Cicala Vincenzo

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VINCENZO CICALA
(Visconte Cicala) Di Genova. Padre di Filippo. Corsaro.

1504 – 1564 (dicembre)

 

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1526

Impero

Francia

Coinvolto nella sconfitta di Portofino, allorché la nave su cui è imbarcato viene catturata si getta in mare armato ed a nuoto riesce a sfuggire alla prigionia.

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Impero

 

Milita nella flotta di Andrea Doria.

1531

 

 

 

Agosto

Malta

Impero ottomano

Naviga come avventuriero a bordo delle galee di Giacomo Grimaldi, le cui navi sono state noleggiate dai cavalieri dell’ordine gerosolomitano. In tale veste segue il Grimaldi e Bernardo Salviati alla conquista, ed alla successiva perdita, di Modone (Methoni).

1532

 

 

 

Gennaio

Tunisi

Algeri

Combatte al soldo del re di Tunisi Muley Hassan contro il Barbarossa. Appoggia il sovrano all’assedio di Tagiora; viene inviato a Tripoli presso i cavalieri di Malta affinché sia concesso a Muley Hassan l’utilizzo di alcuni pezzi di artiglieria con i relativi bombardieri. Costoro in un primo momento si rifiutano per non lasciare sguarnite le difese di Tripoli; Vincenzo Cicala avvicina allora, sempre per lo stesso motivo, il viceré di Sicilia.

1533

 

 

 

Giugno

In proprio

 

Si trova a Nicosia (Levkosia) con un galeone di 300 botti, armato a Messina, e con 150 uomini a bordo. Rifornitosi di vettovaglie e d’acqua, nelle acque dell’isola di Candia (Kriti) preleva a forza 10 botti di vino da una barca candiotta; si impossessa pure di una nave di Lindo (Lindhos) carica di sapone e proveniente da Tripoli e da Biserta (Banzart). Vende ad Iraklion, capitale di Candia, i prodotti rubati e si allontana dall’isola.

1535

 

 

 

Maggio

Impero

Tunisi

Affianca Andrea Doria nell’impresa di Tunisi.

Giugno

 

 

A Cagliari. Ha il comando di 2 galee.

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In proprio

Impero ottomano

Si trasferisce a Messina e ritorna alla guerra di corsa con 2 galee ed un galeone. Contrasta i turchi. Fa capo a Messina dal 1535 al 1543.

1538

 

 

 

Gennaio

Impero

Corsari barbareschi

E’ inviato con 2 galee dal viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga in soccorso del re di Tunisi Muley Hassan (nel complesso 10 galee). Gli sono dati in acconto 2000 scudi. Il Gonzaga si lamenta delle sue pretese riassumibili come segue: portare la sua bandiera come capitano delle galee, essere sottoposto all’obbedienza solo nei confronti del capitano generale della flotta, imbarcare a bordo delle sue navi 50 archibugieri per galea.

Ottobre

Impero

Impero ottomano

Partecipa alla conquista di Castelnuovo (Herceg Novi), situata alle bocche di Cattaro (Kotor) nel Montenegro. Cattura la figlia di un bey, la fa battezzare con il nome di Lucrezia e, più tardi, la sposerà avendone il figlio Scipione.

1540

 

 

 

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A Messina entra in lite con Antonio Doria; dalla galea di quest’ultimo gli sono sparati contro due colpi d’archibugio che lo feriscono al collo. L’imperatore Carlo V ordina al viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga di interporsi fra i due rivali: la lite sarà ricomposta nel successivo giugno.

Aprile giugno

Impero

Corsari barbareschi

Partecipa con 2 galee alla caccia di Dragut organizzata da Andrea Doria; è inserito nella squadra delle galee di Sicilia guidata da Berengario di Requesens. Naviga tra Trapani e l’isola di Favignana. Con la cattura di tale corsaro si reca a Malta.

Agosto

 

 

Si porta con una flotta di 13 galee sulle coste tunisine per prestare soccorso a Muley Hassan. E’ catturato un grippo turco; litiga con Bernardo Salban, che comanda le galee maltesi, per la divisione del bottino e fa rimorchiare il vascello catturato da una sua galea. I cavalieri di Malta si ribellano alla sua prepotenza e scacciano i suoi soldati dal grippo a colpi di archibugio. Anch’egli corre il pericolo di essere ucciso in tale frangente. Minaccia di abbandonare la flotta con le sue 2 galee per darsi alla guerra di corsa.

……………….

 

 

Sulla fine dell’anno con le navi genovesi di Andrea Doria lascia Sfax (Safaqis) e rientra in Sicilia. Tocca Trapani e Messina. E’ all’ancora in tale porto con le sue 2 galee allorché vi giungono anche le galee maltesi. Pensa di vendicarsi; manda un nipote ed un certo numero di soldati ad assalire i cavalieri di Malta appena scesi a terra. Costoro sono feriti; vengono, però, soccorsi dai loro commmilitoni che mettono in fuga gli armati di Vincenzo Cicala, ammazzano il nipote e due suoi militi. Interviene Bernardo Salban a quietare gli animi. Più tardi Vincenzo Cicala si rappacificherà con l’ordine gerosolomitano recandosi con un suo galeone presso Malta. Sbattuto dalla tempesta a Marsa Scirocco, questo verrà soccorso, sarà trainato al porto e Vincenzo Cicala sarà aiutato a rimetterlo in ordine.

1541

 

 

 

Settembre ottobre

Impero

Algeri

Si unisce con 2 galee alla flotta di Andrea Doria con la quale prende parte al l’impresa di Algeri. Nei pressi di Maiorca (Mallorca) sorprende 2 galeotte turche. Le assale, affonda la prima con i suoi pezzi di artiglieria. La seconda si salva ad Algeri a forza di remi.

1542

 

 

 

Gennaio

 

 

A Messina. Creditore di 8000 ducati si presenta al viceré Ferrante Gonzaga  minacciando di abbandonare il servizio degli imperiali. Nella città si dedica pure a varie attività mercantili e bancarie.

Agosto

 

 

Esce da Messina, alla testa delle sue galee e di altre siciliane, per ricercare alcuni disertori passati dal soldo degli imperiali a quello del re di Francia.

1545

 

 

 

Giugno

Impero

Corsari barbareschi

Si reca a Malta per dare la caccia ad alcuni corsari. La flotta è composta di 18 galee (3 pontificie, 4 di Malta, 4 di Sicilia, 3 sue, 2 dei Grimaldi di Monaco, 2 del marchese di Terranova). Scorge 6 galeotte al largo di Trapani; queste sfuggono ed avvertono della sua presenza  Dragut ed altri corsari barbareschi. Scorre invano le coste maghrebine.

1546

 

 

 

Giugno

 

 

Salpa da Messina con 3 galee; è collegato con Signorino della Gattinara e le galee di Sicilia per braccare la squadra di Dragut. Si dirige a Malta.

1547

 

 

 

Luglio

 

 

Dragut cattura una sua galea sulla quale si trova a bordo il figlio naturale Giulio. Il congiunto è ridotto in schiavitù.

1548/1549

 

 

Comanda 2 galee la cui ciurma è composta di forzati; il costo mensile di ciascun bastimento è di 500 scudi. Le 2 galee fanno parte del convoglio che sta scortando l’infante Filippo in viaggio dalla Spagna in Italia. Nel maggio 1549 salpa da Genova con Andrea Doria (22 galee, di cui 2 di sua proprietà) per porsi alla caccia di Dragut nel Tirreno.

1550

 

 

 

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In proprio

Impero ottomano

Un suo galeone effettua razzie in Levante. La nave viene assalita da Dragut; catturata, sarà condotta all’isola di Gerbe (Djerba).

Settembre

Impero

Impero ottomano

Prende parte alla conquista di Mehedia (Al Mahdiyah). Fra i prigionieri riconosce Hisar Rais, il nipote di Dragut che ha comandato la resistenza nella città. Lo fa consegnare all’imperatore Carlo V: più tardi Hisar Rais otterrà la liberazione dietro uno scambio con Giulio Cicala.

1555

In proprio

Impero ottomano

Vincenzo Cicala arma un nuovo galeone per scorrere in Levante (stazza 400 botti, 22 cannoni di bronzo, a bordo 300 uomini con scorte di viveri per tre mesi). Il valore della nave, che esternamente assomiglia ad un normale galeone da traffico, è valutato in 15000 scudi.

1557

 

 

 

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In proprio

Venezia

Vincenzo Cicala gode di una patente per condurre la guerra di corsa rilasciatagli dal viceré di Sicilia. Capitano del suo galeone (quando non ne è egli al comando) è Bernardo Lomellini. La sua nave accosta le prede con una falsa bandiera di Ancona, le assale all’improvviso, non ne preleva il carico nel caso che questo sia di proprietà cristiana; trattiene, viceversa, come schiavi gli eventuali mercanti ebrei trovati a bordo. Vincenzo Cicala si impossessa di merci, navigli e uomini solo quando ha di fronte dei turchi o navigli veneziani. Molti membri dell’equipaggio del galeone sono greci. Il bastimento scorrazza ogni anno al largo di Cipro (Kipros), di Cerigo (Kithira) e dell’isola di Candia (Kriti). Sulla fine dell’anno catturerà davanti a Paleocastro (Palaiokratsista) una nave candiotta di 200 botti.

Dicembre

In proprio

Venezia

Il capitano della guardia di Candia Cristoforo da Canal bombarda il galeone di Vincenzo Cicala.

1558

 

 

 

Gennaio

In proprio

Francia

All’altezza di Fraschia (nell’isola di Candia) si impadronisce di 3 battelli francesi, provenienti da Tripoli di Siria (Tarabulus), e li invia a Messina. Il valore delle merci a bordo supera i 10000 ducati.

Maggio giugno

Impero

Algeri

Tratta i suoi affari ancora da Messina. Il suo galeone, attaccato da 4 galee di Occhiali e dalla galea bastarda di Dragut, viene messo temporaneamente fuori uso. Poiché al momento Vincenzo Cicala ha a sua disposizione solo un grippo, da lui catturato in precedenza ai turchi, per prendere parte all’impresa di Algeri contro  Dragut è costretto ad affittare una galea. Le sue due navi sono utilizzate per il trasporto delle truppe spagnole.

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Viene nominato cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada.

Novembre

In proprio

Venezia

Dal suo galeone sbarcano nell’isola di Cerigo 100 archibugieri al fine proteggere le operazioni di rifornimento d’acqua che i veneziani vorrebbero impedire.

1559

 

 

 

Gennaio

In proprio

Venezia

I due sopracomiti veneziani Pietro Sagredo ed Andrea Pesaro sorprendono il suo galeone, comandato ora da un Usodimare, all’altezza di Vatica (Boiai), mentre i suoi uomini stanno cercanndo di impossessarsi di 2 battelli della Serenissima. Attaccato, il capitano si fa beffe degli avversari e riesce a dileguarsi con al traino la migliore delle 2 navi, con il suo carico di seta, di noci di galla e di cedri.

Giugno Spagna Corsari barbareschi
Salpa da Messina con Giovanni di Mendoza e lo affianca con 2 galee in una scorreria nelle isole dell’ Egeo.

Settembre

Spagna

Tripoli

A Messina con 2 galee ed un galeone per affrontare la flotta turca. Naviga agli ordini del viceré di Sicilia don Giovanni de la Cerda, duca di Medinaceli. Partecipa all’impresa di Tripoli . Tarda a congiungersi a Malta con la flotta perché a Capo Passero si ammutinano alcuni soldati siciliani imbarcati a bordo; costoro uccidono un suo ufficiale e gli inchiodano le artiglierie. Intervengono altre navi e la sedizione viene domata: sono imprigionati 25 uomini; tre sono impiccati, mentre il rimanente dei ribelli verrà condannato al remo a vita.

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Vincenzo Cicala soggiorna a Malta.

1560

 

 

 

Febbraio

 

 

Si muove sulla costa africana nei pressi dell’isola di Djerba. A causa di una tempesta naufraga la capitana spagnola; riceve a bordo del suo galeone il capitano generale Andrea Gonzaga. Viene inviato in Sicilia per trasportare vettovaglie per le truppe e per condurre nuovi contingenti di soldati in rinforzo ad Alvaro de Sande.

Aprile    
Ha l’incarico di intercettare con 10/12 galee (sulle quali sono imbarcati 4 compagnie di fanti siciliani) e 3 galee maltesi un convoglio ottomano diretto a Djerba con truppe e munizioni a bordo.

Maggio

 

 

Prende parte con 2 galee (inserite nella squadra di Sicilia comandata da Berenguer de Requesens) alla spedizione organizzata per la riconquista di Tripoli. Viene costruito un forte a terra nell’isola di Djerba. A metà mese compare nelle vicinanze la flotta turca. Vi sono discordanze nel consiglio di guerra; Vincenzo Cicala consiglia il viceré di Sicilia Giovanni di Vega ad allontanare la flotta dalle secche di Palo lasciando a terra i difensori del forte (4000 uomini).  Giovanni Andrea Doria, che ha il comando della flotta imperiale al posto del padre Andrea,  decide di lasciare la costa da solo anche se gli schifi delle galee sono ancora a terra per permettere il reimbarco delle truppe. L’armata nemica, con alla testa Occhiali, si porta su Djerba e, con il favore del vento, attacca gli avversari. Giovanni Andrea Doria, incagliatasi la galea reale, la abbandona e ripara a terra con uno schifo; la stessa cosa accade per la padrona di Sicilia; altre 2 galee trovano riparo sotto il fuoco dei cannoni del forte. Vincenzo Cicala combatte con valore; nella quasi totale distruzione della flotta spagnola operata nell’occasione da Piali Pascià (perdita di 20 galee e di altre 14 navi; di 28 galee, di una galeotta e di altre 27 navi da trasporto per altre fonti), è tra i pochi a sfuggire alla prigionia. Gli sono catturate le 2 galee; rientra a Messina con il solo galeone con il quale ha potuto prendere il largo. Nello scontro rimane ucciso Flaminio Orsini per un proiettile di artiglieria; cadono, invece, in mani turche Sancio di Leyva con i figli, berenguer de Requesens, Giovanni di Cardona, Bernardo de Aldana ed altri nobili.

Settembre

In proprio

 

Il suo galeone scorre in Levante: è avvistato dall’agà di Malvasia (Monemvasia).

Novembre

 

 

Vive a Messina.

1561

 

 

 

Febbraio

In proprio

Venezia

Il galeone, condotto dal figlio naturale Filippo, si fracassa sullo scoglio di Rafti. 190 uomini raggiungono le coste della Morea e sono catturati dai turchi; il nipote è fatto prigioniero da Cristoforo da Canal con altri 70 uomini, su una barca che sta trasportando pietre da mulino. Viene impiccato uno dei greci trovati a bordo; i sudditi veneziani che volontariamente si sono imbarcati sulla sua nave, sono condannati al remo per tre anni. Filippo Cicala viene condotto a Venezia e sarà poco dopo rilasciato per le pressioni esercitate a suo favore dal cardinale di San Clemente, della famiglia Cicala. Per sostituire il galeone nella guerra di corsa Vincenzo Cicala acquista una galea, già appartenente alla flotta di Occhiali, catturata dalla squadra siciliana: si intromette il suo nemico personale Antonio Doria ed il viceré di Sicilia ne vieta l’acquisto da parte sua affinché la nave rimanga a disposizione dello stato. Vincenzo Cicala si lamenta di tale fatto con il re di Spagna Filippo II.

Marzo

 

 

La corte spagnola affida il comando interinale della flotta iberica a frà Bernardino Guimeran. Vincenzo Cicala, spalleggiato da Luigi Osorio, contesta questa scelta finché il viceré di Napoli, Alcalà concede loro il permesso di agire autonomamente (in quanto dotati della patente di corsari) senza obbedire al capitano generale, inviso, peraltro, al medesimo viceré. Lascia Messina e si dirige alla volta della Spagna con la sua capitana ed una galeotta. Giunto a Trapani, si unisce con una goletta di Luigi Osorio, anch’egli acquirente mancato di una galea turca. Naviga verso la Spagna. Presso l’isola di Marettimo le navi sono assalite da 3 galeotte di Dragut comandate da Occhiali (una di 22 banchi e due di 18). Nel combattimento (già zoppo) viene ferito ulteriormente prima ad un occhio da una freccia e, poi, da un colpo di archibugio. Vincenzo Cicala è catturato senza che i suoi uomini oppongano una grande resistenza agli avversari; viene condotto a Tripoli con il figlio Scipione. Quest’ultimo rinnegherà la religione cristiana per salvare, così si disse, la vita al padre: in breve tempo diventerà agà dei giannizzeri, avrà il comando delle truppe contro i persiani e, divenuto capitano generale della flotta turca combatterà gli spagnoli ed i loro alleati con il nome di Sinan Pascià. Vincenzo Cicala viene spedito in schiavitù al sultano Solimano a Costantinopoli (Istanbul): sarà più tardi riscattato dal gran maestro dei cavalieri di Malta Giovanni de la Vallette.

1562      
Giuigno Spagna Corsari barbareschi
2 sue galee fanno parte della squadra di Giovanni Andrea Doria (24 galee). Hanno il compito di sorvegliare le acque siciliane e di contrastare le scorrerie di Dragut.

1564

 

 

 

Dicembre

 

 

Per alcune fonti muore avvelenato, prima della partenza da Costantinopoli, in una torre sul mar Nero, dove è stato rinchiuso su ordine di Dragut; per altre muore, viceversa, in Sicilia a metà mese. E’ sepolto a Messina nella chiesa di San Domenico. A seguito dell’incendio di tale chiesa nel settembre 1848, i suoi resti saranno da qui trasferiti per essere abbandonati in un ossario del locale cimitero.

 CITAZIONI

-“Huomo di gran prattica e nome nelle cose di mare…Non havendo la fortuna pari alla sua virtù, non potè a quei sommi gradi salire, di cui egli per molti fortissimi et generosi fatti dignissimo sempre si mostrò.” Foglietta

-“Famoso capitano di mare.” Bosio

-“Uomo dal carattere spigoloso, facile all’ira, ostinato nei risentimenti…Sorta di commerciante all’ingrosso, ha un gran magazzino presso il porto di Messina e risulta proprietario d’una banca di cui affida la gestione a Pietro Lomellini.., il quale figura tra i membri della nobiltà messinese e i fondatori della Compagnia degli Azzurri.” Benzoni

-“ Valentissimo uomo di mare.” Alberi

” Era stato non solo alevo et seguace del Prencipe (Andrea Doria), ma suo capitano di galera longamente; serviva in Sicilia con due galere sue, e l’essere costui capitano vecchio, di grand’animo, usato nel corso dove la fortuna lo favorì, et essere favorito del Prencipe…” Giovan Andrea Doria

– “Ebbe una vita molto movimentata, partecipò a numerose imprese per mare a favore della repubblica di Genova, della cristianità e per proprio interesse personale. Ebbe diverse compagne sparse per il Mediterraneo, genovesi, turche, greche, maltesi, montenegrine e siciliane, che gli diedero molti figli naturali, alcuni dei quali si resero valorosi e noti.” Wikipedia