Calefati Marcantonio

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MARCANTONIO CALEFATI Di Pisa. Cavaliere di Santo Stefano.

1545 (maggio) – 1601 (novenbre)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1565

Toscana

Impero ottomano

Prende parte alla guerra di Malta.

1566

Impero

Impero ottomano

Combatte i turchi in Ungheria per conto degli imperiali.

1568

 

 

 

Marzo

 

 

Diviene membro dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano.

1571

 

 

 

Marzo

Toscana

Impero ottomano

Prende parte a due viaggi di corsa.

Ottobre

 

 

E’ presente alla battaglia di Lepanto (Navpaktos).

1578

 

 

 

Gennaio

Toscana

Corsari barbareschi

Ha il comando di una galea dell’ordine. Partecipa all’impresa di Collo (Al Khol) sulla costa algerina;  si procura 36 schiavi (150, per altre fonti).

1579

 

 

 

Ago.

Toscana

Corsari barbareschi

Si trova a Capo Bon;  dà la caccia a 3 galeotte corsare: una viene incendiata, le altre 2 sono condotte a Livorno.

1582

 

 

 

Maggio

 

 

E’ nominato viceammiraglio della flotta toscana dal granduca Francesco dei Medici.

Agosto

 

 

Incrocia lungo la costa barbaresca; compie alcune scorrerie nelle acque di Biserta (Banzart). Si impadronisce di una galeotta di 20 banchi nonostante che il rais, per sfuggire alla sua caccia, abbia fatto arenare il suo legno sul litorale.

……………..

 

 

Compie alcune scorrerie nelle acque di Cipro (Kipros). Nel golfo di Malvasia (Monemvasia) avvista un caramussali, lo sopraffa a seguito di un intenso fuoco di artiglieria e lo affonda. Sono fatti 71 prigionieri (45 per altre fonti), ridotti tutti in schiavitù.

1583

 

 

 

Ottobre

Toscana

Corsari barbareschi

Incrocia nell’arcipelago toscano minacciato dalle depredazioni di navi algerine. Durante una furiosa tempesta notturna la capitana e la galea “San Giovanni” naufragano per un errore dei piloti alle Formiche di Montecristo. Marcantonio Calefati ripara nella vicina isola: ricercato dai corsari barbareschi, è costretto dalla rivolta dei suoi uomini a consegnarsi loro. Viene condotto, prima, in Barberia e, successivamente, a Costantinopoli (Istanbul) dove resterà prigioniero per alcuni anni. Il gran maestro dell’ordine dei cavalieri di Malta e l’ambasciatore imperiale invano si affanneranno per ottenerne la liberazione. marcantonio Calefati riesce, alfine, a fuggire attraversando i Balcani e l’Ungheria.

1587

Toscana

Corsari barbareschi

A caccia di corsari con le sue galee costringe una galeotta di 26 banchi ad arenarsi all’isola di Pianosa: 26 cristiani sono liberati dal remo e 30 barbareschi vengono catturati a terra.

………………..

 

 

Milita agli ordini di Francesco da Montauto.

1594

 

 

 

Primavera

 

 

Diviene nuovamente viceammiraglio della flotta dei cavalieri dell’ordine di Santo Stefano. Guida 5 galee a Messina per congiungersi con il resto della flotta cattolica.

Maggio settembre

Toscana

Corsari barbareschi

Lascia Messina a causa del mancato arrivo della flotta spagnola. Scorre nelle acque algerine. 2 sue galee, condotte da Baccio del Bene, si separano dal resto della squadra per una tempesta e sono sorprese da Amurat Rais. Si devono arrendere presso l’isola di Gerbe (Djerba) a seguito di un lungo ed ostinato scontro.

Ottobre

 

 

A fine settembre si trova a Messina con la flotta di Giovanni Andrea Doria. È licenziata la squadra toscana a motivo della stagione avanzata. Rientra a Livorno.

1595

 

 

 

Aprile

 

 

Informa il granduca Ferdinando dei Medici di avere preso tutte le disposizioni per il riscatto di Baccio del Bene e dei suoi compagni. Diviene luogotenente generale delle dell’ordine.

1597

 

 

A giugno il granduca Ferdinando dei Medici noleggia 2 velieri fiamminghi con i quali è spedito a prestare soccorso al presidio del castello d’If, nei pressi di Marsiglia (Marseille). Nello stesso anno ha profondi dissidi con Francesco da Montauto. E’ costretto a discolparsi presso il granduca Ferdinando dei Medici riguardo alcune accuse che gli sono state mosse: immoralità, appropriazione indebita, abuso di potere sulle galee; anche di responsabilità per il naufragio avvenuto quattordici anni prima.

1598

 

 

Ad ottobre ha l’incarico di condurre  in Spagna Giovanni dei Medici, che deve essere ricevuto dal nuovo re Filippo III. Il viaggio viene inizialmente rinviato a causa del maltempo. Sono avvistate 6 galee barbaresche. La sua capitana si collega con la squadra di galee stefanesca,  guidata al momento da Bartolomeo da Montauto, per dare la caccia ai legni corsari. Avvistatele a Giannutri, si mette al loro inseguimento. A metà novembre riprende nuovamente il mare con la capitana e la “Siena” per portarsi in Spagna. Raggiunge Palamos.

1599

 

 

 

Gennaio aprile

Toscana

Impero ottomano

A metè gennaio, al termine della missione, rientra a Livorno. Ad aprile è nominato ammiraglio;  ha il comando delle galee dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano alla morte di Francesco da Montauto. Salpa da Livorno con 5 galee, 2 grosse e 3 sottili.

Maggio agosto

Toscana

Impero ottomano

E’ scelto come obiettivo la fortezza dell’isola di Chio (Khios), nelle Sporadi meridionali di fronte a Smirne (Izmir). Marcantonio Calefati sbarca nottetempo i soldati comandati da Virginio Orsini e da Bartolomeo da Montauto; costoro scalano le mura ed hanno la meglio inizialmente. Nel proseguimento dell’azione, tuttavia, i fanti toscani si sparpagliano per darsi al saccheggio. All’alba i turchi, dopo avere ricevuto soccorsi provenienti dalle campagne vicine, hanno il tempo di reagire e con una decisa controffensiva riprendono un baluardo. I soldati sbandati sono sorpresi dagli avversari; a seguito di un fiero ed ostinato combattimento in pochi riescono a fuggire ed a risalire sulle navi che, peraltro, non possono avvicinarsi a riva per una furiosa tempesta. Le galee, infatti, sono obbligate ad allontanarsi dalla costa per non andare a sfasciarsi contro gli scogli. I più sono fatti prigionieri; Virginio Orsini riesce a mettersi in salvo mentre Bartolomeo da Montauto resta ucciso nel combattimento. Da parte sua Marcantonio Calefati fa colare a picco uno dei 7 caramussali che si trovano alla fonda nel porto; sui rimanenti 6 che pervengono in suo potere i toscani liberano i 500 cristiani che sono alla catena. Tutti verranno trasportati in Toscana. Il Calefati abbandona i caramussali e prende a rimorchio 2 galee nemiche, una di Memi Rais e l’altra di Sinan Bey, sorprese e catturate senza trovare resistenza prima dello sbarco a Chio. Rientra a Livorno con al traino le 2 navi; reca con sé anche 16 bandiere. A giugno viene promosso  viceammiraglio dell’ordine di Santo Stefano. Parte per una nuova crociera alla testa di 5 galee. Tocca inizialmente l’isola d’Elba, Pianosa e Montecristo. A metà mese si imbatte in un brigantino di Algeri di 15 banchi con a bordo 33 uomini. I barbareschi si gettano sulla costa della Sardegna; sono liberati otto vogatori cristiani; il brigantino è catturato. A Cagliari sono calatafate le carene delle galee della squadra. La formazione si porta successivamente all’isola di San Pietro, dove i soldati incominciano ad allestire le scale da utilizzare per la prossima incursione in Africa, Dijdjelli (Gigeri) ed Al Khol (Colle) site ad oriente di Algeri. Ai primi di luglio, al’alba, Marcantonio Calefati si presenta davanti a Dijdjelli. E’ perso del tempo per l’individuazione del punto più idoneo per lo sbarco dei fanti per cui svanisce l’effetto sorpresa. Decide di puntare su Sette Capi, una località a poche miglia da Al Khol. Segue lo sbarco delle truppe e l’attacco al centro: anche in questo caso la reazione dei difensori risulta efficace. Sono date alle fiamme alcune abitazioni; sono pure prelevati 3 pezzi di artiglieria, di cui uno  è caricato sulla padrona di Iacopo Inghirami. I toscani, infine, a causa dell’inaspettata opposizione sono costretti a reimbarcarsi. La squadra sosta all’isola di La Galite per effettuare le riparazioni più urgenti e per rifornirsi di acqua potabile. La navigazione procede verso l’isola di Zembrah (Cambalo).

Settembre

Toscana

Corsari barbareschi

In navigazione verso Capo Bon si imbatte in 3 galeotte comandate, rispettivamente, da Arnaut Mami, da Amet bey e da Cafer Lari.  Decide di puntare contro le navi guidate da Amet bey e da Cafer Lari. La prima si getta sulla costa africana, la seconda prosegue invece nella sua corsa verso oriente a tutta voga. Marcantonio Calefati divide la sua squadra in due gruppi: capitana, “Pisana” e “Livornina” danno la caccia a Cafer Lari; padrona e “Siena” si dirigono sulla costa dove Amet bey è sbarcato con il suo equipaggio mettendosi in salvo. La padrona abborda la galeotta di sua pertinenza, l’altra viene affondata a cannonate. Di seguito fa tappa all’isola di Favignana, a Trapani, a Palermo, a Messina. In quest’ultimo centro fa calatafare le carene delle galee della sua squadra.

 Ottobre

 

 

Pelustra le coste calabresi e siciliane alla vana ricerca di corsari barbareschi. Si reca a Napoli, dove ha l’ordine di prendere a bordo la madre del duca di Bracciano Virginio Orsini che si sta recando a Livorno.

1600

 

 

 

Aprile settembre

 

 

A metà aprile lascia il porto labronico con 4 galee: la capitana, la padrona (affidata a Iacopo Inghirami), la “Siena” e la “Bascia” (la galeotta, riattata, già di Cafer Lari). Si dirige verso l’Elba; incrocia per diversi giorni fra l’Elba, Montecristo e Pianosa nelle cui acque sono state avvistate 4 galeotte di Biserta. Punta verso le Bocche di Bonifacio; a fine maggio rientra a Livorno. A giugno riprende il mare con la capitana comandata dal nipote Cosimo Angelini, la padrona (Inghirami), la “Bascia” e la “Livornina (Vanni d’Appiano)”. A luglio fa rotta verso il Maghreb. Avvista un caramussali. Padrona e “Livornina” hanno l’ordine di nascondersi nella cala di un’isola vicina, mentre la capitana e la “Pisana” (che ha sostituito la “Bascia) puntano direttamente contro la nave avversaria. Sono fatti sparare dal Calefati alcuni colpi di cannone; questi sono scambiati  dal capitano ad interim della padrona (Iacopo Inghirami è ammalato) come segnale per l’uscita dal nascondiglio. L’equipaggio musulmano, alla presenza dell’inera squadra, si arrende immediatamente. Le 4 galee continuano nella loro azione di controllo nelle acque siciliane. A Messina carica una partita di sete destinata alla Toscana. Alla formazione si aggiungono anche la “Siena” e la “Bascia”: alla lorom testa raggiunge Napoli dove sono imbarcate sulle galee altre mercanzie. Ai primi di settembre sale sulla squadra stefaniana Giacomo dei Medici; con la capitana, la “Bascia” e la “Livornina” Marcantonio Calefati scorta da Livorno a Marsiglia Maria dei Medici, nipote del granduca di Toscana, sposatasi per procura con il re di Francia Enrico IV. Sono di scorta al convoglio reale anche alcune galee pontificie agli ordini di Cesare Magalotti ed altre maltesi comandate dal balivo di Mendoza.

Ottobre

 

 

Il matrimonio è celebrato. Maria dei Medici lascia Marsiglia con la scorta delle 6 galee toscane, il cui comando è affidato a Giovanni dei Medici (a bordo della “Reale”) con l’ausilio dello stesso Marcantonio Calefati. Segue a metà mese il rientro in Toscana.

1601

 

 

 

Gennaio agosto

Toscana

Corsari barbareschi

Ai primi di gennaio sono avvistati al largo delle coste toscane alcuni brigantini barbareschi. Salpa da Livorno con la capitana e la padrona (Inghirami) per pattugliare l’alto Tirreno. Muovendosi lungo il litorale corso sono intercettati 4 brigantini. 3 equipaggi si buttano sulla costa; il quarto continua a navigare verso sud. Marcantonio Calefati ordina a Iacopo Inghirami di occuparsi dei 3 legni incagliatisi, mentre egli con la capitana si getta all’inseguimento del brigantino in fuga. Ad aprile ed a giugno effettua due nuove crociere lungo le coste toscane: entrambe si rivelano infruttuose. Nel frattempo il re di Spagna Filippo III decide di attaccare Algeri; il granduca di Toscana accetta di far parte delle operazioni. A fine mese Marcantonio Calefati si porta a Genova per caricare sulle sue navi alcuni rifornimenti  e 400 fanti spagnoli; dopo una sosta nel porto ligure tocca nuovamente Livorno per dirigersi successivamente a Napoli dove sono sbarcate le milizie spagnole ed i materiali caricati in precedenza. La squadra rientra nel porto labronico. All’altezza di Nettuno la capitana assale un brigantino che dispone di una settantina di uomini. La nave è speronata, messa a sacco ed affondata nonostante l il suo ordine di prenderla a rimorchio. A fine luglio entra in Livorno con 61 prigionieri. Subito dopo riparte per collegarsi a Messina con 5 galee al resto della flotta cristiana. In tale porto, infatti, vi sono anche 5 galee di Malta agli ordini del Viviers, 10 di Napoli con don Pietro di Toledo, 10 di Sicilia con Pedro de Leyva, 5 pontificie capitanate da Cesare Magalotti, 3 sabaude e 32 di Spagna e Genova. Il comando è dato a Giovanni Andrea Doria. Si stabilisce di assalire Algeri dove il Doria millanta segrete intelligenze per mezzo di un avventuriero, il Le Roux; le galee maltesi devono, invece, creare un’azione diversiva in Levante per distrarre l’attenzione di Sinan Pascià (Scipione Cicala) dalle coste africane. Le galee toscane sono inviate in avanscoperta. Per poco la “Siena” non investe la capitana sulla quale si trova Virginio Orsini che ha il comando delle truppe da sbarco. Dopo una sosta a Maiorca a metà agosto Marcantonio Calefati si trova di fronte ad Algeri; esegue i segnali convenuti davanti al porto, ma dalla città, contrariamente ai piani previsti non si rivela alcun accenno di rivolta da parte dei rinnegati. 65 galee rientrano a Messina; Giovanni Andrea Doria è costretto a dimettersi dal re di Spagna Filippo III per soddisfare l’opinione pubblica. Il Calefati fa scendere a Livorno le fanterie toscane.

Settembre ottobre

 

 

A seguito dello smacco lascia Maiorca dove si è radunata nuovamente la flotta spagnola per compiere un’incursione ai danni di Bicchieri o Bischeri (Biskra). Le cattive condizioni atmosferiche a sud delle isole Baleari e la pressione esercitata da Virginio Orsini per essere condotto a Barcellona, lo spingono a dirigersi verso la Spagna. A Barcellona sono caricate sulle sue galee alcune merci destinate alla Toscana. Nel visggio di ritorno il sovraccarico rallenta l’andatura della squadra: in particolare, nell’attraversamento del golfo del Leone, sono in difficoltà la “Siena” e la padrona guidata da Iacopo Inghirami. La capitana e la “Firenze” sono costrette a fermarsi per aspettare le 2 galee in ritardo. Il contrattempo manda su tutte le furie il Calefati che ordina di frustare i comiti delle 2 galee. Rientra a Livorno a fine mese e fa licenziare i due ufficiali. Ad ottobre riprende il mare. Riporta prede importanti sui lidi romani. Raggiunge  Messina con la squadra per scaricarvi l’usuale partita di tessuti e di caricarvi in sua vece delle sete destinate al mercato toscano. Durante la sosta litiga con un capitano corso, Muzio Gentile, imbarcato con la sua compagnia di fanti nelle sue galee. Il diverbio, almeno inizialmente, sembra ricomporsi.

Novembre

 

 

All’arrivo a Livorno, ai primi di novembre, il capitano corso si reca con alcuni suoi soldati alla sua abitazione per sfidarlo a duello. Il rivale, sebbene più giovane, rimane ucciso nel corso del combattimento. Un fante corso, tuttavia, colpisce alle spalle Marcantonio Calefati ferendolo gravemente. Il fante, inoltre, riesce a salvarsi con la fuga approfittando della confusione generale. L’ammiraglio stila il proprio testamento e muore pochi giorni dopo per le ferite riportate. E’ sepolto a Pisa nella chiesa di San Francesco. 

 

 

 

 

CITAZIONI