (Aiyina) ; si imbatte in 2 galee veneziane, la “Gradeniga” e la “Curzolana” comandate, rispettivamente, da Giusto Gradenigo e da Mario De Gabriellis. Segue un lungo combattimento che culmina nello scoppio del cannone di prua della “Gradeniga” che causa una strage nell’equipaggio. La galea è abbordata e catturata; analoga sorte tocca, poco dopo, all’altra galea. I corsari riparano alle isole di Kea e di Lero (Leros). Il provveditore veneziano Girolamo da Canal si mette in contatto con il capitano della flotta turca Lufty Bey. Nel frattempo le fuste corsare fanno vela verso l’isola di Chio (Chios) per effettuare il riscatto dei veneziani fatti prigionieri. Il capitano della flotta turca, su disposizione del sultano, invia 2 galee per ordinare ai corsari di presentarsi al suo cospetto: Cifut Rais si dà alla fuga con una galea veneziana, seguito da Trichut Rais. I prigionieri saranno venduti dai corsari sulle coste dell’Anatolia.

1538

 

 

 

Estate

Impero ottomano

Impero Venezia Chiesa

Affianca  Barbarossa contro Andrea Doria nella baia di Prevesa (Préveza), sulla costa albanese a ridosso dell’ isola di Santa Maura (Levkas).

Agosto

 

 

Saccheggia Candia (Kriti) e gli altri possedimenti veneziani nell’Egeo.

Settembre

 

 

La flotta ottomana e quella cristiana si avvistano nelle acque di Prevesa; gli avversari vengono sconfitti . Nella battaglia ha il comando di 20 galee e di 10 galeotte; alla testa di 2 galeotte conquista la galea pontificia comandata dal cavaliere Giambattista Dovizi, abate di Bibbiena. Costui viene fatto prigioniero al tramonto a seguito di un sanguinoso combattimento. Dopo lo scontro alcune sue galeotte prendono a cannonate la flotta nemica che si è fermata all’ancora nella baia di Arta (Amvrakikos). E’ lasciato da Barbarossa con 25 galee ed un buon numero di galeotte e fuste ad infestare il corridoio tra l’Adriatico e lo Ionio. Svolge il suo compito con particolare solerzia molestando le forze navali veneziane che batte a più riprese. Non riesce, al contrario, a prevalere sui cavalieri di Malta che si dimostrano in grado di tenergli testa.

1539

 

 

 

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Sua base logistica è Prevesa. Veleggia nei mari di Valona (Vlona) accompagnato da Corsetto Rais, da Cayit Fera Rais ed  altri corsari per impedire l’arrivo di soccorsi ai difensori di Castelnuovo di Cattaro (Herceg Nivu, in Montenegro). Ha a sua disposizione 36 vele fra galee e galeotte. Nonostante la tregua in corso con i veneziani, investe 5 galee della Serenissima condotte da Luigi Gritti: di queste, 2 sono affondate e 3 sono catturate e rimorchiate.

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Il provveditore della flotta veneziana Francesco Pasqualigo assale con 12 galee alcune sue galeotte che stanno infestando le coste di Corfù (Kerkira). Queste si rifugiano nel golfo di Arta, nel porto di San Nicola, dove si è arrestato Dragut con il resto della sua flotta. Alla loro vista il corsaro prende il largo e, con il favore del vento, si dirige contro i veneziani per assalirli di fianco. 3 galee veneziane si incagliano nelle secche di Messangi, a dodici miglia dall’isola. Gli equipaggi si salvano; perviene nelle  mani del corsaro la galea di Antonio da Canal cui si è rotto l’albero. Il mattino seguente il provveditore Pasqualigo invia contro i corsari 4 galee: queste, assalite da Dragut, sono costrette a prendere terra. Gli uomini degli equipaggi si salvano con la fuga eccetto il sopracomito Francesco Gritti che viene catturato. La galea di quest’ultimo e quella del sopracomito Girolamo Zane sono catturate dai corsari; le altre 2 sono, invece, date alle fiamme. Subito dopo Dragut  depreda il litorale di Candia ; vi sbarca i suoi uomini; costoro vengono respinti dalla cavalleria stradiotta condotta da Antonio Calbo.

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Sinan è inviato dal sultano Solimano a Suez con l’incarico di capitano della flotta del mar Rosso; Dragut gli succede nel governo dell’isola di Gerbe (Djerba).

1540

 

 

 

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In proprio

Venezia

Ottiene una patente di corsa dal sultano. In primavera è segnalato con un buon numero di fuste nei pressi dell’isola di Zante (Zakynthos). Intercetta le imbarcazioni che si recano nell’Egeo impadronendosi, fra l’altro, di una nave carica di pellami. Gli si muove contro Tommaso Mocenigo con la sua squadra. Dragut preferisce fare rotta verso Malta.

Aprile giugno

In proprio

Impero Malta

Con 2 galee e 13 galeotte sbarca a Gozo; sorprende gli abitanti nei campi e vi fa 50 schiavi. Lascia le acque di Pantelleria prima che vi arrivi la squadra delle galee di Sicilia di Berengario di Requesens che deve collegarsi con le navi maltesi di Bernardo Salban. Sono avvistate 7 galeotte corsare: queste sono subito inseguite. Una, rimasta più arretrata, per raccogliere parte dell’equipaggio sceso a terra, è catturata da Cristoforo Pallavicini; di una seconda si impadroniscono le galee dell’ordine. Le altre 5 si salvano con la fuga. Da parte sua Dragut infesta le coste siciliane e spagnole con una squadra di 25/30 bastimenti. Si mettono alla sua caccia 81 galee comandate da Andrea Doria. A maggio il corsaro scorre nell’alto Tirreno lungo le coste liguri e provenzali; naviga lungo la costa occidentale della Sardegna e cattura a Bosa, dopo uno scontro di quattro ore, un galeone calabrese comandato da Giuliano De Ferrariis. A fine mese sosta all’Asinara nell’attesa di predare un altro galeone. Attraversa le Bocche di Bonifacio e dà alle fiamme varie località della Corsica meridionale, fra cui Palasca. Punta sull’isola di Capraia. Ai primi di giugno vengono scorti da una barca di passaggio molti corsari che stanno scendendo a terra; conducono con sé, verso la chiesa dell’Assunta non lontana dal paese, 4 pezzi di artiglieria ed il relativo munizionamento. Capraia è sottoposta ad un intenso bombardamento. Si risponde al fuoco nemico dalla torre di guardia; viene aperta una breccia nelle mura della località e seguono tre giorni di saccheggi ed uccisioni. Dopo avere causato la morte di 35 uomini e di cinque donne, i corsari caricano 700 persone nelle loro navi. Prima di abbandonare l’isola sono incendiate le case e danneggiati i vigneti. Dragut punta su Gorgona; viene attaccata la piccola fortezza ed è ucciso il castellano da un colpo di archibugio. Nella fortezza sono trovati solamente un frate ed una donna che vi abita assieme al castellano. Fa nuovamente rotta su Capo Corso e scende con le sue navi cariche di bottino lungo i litorali frastagliati della costa occidentale. A metà mese viene così dato alle fiamme il villaggio di Pino e sono catturati altre 140 persone; dopo una sosta notturna alle Agriate è distrutto il paese di Lumio nella Balagna ed è incendiata la torre di guardia. La flottiglia corsara viene intercettata in tali acque dalla squadra di Giannettino Doria e di Gentile Virginio Orsini (21 galee). Dragut si attarda alla cala della Girolata allo scopo di dividere il frutto delle razzie con Mami Rais e gli altri corsari; mentre è intento in tale operazione compare nelle vicinanze Giorgio Doria con 6 galee ed una fregata. Dragut si mette incautamente all’ inseguimento di tali imbarcazioni con le 2 galee e 7 galeotte: si trova, alla fine, intrappolato sotto i pezzi di artiglieria di una fortezza corsa verso terra e da quelli di altre 15 galee verso il mare. Una cannonata sparata dalla capitana nemica arriva precisa sulla sua prua sfondando coperta e carena; altri colpi bene assestati fanno seguito al primo. Tenta di fuggire su un piccolo schifo e viene catturato; sono, viceversa, liberati dalle catene gli abitanti di Capraia e gli altri che hanno subito la medesima sorte nelle precedenti razzie. Gli avversari si impadroniscono di 11 delle sue navi. Molti turchi riescono a fuggire a terra: in quindici giorni sono tutti fatti prigionieri dagli abitanti delle località vicine. Dragut è incatenato, è preso a calci al volto da Giannettino Doria per alcune sue sferzanti parole. Consegnato ad Andrea Doria, costui lo farà incatenare ai remi della propria ammiraglia. Jean Parisot de la Vallette, in visita al Doria, lo vorrà vedere a Tolone (Toulon) e, sprezzante, gli dirà che così si usa con i vinti. Più tardi il de la Vallette cadrà prigioniero dello Zoppo alle secche di Kerkenna e sarà anch’egli costretto al remo:  Dragut, già liberato, gli farà visita e non mancherà di fargli notare quanto sia mutevole la fortuna. In conseguenza della vittoria di Girolata sarà coniata dai genovesi una medaglia nella quale in un verso si scorge il profilo di Andrea Doria, a capo nudo e con il collare dell’ordine del Toson d’Oro al collo; sul rovescio viene rappresentata l’effigie di Dragut. Intorno al capo vi sono quattro catene allacciate da altrettante maniglie; sulle spalle spicca una galeotta corsara con la mazzetta ed i ceppi. Il corsaro verrà, alfine, venduto come schiavo ad un ricco mercante di Genova appartenente alla famiglia dei Lomellini.

1544

 

 

 

Primavera

 

 

Viene liberato da Andrea Doria dopo essersi accordato con  Barbarossa (testimonianze di Giovanni Andrea e di Giannettino Doria) : per il  rilascio di Dragut è pagata dallo stesso Barbarossa una taglia di 3500 ducati, trenta volte la tariffa normalmente richiesta per il riscatto di un prigioniero di rango Prima di rilasciarlo i Doria gli fanno giurare che non sarebbe più tornato alla guerra di corsa. Accondiscende senza esitare dimenticando subito le sue promesse appena ottenuta la libertà Nella circostanza anche i Lomellini, che controllano Tabara, hanno fatto pressione per la sua liberazione. Secondo altre fonti provenienti da dichiarazioni di Andrea Doria (meno attendibili) Dragut ottiene la libertà con la fuga. Il corsaro si associa con lo Zoppo.
 

 

 

 

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In proprio

Malta

Con il ritiro del Barbarossa gli è affidato il comando di tutti i vascelli corsari nel Mediterraneo occidentale. Presto gli è dato dai musulmani il titolo di “Spada snudata dell’Islam” o di “Spada vendicatrice dell’Islam”. Assale Gozo: lo sbarco viene respinto dalla cavalleria di Giovanni Ximenes. Nella carica viene ucciso il fratello; ne chiede invano la salma che, al contrario, sarà cremata dai cavalieri dell’ordine gerosolomitano. Abbandona l’isola e si impadronisce di un grippo maltese che sta trasportando frumento siciliano. Con questa rapina riesce a porre freno alla carestia che domina nei suoi domini.  2 galee di Malta, subito inviate al suo inseguimento nel tentativo di recuperare il grippo, sono costrette a rientrare incalzate dalle navi di Dragut.

1545

 

 

 

Gennaio giugno

In proprio

Impero Genova

A gennaio esce dal porto di Algeri con 18 navi per dirigersi all’isola di Gerbe o a Monastir, dove i corsari stanno svernando. A febbraio si impossessa dell’isola a nome del sultano. Ai primi di giugno scorre  nelle acque siciliane. E’ avvistato nei pressi di Capo Passero: il viceré di Sicilia, il marchese di Terranova Giovanni d’Aragona, invia alla sua caccia le 11 galee di cui dispone, con 3 galee maltesi e 3 pontificie. A metà mese Dragut effettua uno sbarco a Licata e vi cattura alcuni abitanti. Nel frattempo altre squadre si dispongono alla sua ricercar: Giannettino Doria, pronto a partire da Palermo per i mari di Sardegna e di Corsica con 20 galee; don Garcia di Toledo ed Antonio Doria, in navigazione nei mari di Puglia con 13 galee. Dragut sfugge a tutti, entra con la sua flottiglia (4 galeotte e 5 altre navi tra galee e fuste) nel  Tirreno. Giunto nei pressi dell’isola di Ponza, cattura una nave proveniente dall’isola di Zante (Zakynthos) carica di sete e di altre merci. Poco dopo si impadronisce di 3 navi che da Genova si stanno recando in Sicilia a caricare frumento. Quindi, raggiunto da 5 fuste comandate dallo Zoppo, fa vela verso Capo Corso; nel canale tra la Corsica e Capraia si impossessa di una nave di Ragusa (Dubrovnik) che invia a Gerbe insieme con quella catturata a Ponza.

Luglio novembre

 

 

Devasta nuovamente con lo Zoppo l’isola di Capraia. Entra nella cala dello Zenobito fingendo di appartenere alla squadra di Antonio Doria e di don Garcia di Toledo. Il commissario genovese Lorenzo di Negro si rende conto della loro identità e si appresta alla difesa. I corsari si allontanano, oltrepassano la punta della cala del Moreto; da qui alcuni turchi scendono a terra e tentano due imboscate. Con il loro fallimento i corsari sono raccolti a terra da una fusta; nottetempo la squadra lascia Capraia dirigendosi verso la Corsica e Capo Corso. Mette a sacco il paese di Brando in Corsica. Nel proseguimento dell’azione  attacca la Riviera di Levante con 15 navi fra galee e fuste. Pone a sacco nelle Cinque Terre Monterosso e Corniglia; viene, al contrario, respinto da Manarola i cui abitanti si uniscono con quelli della vicina Riomaggiore. Nei giorni seguenti getta l’ancora nel golfo di La Spezia e permette il riscatto dei prigionieri appena catturati. Punta, da ultimo, con le medesime finalità su Rapallo, Pegli e Levanto. Rientra in fretta in Barberia sfuggendo alla caccia di Antonio Doria che, male informato, lo sta cercando nelle acque presso Aigues Mortes. A metà settembre si collega con la sua squadra (10 navi) con quella del figlio del Barbarossa Hassan (10 galee). Insieme sbarcano a Pantelleria per procurarsi della carne e prendono il mare senza procurarvi altri danni. Rientra ad Algeri. A metà ottobre riparte con 12 galeotte e fa rotta verso la Corsica; nonostante le avversità atmosferiche risale la costa occidentale della Sardegna, fa una sosta all’Asinara e si congiunge con altre 6 fuste che già si trovano lungo la costa meridionale della Corsica.  Ai primi di novembre 2 fuste sono segnalate a Porto Pollo, nei pressi di Bonifacio. Genesio Vasario con tredici cavalli leggeri si oppone ad una cinquantina di corsari che, sbarcati, hanno iniziato la loro azione depredatrice. Sono uccisi alcuni mori e turchi ed altri sette sono catturati, tra cui il rais di una delle 2 fuste. Segue un altro sbarco  alla Pieve di Sartene. Gli abitanti, mossisi loro contro, devono darsi alla fuga con la perdita di circa 25 uomini; è data alle fiamme una torre e sono catturate 182 persone, tra cui molte donne e bambini. Di tutti quanti, solo una quarantina riusciranno a riscattarsi qualche giorno dopo nei pressi di Bonifacio. Dragut prosegue nella sua scorreria lungo la costa orientale della Corsica; effettua un nuovo sbarco sulla spiaggia della Pieve di Casinca. Da 12 galeotte e da un brigantino, catturato probabilmente sulla costa, scendono a terra 400 corsari agli ordini di Cara Mustafa. Costoro si dirigono verso il villaggio di Castellare, già depredato dai corsari l’anno precedente. Gli assalitori sono avvistati in anticipo, sicché gli abitanti riescono a mettersi in salvo in tre torri. Vistisi scoperti, i corsari ritornano verso il mare; vi è una piccola scaramuccia tra il presidio locale e la retroguardia, nel cui corso sono uccisi quattro mori e tre sono catturati. Nella scorreria viene razziato solo qualche capo di bestiame. A fine mese Dragut si avvia verso Bastia; naviga tra l’Elba e Pianosa e fa ritorno in Barberia.

1546

 

 

 

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Algeri

Impero

Si allea con Hamùda, figlio ribelle del re di Tunisi Muley Hassan ed allestisce una flotta di 36 vele. Hisar Reis conquista Mehedia (Al Mahdiyah) con 4 galee. Dragut ottiene la città grazie al tradimento di un moro, da lui corrotto, che lo fa entrare nottetempo nella città attraverso un tratto di mura praticamente incustodito. Si porta a Sfax (Safakis), conquista Susa (Susah) e Monastir (Al Munastir); molti mori che hanno combattuto per Muley Hassan ora si uniscono alle sue truppe. Pone la sua residenza a Mehedia e da qui continua nelle sue azioni ai danni dei cavalieri di Malta.

Aprile

Algeri

Genova

Salpa da Algeri con lo Zoppo e Kara Mustafa alla testa di 5 galee da 20 banchi ed altre più piccole. I tre corsari fanno tappa a Gerbe; rientrano alla base di partenza per sedare dei tumulti scoppiati nella regione; subito dopo, riprendono la loro crociera entrando nel Tirreno con 16 vele.

Maggio giugno

Algeri

Malta

Durante il tragitto si impadronisce di 4 navi e di una biscaina di 2400 salme di frumento: tutte le imbarcazioni sono inviate a Gerbe. Fallisce, viceversa, un tentativo di sbarco dei corsari effettuato nel Cilento. E’ avvistato nei pressi di Capri; si mettono al suo inseguimento le galee della squadra di Sicilia. Dragut rifiuta ogni combattimento e si dà alla fuga: una sua galeotta di 15 banchi è catturata dagli avversari con la prigionia di 60 uomini trovati a bordo.  Alla notizia della perdita della caravella di Abdela Rais, prende il mare per Gozo prevedendo che tale nave sia rimorchiata dai cavalieri a Malta. A fine mese si scaglia sugli abitanti di Gozo intenti alla mietitura; dà fuoco alle messi ed uccide il bestiame. Si ritira, successivamente, per cogliere in agguato un grippo carico di vino di Candia. Durante la notte si allontana evitando le galee di Andrea Doria che sono sulle sue tracce. Si dirige verso l’isola di Favignana per fare ritorno sulle coste della Barberia.

Luglio

Algeri

Genova

Punta sulla Liguria con lo Zoppo e Mustafa Kara. A fine luglio giunge nei pressi di Pietra Ligure. Il mattino seguente 14 navi (5 galee da 20 banchi, il resto fuste di varia dimensione)  approdano nella spiaggia di Laigueglia nelle vicinanze di Alassio. 1000 uomini sorprendono nel sonno gli abitanti: oltre 250 persone sono deportate, i tre-quarti della popolazione locale. Vi sono compresi tutti i bambini, le donne e parte degli uomini, compreso il podestà di Andora. I morti sono 14; molti di più i feriti. Dopo una breve sosta per fare rifornimento d’acqua dolce (operazione avvenuta sotto il controllo di una fusta ancorata all’altezza di Capo Mele), la squadra corsara riprende la navigazione e si trasferisce in tutta fretta nella Riviera di Ponente. Segue una nuova incursione a San Lorenzo, a circa un miglio da Porto Maurizio, che termina con la cattura di diversi abitanti, attardatisi per lo più a mettere in salvo i propri beni. Incendiatene le case, viene assalita Piano della Foce. E’ dato fuoco alla porta di legno di un’abitazione, sono ammazzati 3/4 uomini e sono ridotti in schiavitù donne e bambini.

Agosto dicembre

 

 

Guida le sue navi a Tolone dove si trattiene qualche tempo per fare riposare i suoi uomini e per permettere il riscatto dei prigionieri. Dopo la sosta Dragut si dirige verso la Corsica e  la Toscana. E’ costretto a fermarsi per alcuni giorni a Porto Santo Stefano a causa del cattivo termpo; subito dopo riprende la navigazione per puntare verso la costa laziale. In queste acque si impossessa di un vascello di Marsiglia, proveniente da Messina e diretto a Livorno ed a Genova, con un carico di cuoio, gallette ed altre merci varie. Sul vascello salgono 15 dei suoi uomini, tra i quali due rinnegati calabresi, per condurlo a Tagiora. Sulla nave sono imbarcati, ridotti in schiavitù, l’equipaggio, 8 tra donne e bambini catturati a Laigueglia e due donne di Santo Stefano. Il vascello è avvistato e conquistato, dopo un duro scontro che termina con l’uccisione di quattro turchi, da un galeone genovese proveniente da Bastia, capitanato da Mario Berno, con a bordo un carico di sale e diretto in Sicilia per caricare frumento. Il capitano, dopo tale successo, decide di invertire la rotta  e di far vela per Alassio. Nel proseguimento del suo viaggio Dragut  si ferma all’ isola di Ponza, medita di attaccare Sperlonga e da lì avanza verso la Barberia. Ai primi di settembre arriva a Kalibia, presso Capo Bon, con la sua squadra di 14 navi cariche di bottino; ne riparte due ore dopo per dirigersi a Monastir; qui vi ritira alcuni beni lasciati in deposito e si dirige verso la città di Mehedia. Vi si incontra con il nipote del Barbarossa Hasan Celebi per discutere di una comune impresa ai danni di Kairouan. Dragut accetta, salpa per Gerbe portando con sé, contro la volontà di Hasan Celebi, 4 fuste corsare, aventi come base logistica il porto di Africa, sulle quali sono imbarcati molti oppositori dello stesso Celebi. E’ convocato a Costantinopoli dal sultano con il figlio del Barbarossa Hassan Bey, di stanza ad Algeri. A dicembre sverna a Gerbe con 3 galee e 17 navi tra galeotte e fuste per preparare una nuova spedizione contro la Sicilia ed il regno di Napoli. 

1547

 

 

 

Luglio settembre

 

 

Ai primi di luglio lascia Gerbe con una squadra di 18 navi fra galeotte e fuste ed una galea male armata; altre fuste, provenienti da Valona (Vlona) rafforzano la sua flottiglia. Si presenta davanti alla spiaggia di Castelnuovo (Villapiana) in Calabria e vi sbarca 1000 uomini. Una parte di costoro punta su Cerchiara, in Aspromonte, mentre gli altri si fermano attorno a Castelnuovo. per impedire l’invio di soccorsi a Cerchiara.  Sono catturate 200 persone, al lavoro nelle campagne, fra uomini, donne e bambini. Fabrizio Pignatelli, barone di Cerchiara, riesce a trovare scampo nella sua fortezza con una cinquantina dei suoi vassalli e tre cavalli leggeri. Al termine della razzia il nobiluomo esce dal forte con metà del suo presidio, attacca la retroguardia dei corsari, ne uccide una settantina e libera i prigionieri. Dopo tale fallimento Dragut continua le sue incursioni sulle coste calabresi e saccheggia Cutro; si sposta in Sicilia ed attacca nel catanese il paese di Calatabiano. Sono fatti schiavi tra le 60 e le 70 persone, per lo più donne e bambini.  A metà mese assale Malta con 23 vascelli, fra galee e galeotte, alla notizia che Napoli si è sollevata al viceré don Pietro di Toledo. Sbarca le truppe dalla parte di Marsa Scirocco, estremo punto dell’isola che fronteggia la costa africana; i suoi uomini arrivano velocemente nei pressi della chiesa di Santa Caterina. Le guardie si danno alla fuga senza avvisare gli abitanti della loro presenza; non viene, infatti, dato fuoco al mastello di polvere da sparo che rappresenta il segnale abituale in occasioni di tal genere. Vengono catturate 300 persone; l’arrivo, da ultimo, delle truppe maltesi, costringe i corsari ad abbandonare più di metà dei prigionieri. Presso Capo Passero, Dragut cattura una galea di Giulio Cicala, figlio naturale di Vincenzo; transita davanti al porto di Malta con a rimorchio tale naviglio. All’isola delle Saline si impadronisce di un vascello maltese, proveniente da Licata, carico di vettovaglie: tale battello sarà recuperato poco dopo dai cavalieri dell’ordine gerosolomitano. Di seguito risale la costa ionica calabrese; sbarca sulla spiaggia di Castelnuovo (Villapiana, nel cosentino) con un migliaio di uomini. Di costoro, una parte si dirige verso il vicino centro abitato, costringendo gli abbitanti ad asserragliarvisi nel terrore. Il resto si sparpaglia, invece, verso l’interno prendendo la strada di Cerchiara, é sorpresa nella campagna la maggior parte della popolazione valida, intenta nei lavori dei campi e non avvertita in tempo: circa 200 persone sono catturate e ridotte in schiavitù. Fabrizio Pignatelli, avvertito della razzia, raccoglie una cinquantina di uomini armati e si getta all’inseguimento dei corsari. Braccati lungo il ritorno, i barbareschi subiscono alcune perdite e sono costretti a lasciare liberi i prigionieri. Dargut  si volge, successivamente, verso la Puglia; a fine mese bombarda dal mare Gallipoli; viene respinto dai cannoni del castello. I suoi uomini sbarcano sul litorale salentino ed assalgono l’abitato di Salve. L’attacco dei corsari viene respinto con colpi d’arma da fuoco e lanci di olio bollente dagli abitanti rifugiatisi all’interno del fortino della località. Sono saccheggiate le abitazioni del paese; anche Gagliano subisce la medesima sorte. Dalla Puglia si trasferisce in Corsica: molte sono le navi isolate che cadono in suo potere. Dal 1547 al 1550 l’ordine di Malta dovrà subire otto sue incursioni, dirette sia contro l’arcipelago di Malta, sia contro il presidio di Tripoli. Dal 1553 al 1562 su nove stati di allarme riguardanti una minaccia corsara a Malta, sei saranno portate ancora da Dragut.

Ottobre

 

 

Ai primi del mese il gran visir Rostan Pascia  si incontra con l’ambasciatore imperiale Giovanni Maria Malvezzi ed il suo cancelliere per informarli che il sultano ha spedito una fusta a Dragut per convocarlo a Costantinopoli e che, inoltre, ha ordinato a  Salech Rais l’ordine di impedire ogni incursione corsara come ogni altro atto di pirateria ai danni degli spagnoli. Per i disobbedienti è prevista la cattura e la distruzione delle navi.

1548

 

 

 

Aprile

Algeri

Impero Malta

Gli è proposto dal sultano Solimano di passare al suo servizio; gli è offerto uno stipendio di 100 aspri al giorno, di 40 aspri a 2 rais e di 30 aspri ciascuno ad altri tre che militano nella sua squadra. In cambio gli si chiede l’impegno di sospendere l’attività di corsa, di disarmare le sue navi e di recarsi a Costantinopoli a prestare obbedienza all”ammiraglio capo della flotta turca. Nel frattempo viene nominato viceré di Algeri dal sultano Solimano. Si fa costruire a Gerbe una galea quadrireme che impiegherà l’anno seguente.

Maggio giugno

Algeri

Venezia Impero

Naviga verso Zante e Cefalonia, cattura ed affonda alcune imbarcazioni veneziane suscitando le rimostranze del bailo della Serenissima. Nei mari di Sicilia si impadronisce di un vascello e di uno schirazzo diretti a Genova con un carico di frumento. Si accorda con Leone Strozzi per cogliere in imboscata al largo della Provenza (Provence) Andrea Doria, che sta scortando con la sua flotta l’arrivo in Italia dell’infante Filippo erede al trono di Spagna. Arriva tardi all’appuntamento.

Luglio dicembre

 

 

Quando sue spie gli fanno sapere che la squadra di Napoli ha fatto vela verso la Spagna si precipita sul litorale campano. Finge di sbarcare nella baia di Pozzuoli, il che provoca il precipitoso invio di truppe da Napoli in direzione della zona flegrea. A questo punto la flotta corsara compie un’inversione a sud e si avventa sull’area vesuviana.  Incrocia nelle acque di Castellamare di Stabia con 12 galee; fa sbarcare sul litorale 500 uomini. Sono sorprese indifese  80 persone d’ogni età e sesso; i corsari si devono, tuttavia, ritirare a causa della resistenza riscontrata che  procura loro la perdita di 20 uomini. Si dirige, in un secondo momento, su Procida, da dove tratta il riscatto dei sequestrati (ricavati 1000 ducati) con l’eccezione di un’unica ragazza di quindici anni che trattiene per il suo harem. Giorni dopo sorprende e cattura a Capo Miseno una galea spagnola carica di truppe e di denaro. Nello stesso periodo una galea maltese, la “Caterinetta” salpa da Marsiglia agli ordini di Giorgio di Sangorria; sono imbarcati alcuni cavalieri francesi che trasportano 70000 ducati destinati alle opere di difesa di Tripoli, al momento controllata dall’ordine gerosolomitano. La nave si ferma alle bocche di Bonifacio per dare la caccia ad una fregata di Sardegna scambiata per una fusta barbaresca; questa,   colta dalla tempesta,  si mette in salvo al Monte Circeo. Il legno dei cavalieri riprende il mare benché non sia stata messo mano al suo riassetto; il suo capitano non si cura neppure di fermarsi a Gaeta preferendo tirare avanti nel golfo di Napoli.  Dragut si trova in tali frangenti nei pressi dell’isola di Procida con 20 navi, fra galee e galeotte. Si nasconde alla vista della nave maltese; questa si avvicina ad Ischia e viene sorpresa nel tratto di mare contiguo. Il suo capitano cerca di guadagnare i lidi di Baia e di Cuma per incagliarsi sulle secche. Si avvicina a riva; i vogatori si ribellano e la galea viene catturata con le ricchezze che ha a bordo.  Si salvano solo 25/30 cavalieri, rimasti a poppa quando la galea si è incagliata: costoro sono fatti prigionieri, mentre viene ucciso chiunque tenti di fuggire. Dragut si comporta con umanità con chi è stato catturato (26 uomini, fra cui un anziano cavaliere); non fa mettere al remo i prigionieri e permette loro di pagare il riscatto a Gerbe: un cavaliere, in effetti, si reca a Malta su una fregata e vi raccoglie il denaro necessario, 300 ducati per ciascuno). Solo Giorgio di Sangorria verrà trattenuto più mesi per essere scambiato con Golfa Rais, amico di Dragut e schiavo, a sua volta, a Malta. Vane sono le rimostranze nei suoi confronti dell’ambasciatore imperiale a Costantinopoli e del bailo veneziano. Da ultimo, Dragut si reca a Tunisi a rendere omaggio al nuovo re Hamùda che ha detronizzato il padre Muley Hassan, facendogli cavare gli occhi; dona al nuovo monarca la giovane donna catturata a Castellamare ricevendo, in contraccambio, cannoni, munizioni e biscotto necessari per la sua squadra. Da Tunisi si trasferisce a Gerbe, dove si ferma per la spartizione del bottino. A dicembre i danni provocati dalle sue incursione provocano la dichiarazione di guerra di Carlo V all’impero ottomano.

1549

 

 

 

Marzo giugno

In proprio

Genova

I francesi sollecitano la presenza del corsaro nell’alto Tirreno: a tal fine (marzo) giungono a Gerbe ed a Biserta 2 navi francesi che recano, l’una broccati, drappi di seta e d’oro per un valore di 7000 ducati e, l’altra, un carico di polvere da sparo e munizioni  caricato su 4 galeotte di Dragut. Ad aprile il corsaro risale il Tirreno con lo Zoppo (3 galee e 20 galeotte) e naviga verso le coste liguri; è segnalato a  Marsiglia. Prende accordi con gli alleati francesi per scorrere insieme verso la Corsica. E’ qui raggiunto dalla notizia (rivelatasi successivamente infondata) che in Mehedia è stato ucciso in una rivolta Hasan Celebi. Decide di rientrare in Tunisia. Ai primi di maggio, a seguito do uno scontro durato sei ore in cui rimane seriamente ferito ad una spalla, si appropria nei pressi di Ustica di un galeone genovese, carico di frumento, con a bordo 200 uomini, e di un vascello di Sturla, carico di panni di Fiandra.  Tenta di sbarcare a Mehedia, ma ne viene respinto dagli abitanti. Rientra a Gerbe con le prede. Ai primi di giugno riprende il mare, risale il Tirreno con 22 navi, raggiunge l’isola di Montecristo dove deruba del suo tesoro (oggetti sacri in oro ed argento) il locale monastero di San Mamiliano; si porta nottetempo all’isola di Pianosa e vi si nasconde per due giorni. La notizia della sua presenza arriva all’isola d’Elba, per cui Dragut è costretto ad allontanarsi prendendo la via per il canale tra l’Elba e Capraia.

Luglio

 

 

Ai primi del mese, a venti miglia dall’isola di Capraia, in direzione di Livorno, attacca 4 navi. Di queste, 2 sono prese o affondate; le altre 2, abbandonate,  saranno recuperate dagli abitanti dell’isola dopo che i corsari hanno loro tolto vele e sartie. In una di queste l’acqua del mare raggiunge 8 palmi d’altezza. Di seguito Dragut assale nottetempo con forza Rapallo alla testa di 21 vele (4 galee e 17 galeotte). Mette a sacco la località e cattura un centinaio di persone; molti sono i morti fra gli abitanti sorpresi nel sonno. Lascia immediatamente il litorale e si rifornisce d’acqua dolce a San Fruttuoso. Abbandona tale località temporaneamente salvo a ritornarvi presto: rapisce alcune donne ed un ragazzo intenti ai propri lavori; viene ucciso un bambino. I corsari si danno alla fuga al sopraggiungere del capitano della milizia Gregorio Riseco con una cinquantina di archibugieri e di balestrieri. Dragut punta sulla Provenza dove compie alcuni sbarchi sia per rifornirsi di carne e di acqua che per razziare il territrofo limitrofo. Nello stesso periodo 5 sue fuste catturano una nave. Lasciate a terra a Tolone alcune donne anziane fatte prigioniere a Rapallo, prosegue per le Baleari: cattura una nave genovese diretta a Bonifacio con un carico di munizioni (lasciata andare alla deriva). Dalle Baleari si sposta all’isola di Formentera, dove si ferma per l’usuale rifornimento d’acqua. Si dirige verso la costa algerina; si ferma a Cherchell, in Mauritania, ed in tale mercato sono venduti come schiavi numerosi prigionieri. Saputo che Andrea Doria lo sta cercando tra le coste siciliane e l’isola di Pantelleria, risale una volta di più il Tirreno portandosi lungo la costa occidentale della Sardegna. Si impadronisce di altre 2 navi da trasporto.

Agosto settembre

 

 

A metà mese assale il paese di Monticello in Corsica; sono date alle fiamme cinque torri e sono catturati più di 300 abitanti. Attacca, quindi, due frazioni del vicino paese di Santa Reparata (imprigionate altre 50 persone); si ferma a San Fiorenzo (Saint-Florent) per rifornirsi d’acqua e di cibo fresco. Per timore dell’arrivo della flotta di Andrea Doria prende subito il largo e si avvia verso l’isola di Santa Margherita in Provenza. 5 fuste della squadra, agli ordini dello Zoppo, si separano per altre destinazioni. In navigazione sulla costa provenzale si impossessa di un galeone di Alassio; fa sosta vicino ad Antibes per trattare il riscatto di alcuni prigionieri e per rifornirsi di vettovaglie;  punta sulla costa occidentale della Corsica e transita all’altezza delle Isole Sanguinarie, nelle vicinanze di Ajaccio. Alle Bocche di San Bonifacio; effettua, subito, con 6 navi (settembre) uno sbarco alle saline di Bonifacio. 200 corsari scendono a terra; avvistati, costoro si disperdono nella pianura circostante razziando bestiame per avere carne fresca e distruggendo i vigneti. A causa della mancanza di biscotto a bordo delle sue navi Dragut lascia le Bocche di San Bonifacio, prende la direzione della costa orientale della Sardegna e fa sbarcare ad Orosei 500 uomini. Gli abitanti sono sorpresi dalla sua azione; segue la cattura di più di 300 persone. In Calabria. In un assalto a Palmi  alcuni corsari dei suoi equipaggi si addormentano presso una fonte in un uliveto. Sono sorpresi dai cittadini mentre stanno dormendo: molti ne sono uccisi. Solo pochi riescono a fuggire verso la spiaggia per raggiungere a nuoto i  navigli da cui sono sbarcati in precedenza. Al di là di questo evento sfortunato Dragut riesce a rientrare a Gerbe non senza avere eluso, una volta di più, la sorveglianza delle squadre cristiane, nella fattispecie quella maltese.

Novembre

 

 

Invia 40 giannizzeri a prendere possesso del castello di Monastir, su richiesta degli stessi abitanti della cittadina.

1550

 

 

 

Febbraio    
Lascia Gerbe con 36 navi per recuperare Mehedia. Ottiene senza trovare resistenza Monastir e Susa. Entra anche in Mehedia su pressione dei suoi fautori all’interno della città, fra cui Ibrahim Barac, uno dei 5 governatori, corrotto dallo stesso Dragut con la promessa di farlo diventare signore della città. Lo affiancano lo Zoppo,  Mami Rais,  il nipote Hisar Rais, figlio di un fratello ed il caid Alì, un anziano turco, originario dell’Anatolia, già al servizio del sultano Solimano.  Distribuisce alla popolazione una notevole quantità di riso ed altre mercanzie per rendersela favorevole. Chiede che gli sia consentito di stabilirsi in città: la sua richiesta viene respinta. Dragut ritorna alle sue navi e prende il largo verso le isole Conigliere. Con lui viaggia anche Ibrahim Barac. Costui gli garantisce di poterlo fare penetrare di sorpresa in Mehedia. Sbarcano Hisar Rais e Ibrahim Barac; dopo un breve scontro gli algerini hanno la meglio. Dragut ne è riconosciuto come signore e riceve il giuramento di fedeltà dagli abitanti. Lascia in Mehedia il nipote Hisar come governatore e gli assegna segretamente il compito di eliminare Ibrahim Barac. Fa sbarcare tutti gli schiavi dalle sue navi e dà inizio alla costruzione di una trincea nei pressi della darsena; è anche dragato lo specchio d’acqua antistante a quest’ultima in modo da potervi ancorare con sicurezza le sue squadre. Invia, infine, 6 fuste a Gerbe per rifornirsi di biscotto e per prelevare i pezzi di artiglieria qui ammassati.

Aprile giugno

In proprio

Genova Malta Impero

Ai primi del mese salpa da Algeri con 3 galee, 5 galeotte di sua proprietà, nonché da altre 5 galeotte e circa 25 fuste appartenenti ad altri corsari barbareschi che lo accompagnano nell’impresa. Gli equipaggi sono in massima parte composti da mori e da qualche turco; sono pure imbarcati come ostaggi 25 figli di notabili di Mehedia e Hasan Celebi. Tocca Monastir, si dirige su Capo Bon dove una tempesta di ponente lo costringe a ripararsi per tre giorni in un’ansa del promontorio. 2 fuste, che navigano di conserva con Dragut, approfittano della sosta per abbandonare la sua flotta. Il corsaro le insegue e le recupera alla sua causa: le 2 navi sono ora comandate da capitani di sua fiducia. A Porto Farina per calafatare le sue navi; 2 fuste conducono ad Algeri Hasan Celebi. Di seguito è segnalato nei pressi di Messina, pronto a cogliere in agguato i vascelli che trasportano frumento. Depredate le acque della Sardegna, si volge verso la costa spagnola con 6 galee e 14 galeotte. A fine maggio si colloca davanti ad Alicante, saccheggia San Juan e numerose localitá vicine dopo avere fatto sbarcare sulla spiaggia 1000 turchi. Pochi sono i prigionieri; il bottino, in termini di riso e di vestiario, è in ogni modo imponente ed è valutato 30000 ducati. Risale la costa verso Valencia e si ancora a sud del fiume Jucar, vicino al villaggio di Cullera. 300 turchi colgono di sorpresa gli abitanti; le case sono saccheggiate, gli abitanti sono catturati. Al ritorno verso la spiaggia i corsari sono intercettati da un gruppo di soldati. Ne segue uno scontro con forti perdite d’ambo le parti. L’arrivo di rinforzi da parte spagnola fa sì che Dragut faccia sbarcare altri 200 turchi e mori. Il nuovo combattimento permette agli spagnoli la liberazione dei prigionieri; rimane sul terreno un centinaio degli incursori; un altro gruppo, invece, riesce a raggiungere la costa ed a mettersi in salvo sulle navi ivi ancorate. Dragut riprende il mare e punta ora sull’isola di Maiorca. Giunge nottetempo nei pressi di Pollensa i cui abitanti sono pronti a difendersi. Sbarcano 500 corsari; il governatore dell’isola riesce ad inviare a Pollensa guardie, cavalli leggeri ed archibugieri ed a raggiungere la località prima dell’arrivo dei turchi. I due contingenti lottano l’uno contro l’altro; al rumore della sparatoria Dragut invia in soccorso ai suoi altri 100 turchi per aiutare la prima squadra e sostenerla nel suo tentativo di entrare nella città. Costoro, durante la marcia, incontrano i loro compagni costretti a ritirarsi dalla furia degli spagnoli. Si riuniscono; tentano un nuovo assalto che viene parimenti respinto; tutti sono obbligati a rientrare a bordo delle navi (36 sono i corsari uccisi, 15 gli isolani). Dragut riprende le sue scorrerie. Sbarca nella piccola isola di Cabrera e ne distrugge il fortino con l’artiglieria; sosta nell’isola di Formentera per rimettere in ordine le sue navi. A giugno tenta di impadronirsi di Bonifacio; con il fallimento dell’impresa lascia libertà d’azione ai suoi capitani Scirocco e Mami Rais, i quali si allontanano rispettivamente con 4 e 5 navi.

Luglio agosto

 

 

Sulle coste della Corsica. Lo abbandonano altre fuste e galeotte. Si trova ora al comando solamente di 3 galee, di un brigantino e di 9 galeotte. All’ altezza di Civitavecchia si impadronisce di un grande vascello di Ragusa  dopo un aspro combattimento (uccisi 22 membri dell’equipaggio). Si appropria delle mercanzie e fa incendiare la nave. Cattura alcuni pescatori alla foce del Tevere, si mette in agguato a ridosso del monte Circeo, si rifornisce d’acqua nell’isola di Ventotene. Effettua uno sbarco ad Ischia; è qui raggiunto da un messaggio della moglie che lo informa della caduta di Monastir, della ribellione di Susa e dell’attacco degli imperiali a Mehedia.  Dopo una rapida sosta a Gozo per rifornirsi d’acqua, prende il mare per Gerbe dove spera di ottenere rinforzi da Salech Rais. Venduti i prigionieri a bordo della sua squadra, raccoglie a Gerbe 3700 mori, 800 turchi e 60 cavalli al fine di soccorrere Mehedia; si muove via mare con altri soccorsi turchi. A fine mese si accampa in un fitto oliveto vicino agli accampamenti imperiali; sorprende 750 fanti e 200 guastatori siciliani intenti a raccogliere legname per rafforzare le trincee. Gli imperiali sono pronti a fronteggiarlo, i cavalieri di Malta in prima fila.  Nello scontro viene ucciso il governatore spagnolo di La Goletta Luigi Perez de Vargas. Dragut  si rende conto che i fanti di don Garcia di Toledo si stanno congiungendo con i difensori delle trincee e che la sortita dei difensori di Mehedia a suo sostegno è stata respinta.

Settembre

 

 

A metà mese i difensori di Mehedia cedono agli spagnoli;  più di 800 sono i morti fra gli abitanti, uccisi a sangue freddo;  altri 7000, di ogni età, sono fatti prigionieri. 60 sono i cristiani liberati dalla schiavitù. Nell’intera campagna di assedio fra gli imperiali si contano più di 1000 morti fra i soldati e 500 fra i marinai. Il nipote di Dragut, Hisar Rais, si traveste e si nasconde in una bara; nonostante ciò viene catturato. Riconosciuto da Vincenzo Cicala viene fatto consegnare da costui al viceré di Sicilia don Giovanni di Vega. Dragut ripara a Sfax dove conduce la sua flotta di 18 navi (3 galee; il resto galeotte e fuste). Lo assistono 600 soldati turchi con una decina di cannoni. Da Sfax Dragut si porta a Gerbe;  ordina di tirare a secco le galee sulla spiaggia del lago dell’ isola per sottoporle ai necessari trattamenti di carenaggio.

Ottobre dicembre

 

 

Compare all’improvviso a Gerbe la squadra di Andrea Doria che si colloca di fronte allo stretto passaggio che conduce al lago dell’isola. I corsari sono imbottigliati nel canale della Cantera, un sottile braccio di mare, che si stende fra la costa e l’isola di Gerbe: il canale è praticabile da una sola estremità perché dall’altro lato una serie di scogli e di bassifondi forma una specie di istmo a fior d’acqua. Dragut, che non vuole restare intrappolato, riunisce 2000 contadini e li costringe assieme con i suoi equipaggi e gli schiavi, ad aprire nottetempo un canale, profondo un metro, sull’estremo opposto dell’isola, dalla parte di sud-ovest. Lo fa riempire d’acqua e le sue navi vengono trainate a forza di braccia fino al mare. Riprende le sue scorrerie con 20 galee. Si porta davanti a Trapani, dà alle fiamme ad una nave di Messina ed a una piccola imbarcazione di Trapani carica di vino e di palle di cannone. Divide la sua flotta in due squadre; la prima, al suo comando, si ferma alle isole Conigliere per intercettare le navi dirette a Mehedia; la seconda si dirige verso Sfax per fermare le navi dirette a tale centro. Dirotta una galea genovese con a bordo Abu Beker,  figlio del re di Tunisi; cattura pure un galeone carico di vettovaglie e di munizioni, spedito ai difensori di Mehedia da don Giovanni di Vega. Da ultimo si sposta in Levante con la sua flotta e chiede rinforzi al sultano Solimano. Gli spedisce anche il prigioniero Abu Beker: il sultano farà morire quest’ultimo in una torre del mar Nero. A fine ottobre-primi di novembre giunge a Gerbe un inviato del sultano, Huja Hogolo, che consegna a Dragut il decreto di nomina a sangiacco dell’isola di Santa Maura (Karli Eli), con lo stendardo simbolo della sua nuova carica. Viene in tal modo a dipendere da Sinan Pascia, kapudan (grande ammiraglio) del mare e beylerbey dell’Arcipelago. Non si reca subito a prendere possesso del sangiaccato nonostante l’ordine del sultano che lo vuole lontano dai lidi africani.  Approfitta, anzi, della stagione invernale per cercare di impossessarsi di parte del regno di Kairouan. E’ segnalato davanti all’oasi di Gabès, collegata al mare dal tratto terminaledi un piccolo fiume, il rio Capis. Riesce a farvi entrare le sue navi, colloca le sue basi al casale di Teboulbou. A Gabès cerca di assoldare soldati per marciare contro Mehedia. A fine dicembre lascia l’oasi con 600 soldati turchi, 500 dromedari carichi di viveri, munizioni ed alcuni pezzi di artiglieria (4 sagri, 2 cannoni e 3 smerigli) per il cui trasporto sono adibiti anche 150 cristiani vestiti alla turchesca. Alla guardia delle navi (3 galee e 15 tra galeotte e fuste, di cui 5 tirate a secco sull’imboccatura del fiume perché necessitanti di alcune riparazioni) pone il rinnegato siciliano di Milazzo Hassan Rais con 300 turchi. Dopo una marcia di diciotto miglia si ferma otto giorni nel villaggio di El-Hamma, dove arruola 400 beduini a piedi ed a cavallo. Seguono altri cinque giorni di marcia e si accampa a 4 miglia dalla città di Gafsa, nel territorio dei Chiabbia. Inizia a bombardare la località; gli abitanti ne escono ed attaccano furiosamente le sue truppe. Sono uccisi una ventina di turchi, fra cui 5 rais. Dragut è costretto a ritirarsi abbandonando sul terreno anche 2 sagri. Si fortifica nel suo accampamento; chiede ad Hassan Rais di inviargli in rinforzo 200 turchi ed i 150 schiavi cristiani. Tenta nuovamente di occupare Gafsa, ma ne è nuovamente respinto dalla resistenza degli abitanti.

1551

 

 

 

Febbraio aprile

In proprio

Venezia

Cerca di avere il sostegno per la sua impresa ai danni di Gafsa dallo sceicco di Menzel (Menzel Habib) Sayh Bonamett. La risposta di quest’ultimo non è quella attesa: deve rinunciare definitivamente all’assedio della località e rientrare a Gabès. Si imbarca per Gerbe su 3 fuste e 4 garbi inviatigli da Hassan Rais. A metà marzo si trova a Gerbe dove riprende il comando della sua flotta. Compare (aprile) nei pressi di Malta; a sera sbarca un contingente per mettere a sacco il villaggio di Sigeu (Siggiew). Una squadra di cavalleria obbliga i corsari a ritirarsi. Si rifornisce d’acqua e parte per il Levante. Raggiunge a Negroponte Sinan Pascià, fratello del gran visir Rostan Pascià;  ha il comando della flotta di Lepanto (Navpaktos) e di Prevesa forte di 40/50 galee. Penetra nell’Adriatico e procura gravi danni ai battelli mercantili della Serenissima. Il provveditore della flotta Andrea Duodo lo blocca in un porto nei pressi della Fiumara di Valona : riceve l’ordine dal Senato di lasciarlo partire con tutti gli onori.

Maggio luglio

Impero ottomano

Malta

A metà maggio (17 navi) si impossessa, sempre nei pressi di Valona, di 3 schirazzi  e di 2 marcigliane veneziani; è nuovamente bloccato nel porto dalla squadra del provveditore dell’Adriatico Giovanni Giustiniani al comando di 20 galee. Anche in questo caso è lasciato allontanarsi. Non desiste dalle sue intenzioni ed assale 2 vascelli veneziani diretti a Corfù carichi di armi, munizioni e vettovaglie: le navi della Serenissima riescono a salvare i loro carichi. Una di queste, gravemente colpita dall’artiglieria turca, fa appena in tempo a trasbordare il proprio carico sull’altra. Il Giustiniani, che si trova a poche miglia di distanza, uditi i colpi di cannone, fa vela verso il punto dove è avvenendo l’attacco; Dragut si allontana. Il corsaro prosegue nella sua scorreria. Presso Prevesa (Preveza) cattura un vascello di Ragusa carico di frumento; lo conduce a Lepanto (Navpaktos) dove si sta provvedendo alla panificazione del biscotto necessario per la flotta ottomana.  A fine mese la flotta, agli ordini di Sinan Pascià, forte di 110 galee e con 3000 giannizzeri a bordo, esce da Costantinopoli unendosi a 5 galee di Salech Rais. A Castelrosso (Megisti) Dragut si collega a sua volta con 17 navi alla flotta turca. A giugno gli ottomani entrano nello stretto di Messina; vi è un incontro nella capitana di Sinan Pascia tra quest’ultimo ed un inviato del viceré di Napoli; viene richiesta la consegna di Monastir e di Mehedia; vi è un ultimatum per ottenere una risposta positiva; questa ritarda perché è necessario il benestare dell’imperatore Carlo V difficilmente raggiungibile in tempi brevi dalla Sicilia; segue la guerra. Nei primi giorni di luglio Dragut sbarca sulla costa di Augusta per rifornirsi d’acqua; l’arrivo di 250 cavalli leggeri spagnoli intralcia tale operazione. Inizia il bombardamento del castello; con la conquista della fortezza è dato fuoco all’intera città; di seguito, infesta la costa orientale dell’isola. Affianca Sinan Pascià in un attacco contro Malta. Mette alla fonda le sue navi nel porto meridionale di Marsa Muscietto e si prepara a devastare l’isola. Si accosta alle mura della cittadella; prende visione delle fortificazioni di Birgu e di Senglea, perlustra tutte le posizioni attorno al porto principale ed arriva alla conclusione che i cavalieri possono essere sì sconfitti, ma solo se gli ottomani siano in grado di disporre di un numero di forze superiore rispetto a quello a disposizione al momento. Si dirige a nord ed assedia invano Mdina, posta su erti spicchi rocciosi. Deluso nelle sue aspettative e messo in allarme da un rapporto che prevede il prossimo arrivo di Andrea Doria, si dirige con 50 galee a Gozo. Ha un conto in sospeso con gli abitanti dell’isola. In passato, infatti, un suo fratello vi è stato ucciso e l’allora comandante della cittadella si era rifiutato di consegnargli il cadavere del congiunto. Bombarda il castello per quattro giorni sia dal mare che da terra: il governatore, frà Galceran de Sfesse, si arrende in cambio della libertà per 40 uomini. I turchi vi entrano mettendolo a sacco. Un soldato siciliano reagisce uccidendo alcuni avversari;  gli ottomani non si sentono più legati agli impegni presi in precedenza. 700 uomini, fra cui lo stesso governatore, ed altre 5000 persone, tra donne, vecchi e bambini, sono ridotti in schiavitù. Nelle operazioni di assedio hanno perso la vita 50 abitanti di Gozo ed altrettanti giannizzeri ed ausiliari turchi. A fine mese l’armata fa vela su Tripoli.

Agosto

 

 

Fa rotta su Tripoli controllata dai cavalieri di Malta dal 1530. La flotta ottomana si divide in due: una metà si attesta a Zuara e l’altra metà a Tajura, rispettivamente ad ovest ed a est di tripoli, in modo da chiudere la località in una morsa. Alla difesa della città, agli ordini di Gaspard de Villers, si trovano 30 cavalieri, 200 mori e 630 soldati calabresi e siciliani che dispongono di 36 pezzi di artiglieria. I maltesi, vista la scarsità delle loro forze, si ritirano nel forte. Attacca la località con Sinan Pascià e Salech Rais.  Si collega con  Mourad e con Kambil Bey per bombardare il castello. Il suo piano contempla in primo luogo l’isolamento della rocca mediante lo scavo tutt’attorno ad essa di un anello di trincee protette da terrapieni, oltre il quale sono installate le artiglierie. Dragut si colloca in prima fila con due batterie, ciascuna di 8 cannoni; Salech Rais si pone vicino al mare a non più di 150 passi dalle mura. Dietro a costoro si schiera Mourad con i suoi uomini. Dopo alcuni giorni di cannoneggiamento una spia francese, che agisce all’interno del forte, riesce a fuggire ed a raggiungere il campo turco. Costui indica le zone più deboli delle mura, la parte bassa del bastione dove sono situati i magazzini dei viveri e delle munizioni. Sinan Pascià fa concentrare il fuoco dell’artiglieria su tali punti. Nel forte, nel frattempo, si presentano i primi tentativi di diserzione; i soldati calabresi e siciliani della guarnigione si ribellano e chiedono di trattare la resa. Iniziano i negoziati. Gaspard de Villers è trattenuto prigioniero con il pretesto di un mancato riconoscimento ai vincitori delle spese di guerra. Sinan Pascià garantisce a coloro che si arrendono il rimpatrio. Tutti si affrettano ad uscire da Tripoli con i loro beni più preziosi; non appena fuori le mura sono tutti depredati. I cavalieri spagnoli sono avviati al remo, quelli francesi vengono, al contrario, rilasciati. Il forte è messo a sacco. I 200 mori al servizio dei cavalieri di Malta sono tutti uccisi e squartati. Riesce a salvarsi solo il cavaliere de Roches che, con 30 soldati, fugge su una barca ed è in grado di raggiungere la galea dell’ambasciatore francese Gabriel d’Aramont, ancorata nei pressi. Sinan Pascia convoca l’ambasciatore; dopo un lauto pranzo gli concede la liberazione di Gaspard de Villers e di 220 uomini dietro la promessa dell’affrancamento di 80 turchi prigionieri a Malta. Il sangiaccato di Tripoli è concesso a Mourad; a Dragut Solimano invia in dono una spada dall’impugnatura d’oro ed una copia del Corano con rilegatura tempestata di pietre preziose.

Settembre

Impero ottomano

Impero

Conduce la guerra di corsa nel Tirreno con Leone Strozzi. Irrompe su Taggia in Liguria; colpisce da solo ancora la Riviera di Ponente. Sbarca truppe sulla spiaggia di Riva Brigoso, desola il paese, lo incendia e ne deporta quasi tutti gli abitanti.

……………….

 

 

Collabora con  Mourad ad estendere il suo dominio sul litorale dalla regione di Misurata (Misratah) fino a Zuara ed a Gerbe e, nell’interno, sino ai piedi del Gebel.

1552

 

 

 

Maggio

Impero ottomano

Impero Toscana Genova

Si congiunge con la flotta di Sinan Pascia per una nuova azione ai danni degli imperiali. Compare davanti ad Augusta e Licata e cattura 600 persone che riduce in schiavitù; un altro migliaio di uomini vengono sequestrati nell’isola di Pantelleria. Si impossessa del locale castello.

Luglio

 

 

Si allontana dalla flotta di Sinan Pascia e fa rotta con 13 galee su Reggio Calabria. Sbarca nelle vicinanze della città senza trovare alcuna resistenza.  Viene saccheggiato il litorale; è data alle fiamme Reggio Calabria, abbandonata dagli abitanti e dalla guarnigione. Subito dopo si volge verso lo stretto di Messina. Suoi corsari sono respinti sulla spiaggia di Taormina; ritorna verso le coste della Calabria ed effettua uno sbarco a Scalea, saccheggiata e data alle fiamme. Irrompe nel golfo di Policastro; la cittadina è messa a ferro e fuoco; solo una trentina di abitanti sfuggono alla cattura. Nello stesso tempo altri contingenti turchi della flotta di Sinan Pascia distruggono i villaggi di Vibonati, Santa Marina, San Giovanni a Piro, Bosco, Torre Orsaia, Rocca Gloriosa catturandovi più di 100 persone. A Castel Ruggero gli abitanti sono uccisi in aperta campagna mentre stanno per fuggire sulle alture vicine. Ritorna a Palmi per vendicarsi dello scacco subito tre anni prima in Calabria. Dopo avere saccheggiata la località, risale il  Tirreno per congiungersi nuovamente nel golfo di Napoli con Sinan Pascià in attesa del collegamento fra la flotta ottomana e le navi francesi comandate da Paulin de la Garde. Dragut giunge sulla spiaggia di Scauri nei pressi di Formia. L’alleato tarda all’ appuntamento e Sinan Pascià decide di rientrare secondo gli ordini ricevuti dal sultano Solimano. Il corsaro lo convince a dirigersi a settentrione per danneggiare le isole della Sardegna e della Corsica. E’ depredata Ponza; i turchi si spingono verso le spiagge laziali razziando ed incendiando ovunque nonostante che il re di Francia Enrico II abbia fatto ottenere agli abitanti dello stato della Chiesa un salvacondotto esteso a tutte le sue terre ed ai suoi sudditi. Obbligato dal cattivo tempo, infine, Dragut ritorna ad incrociare con Sinan Pascià davanti al golfo di Napoli. Ottiene Massa Lubrense e Sorrento, si procura schiavi in qualsiasi luogo gli abitanti siano sorpresi; sbarca a Pozzuoli, devasta la cittadina ed il litorale fino a Minturno, scorrazza con le sue bande fino a Nola. Nello stesso tempo salpa da Genova per Napoli un convoglio di 40 galee, condotto da Andrea Doria ed avente a bordo numerosi lanzichenecchi.

Agosto

 

 

Andrea Doria transita al largo di Ostia  conducendo la sua flotta in mezzo all’armata ottomana forte di 120 vele. Gli imperiali, alla  vista di Dragut, si danno alla fuga; Dragut si impossessa di 7 galee poste in avanguardia, compresa una che trasporta a Napoli il colonnello Madruzzi con molti fanti tedeschi. I prigionieri vengono incatenati al remo delle galee turche; altri subiranno lo stesso trattamento per essere utilizzati più tardi come forzati nelle galee francesi inviate a sostenere nel regno di Napoli l’azione del principe di Salerno Ferrante da San Severino. Con la vittoria Sinan Pascià, malgrado l’opposizione di Dragut, abbandona le acque napoletane per rientrare in Levante in quanto non è ancora giunta la flotta alleata. Per alcune fonti il capitano generale della flotta ottomana assume questa decisione a seguito della consegna di alcuni messaggi fattigli avere dagli avversari: gli sarebbero state fornite delle false credenziali da parte del fuoriuscito Cesare Mormile, agente per conto del viceré di Napoli don Pietro di Toledo, in cui lo si informa che il re di Francia per l’anno in corso non è in grado di allestire una flotta. Questa versione è pure corroborata da una polizza di 200000 scudi, che, nell’occasione, sono  forniti al Mormile dagli imperiali. Dragut, al contrario, continua imperterrito nelle sue razzie.

1553

 

 

 

 Febbraio

 

 

A Costantinopoli.

Maggio/ luglio

 

 

Ha il comando della flotta al posto di Sinan Pascià con il quale è venuto a contesa. Si congiunge a Castelrosso con la flotta francese (27 galee) comandata da Paulin de la Garde. Esce dall’ arcipelago greco con 60 galee accompagnato dal principe di Salerno. Naviga con il de la Garde verso l’Italia; senza prestare attenzione alle esortazioni dell’alleato, prende terra a Crotone, a Roccella Ionica ed a Castello di Calabria. I turchi avidi di prede si gettano nelle campagne, bruciano le messi, incendiano le case, fanno violenza alle donne. Reimbarca i suoi uomini e costeggia la Sicilia; mentre è fermo a Licata per fare rifornimento d’acqua gli equipaggi si sbandano e si danno al saccheggio. Con 700 abitanti, legati alla catena ed ammassati nelle stive delle fuste e delle galee, riprende il mare. Dragut assale quindi Sciacca (perdita di una galea); molti turchi cadono in un agguato presso Modica teso loro dal presidio spagnolo: sono fatti prigionieri a centinaia e 40 perdono la vita. Quando l’ammiraglio-corsaro viene a conoscenza che la guarnigione imperiale di La Goletta è stretta d’assedio dai mori, pretende di spostarsi in Tunisia: ne è dissuaso a stento dai francesi. La flotta franco-turca, proseguendo nel suo percorso verso la Toscana, si ferma per alcuni giorni a Porto Farina; incappa in una tempesta e, sbattuta dal vento, dà fondo all’isola di Tavolara in Sardegna. A fine mese da 3 fuste comandate dallo Zoppo avviene uno sbarco nei pressi di Terranova (Olbia). I turchi irrompono nella città spopolata, saccheggiano ed incendiano sistematicamente le abitazioni. Dragut giunge alle Bocche di Bonifacio, vi si rifornisce d’acqua, giunge nel golfo di Sant’Amanza e risale la costa fino a Solenzara.

Agosto settembre

 

 

Tocca l’isola di Montecristo. Depredato nuovamente il monastero, si spinge verso Porto Ercole dove sono imbarcate sulle sue galee le truppe del Termes. Avanza verso l’isola d’Elba. I turchi sbarcano a Portolongone, incendiano Capoliveri e la pieve di San Michele. Si muovono verso Rio. Gli abitanti si rifugiano nella fortezza di Giove,  colpita dal fuoco dell’artiglieria. Segue la resa dei superstiti. Sono date alle fiamme le chiese di Sant’Ilario, di San Pietro e la pieve di San Giovanni. Sono devastate Marciana Marina, Pomonte e Poggio (incendio della pieve di San Lorenzo). I corsari tentano pure di impadronirsi di Cosmopoli (Portoferraio) alla cui difesa si trova Lucantonio Cuppano. Interviene la flotta toscana di Jacopo d’Appiano (4 galee) che bombarda gli attaccanti dall’imboccatura del porto. Dragut fa sbarcare al Capo Bianco numerosi turchi, subito avvistati dalle guardie. Lucantonio Cuppano e Jacopo d’Appiano non aspettano l’assalto degli avversari. L’Appiano esce dal porto con le sue galee, si porta a ridosso del Capo Bianco e fa sbarcare 50 archibugieri. Anche Dragut scende a terra e dà il segnale d’attacco. I turchi sono il bersaglio degli archibugieri e dei cannoni della città. Ne muoiono una quarantina, fra cui anche il comito della galea dello stesso Dragut. E’ ordinata la ritirata. Ad analogo insuccesso è destinata l’azione ai danni di Piombino. Ricominciano le recriminazioni e le lamentele dei turchi nei confronti dei francesi: i saccheggi, la razzia di bestiame sufficiente a sfamare con la loro carne gli equipaggi della flotta non hanno dato risultati redditizi in termini di bottino come da speranze iniziali. Le persone catturate sono 300; i morti 100, i feriti circa 50 e 60 i catturati dalla popolazione. Paulin de la Garde si riporta con gli alleati sotto Porto Ercole ed induce Dragut ad una spedizione in Corsica alla testa di un centinaio di galee.  Mustafa Kara è inviato con 12 galee verso l’isola di Pianosa; questa è messa a ferro e fuoco e ne sono tratti schiavi tutti gli abitanti, un migliaio di persone. Dragut punta verso la Corsica per sostenervi l’azione di Sampiero Corso e del Termes contro imperiali e genovesi. Cannoneggia la città di Bastia che gli apre le porte; conquista Calvi e Bonifacio (che si arrende a patti dopo alcuni sanguinosi assalti). Il presidio di 1200 uomini esce dalla località con Antonio da Carmetto. Dragut non osserva le condizioni stabilite, si lancia contro i soldati e li riduce in schiavitù con i loro famigliari. Chi resiste, viene ucciso. Dragut pretende dai francesi 30000 scudi a compenso delle munizioni consumate nei tre assedi e per i regali che ha dovuto fare ai suoi rais perché se ne stiano quieti e non mandino i loro uomini al saccheggio. Il Termes e Paulin de la Garde gli rilasciano una lettera di credito, pagabile a Costantinopoli nel termine di cinque mesi; nello stesso tempo inviano un loro messaggero al residente francese con l’invito di non riconoscere alcuna somma perché le munizioni utilizzate sono di proprietà del sultano. Con l’occupazione di Bonifacio Dragut lascia la Corsica per riversarsi sulle coste settentrionali della Sardegna alla testa di 60 galee e 7 tra galeotte e fuste.  A fine settembre mette nuovamente a sacco Terranova  e fa dare alle fiamme la località. Il governatore di Logudoro, Gerardo Zatrillas, alla testa di numerose squadre a cavallo controlla le spiagge ed impedisce devastazioni maggiori. Rifornitosi d’acqua all’isola di Tavolara, prosegue per le isole Eolie. Giunge all’altezza di Salina; 12 galee si recano a perlustrare la baia di Canino, nell’isola di Lipari, mentre le altre si presentano davanti all’isola di Vulcano. Una burrasca fa disperdere 2 galee; altre sono danneggiate dalle onde con notevoli danni e perdite di uomini; una terza galea è colpita dalla fortezza di Lipari dopo essersi troppo avvicinata alla costa. I turchi non possono neppure rifornirsi d’acqua perché le cisterne sono state avvelenate. Dragut si ferma a Vulcano per recuperare le 2 galee dispersesi a causa della tempesta e per recuperare quanto caduto in mare dalle sue navi  sospinto a terra dal vento.

Ottobre dicembre

 

 

Lascia le Eolie, sfila sotto la torre dello stretto di Messina; ha pure un breve scontro a fuoco con le galee di Berenguer di Requesens. Il giorno seguente si volge verso la costa calabrese e fa rinornimento d’acqua presso un ruscello a sud della Fiumara di Muro. Lo sbarco è contrastato da alcuni cavalli leggeri inviati dal governatore di Reggio Calabria. Mentre la maggior parte della sua flotta si dirige verso la Fossa di San Giovanni, 13 galee, che il giorno precedente si sono scontrate con quelle di Berenguer de Requesens, si accostano a Messina e trattano uno scambio di prigionieri: la liberazione dei capitani Giulio Cicala,  Thomas Marqueto e  Cola Vasallo contro il rilascio del nipote di Dragut, Hisar Rais, e 5000 ducati.  Al buon esito della trattativa la flotta punta verso il Levante, a Prevesa. Con Mustafa Pascià Dragut è stracarico di prede. A dicembre fa rientro a Costantinopoli con le galee seriamente danneggiate a causa del maltempo incontrato lungo la navigazione. 

1554

 

 

 

Aprile luglio

 

 

Gli è confermato dal sultano Solimano il titolo di ammiraglio; ha pure il benestare di prendere il mare in direzione dell’Arcipelago e, quindi, di collegarsi nuovamente con la flotta francese. Salpa dal Bosforo alla testa della flotta ottomana. Sverna a Chio alla testa di 60 galee. A metà luglio compare all’improvviso nei pressi di Castelnuovo; la località è bene difesa dai veneziani; l’armata ottomana si ferma tra l’isola di Curzola (Korcula) e quella di Lagosta (Lastovo). Il provveditore di Lesina Pietro Vittori invia a Dragut un dono per cercare di evitare ogni attacco ai possedimenti della Serenissima. L’ammiraglio-corsaro lo accetta, raggiunge Porto Rosso nell’isola di Lagosta e da qui, durante la notte, prende il largo verso la Puglia. Mette a ferro e fuoco Vieste nel Gargano: la distruzione è tale che successivamete 6 cardinali rivolgeranno un appello al papa Giulio III perché siano inviati soccorsi ai superstiti. Fatta incetta di frumento, l’armata ottomana si dirige verso Valona  e minaccia Ragusa.

Agosto

 

 

Si ripropone davanti alle coste toscane. La flotta di Andrea Doria, che ha lasciato in Corsica Adamo Centurione al fine di completare la conquista dell’isola, incrocia davanti a Porto Ercole ed a Orbetello per impedire che Paulin de la Garde e Dragut vi sbarchino corpi di spedizione. Gl imperiali si ritirano e Dragut fa approdare le sue milizie ad Orbetello.

1555

 

 

 

……………….

 

 

Salpa da Algeri;  con Piali Pascià (nuovo ammiraglio dell’armata turca) ha l’incarico di agire nell’Italia meridionale.

Luglio settembre

 

 

Ai primi del mese scende a Capo Vaticano, il promontorio più avanzato del golfo di Gioia Tauro, danneggia Ceramica e provoca altri incendi e devastazioni a San Lucido. Finita l’impresa, piomba sul far del giorno su Paola; nonostante una tenace opposizione, penetra nell’abitato e sconvolge la cittadina. Non è risparmiato il convento del Santo, situato fuori mano in posizione elevata. I prigionieri, fatti in tale occasione ed in una successiva che si svolge a Santo Noceto, ammontano ad oltre 350. Continua più a nord nelle sue scorrerie. Si presenta con Piali Pascià e 20 galee all’imboccatura settentrionale del canale di Piombino; conquista Populonia ed assale invano Piombino Uno scontro con le truppe di Chiappino Vitelli, uscito dalla località, provoca la morte di 550 turchi, inclusi il capo dei giannizzeri e numerosi ufficiali. Vista la resistenza riscontrata, punta verso l’isola d”Elba e si rifugia nel golfo di Portolongone. Sono effettuati nuove incursioni a terra a Capo della Vita, a Nisporto ed ai piedi del Monte Grosso per razziare bestiame. A metà mese l’armata di Piali Pascia e di Dragut sfila davanti al porto di Portoferraio, accolta dai colpi di cannone delle fortezze. E’ sbarcato un grande numero di turchi sulla spiaggia di Acquaviva. Lucantonio Cuppano si oppone nuovamente agli attaccanti con 70 archibugieri e 30 isolani. Finge di arretrare verso la città attirando verso esse un grande numero di avversari. Giunto in prossimità delle mura Lucantonio Cuppano segnala alle artiglierie il momento di aprire il fuoco. I turchi, investiti dalle artiglierie, sono costretti a ritirarsi dopo avere subito forti perdite (100 uomini, più molti feriti che muoiono in breve tempo a bordo delle galee). La flotta si sposta tra Portolongone e le cale di Marciana Marina e di Campo; da tale porto continuano le razzie a terra. A fine mese, infine, giungono 2 galee francesi, provenienti da Marsiglia, che, oltre a rifornimenti in denaro, recano l’ordine alla flotta ottomana di raggiungere quella francese a Calvi, in Corsica. Portate a termine altre piccole incursioni, l’armata lascia il porto di Campo, fa rotta verso Capo Corso, raggiunge il golfo di San Fiorenzo dove si congiunge con 30 galee francesi comandate da Paulin de la Garde. Ad agosto sbarca a Calvi con 4000 uomini; altrettanto fanno i francesi con 4 compagnie provenienti dalla Provenza. A costoro si uniscono anche dodici compagnie di fanti corsi comandati da Giordano Orsini. Inizia il bombardamento della località portato con 35 cannoni da assedio (21 francesi e 14 turchi). Iniziano gli assalti; Dragut è presto obbligato a ritirarsi a causa della resistenza riscontrata.  Si porta  sotto Bastia; a seguito del fuoco di sbarramento proveniente dalla città preferisce rimanere al largo ed abbandonare definitivamente tali acque. All’assedio di Bastia rimangono i soli francesi con Giordano Orsini. Si allontana con Piali Pascia preferendo infestare le coste della Sardegna con le consuete razzie di bestiame; si rifornisce pure  d’acqua (una cinquantina di morti fra i suoi uomini nelle varie scaramucce che caratterizzarono tali incursioni). Su richiesta di Dragut la flotta ottomana fa rotta su Porto Farina; da qui si dirige a Pantelleria. Più di 300 colpi di cannone sono sparati contro il castello della località. Segue lo sbarco. Tutti gli abitanti hanno trovato rifugio nel castello. Dragut ne ordina l’assedio; questo termina con l’uccisione di un’altra cinquantina di turchi. Il giorno seguente riprende il bombardamento: una squadra inviata in perlustrazione lo trova deserto. Tutti gli abitanti e i difensori, infatti, lo hanno abbandonato nottetempo peer nascondersi nelle vicine montagne. Lasciata Pantelleria la flotta punta su Licata, in Sicilia;  a metà settembre  si trova ad Avola per rifornirsi d’acqua (35 prigionieri circa fra abitanti e soldati fatti fatti prigionieri contro la perdita di 8 uomini). Riprende il mare, transita al largo di Siracusa, indi di Capo Spartivento; è obbligato a ritornare verso Capo Passero a causa del vento contrario. Solo a fine mese può riprendere il mare per il Levante.

 

 

 

Compie alcune incursioni in Liguria ai danni di diverse località della Riviera di Ponente. Sbarca ad Ospedaletti e, seguendo il suo abituale schema operativo, guida i suoi uomini a battere il territorio circostante; fa numerosi prigionieri nel borgo della Colla. Si sente talmente padrone della situazione che, subito dopo la scorreria, si ferma sulla spiaggia di San Remo, in località San Rocco, ed offre la possibilità di riscattare le persone catturate. Il podestà Alessandro Giustiniani vi accorre insieme con le altre autorità e gran parte della popolazione.

Ottobre

 

 

Rientra a Costantinopoli. Al sultano Solimano fa notare come  Mourad sia invecchiato e non sia abbastanza energico per trattenere gli abitanti di Tripoli nell’obbedienza dell’impero ottomano.

1556

 

 

 

Aprile giugno

 

 

Viste frustrate le proprie ambizioni riguardo l’ammiragliato della flotta ottomana rinuncia al sangiaccato di Santa Maura: è nominato governatore e pascià di Tripoli, mentre Mourad si deve accontentare della sola Tagiora. Lascia Costantinopoli con 7 galee e una galeotta sulle quali sono imbarcati i suoi famigliari e 1200 turchi. Avvista la costa di Malta mettendo in allarme i cavalieri che inviano 2 galee per controllare i suoi movimenti; si ferma a Gozo per rifornirsi d’acqua; punta su Lampedusa e raggiunge la costa africana. Mourad si rifiuta di consegnargli Tripoli; Dragut ripiega allora su Gerbe; è costretto ad allontanarsi anche da tale isola. Si rifugia a Metelino, un villaggio tra Gerbe e Tripoli.  Invia a Costantinopoli una galeotta per ottenere delle lettere credenziali firmate dal sultano; nello stesso tempo allaccia trattative con Mourad che gli cede Tripoli in cambio di una notevole somma di denaro. E’ accolto in trionfo nella città. La farà fortificare rafforzandone la cinta muraria incominciando a costruire il bastione della polveriera (Dar el Barud); anche le difese portuali verranno rafforzate mediante l’edificazione di un altro bastione, il forte Dragut, che sostituirà nello stesso punto il fortino San Pietro. Sul fronte interno dà il via alla sottomissione delle tribù arabe della regione. Quelle delle montagne del Garian sono le prime a riconoscere la sua supremazia, accettando non solo di pagare annualmente un’imposta al sultano ma anche la presenza di un presidio di 200 turchi ai piedi delle loro alture. Subito dopo attacca con i giannizzeri le tribù arabe dei Tarhouna con analogo risultato. Sconfigge, indi, i Beni Oulid, sempre in Tripolitania,  e riduce anch’essi allo stato di suoi tributari.  A seguito di tali risultati (giugno) raggiunge il Capo Giort nell’isola di Gerbe; invia Occhiali a chiedere allo sceicco Solimano, sospettato di trattative con gli imperiali, di abbandonare l’isola per ordine del sultano. Lo sceicco accetta l’ordine di Dragut; lo sceicco è condotto a Tripoli con 3 suoi parenti e 10 notabili, tutti con mogli e figli. Occhiali è nominato castellano di Gerbe. Solimano sarà, invece, fatto strangolare con la scusa del suo supposto tradimento.

Luglio

 

 

Ritorna alla guerra di corsa. Nel mese viene avvistato al Capo di Santa Maria; con una rapida scorreria in Lampedusa cattura circa 1000 abitanti che sono ridotti in schiavitù. Sempre nei pressi della medesima isola si impossessa di una nave veneziana che trasporta materiali necessari per la difesa di Malta; se ne appropria, li fa caricare sulle sue navi e li trasferisce a Tripoli per rafforzare le difese cittadine. A bordo dell’imbarcazione della Serenissima viene trovato pure un fanale costruito per la capitana dell’ordine gerosolomitano: lo utilizzerà  Dragut per la sua ammiraglia. Di seguito raggiunge la Liguria e vi devasta Bergeggi e San Lorenzo.

Ottobre dicembre

 

 

Inizia i preparativi per una nuova spedizione diretta alla conquista di Kairouan in Tunisia.  A novembre lascia Tripoli con una guarnigione di di 300 giannizzeri, 1500 mori e 3000 schiavi cristiani per dare inizio alla nuova impresa. A dicembre si impossessa di Gafsa, ad ovest di Tripoli; a fine mese giunge a otto miglia da Kairouan. Si accampa con 1500 turchi, 3000 archibugieri di Gerbe e di altre località, nonché di molti soldati di Tripoli. Lo accompagnano diversi sceicchi arabi e Mouley Mohammed di Tunisi, uno dei figli di Mouley Hassan, con 1500 cavalieri. Esce dalla città con le sue truppe lo sceicco di Kairouan Mohammed ben Abi Taeh; la sua sortita è respinta; la città si ribella e le teste di molti dei  fautori di quest’ultimo sono appese ai merli delle mura. Lo sceicco è costretto ad allontanarsi con le sue rimanenti truppe. Gli abitanti sono obbligati a versare a Dragut 37500 scudi a titolo di risarcimento delle spese di guerra; il bottino si rivela, al contrario, piuttosto scarso (orzo ed altre vettovaglie) in quanto il denaro è stato inviato di nascosto dal suo avversario agli alleati arabi delle vicine montagne. Nomina sceicco della città conquistata  Mohammed el Rhariani e rientra a Tripoli. 

1557

 

 

 

Estate

 

 

Esce dal Bosforo con la flotta forte di 60 galee. Giunge davanti al golfo di Taranto, si getta sulla costa calabrese ed assale Cariati che viene messa a ferro e fuoco. Scorrazza lungo la Puglia ed altre località subiscono la medesima sorte. Caricate le galee di prigionieri, frumento e beni predati, fa rientro alle sue basi.

1558

 

 

 

 Apr.

 

 

Si dirige verso Cefalonia (Kephallenia) con 5 galee e 7 galeotte per congiungersi con la flotta di Piali Pascia.

Maggio

Impero ottomano

Corsari

Una sua galea bastarda e 4 galee di Occhiali attaccano in Levante il galeone corsaro di Vincenzo Cicala.

Giugno

Impero ottomano

Chiesa Spagna

Raggiunge con le sue fuste, allo stretto di Messina, la flotta di Pialì Pascià. Desola nuovamente  le riviere calabresi, devasta Reggio Calabria e la mette a sacco; raccoglie un ricco bottino ed un grande numero di schiavi che saranno venduti sul mercato di Tripoli. Naviga lungo le isole Eolie sacchieggiando alcuni villaggi; transita lungo la costa di Amalfi, penetra nel golfo di Salerno, si impadronisce di Massa Lubrense. Approdato alle prime luci dell’alba sul lido del Cantone, si mette alla testa dei suoi armati, sale le colline, discende dall’opposto versante e cala sulla località catturando gente d’ogni età, d’ogni sesso e condizione, uccidendo chi oppone resistenza ai suoi uomini, bruciando le case le cui porte non gli vengono aperte. Prosegue per Sorrento, ma qui deve segnare il passo perché la città è cinta di mura. Uno schiavo moro d’una nobile famiglia del luogo, i Correale, lo raggiunge e gli consegna le chiavi cittadine, affidate per un antico privilegio ai suoi membri. Irrompe entro Sorrento; sono portate nelle stive delle sue navi migliaia di persone destinate alla schiavitù in Barberia o a Costantinopoli. Con la flotta corsara scorre la costa fino a Torre del Greco; riprende la rotta verso nord, veleggia davanti alla Toscana, si ferma a Piombino.

Luglio

 

 

 Informato che 4 galee maltesi sono state avvistate a Misurata, si allontana con  con Occhiali per affrontarle sulla costa libica con 8 vascelli (3 galee, 3 galeotte e 2 fuste). Le navi dei cavalieri sfuggono alla sua ricerca; Dragut affida la squadra ad Occhiali e  rientra a Tripoli.

Agosto

 

 

Cattura alcuni bastimenti nel canale di Malta. Vengono ad affrontarlo le 4 galee di Malta agli ordini di Pietro di Monte e 4 galee del genovese Giacomo Grimaldi. Alla loro vista si ritira in gran fretta da quei mari.

Settembre

 

 

Si urta con i francesi;  con Pialì Pascià infesta le coste spagnole. Viene colpita in particolare Minorca (Menorca). Rientrato in Libia, organizza grandi feste a Tripoli. Convoca a banchetto tutti i corsari barbareschi.

1559

 

 

 

……………….

 

 

A marzo viene inutilmente contattato da un emissario del re di Spagna Filippo II per passare dalla sua parte e divenire suo suddito. Doma in Tripoli una ribellione causata dai suoi funzionari che sono stati incaricati di riscuotere le tasse. Riallaccia relazioni commerciali con il re del Bornu.

……………….

Impero ottomano

Malta

Si impossessa di una fregata dei cavalieri di Malta uscita da Messina: viene in tal modo informato dei preparativi dell’ordine gerosolomitano per un prossimo attacco a Tripoli. Provvede a rafforzare le difese della città.

1560

 

 

 

Febbraio

Impero ottomano

Spagna Chiesa Malta

Viene minacciato dal viceré di Sicilia, don Giovanni della Cerda, duca di Medinaceli. Una flotta spagnola di 28 grandi vascelli e 14 di minori dimensioni, nonché di 50 galee agli ordini di Giovanni Andrea Doria attracca nelle secche di Palo e nei pressi dell’isola di Gerbe. A bordo vi sono 30 battaglioni di fanti spagnoli agli ordini di Alvaro de Sande e 35 comandati da Andrea Gonzaga; sono, inoltre, imbarcate 14 compagnie di fanti tedeschi, 2 compagnie di francesi, 600 archibugieri e molti pezzi di artiglieria per un complesso di 30000 uomini. Collegate alla flotta sono pure 4 galee pontificie, 4 toscane e 5 dei cavalieri di Malta.  Dragut si porta immediatamente alla difesa di Gerbe con 1000 giannizzeri e 10000 mori; rafforza, pure, il presidio di Tripoli con 2000 soldati e raccoglie una grande quantità di pezzi di artiglieria, di vettovaglie e di munizioni. Molesta le truppe degli avversari che tentano di sbarcare per procurarsi l’acqua. Rientra a Tripoli. Invia Occhiali a Costantinopoli a chiedere pronti soccorsi al sultano. Raduna subito le sue fuste e si porta nell’Adriatico, a Valona. Da tale base inizia ad effettuare insidiose puntate alla volta della Puglia, della Calabria e della Sicilia. Non opera sbarchi, ma tiene sempre all’erta gli avversari facendosi segnalare sulle loro coste.

Marzo

 

 

Invia a Costantinopoli 2 galee cariche di donativi per ricercare il soccorso della flotta ottomana. A metà mese il castello di Gerbe perviene nelle mani degli avversari. Nel contempo protestano la loro fedeltà al re di Spagna il sovrano di Tunisi Mohammed ben Hamydah ed il re di Kairouan Mohammed-el-Refà.

Aprile

 

 

Giunge in suo soccorso la flotta di Piali Pascià con 60/80 galee.

Maggio luglio

 

 

Con Piali Pascià sorprende la flotta spagnola e quella dei loro alleati nelle acque di Gerbe  intrappolandola in una sacca. I turchi affondano o incendiano 20 galee e 27 navi adibite ai rifornimenti; distruggono completamente l’armata pontificia. Sono fatti 5000 prigionieri fra i quali vi sono Sancio di Leyva, Berenguer de Requesens e Gastone de la Cerda.  Dragut si collega di nuovo con l’ammiraglio turco alla testa di 11 galee e 5 galeotte con a bordo 2000 uomini e molti cannoni. Insieme stringono d’assedio Gerbe. Si colloca nello stretto di el-Cantara per impedire agli assediati ogni contatto con l’esterno.  Per tre mesi 18 pezzi di artiglieria battono le mura della piazzaforte in cui sono rinchiusi 500 soldati, fra italiani, francesi e spagnoli agli ordini di Alvaro de Sande. A giugno Dragut viene ferito ad una coscia da un colpo di lancia di un lanzichenecco durante una sortita dei difensori. Manca l’acqua nella fortezza; dopo qualche altra inutile azione offensiva, i difensori si arrendono a discrezione. Dragut rafforza il porto di Gerbe e lo trasforma nuovamente in un covo piratico. Con le ossa dei cristiani periti nell’assedio i turchi innalzeranno presso il forte un mausoleo per commemorare la loro vittoria (la cosiddetta “torre dei crani”): si tratta di una piramide di 25-30 piedi di altezza e 130 piedi di circonferenza, visibile dal mare. Solo nel 1848 a quei resti verrà data sepoltura.

……………….

 

 

Piali Pascià facilita Dragut nell’accordarsi con i berberi che gli sono ostili e lo ristabilisce nel regno di Tagiora: i capi della sommossa sono puniti in modo esemplare. Dragut tratta, invece, con umanità Alvaro de Sande e gli ufficiali suoi prigionieri: quelli di minor conto saranno venduti sul mercato a Tripoli. Fa, infine, ritorno a Tripoli ove viene accolto con grandi salve di artiglieria. Le galee turche, adorne di stendardi e di bandiere, recano sulle antenne di poppa a rovescio i vessilli spagnoli catturati nel combattimento di Gerbe. Private di albero e di timone, le galee cristiane catturate vengono rimorchiate fino all’imbocco del Bosforo; in segno di successo la prima nave trascina in acqua un vessillo, sul quale cui è dipinto un Cristo crocifisso, già appartenente all’esercito spagnolo.

1561

 

 

 

Marzo

 

 

3 sue galeotte, agli ordini di Occhiali, catturano presso l’isola di Marettimo Vincenzo Cicala e Luigi Osorio, che sono condotti a Tripoli. Prepara la flotta per combattere i cristiani nella prossima campagna.

Giugno

 

 

Si nasconde a Stromboli con 7 grosse galee e 2 galeotte. Le sue galeotte si fanno scoprire nei pressi di Milazzo da 7 galee di Sicilia che stanno conducendo a Napoli il vescovo di Catania Nicola Maria Caracciolo.

Luglio

 

 

Il cavaliere di Malta fra Bernardo Guimeran (Guimarens), che comanda le 7 galee, si mette all’inseguimento delle 2 navi. Si porta troppo in avanti con la sua capitana ed altre 2 galee; cade nell’imboscata predisposta da Dragut nelle acque di Lipari. Segue lo scontro fra le due squadre e la cattura di tutte e 7 le galee. Bernardo Guimeran cade in combattimento ucciso a prua da un colpo di archibugio. La galea di quest’ultimo è catturata in meno di un’ora di lotta. Il vescovo Nicola Maria Caracciolo viene condotto subito a Tripoli. I fedeli fanno subito recitare delle preghiere nelle chiese della sua diocesi e propongono di utilizzare, per il suo riscatto il denaro dell’opera del pane per i poveri. Informatone, il prelato rifiuta; dopo dieci mesi di schiavitù sarà riscattato con la somma di 3000 scudi. Nei patti predisposti per la sua liberazione, si dice, che sia  prevista un’ulteriore somma da corrispondere al corsaro nel caso in cui il Caracciolo diventi papa. Dragut ritorna in trionfo a Tripoli dopo avere fatto rifornimento d’acqua a Gozo.

Agosto

 

 

Blocca dal mare la città di Napoli con 35 navi.

1562

 

 

 

Aprile maggio

 Algeri Tunisia

 

Prepara 14 galee per assalire le coste di Malta. Invia in esplorazione una galeotta: questa viene catturata dai cavalieri che fanno schiavi 120 uomini. Ai primi di maggio naviga con 18 vascelli, 14 galee e 4 galeotte verso Hammamet. Alla difesa della città si pongono 1000 cavalieri e 400 archibugieri inviati dal re di Tunisia.

……………….

Algeri

Spagna

Assedia Orano (Oran). Alla notizia dell’arrivo della flotta spagnola di Francesco di Mendoza con 35 galee spagnole e genovesi, si ritira.

1563

 

 

 

………………

 

 

Compie un’incursione nel territorio di Granada: questa termina con la deportazione di 4000 persone. Entra in Malaga in pieno giorno.

Aprile

Algeri

Orano

Appoggia Salech Rais nei suoi attacchi ad Orano ed a Mers-el-Kébir. Gli invia in soccorso 20 vascelli e 20 pezzi di artiglieria; lancia da terra una grande offensiva contro le due località. Si ammala;  si sparge la notizia della sua morte.

Settembre

In proprio

Spagna Genova

Postosi in agguato nelle acque di Napoli si impadronisce nei paraggi di Capri 6 navi appena uscite da quel porto: 3 si stanno recando in Sardegna con un carico di legname e 3 sono dirette in Spagna con a bordo zolfo, tartaro ed altre merci; una di queste trasporta molti soldati spagnoli con le loro famiglie. Il capitano di uno di questi legni, il raguseo Vincenzo di Pasquale, preso dalla paura per la sorte cui è destinato con i suoi famigliari, dà fuoco alla santabarbara: molti turchi e spagnoli che stanno combattendo fra loro muoiono. La nave va a fondo: tra i pochi raccolti in mare vi è anche il capitano che viene condotto sulla galea del Dragut. Il corsaro gli fa tagliare la testa. Subito dopo Dragut si spinge sotto Chiaia con la speranza di catturare la vedova di Alfonso d’Avalos. Con il fallimento dell’operazione si sfoga facendo prigionieri gli abitanti della località. Dopo di ciò infesta le coste della Liguria e della Sardegna: in particolare, la sua presenza è segnalata nel litorale di Oristano e nel porto di Marcellino. In tale occasione suoi corsari sbarcano e si avviano all’interno per le solite depredazioni; una parte di costoro cade in un’imboscata tesa da una cinquantina di cacciatori diretti casualmente verso i boschi di Ercolento. I sardi, inferiori di numero, vengono respinti; di essi una decina viene catturata e fatta schiava. Altre masnade di Dragut si recano, invece, nello  Jonio e nell’ Adriatico e mettono a sacco le coste pugliesi ed abruzzesi. Rientra, infine, nelle acque siciliane; si trova due volte alla fossa di San Giovanni, vicino a Messina, con 28 navi di vario tipo; a fine mese tenta uno sbarco ad Augusta.

Ottobre

 

 

Naviga intorno al Capo Passero e nel canale di Malta con 18 vascelli per intercettare 5 galee maltesi che hanno partecipato all’azione del Pennone di Velez de la Gomera. Deluso nelle sue aspettative, decide di attaccare il castello di Gozo. Viene respinto dai cavalieri.

1565

 

 

 

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Spinge il sultano ad assalire La Goletta, più che a muovere contro Malta.

Maggio giugno

Impero ottomano

Malta

Tarda a muoversi per assalire Malta con la flotta ottomana. Giunge solo l’ultimo giorno di maggio. Piali Pascià salpa da Marsa Scirocco con 80 vele e gli va incontro. Dragut giunge con 13 galee e 2 galeotte (per altre fonti 17); è alla testa di 1600 soldati (3000), detti “matasiete”, per avere giurato di uccidere ognuno non meno di sei nemici in guerra. In arabo “settah” vuol dire sei  e da ciò è derivata la voce di “ammazzasette”. Tali guerrieri, vestono pelli di belve, portano un casco di ferro dorato, hanno il volto tatuato con maschere tali da incutere spavento e sono armati di scimitarre affilatissime. Dragut decide di sbarcare con i suoi uomini di fronte alle Forche, all’ingresso di Marsa Muscietto, una punta rocciosa volta a nord-ovest che porta ancora oggi il suo nome. Si incontra con Mustafa Pascià che lo riceve con grandi onori; consiglia di espugnare, prima di ogni altra cosa, il castello di Gozo e la città vecchia. Spinge, poi, a concentrare il fuoco sul forte di Sant’ Elmo, che si staglia dominante l’ingresso del porto principale. Costruito da poco tempo, esso sembra, infatti, più vulnerabile: la piazzaforte è battuta con 30 cannoni.  Dragut ha il comando dell’artiglieria: per perseguire il suo scopo fa piazzare una batteria su una punta al di là del porto di Marsa Muscietto affinché batta il rivellino ed il barbacane; un’altra batteria viene messa in azione sul promontorio opposto. Sulla fortezza si abbattono, nelle ventiquattro ore, 6000 palle; dopo cinque ore di combattimento nell’attacco rimangono sul terreno 450/turchi turchi contro 60 fanti maltesi e venti cavalieri. A questo assalto ne seguono altri terminanti con il ritiro degli ottomani dopo avere subito nuove pesanti perdite. A metà mese vi è una pausa nelle operazioni: i comandanti dell’esercito turco si presentano nelle trincee lungo le rive per ispezionare l’allestimento di una nuova batteria di cannoni: Dragut, infatti, resosi conto che il forte ed il borgo hanno ancora modo di comunicare fra loro, ordina di estendere l’assedio per isolare del tutto la fortezza.  Il corsaro controlla il tiro delle artiglierie; a seguito di una prima salva ordina che esso sia abbassato; anche per una seconda salva rileva che la mira è troppo elevata tanto da richiedere un ulteriore aggiustamento. Il terzo colpo risulta troppo basso, sfiora la trincea r colpisce le mura; schegge di pietra investono la postazione; una scheggiacoglie Dragut sotto l’orecchio; un’altra colpisce Soli Aga, il capo di stato maggiore dell’esercito di Mustafa Pascià uccidendolo sul colpo. Secondo altre fonti Dragut viene viceversa ferito alla fronte da una scheggia di pietra provocata da una grossa palla di ferro sparata dal forte di Sant’Angelo mentre sta guidando i suoi in un attacco contro il castello di Sant’Elmo. Perde sangue dagli orecchi e dalla bocca, incapace di parlare e con la lingua penzolante. Portato nella tenda di Mustafa Pascià nel tentativo di tenere alto il morale dell’esercito. Dragut muore due giorni dopo. Il suo corpo viene trasportato a Tripoli. Alla testa dei corsari gli succede Occhiali. Il forte di Sant’Elmo sarà conquistato a fine mese. Vi saranno ancora vivi soltanto nove uomini e tutti sono feriti in modo grave: costoro saranno tutti uccisi per vendetta sul posto. I loro cadaveri sono fatti inchiodare su delle tavole che poi vengono gettate in mare affinché le onde li trasportino verso i muraglioni della città. Il corpo di Dragut sarà sepolto a Tripoli nella moschea di Sarai Dragut, da lui fatta costruire al posto di una cappella dei cavalieri di Malta. Ad organizzare le sue onoranza funebri sarà Occhiali.

CITAZIONI

-“Egli era uno dei pochi capi della marineria turca che fosse nato musulmano.” Lingua

-“Cranio rotondo, chioma folta a crespe naturali, collo carnoso, poca barba, labbra strette, naso perfettissimo, pomelli rilevati, liscia la pelle, e l’occhio fisso.” Guglielmotti

-“Vir sane bellicosus, et rei militaris peritissimus, cuiusque fides et prudentia saepius imperatori Solymani perspecta fuerat in rebus bellicis gubernandis… Quippe qui longe spatio caeteros Turcas proceres suae aetatis virtus est peritia rerum maritimarum, et diligentia, et consilio, et animo magnificentia ac liberalitate antecellere. Quod si tanti ingenii splendorem inhumana vel potius ferina crudelitas non contaminasset, suae tempestatis nemico secundus dux atque imperator classicus jure haberi poterat.” Conti

-“Acquistossi gran fama nelle cose di mare. Perché venuto a notitia del Granturco, e chiamato alla corte, coll’essersi in molti luoghi valorosamente e fedelmente portato, venne in poco tempo in tanta gratia e autorità appresso del Signore, che di gran lunga passava tutti gli altri c’havevano cure maritime, la somma del governo delle cose navali era a lui commessa…Chiarissimo capitano.” Foglietta

-“Famoso e a christiani dannoso corsale…Il più crudel nemico de’ christiani, et il più dispietato, e pernicioso corsale, di quanti all’età nostra in questi mari stati siano…Potente, e crudel corsale.” Bosio

-“Qui se distinguait par son caractère audacieux et la détestable activité avec laquelle il pérsecutait le commerce des Espagnoles.” Prescott

-“ Divenuto formidabile in tutto il Mediterraneo, e recava infiniti danni ai due regni di Napoli e di Sicilia.“ Di Blasi

-“Famoso corsale.” Ammirato

-“Fu il più grande uomo di mare che la marina turca abbia avuto mai; conosceva punto per punto tutto il Mediterraneo e per lunga pratica era divenuto maestro nell’arte del navigare.” Frignani

-“Famoso corsaro odiato per la sua gran tirannia non solo da’ christiani, ma da’ turchi stessi.” Leti

-“Qui Chariadeno nuper defuncto successerat, atque maritimarum rerum peritia illius virtutem, et ausus aequabat…Summi nominis pirata.” Morosini

-“Era noto come egli inferocisse verso i disgraziati che avevano la sventura di cadere nelle sue mani: con la violenza li obbligava a denunciarsi gli uni con gli altri per conoscere il rango sociale di ciascuno, al fine di stimarne il prezzo dell’eventuale riscatto. Spesso, a forza di nerbate, li costringeva a rinunziare alla fede cristiana per farsi musulmani.” Panetta

-“Famoso corsaro.” Sagredo

-“Il più geniale dei corsari barbareschi.” Monterisi

-“Uno dei capitani più temuti della flotta turca…(Dal giorno della sua liberazione) recò i propri uomini all’attacco delle coste d’Italia, saccheggiando e incendiando città e villaggi, portando via ogni volta un gran numero di prigionieri, e divenne celebre per le sue prove d’audacia, ma, ancor più, per aver ordinato, durante le corse, degli orribili massacri. Si diceva che alcune centinaia di spagnoli, dell’esercito di Alver de Saude, luogotenente del viceré di Sicilia, furono, per suo ordine, uccisi tutti in un sol giorno, e che, per suo divertimento, i rispettivi crani furono sistemati uno sopra l’altro a formare una piramide.” Heers

-“Barbaro corsale…La cui morte se ben dolse molto alla setta maomettana, nondimeno fu di gran giubilo a tutta la christianità.” Summonte

-“Pirata multis in nostros maleficiis clarus.” Fazello

-“Gran corsale…Fu..il più acerbo corsaro et nemico de’ christiani, che comparisse gran tempo in mare, et rovinò molte contrade.” Roseo

-“Il più grande marinaio del suo tempo.” Bradford

-“ Dragut era superiore a Barbarossa. Conoscitore profondo del Mediterraneo, egli univa le cognizioni teniche all’audacia. Non vi era insenatura, o canale, che egli non avesse solcato. Ingegnoso nel progettare rotte e piani di battaglia, quando intorno a lui tutti venivano presi dalla disperazione, eccelleva nell’escogitare metodi inattesi per sfuggire alle più pericolose situazioni. Era un comandante di navi incomparabile,…aveva conosciuto la durezza della prigionia e si dimostrava umano nei confronti dei suoi prigionieri. Era, sotto ogni aspetto, un gran personaggio e nessuno più di lui meritava di portare il nome di re.” Dalla testimonianza di un ammiraglio francese riportata dal Bradford

-“E’ turco di mentalità, di religione e d’origine, provenendo da un villaggio dell’Anatolia. Egli è cresciuto alla scuola del Barbarossa…Il più terribile corsaro turco che la storia ricordi.” Fedozzi

-“Uno dei più audaci ed abili capi corsari…Passionale, audace, intraprendente più che temerario, che afferra tutto ciò che può, generoso però con i propri soldati.” Bono

-“Greco-asiatico, aveva il cranio rotondo, la capigliatura folta e crespa, scarsa la barba, carnosoil collo, strette le labbra, perfettissimo il naso, rilevati i pomelli e fisso l’occhio come chi sa pensare, antivedere, provvedere. E difatti, sia come marinaio, sia come condottiero, Dragut non era superato che da Ariadeno (Barbarossa).” Bravetta

Con il Barbarossa “Famosi corsari turchi.” Manuele

-“Inhumain.., la memoire duquel sera toujours detestable aux pauvres esclaves…Il alloit ordinairement en course avec une trentaine de galeres. » Dan

“Celebre nella storia di Tripoli e di Malta…Diede un forte impulso alla pirateria, facendo di Tripoli la sede del movimento corsaro. Disponeva di 36 galere. Nelle sue scorrerie si spingeva sino a Napoli, sulle coste della Toscana e della Liguria, depredava le navi cristiane, saccheggiava i paesi indifesi e rientrava nel suo covo carico di preda.” Bergna

– Great corsair.., a Karamanid whose early military trainings had come in the service of the Mamluks. Bicheno

-” Il n’avait pas l’élegance de Kheir ed-Din, quand il avait son age, ou plutot devrait-on dire il n’avait pas son allure d’officier-forcé-de-faire-la-guerre, que Barberousse montrait par moments. Dragut était un aigle-des-mers, un écumer-né, à qui le diable del flots avait sans doute insufflé un ricarement cruel avant et après la bataille, et ce gout insensé de l’action, meme au prix de nombreuses existences. Car contrairement à Barberousse, Dragut aurait sacrifié la moitié de ses Equipages afin d’assarvir sa soif de conquetes, mais surtout sa revanche contre le monde chrétien qui voulait méconnaitre ses qualités de marin et qu’on baptisait de mille épithètes malséantes et malsomantes…Partout le pavillon de Dragut rouge et blanc aven un croissant bleu, flottait sue le territoire que le grand Kheri ed-Din lui avait dit de surveiller. Lorsq’il s’élençcait de l’ile de Djerba qui était devenue son repaire rien ne pouvait l’arreter, il razziait les terre, écumait la mer revenant chez lui gorgé de fatigue et de gloire autant que ses navires l’étaient de butin.” Coulet du Gard

“Fue Dragut el primer corsario que se atrevio a atacar de frente a los caballeros de San Juan de Jerusalén.” Masia de Ros

“La sua spavalda audacia sembrava non indietreggiare di fronte a quasiasi ridchio.” Gosse

“La cruedad de Dragut era tal,que llegó a construir en la entrada del puerto de su isla pirata en Tunez, una torre de hasta II metros de altura con las cinco mil cabezas de los prisioneros de una flota española enviada par acabar con el, y que acabó cayendo en una trampa de sus naves corsarias. Bien celebres fueron también sus correrías por todo el levante, mas concretamente por nuestra “terreta”, a la que asedio en dos ocasiones corrieras que hoy en día conmemoramos en nuestras fiestas   de moros y cristianos.” Dalla mostra “Piratas. Los ladrones del mar” organizzata nel marzo 2012 nel Castello di Santa Barbara ad Alicante

“Humane to his prisoners, a gay comrade, an inspiriting commander, a seaman every inch, Dragut is the most vivid and original personage among the Corsairs.” Lane-Poole

“Altro famoso corsaro divenuto con le piraterie il terrore del Mediterraneo.” Bargellini

-“Compagnon de Barberousse, Durghut Rais (Dragut) est assurément l’un des plus fameux “corsaires mangeurs de blé sicilien” (pour reprendre l’expression de Fernand Braudel) du XVI siècle, dont Jurien de la Gravière écrivit quìil devait “faire regretter Barberousse aux Espagnols et aux Italiens.” Si l’on ignore quasiment tout de sa jeunesse, Dragut occupe incontenstablement le devant de la scène maritime en Méditerranée occidentale pendant trente ans, entre la fin des années 1530 et 1565.” A. Brogini

 -“Dei luogotenenti di Khair ed-Din fu quello che maggiormente si distinse per audacia e indipendenza…Fu un uomo abile, scaltro, determinato e, soprattutto, un grande uomo di mare. Fu facilitato, è vero, dalla poca validità dei suoi avversari – il grande ammiraglio Andrea Doria, prudente fino a sfiorare la pavidità, impacciato e imprevidente, non fece con lui bella figura – ma la sconfitta della flotta imperiale a Ponza e la disfatta degli spagnoli a Gerba, una vera e propria beffa, attestano in modo inequivocabile il livello delle sue qualità. ” Moresco

 -“Benché turco anatolico di nascita, Dragut fu recalcitrante a entrare in un rapporto di vassallaggio al sultano. Nella prima fase della vita egli esordì come un predone fra gli altri; Barbarossa lo notò per le sue indubbie qualità, ma lo affiliò privatamente al consorzio da lui presieduto, sulla base della prospettiva di un bottino da spartire. Dragut non sembrò  interessato a partecipare a progetti politici di ampio respiro: nelle operazioni concertate in comune egli si trovò a fianco di altri rais, mentre altri capi corsari si collocarono al di sopra di lui. Barbarossa lo elesse a braccio destro in alcune circostanze, ma la preminenza così conseguita non gli fruttò alcuna carica, né tantomeno l’ottenimento di una signoria territoriale.” Pellegrini

 

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